Bolgheri Superiore ’18/’17/’16: il dominio di Sassicaia e Ornellaia cerca il terzo triumviro

Bolgheri Superiore ’18/’17/’16: il dominio di Sassicaia e Ornellaia cerca il terzo triumviro

di Andrea Gori

La grandeur bolgherese risiede tutta in questa tipologia e nella sua capacità di far fruttare al massimo un brand ora collettivo ma creato da due attori principali e imprescindibili come Sassicaia e Ornellaia. Due interpreti leader di mercato, di profittabilità e prestigio non a caso entrambi presenti alla cieca nel tasting, evento più unico che raro nel panorama degli assaggi presso i consorzi. Non so a voi ma non mi è mai capitato a Grandi Langhe di trovare Monfortino o a Benvenuto Brunello un vino di Biondi Santi negli assaggi…

L’altro aspetto di Bolgheri che emerge soprattutto nelle degustazioni di questi “Superiore” (vini che sullo scaffale partono da 35euro fino ai 250 del Sassicaia) è che la qualità media è elevatissima anche in annate oggettivamente difficili per la maturazione completa come la 2018.

La coesione e lo scambio di know how tra produttori produce davvero risultati insperati e anche gli ultimi arrivati (ci sono aziende nate solo 5 anni fa) ereditano vigneti e impostazioni di agricoltura già allo stato dell’arte a cominciare dal biologico diffusissimo fino ai sesti d’impianti e alle giaciture studiate al millimetro. Il passaggio incessante di enologi italiani e da tutto il mondo (ovviamente francesi inclusi) porta ad una continua discussione e analisi del modo di lavorare in cantina in vigna e nel blend, un grande laboratorio in continuo movimento.

Tra gli ultimi trend ad esempio il 30% dei nuovi impianti sono cabernet franc, l’arrivo del gres e tanto cemento in cantina, la riduzione del legno nuovo e della barrique in favore di contenitori da 350 o 600 litri e anche più grandi. L’unico aspetto che manca quasi completamente (fanno eccezione I Luoghi e Mulini di Segalari) è l’impostazione “naturale”: quando la DOC e il brand di territorio sono così forti non è premiante comunicare e farsi passare soltanto come bioqualchecosa, anzi risulta controproducente per riuscire a spuntare prezzi importanti.

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Infine una spiegazione molto “basic” del boom di punteggi e prezzi per questa doc (in dieci anni quasi 4 punti di media punteggio sui wine critic di tutto il mondo, nessuna denominazione al mondo ha fatto meglio) ovvero il fatto che quasi il 50% dei vigneti è stato piantato a ridosso del 2000 e i vigneti ormai quasi maggiorenni sono quasi all’apice del loro potenziale. 

Venendo alle annate, la 2018 ha avuto diversi problemi di maturazione specie per le temperature basse a fine estate che hanno rallentato cabernet sauvignon e franc lasciando invece maturare perfettamente i merlot. L’esempio di Ornellaia è illuminante per capire che quando puoi giocare tra 3-4 varietà in campo ogni anno puoi usare il blend che più serve. Quando sei più spostato sul cabernet comunque puoi ottenere eccellenza indiscutibile (l’esempio di Sassicaia 85% cab sauv e 15% cab franc è illuminante) se ti impegni in selezione e se hai vigneti in posizioni diverse sullo scacchiere. 

Più complicata nei bicchieri la 2017 che continua a mostrarsi più verde ed aspra rispetto alle favolose 2015 e 2016 ma anche qui probabilmente il tempo aiuterà. L’assaggio di Sassicaia 2017 (in cantina) ha mostrato nei fatti una evoluzione spettacolare e molti dei 2017 assaggiati al Consorzio non avevano assolutamente i tratti di un’annata calda e siccitosa: merito del tampone del mare ma anche appunto del maggior tempo di affinamento in bottiglia.

Per la 2016 pensavamo di aver finito i superlativi ma anche qui gli assaggi mostrano che è davvero un’annata da ricordare e conservare: ad una gradevolezza iniziale sta facendo seguito una distensione tannica progressiva ma lenta con una sempre più pronunciata complessità olfattiva e freschezza che li renderà campioni nelle verticali tra qualche anno.

