Bevute esoteriche: l’idromele Night Eyes 2019

Bevute esoteriche: l’idromele Night Eyes 2019

di Salvatore Agusta

“Ho iniziato a fumare a dodici anni, ho perso la verginità a tredici e a quattordici avevo già provato ogni tipo di droga.
Non dico di essere stato un cattivo ragazzo, ero soltanto curioso.”

No, no. Questo non sono io. Si tratta di Johnny Deep che, durante una passata intervista, confessava la sua innata quanto a dir poco feroce curiosità. Ho trovato carino il citato incipit poiché in questa storia la mia curiosità gioca un ruolo chiave ma non temete, si tratta di qualcosa leggermente più dosata rispetto a quella di Johnny.
In questo articolo, non vi parlerò né di tabacco né di Venere, ma di qualcosa che, a sentir gli studiosi, cela una origine ancor più antica del nettare di Bacco.

Non molto tempo fa, mi è capitato d’imbattermi in un’enoteca alquanto esoterica (Wild Common), con molte etichette e bevande che non avevo mai visto. Dopo un rapido sguardo, decido di spostarmi verso quella che è la sezione più sconosciuta per me, la sezione dell’idromele (in inglese mead). Ovviamente non avevo la più pallida idea di cosa fosse un idromele così ho chiesto a Google di supportarmi tecnicamente nel viaggio esplorativo.

Al volo, leggo che l’idromele è una bevanda composta da acqua e miele (il nome è di origine greca); pare esser stata la prima forma di alcol sulla terra, ancora prima della birra perché, come si intuisce, la sua produzione prescinde da ogni tipo di allevamento agricolo.
Scopro anche che viene chiamata “Acqua di Aron” e che risulta essere un preparato molto popolare nella tradizione scandinava. La sua produzione, piuttosto semplice, coinvolge tre ingredienti di base: acqua, miele e lievito (dice wiki).

Tra tutti quelli presenti, la mia attenzione ricade su una bottiglia: Night Eyes 2019. Confesso che l’etichetta ha indubbiamente fatto la sua. Ed invero, in primo piano un’immagine di origine egizia, raffigurante la divinità che diede inizio alla creazione dell’universo (e che te lo sto pure a di’!?). Compro la bottiglia, assaporando quel brivido del rischio, dopo tutto pago oltre $30, senza averne mai assaggiato uno in vita. Potrebbe essere un acquisto azzeccato oppure un fallimento.

Night Eyes proviene dalla parte più a nord della contea di Hudson River nello stato di New York. È una versione frizzante, composta da una selezione locale di mieli e botanici: miele millefiori autunnale, fiori di sommacco, rosa canina, mela e ciliegia. Si tratta di una bevanda spumante che ha origine per fermentazione spontanea con lieviti naturali in botti di legno neutro e che non viene filtrata né raffinata. La seconda fermentazione avviene in bottiglia, da lì l’insorgenza di una soffice quanto vivace effervescenza.
Si tratta, dunque, di una versione in stile pet-nat o ancestrale.

Non presenta l’aggiunzione di solfiti esterni e si caratterizza per un sapore secco, leggero ma complesso. Le note di fiori sono predominanti, scolpiscono una cornice elegante all’interno della quale si percepiscono sia i sentori di lievito sia quelli di frutti acerbi a bacca rossa.Una bevuta leggera e fresca, dal facile abbinamento ma che decido di bere lontano da cibo, come aperitivo. È veramente brillante, pungente e audace, non presenta alcuna stonatura e, sorso dopo sorso, coinvolge sempre più (a mio avviso, spesso i metodi ancestrali hanno l’orribile prerogativa di stancare presto il bevitore).

Da totale ignorante d’idromele, mi ritengo assolutamente soddisfatto e colgo l’occasione di suggerirvi la mia stessa esperienza. Sfortunatamente non credo che la versione di cui vi ho parlato sia presente in Italia, ma a occhio e croce, scommetto che si può trovare qualcosa d’interessante.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

3 Commenti

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Gurit

circa 9 mesi fa - Link

Molto in voga nell'Europa dell'est, ne ho bevuto a litri per le strade di Praga durante i mercatini di Natale, sotto il nome di Medovina (servito caldo e solitamente aromatizzato). Assaggiata anche una etichetta vincitrice di molteplici premi, maturato in barrique. E' una bella bevanda, scalpitante dal punto di vista degli aromi fruttati, a volte fin troppo accentuati. Provato anche quello casereccio, terribile.

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SALVATORE AGUSTA

circa 9 mesi fa - Link

Ciao Gurit, ora che leggo il tuo commento penso di aver anch'io bevuto quello caldo in Estonia e Lituania. A quel tempo non riuscendo a capire cosa fosse mi dissero che era una sorta di birra aromatizzata ahahahha ma in effetti ora che ci penso potrebbe esser stato proprio idromele.

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Gurit

circa 9 mesi fa - Link

Ahahah, molto probabile!

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