Arte e vino? Prendiamo Ruinart, ad esempio

Arte e vino? Prendiamo Ruinart, ad esempio

di Intravino

Piera Cristiani, lombarda, si occupa di contenuti, comunicazione e relazione nel mondo dell’arte, della cultura e dell’architettura. È quasi sommelier Ais e i due mondi le si stanno mischiando in testa sempre più spesso.

I legami tra il mondo del vino e le arti visive hanno una storia molto lunga e spesso nascono per incrementare il posizionamento del brand sul mercato. Esistono casi in cui il legame di una cantina con l’arte è sedimentato nel tempo e Ruinart può essere annoverata tra le maison che hanno una forte tradizione in questo ambito.

La famosa Maison ha approfondito questo legame fin dalla seconda metà dell’Ottocento quando la giovane Mathilde Ruinart, donna visionaria e indipendente, ha iniziato a dipingere, spingendosi nei suoi viaggi di ricerca fino in Giappone. Pochi anni dopo, nel 1895, André Ruinart commissionò all’artista Alfons Mucha il famoso manifesto pubblicitario, il primo che avesse come soggetto lo Champagne, con cui tappezzarono la città di Parigi creando un precedente importante, anche in quell’ambito che oggi chiamiamo pubblicità.

Oltre a un’importante collezione privata nella sede di Reims, Ruinart sta continuando a investire in questa direzione con numerose attività. Se da un lato ci sono delle azioni che hanno un legame diretto con l’azienda, attraverso la produzione di opere site-specific che restano in sede in una collezione privata, esiste una selezione di opere di giovani fotografi scelta con cura dallo staff e veicolata sui profili social, per personalizzare anche questo tipo di contenuto in modo fresco e originale.

Per parlare invece di marketing in senso proprio, Ruinart marca la sua presenza nelle più importanti fiere di arte del mondo, annoverando tra i suoi clienti l’autorevole circuito di Art Basel (non solo nell’originaria sede Svizzera, ma anche a Miami e Hong Kong), Frieze a Londra e New York, Fiac a Parigi, Art Brussels, Paris Photo per citarne alcune, non solo attraverso una distribuzione mirata e la personalizzazione di un’area vip, ma con un progetto che, dal 2008, ha raggiunto la dodicesima edizione. Per Carte Blanche un artista viene invitato dalla maison a creare una selezione di opere, in parte esposte nella vip lounge di tutte le fiere di cui è partner. Allo stesso tempo, il contenuto viene declinato anche sull’etichetta della Limited Edition, una Jeroboam di Blanc de Blanc prodotta per quell’anno a tiratura limitata.

David Shrigley

David Shrigley (GB, 1968) è l’artista che è stato scelto per il progetto Carte Blanche nel 2021. Dopo un periodo di residenza in Francia, ha realizzato Unconventional Bubbles, un insieme di 36 disegni e gouaches, oltre ad altre opere ambientali come neon e ceramiche. Parte del lavoro è entrato nella vip lounge di miart, la fiera internazionale di arte e moderna e contemporanea di Milano che, dal 16 al 19 settembre, ha rimesso in moto questo tipo di manifestazioni a livello internazionale, siglando la partnership con il famoso champagne per il nono anno consecutivo. Tra le altre, Shrigley ha disegnato la confezione dell’edizione limitata della jeroboam, dove ciascuno dei 30 cofanetti, numerato e firmato dall’artista, è accompagnato da una scacchiera per dama, in riferimento a uno dei disegni appositamente realizzati. La vip lounge, un’esperienza che ha unito ironia e delicatezza, oltre a un video che ha raccontato il work in progress, mostrava neon e disegni che raccontano il mestiere del vino in un modo leggero e delizioso, tipico dell’approccio scanzonato di Shrigley, che ha pensato anche alla produzione di alcune cartoline e gadget da lasciare al visitatore.

Negli anni precedenti, per Carte Blanche erano stati selezionati anche Jaume Plensa, Vik Muniz e Liu Bolin, il fotografo con cui Ruinart, nel 2018, ha creato anche un percorso a Roma, nel sotterraneo Stadio Domiziano in piazza Navona: per tre giorni a Casa Ruinart gli scatti del famoso fotografo realizzati per la maison hanno fatto da sfondo a degustazioni ed eventi.

Il sostegno all’arte da parte di Ruinart si è visto anche quest’estate a Lecce, dove la collettiva Palai, che ha coinvolto diversi artisti in un palazzo storico del centro, si è pregiata di questa importante sponsorship.

Il percorso più importante in ambito artistico di Ruinart è iniziato nel 2019, a dieci anni del trecentesimo compleanno dell’azienda. Tutto parte da una riflessione sul pianeta e sulla sostenibilità, ambito in cui l’impegno di Ruinart è particolarmente sentito: la scelta accurata delle tecniche produttive, con l’eliminazione di fungicidi, di erbicidi e della lavorazione chimica, l’abbattimento delle emissioni, l’attenzione per il packaging, il riciclo e la limitazione dell’uso di aerei per gli spostamenti.

Tomàs Saraceno

Conto alla rovescia, questo il nome del progetto che, proprio come un countdown, porta al 2029, prevede dieci opere, una all’anno, realizzate da artisti di fama internazionale che vanno alla scoperta di suoni, pensieri e suggestioni, attraverso l’utilizzo di strumentazioni sofisticate come l’intelligenza artificiale. Tutti i contributi vengono realizzati in seguito a un periodo di residenza a Reims, dove gli artisti possono interagire con le persone, scoprire il territorio, vivere il luogo e farsi impressionare. Nel 2019 è stato scelto il duo Mouwad Laurier che ha realizzato l’opera Ritorno alle origini sfruttando la particolarità dell’ambiente sotterraneo delle crayères per ricreare un’insolita installazione sonora. L’anno dopo è stato il turno di Tomàs Saraceno che con l’opera Movement propone un disegno aereo prodotto grazie all’energia solare (foto di apertura).

Viene da chiedersi fino a che punto la collaborazione tra una maison e il mondo dell’arte sia tradizione, cultura e educazione, e fino a che punto possa essere puro marketing. Magari sono entrambi e il marketing stesso non è il male assoluto, anzi è spesso un bene necessario.

Piera Cristiani

2 Commenti

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marcow

circa 2 settimane fa - Link

"Viene da chiedersi fino a che punto la collaborazione tra una maison e il mondo dell’arte sia tradizione, cultura e educazione, e fino a che punto possa essere puro marketing" È MARKETING. "Magari sono entrambi e il marketing stesso non è il male assoluto, anzi è spesso un bene necessario" NON È IL MALE ASSOLUTO. Ma a me consumatore, cliente, lettore, ecc... interessa che ci sia QUALCHE ESPERTO da qualche parte in Italia 1 in VINO 2 (... e in Marketing, nel senso che sa, ha studiato cos'è il marketing... ma non fa marketing) che stia dalla parte, che sia al servizio di chi beve, di acqusta, vino...e non di chi lo produce. __ Purtroppo in Italia siamo lontani da questa realtà.

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IWDP

circa 1 settimana fa - Link

"Viene da chiedersi fino a che punto la collaborazione tra una maison e il mondo dell’arte sia tradizione, cultura e educazione, e fino a che punto possa essere puro marketing. Magari sono entrambi e il marketing stesso non è il male assoluto, anzi è spesso un bene necessario." INTERNALLY SCREAM

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