Nella nostra classifica Sassicaia e Ornellaia mantengono il loro distacco sugli altri ma la terza posizione già delinea chi potrebbe essere il terzo “grande” Bolgheri tra Grattamacco, Argentiera, Poggio al Tesoro e l’outsider Dario di Vajra alla sua prima prova davvero superlativa con il “Superiore”.

Intravino ringrazia il Consorzio del Bolgheri doc e tutti i produttori che hanno permesso questa degustazione.

Legenda: AG Andrea Gori, SS Sabrina Somigli, CZ Clizia Zuin


BOLGHERI SUPERIORE D.O.C.


Campo al Pero Dedicato a Vittorio 2018 macchia e balsamico, anice e cumino, tannino di grana fine e placida, incalzante e saporito, finale che seduce e rincorre la piacevolezza con fermezza e rigore AG 94 SS 90 CZ 92
Podere dei Musi Caravera 2018 ampiezza, solennità e intensità notevolissima, piacere fruttato scuro, more di gelso e ribes nero, legno bello e sorso imponente senza pesare AG 95 SS 90 CZ 90
Le NoveLire Re Diale 2018 arancio agrumi cumino menta prugne canditi e pepe nero, bocca dolce e ampia, lunghezza indefinibile con resine e sostanza, ampiezza e carnosità AG 94 SS 89 CZ 90
Podere il Castellaccio Il Castellaccio 2018 Naso vegetale legato al varietale, cenni di friggitello, seziato e piccante, tabacco. Sorso compatto, fresco, profondo e lungo di matita e mirtillo in confettura. AG 92 SS 93 CZ 90
Campo al Signore Campo al Signore 2018 Terroso, sottobosco, felce, pepe e cipresso. Sorso dinamico, croccante e di bello spessore, chiusura minerale lunga AG 90 SS 93 CZ 92
Fornacelle Guardaboschi 2018 Cenni animali, erbe officinali macerate, ginepro. Bocca polposa e fresca, finale ricco in crescendo, ritorna leggera nota di cuoio che non guasta AG 90 SS 93 CZ 92
Dario Di Vaira Bolgheri Rosso Superiore 2018 Rubino cupo. Cupo anche al naso. Profumi dolci di pot pourri e rose passite ginepro e macis. Aghi di pino. In bocca l’alcol spinge, il tannino è presente ma non troppo aggressivo. Vino di carattere, bel finale. Buono e ricco, ma ancora giovane, da conservare. 94 AG 95 SS 92 CZ 95
Ceralti Alfeo 2018 Bella trasparenza e vivacità, color rosso rubino. Profumi netti di acqua alle rose, pesca gialla e anisette con tocchi di ribes rosso. Piacevolissimo in bocca con toni vanigliati e di pesca matura, nonostante la giovane età. Tannino da finirsi ma lascia la bocca pulitissima. AG 93 SS 90 CZ 94
Michele Satta Piastraia 2018 mela candita, fragole e confettura di lamponi, prugne e finocchietto, polvere di cacao e ferroso, tannino di grande presenza scenica AG 94 SS 89 CZ 93
Giorgio Meletti Cavallari Impronte 2018 affusolato e sapido, viola, rosa, ginepro e bergamotto, bocca croccante e di grande profondità, stile rigore e piacevolezza AG 95 SS 94 CZ 90
I Luoghi Podere Ritorti 2018 ribes rosso e nero, sorso distinto, pulito, ficcante, con bella espansione sul finale AG 92 SS 89 CZ 91
Donne Fittipaldi Bolgheri  2018 noce di cola, ribes nero, mallo di noce, zenzero, melograno, ribes nero, grande espansione sul finale, tannino finissimo AG 95 SS 94 CZ 92
Caccia al Piano Caccia al Piano 2018 ampio, solenne e deciso, molto scuro e speziato, sorso di bel ritmo e carnosità, finale non lunghissimo AG 91 SS 87 CZ 88
Terre del Marchesato Marchesale 2018 frutto molto rosso e vivace, alloro e cumino, fragole fresche mature, sorso dal tannino serico e saporito, profondità notevole AG 94 SS 94 CZ 90
I Greppi Greppicaia 2018 legno di cedro, ribes rosso e nero, cassis, sorso piccante e deciso, tanto tannino e caramello nel finale opulento AG 92 SS 94 CZ 92
