Cannonau, il Totem liquido

Cannonau, il Totem liquido

di Alessandra Corda

II Cannonau è un totem liquido.
Nella sua indole eclettica noi sardi abbiamo fatto fluire a fiumi aspetti identitari molto sentiti. Ampelografia e genetica della vite sono state mobilitate per indagare le origini di un’uva tutta sarda. Ma cosa è puro, cosa è tradizione, cosa è sardo davvero nel Cannonau è difficile da dirsi.

Da dove partire?

Per cominciare, i tempi sono ormai più che maturi per parlare non di Cannonau ma dei Cannonau, perché se, come si dice, l’isola è come un continente, i suoi frutti sono espressione di situazioni pedomorfologiche e climatiche che si posano su una matrice geologica complessa, e bisogna tenerne conto. Si veda in merito il distretto Mamoiada: un exploit nella storia enografica sarda piuttosto recente ma efficace come esempio.

In secondo luogo, provare ad attingere da una selezione clonale interamente indigena. E non per velleità identitarie, piuttosto per i buoni esiti che si possono ottenere in campo, secondo le regole di un adattamento ambientale fissato geneticamente nel tempo. Non è una sfumatura. Molti i cloni di cannonau alloctoni oggi disponibili in commercio, non sempre prestanti come si vorrebbe nel vigneto sardo.

Tornando al bicchiere, l’inventario del Cannonau è vario. Se ne trovano di gran muscolosi, eccessivamente “dogati” o stordenti di alcol; cupi, figli di estrazioni molto marcate, decisamente troppo carichi, e non solo nel colore, piuttosto nello stile. Modalità folkloriche, insomma, anche nei manufatti vinicoli.

Tradizione e l’identità non sono fossili di riferimento, ma categorie dinamiche, cambiano. Nascono da collisioni di fatti naturali e culturali. Anche i nostri palati ne sono espressione. Così immaginare un Cannonau diverso diventa un percorso non solo di gusto, ma anche di cultura enologica. Dunque, se la tradizione nasce da un’innovazione ben riuscita, aspettiamo di vedere come evolveranno le cose intorno a quest’uva iconica. Intanto, qualcuno si è già mosso e lo ha fatto con perizia.

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Mario Bagella e Roberto Pusole sono due giovani vignaioli, collocati uno in Ogliastra (Cannonau Classico per intendersi), l’altro in Romangia, per decenni serbatoio di uve straordinarie spesso destinate altrove.
Stiamo parlando di due delle tre zone che, insieme al nuorese, l’ampelografo Bruno Bruni negli anni ’50 e ’60 aveva mappato come areali storici dove questa varietà era la più coltivata.

I due sopra imbottigliano espressioni contemporanee di Cannonau, sganciati dalla tradizione o dalla chimera della tipicità. Tutto sommato, questi due aspetti cosi aleatori ci interessano davvero ?
Pusole e Bagella si misurano con una diversità che non è solo una scelta di stile, ma qualitativa prima che identitaria.

In breve, arrivano, prima della sardità, la bontà oggettiva e le potenzialità espressive che si possono chiedere all’uva cannonau, senza forzature o emulazioni di respiro internazionale. Ricorrendo a un’immagine facile facile, ci sono uve rinoceronte e uve gazzella: il vitigno cannonau non si colloca sempre nella prima categoria, anzi. Il lavoro più puntuale si concentra negli equilibri da tenere con maturazioni mediterranee.

Ho scelto i loro due Cannonau base, entrambi fermentati con lieviti indigeni, entrambi maturati in solo acciaio, entrambi risultato di attente selezioni massali su cloni di vigneti storici, non dal cuore dell’isola, ma da due areali prossimi alla linea di costa.

Pusole DOC Cannonau Sardegna 2019 – 100% Cannonau, 14%vol.
Azienda agricola Pusole – Lotzorai (NU)
Roberto Pusole si è affermato per scelte agronomiche ed enologiche che hanno portato i suoi Cannonau all’attenzione di molti palati. Un’eleganza direi rurale, con interessanti esiti specie negli affinamenti ben ponderati in legno. Con il Pusole 2019, trovo conferma di altri assaggi fatti: i suoi vini sono straordinariamente vitali. Questo è un Cannonau con un sorso dinamico, vibrante e insieme di sostanza. La potenza alcolica ben domata non annichilisce la componente olfattiva succosa. Pulito, tonico e ben definito nei suoi attributi principali di fragranza fruttata e buona morbidezza.

