Biondi Santi Tenuta Greppo: nuovi e vecchi vigneti, grandi formati e “quel” 1983

Biondi Santi Tenuta Greppo: nuovi e vecchi vigneti, grandi formati e “quel” 1983

di Andrea Gori

La cura EPI nella gestione Biondi Santi fa apparire i primi frutti e i fronti aperti da Giampiero Bertolini, amministatore delegato della tenuta, sono molteplici e tutti ci appaiono come piccole epifanie su un mondo finora sempre sbirciato.

Passeggiare tra i vigneti e seguire i particolari innesti, palificazioni, semine, analisi del sottosuolo o entrare in cantina tra contenitori vecchie e nuovi, vasi vinari collaudati e sperimentali, è inebriante e rassicurante ad ogni passo che i dettagli romantici e passionali sono ancora tutti lì a partire dalla scrivania feticcio di Franco Biondi Santi.

Archiviata con pochi traumi l’uscita definitiva della famiglia Biondi Santi (Jacopo e Tancredi non fanno più parte dell’operatività aziendale da tempo e adesso sono anche spariti dalla rappresentanza), la nuova normalità è affidata a Giampiero Bertolini ma soprattutto a Federico Radi, enologo giovane appassionato ma già profondamente imbevuto della ricchezza di stile e personalità dei vini del Greppo, che ne parla come se qui fosse nato e avesse lavorato da sempre, mentre si è fatto le ossa lavorando in alcuni dei migliori vigneti del Chianti Classico e Maremma.

Se la novità dell’anno si chiama grandi formati (la 2015 sarà la prima vendemmia ad essere presentata in magnum, e in formati da 3 e 6 litri la Riserva 2013) con un grande stimolo al collezionismo più spinto e ricco, le vere novità che ci interessano sono proprio in vigna con le nuove parcelle a Vitanza, zona San Polo e San Polino, dove il sangiovese poggia su scisto intrigante e speziato, un sottosuolo speciale per il futuro del Brunello dove già altri grandi (Allegrini, Cotarella, Bertani Domains) hanno investito.

Con Federico entriamo appunto in vigneto dove si parla di parcelle, zonazione e assemblaggio per il blend finale ogni anno leggermente diverso e sempre più ricco, via via che si scoprono e si definiscono nuove sfumature di sangiovese territoriale.

Lo seguiamo in cantina per la vinificazione

E infine tra le botti storiche in avvicendamento con i nuovi legni in un ciclo continuo per non far subire ai vini troppe alternanze di gusto e precisione

Infine gli assaggi, luminosi e rassicuranti con qualche squarcio di novità sulla 2015, annata dove l’influenza di Jacopo potrebbe aver fatto spingere più del dovuto su frutto ed estratto a scapito di una eleganza classica ma che rendono i vini di un godimento più pieno senza però scalfirne freschezza e longevità.

Biondi Santi Tenuta Greppo Rosso di Montalcino DOC 2017
Vendemmia 11 settembre, prima annata di Federico in cantina e vigna, zone maggiormente in sofferenza quelle su argille ma in realtà calo non così importante di produzione come si temeva, poco stress in genere, il problema era comunque mantenere freschezza di beva. Al naso si sentono i lamponi e ribes rossi belli maturi, confettura di fragole e tabacco dolce, lato fresco di una calda annata, il tannino è piacevolissimo, equilibrio speciale, rosa canina, zenzero, incenso e rosa damascata, balsamico e intrigante. Sorso splendido roccioso e di lunghezza quasi esorbitante. Assomiglia più al caro vecchio Brunello etichetta bianca di un tempo che un Rosso come lo intendiamo oggi e ci fa molto piacere. 93

Biondi Santi Tenuta Greppo Brunello di Montalcino DOCG 2015
Inverno molto piovoso, freddo e gelate invernali, bella riserva idrica che ha permesso di salvare la vendemmia dopo l’estate caldissima, piogge poi anche a fine agosto e inizio settembre che hanno permesso di andare a fine settembre con la vendemmia, caso molto raro al Greppo.

Succosità e polpa molto presente, grande intensità su cui c’è stato un grande sbilanciamento sul frutto e la selezione delle botti è stata dura, ha polpa di frutto rosso e nero insolita, tabacco toscano, more di rovo, lamponi in confettura., molto goloso e approcciabile, insolito da giovane, molto adatto alla tavola. Avrà evoluzione e stile anche in futuro, Tannino molto avvolgente ma non ha l’aggressività e pungenza solita cosi giovane. Prima annata a finire in magnum, anno molto particolare ma i grandi formati lo esalteranno e paiono quasi benvenuti con della materia cosI esplosiva e abbondante. 96

Biondi Santi Tenuta Greppo Brunello di Montalcino Riserva 2013
Inverno piuttosto fresco e piovoso, calore estivo intenso ma ben compensato anche se comunque l’annata calda si è sentita. Rispetto alla 2015 a inizio settembre ha piovuto molto e la vendemmia è stata posticipata a fine settembre, similmente alla ’15. Ma a livello calorico è molto inferiore.
Inizio floreale di violetta, bergamotto, sandalo, pout pourry, tabacco Nicaragua, dritto immediato ma anche sferzante e roboante a tenere traccia del millesimo di caldo e forza. C’è polpa e struttura, ribes nero e confettura di rosa canina, l’aura di annata minore qui sparisce, è stata la prima di annate calde gestita bene, dignità di riserva è ben presente, complessità, ferroso, arancio sanguinella, cuoio, caffè, lunghezza e piacevolezza. Intreccio, precisione e grande pulsazione di eleganza e signorilità. Menta timo e agrumato danzano per minuti nel palato. 98

Biondi Santi Il Greppo Brunello di Montalcino Riserva 1983
Ricolmato nel 2000,  è annata premodernità, ovvero, prima annata di legno per la riserva come vinificazione, prima solo in cemento. Incantesimo sospeso di visciole, ciliegie mature, sandalo, tabacco, frutto vivissimo, saporito e croccante, pulizia impressionante, timo aneto , caramello, pepe nero, torna indietro dopo 30/35 anni ritrova un equilibrio, in cui anche le bottiglie sono diversissime, ritorna quasi alla sua gioventù, vino che parte dalla vigna, freschezza mentolata, ribes elegantissimo, macchia mediterranea, alloro, pepe, corteccia, resine, salmastro, ferroso, iodio, sottile ed ematico, fascinoso e splendido a tavola soprattutto adesso. 99

 

grandi formati biondi santi

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Giuseppe

circa 3 settimane fa - Link

Complimenti bell'articolo e la presenza dei filmati lo arricchisce e lo rende piu` interessante, soprattutto in questo periodo che siam reclusi in casa e si puo` viaggiare solo col pensiero. Preferisco qualche articolo in meno ma... qualche contenuto in piu`! Anche se mi rendo conto che la tendenza attuale va proprio verso il contrario :-( Giuseppe

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Andrea Gori

circa 3 settimane fa - Link

grazie Giuseppe! se sei in crisi di astinenza tutti i miei viaggi sono seguibili sul mio canale youtube...si cerca di fare il possibile anche in questi mesi duri

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