I Luoghi Campo al Fico 2018 balsamico, fine, netto, rimandi di viole e amarene, sorso fine e sapido, finale di energia e carica AG 96 SS 92 CZ 92
Fabio Motta Le Gonnare 2018 ginepro, pepe nero, alloro, carrube, sorso energico e saporito, piccantezza e succosità AG 94 SS 90 CZ 91
Chiappini Guado de’ Gemoli 2018 Rubino vivace e trasparente. Nota ferrosa che sale subito al naso, poi viole, cannella e aghi di pino, marino come la sabbia sul bagnasciuga, arancia sanguinella. Bello in bocca, ben fatto e bilanciato finale sapido e fruttato. AG 93 SS 94 CZ 94
Grattamacco L’alberello 2018 Rubino caratterizzato da una bella trasparenza. Nota balsamica di dopobarba e pino mugo. Sa di erbe di montagna e ribes rosso. Scattante in bocca e sfaccettato, coerente con l’analisi olfattiva. Molto bello e sarà longevo. AG 92 SS 90 CZ 93
Tenuta San Guido Sassicaia 2018 balsamicità ficcante, frutto rosso e nero di bella intensità, sorso deciso e condotto per mano da un tannino ispiratissimo AG 97 SS 96 CZ 96
Tenuta Argentiera Argentiera 2018 sottobosco e terra, pepe nero, naso scuro e balsamico, alloro. Sorso dinamico ed energico, vivo, finale balsamico, e salino, beva da vendere AG 94 SS 95 CZ 93
Grattamacco Grattamacco 2018 Rubino di media intensità. Viole passite e rose sfiorite. Note ematiche, ginepro, cortecce. Ha una bellissima acidità e un tannino setoso. Invoglia a ribere anche se manca un pochino di persistenza. AG 93 SS 95 CZ 94
Castello di Bolgheri Castello di Bolgheri 2018 intensità sopra la media, naso sontuoso e piccante, voluttuoso e carnale, visciole, sandalo e ebanisteria, finale di grande compostezza e signorilità AG 95 SS 91 CZ 94
Ornellaia Ornellaia 2018 rovere e vaniglia, ribes nero, piccante e gustoso, deciso e tostato, molto imponente e graffiante AG 98 SS 94 CZ 94
Poggio al Tesoro Sondraia 2018 Molto fruttato e speziato: dalla liquirizia alla menta con ritorni di mora, ciliegia nera e macis. C’è una nota dolce di cioccolato e lievemente la macchia mediterranea si fa strada tra gli altri aromi. Profumi pieni, densi, opulenti. Ricco in bocca. Denso anche al palato con tannini presenti ma coperti dal corpo del vino AG 94 SS 94 CZ 94
Mulini di Segalari 2017 floreale piccante, qualche nota ridotta ma piacevole, zenzero e cumino, finale di energia e carnosità con vari livelli di gusto fruttato e speziato AG 95 SS 91 CZ 89
Campo al Pero Dorianae 2017 Buona trasparenza, colore rubino. Si esprime subito con arancia sanguinella, cola e sentori di macelleria, oliva in salamoia, rose secche, santoreggia. Simpatico in bocca anche se il tannino tira per eccesso di gioventù. Bello. Finale di bocca che sa di frutta dolce. AG 93 SS 92 CZ 93
Podere Sette Il superbo 2017 Rubino intenso. Arancia sanguinella e finocchio di mare, ha molti aromi anche di frutta rossa, ribes e lampone, e anguria. Bello in bocca, giovane con i tannini ancora scalpitanti, ma finale fresco con acidità ben piazzata. AG 90 SS 88 CZ 93
Tenuta Meraviglia Maestro di Cava 2017 Rubino di media trasparenza. Intensi aromi di macchia mediterranea ed erbe selvatiche, cenni di frutta nera e cortecce. Molto elegante in bocca, tannini particolarmente setosi. Finale gustativo fruttato e fresco. Vino molto piacevole e mascherato da vino beverino, ma che cela struttura e corpo. AG 92 SS 89 CZ 92