1 Sorso DOC Cannonau Sardegna 2019 – 100% Cannonau, 14% vol.
Azienda agricola Bagella – Sorso (SS)
Mario Bagella eredita la passione per la vigna dalla sua famiglia e da subito lavora per un recupero ostinato e affettivo delle parcelle situate su suoli marnosi dell’agro di Sorso. Anche da queste parti i rossi sono sberle alcoliche. Eppure questo Cannonau si smarca meravigliosamente dagli stereotipi. Come il vento marino che arriva dal Golfo dell’Asinara e che ti solleva in una folata su per il bavero, questo vino restituisce un sorso snello e preciso, che fa uso della dimensione calda e morbida come mezzo per fissare un corredo olfattivo finissimo, inedito. Finale lungo e decisamente sapido.

Timbro territoriale direi per questi due assaggi, ciascuno a modo suo, ma mi fermo. I soli profili sensoriali banalizzano qualcosa di più articolato. Dovete passarci su quelle vigne, sentire le temperature nel filare, osservare i suoli, annusare la ventilazione, ascoltare chi ha seguito vendemmia e vinificazione. Perché è cosi che si può comprendere un Cannonau: come singola, minima espressione di una grande geografia composita, la “pluralità Cannonau” appunto.

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Alessandra Corda

Folgorata dalla visione di Mondovino, in un pezzo di vita londinese ottiene il primo certificato enofilo (WSET). Laurea in lettere, copywriter, è sommelier AIS responsabile dell’accoglienza per una cantina in Gallura. Collabora con il sito AIS Sardegna dal 2016, intravinica dal 2018. Pensa il vino come esperienza di bellezza totale, narrato con la contaminazione di ogni linguaggio creativo possibile.

13 Commenti

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Consiglio Berteru di Cantina Gungui, anche il rosè (Mamoiada) e Cannonau e Nero di Cantina Orgosa (Orgosolo).

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Raffaele

circa 6 giorni fa - Link

Faccio quaterna: di Orgosa anche il Bianco di Orgosa.

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Raffaele

circa 6 giorni fa - Link

Ooops...cinquina!

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Antonio

circa 2 mesi fa - Link

C’è la mano e la mente di un grande enologo come Emiliano Falsini www.emilianofalsini.it che sta facendo grande Mamoiada e ora anche Sorso con vini più internazionali. Ma queste sue aziende sono naturali?

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Antonio

circa 2 mesi fa - Link

Per sue: Bagella e Pusole.

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Alessandra

circa 2 mesi fa - Link

Roberto Pusole non ha un consulenza. Ha una formazione di enologo molto consolidata e segue lui stesso le se uve. Mario segue grandissima parte del lavoro in vigna e in cantina e si avvale di una consulenza. Famiglie di vignaioli alle spalle da decenni per entrambi. Le consulenze sono importanti. Ma e bene che si renda merito a una nuova generazione di giovani enologi/ghe sardi/e che in questi anni sta dando prova di lavorare con ottima capacità tecnica e grande dedizione. E direi anche di giovani produttori che hanno una visione nuova e dunque scelgono consulenze in linea con le loro vedute.

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

Grande Alessandra, sempre interessante. Ne approfitto per chiederti un parere sui " Cannonau di Gallura" Thank you in advance.

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Raffaele

circa 6 giorni fa - Link

Ti rispondo io: Murales, Piero Canopoli. https://www.eventiculturalimagazine.com/vetrine-di-gusto/vini-murales-lo-stupore-bicchiere-nato-dallincontro-sardegna-continente/ https://epulaenews.it/conferite-alla-cantina-murales-di-olbia-unanfora-dargento-e-cinque-anfore-doro-di-epulae-2/?fbclid=IwAR0OwtI8yfCL6ikL-tbquIdef9BGWK9IKeVaug2FexjEpBv_T0NCTSQiw0k

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Raffaele

circa 6 giorni fa - Link

Ti rispondo io: Piero Canopoli, Cantina Murales.

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frank

circa 2 mesi fa - Link

prego per pusole che si rimetta presto!!!

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frank

circa 2 mesi fa - Link

forza pusole, rimettiti presto

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giuliano fago

circa 2 mesi fa - Link

Conservet Deu su Reddu e su stu Regno Sardo ! Avanti Sardegna, nel vino, nel pane frattau, nella "peretta" nella tua atavica serietà e troppo lungo silenzio. La Sardegna non è il Billionaire !!!! Ho lavorato e amato il Logudoro ma soprattutto i SARDI .

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Francesca

circa 2 mesi fa - Link

Complimenti Alessandra, penna che scivola e così rievoca in modo vellutato i tuoi assaggi. Roberto Pusole fa vini particolarmente territoriali e personali. Imperdibili: forza 💪Cannonay boy, ti stiamo aspettando. Mario Bagella: il mio Cannonau preferito.

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