Bortolomiol Cuvée Del Fondatore Motus Vitae, il Prosecco senza diminuitivi

Bortolomiol Cuvée Del Fondatore Motus Vitae, il Prosecco senza diminuitivi

di Andrea Troiani

Quando ho iniziato ad appassionarmi al vino, fino a quel momento bevuto in modo totalmente inconsapevole, mi sono voltato e ho scoperto di aver stappato centinaia di bottiglie di Prosecco. Un peccato inconfessabile da parte del sedicente intenditore. La realtà è che non distinguevo un Trentodoc da un Valdobbiadene, un Franciacorta da un Cartizze. Lo Champagne sì, perché l’etichetta è scritta in francese.

Poi, preso dal fascino magnetico del metodo classico, ho abbandonato, non senza un malcelato snobismo, il Prosecco per darmi a bolle nate in bottiglia. Il Prosecco consumato nella piccola flûte degli aperitivi sta a me come la kriptonite a Superman, ho pensato.

Certo, da uomo di marketing, non potevo rimanere insensibile a un prodotto che rappresenta il brand vinicolo italiano più riconosciuto nel mondo e che è il portabandiera del nostro vino all’estero, con circa 300 milioni di bottiglie spedite oltre frontiera. Quindi, preso dai rimorsi e dall’età che, probabilmente, porta a stemperare tutte le scelte drastiche, ho deciso di uscire allo scoperto e farmi ritrovare dal Prosecco.

Detto, fatto.

Partecipo alla degustazione di una delle aziende storiche nella zona dove nascono le migliori espressioni di Prosecco: la Bortolomiol di Valdobbiadene. Alla presenza dell’enologo e di una delle sorelle Bortolomiol, che guida l’azienda. Mettono sul tavolo ben 8 diversi prodotti e si inizia con i vini della linea i tradizionali, si prosegue con il biologico e si sale verso la vetta attraverso le selezioni Bandarossa.

Non parlerò di questi vini. Non perchè non siano apprezzabili, o poco piacevoli, tutt’altro. Occorre qui una digressione ulteriore per chiarire questo mio punto di vista.

Sono convinto che l’attenzione, e ancor più la memoria, abbiano capienza limitata, almeno così è per me. Voglio portare un esempio che mi sembra calzante: quando viaggio alla scoperta di nuove città, cerco di filtrare le informazioni da raccogliere. Non mi butto in interminabili giri per tutti i musei disponibili. Piuttosto seleziono con anticipo, vuoi per motivi di rilevanza o per pura emotività, che cosa voglio vedere, restringendo lo scibile e ampliando le ore di relax. Nella mia ultima visita a Venezia, ad esempio, avevo ben presente che cosa volessi vedere alla Peggy Guggenheim.

L’Impero della luce, René Magritte, un’opera del cuore. Magritte è ancora ben presente nella mia memoria. Questa scelta ha il suo prezzo e mi è costata l’aver sostanzialmente ignorato Kandinsky, Klee e Pollock. Saranno protagonisti del prossimo viaggio, mi dico.

Bene, allo stesso modo io avevo scelto il mio Bortolomiol del cuore ben prima della degustazione. Ed è arrivato. Meglio ancora, ne sono arrivati due, uno espressione del 2015 e l’altro 2016.

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Parlo della Grande Cuvée Del Fondatore Motus Vitae anzi per dirla tutta: Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut Nature – Millesimato Rive San Pietro di Barbozza. La bottiglia totalmente trasparente con la piccola etichetta marrone mette subito a nudo il colore intenso, e sui generis, rispetto al tipico giallo paglierino del prosecco. Che gli hanno fatto?

Vinificato da sola glera della vigna di San Pietro di Barbozza questo Prosecco affina per 10 mesi sui lieviti nobili. Da queste benedette autoclavi esce un vino di rara eleganza. Diritto e fine a partire dal naso. Nessun profumo straripante di fiori, ma accenni verticali da ricercare con attenzione con ritorni di note minerali. Poi al palato arriva sapido e delicato, più il 2015 che il 2016, che invece conserva una sua impronta più caratterizzante. Persistente in bocca con un finale che accompagna per lunghi secondi.

Non secondaria la scelta dell’enologo di produrre questo prosecco in versione Brut Nature, quindi senza l’aggiunta di zuccheri al momento della messa in bottiglia.

Scelta coraggiosa e rara. Un prodotto davvero affascinante, che spinge la stessa idea di Prosecco ad un livello diverso, di maggior complessità. Un vino che si beve facilmente e spinge al riassaggio, che poi è un eufemismo per dire che ce lo scoleremmo volentieri a tutto pasto.

E, per favore, non chiamatelo prosecchino.

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Andrea Troiani

Nasce a Roma dove lavora a mangia grazie al marketing digitale e all'e-commerce (sia perché gli garantiscono bonifici periodici, sia perché fa la spesa online). Curioso da sempre, eno-curioso da un po', aspirante sommelier da meno.

4 Commenti

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Alvaro pavan

circa 3 anni fa - Link

A titolo di curiosità: quali sarebbero i lieviti non nobili?

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littlewood

circa 3 anni fa - Link

La feccia alvaro la feccia!😀

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Filippo

circa 3 anni fa - Link

Assolutamente eccessivo. Scolastico, un articolo che per un neofita appassionato di "prosecchini" potrebbe anche destare curiosità. E fin qui non c'è niente di male, gusti sono gusti si dice. Ma metterlo a paragone del grande Magritte no, questo proprio no! Nemmeno il fiume di bollicine, che 300 miglioni di bottiglie potrebbero sprigionare, per quanto grande esso sia non potrà mai essere paragonato ad un quadro di inestimabile bellezza come "L'impero della luce".

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Alvaro pavan

circa 3 anni fa - Link

I lieviti che vengono selezionati con la feccia sono comunque gli stessi che poi continuano a sostare con il vino. In poche parole i lieviti sono lieviti e basta, nessuna nobiltà che li differenzi. La feccia è qualcosa di più e diverso di soli l ieviti.

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