Tenuta le Colonne 2017 Rubino abbastanza trasparente. Naso che inizia con spesse note di goudron, arancia sanguinella e frutta nera. Bella beva e piacevolezza estrema, molto fruttato anche al secondo assaggio, non molto persistente, ma piacevole. AG 93 SS 88 CZ 93
Bell’Aja San Felice 2017 ciliegia, senape, cipria e acqua di colonia, macchia mediterranea, finale di sostanza e struttura AG 94 SS 90 CZ 90
Fornacelle Foglio 38 2017 Rubino pieno. Al naso profuma di rotella alla liquirizia, mentuccia in foglie secche, arachidi e mora in confettura. Bella bevuta densa e fragrante, con un po’ troppa spinta di alcol AG 91 SS 93 CZ 90
Casa di Terra Maronea 2017 macchia mediterranea, resine, viola e tabacco, sorso di croccantezza e salinità, finale di bella piacevolezza e distinzione AG 91 SS 90 CZ 90
Aldovrandi 2017 esile, fresco, sapido, ematico e scattante, sorso di bella struttura, esile ma elegante AG 93 SS 91 CZ 89
Guado al Melo Aquis 2017 intenso e caldo, musk e resina, pepe nero, lavanda e mirtillo, tannino di piacevolezza ma non espansivo AG 92 SS 89 CZ 87
Donna Olimpia Millepassi 2017 ribes rosso e nero, cassis, vaniglia e pepe nero, finale di pienezza e piacevolezza, tannino che sostiene la freschezza al punto giusto AG 94 SS 90 CZ 87
Villanoviana San’Uberto 2017 floreale di campo, lavanda, incenso e resina, pepato il sorso con rivoli di succosità fresca che preparano un finale speziato roccioso AG 93 SS 88 CZ 89
Campo al Mare Baia al Vento 2017 bergamotto, china, noce di cola, menta e ambra, tabacco e legno di cedro, sorso di importanza e finezza AG 94 SS 88 CZ 89
Mulini di Segalari 2016 affresco lussurioso di menta e ginepro con tappeto di frutta cangiante e ricchissima, sorso aperto e diretto, finale pepato AG 94 SS 91 CZ 89
Batzella Tam 2016 saporito e fruttato, dimesso e agile, bocca candita e profumata, stilosa e succulenta non lieve AG 93 SS 92 CZ 87
Tenuta di Vaira Bolgherese 2016 ginepro e arancio rosso, arrembante frutto e sapidità, tanto slancio balsamico AG 94 SS 90 CZ 92
Cipriana San Martino 2016 nervoso e fruttato, fiore rosso e tabacco, tannino saporito e succulento ma molta intensità AG 94 SS 89 CZ 91
Campo alla Sughera Arnione 2016 ricchezza ed entusiasmo fruttato, lunghezza con tannino un po’ duro AG 92 SS 91 CZ 91

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Lungi da me la polemica Andrea, sono mosso solo da sincera curiosità: come mai il dichiararsi 'bioqualchecosa' in quella denominazione porta a non spuntare prezzi più alti quando i più altisonanti borgognoni (mi vengono in mente DRC e Leflaive per primi) non hanno questi problemi ? Solo questione di marketing più 'evoluto' ? Mi fa strano perchè oggi, in nome della sostenibilità (spesso farlocca) perfino i produttori di uranio impoverito si ammantano di coscienza green.... Saluti e grazie.

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

Il dichiararsi bio conta anche qui ma non in fascia medio bassa. I vini bioqualchecosa possono spuntare prezzi franco cantina dai 10 euro in su (contro i 4-5 euro in DOC poco blasonate) mentre Bolgheri è già ben oltre questa soglia anche senza bioqualchecosa. Pensa alla differenza tra un Chianti e un Bolgheri DOC ad esempio, ovvio che un produttore di Chianti è tentato di usare il marketing bioqualchecosa per spuntare prezzi più alti. A livelli DRC e Leflaive la sfida è diversa e laggiù si tratta di aggiungere ulteriore valore ad un brand già stellare e di nuovo il bio conta qualcosa

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