Alcol, scimmie ed evoluzione. Perché possiamo bere?

Alcol, scimmie ed evoluzione. Perché possiamo bere?

di Angela Mion

Alla lunga confesso di aver smesso di dare tutta la colpa del giorno dopo ai solfiti.

Forse devo ancora smaltire le tre bottiglie in due bevute qualche sera fa con un amico e così nelle more dei miei sensi di colpa da bevitrice figlia dell’evoluzione decido di rispolverare il perché l’alcol mi attragga come i moscerini.

È nato prima l’uovo o la gallina? Se lo chiedi a Darwin si mette a ridere e ti dice che sei un pirla se non lo sai.

Se poi gli dici che sei caucasico, ti sei sbronzato ed è stato molto divertente e che con te c’era una scimmia ed era sbronza pure lei assieme ad un amico asiatico in coma etilico dopo aver bevuto un decimo di quello che avete bevuto tu e la scimmia, lui ancora una volta ti direbbe che sei un pirla se non lo sai che non è colpa di nessuno ma è una questione di evoluzione. Ci provo, non vogliatemene.

Il film è iniziato tanto tempo fa. Quando la frutta maturava e cadeva dagli alberi, fermentava e qualche essere vivente cominciò a mangiarla e ad ubriacarsi. Cosi l’evoluzione per sopravvivere ci ha portati a sviluppare una tolleranza verso questa tossina diversa dalle altre: l’etanolo. Croce e delizia di noi umani. Una tossina che era entrata a far parte della dieta quotidiana dei nostri antenati primati che vivevano negli alberi e mangiavano frutta.

In realtà è facile dedurre che negli anni a venire la vinificazione non sia stata altro che la visione moderna ed evoluta della frutta che marciva sotto agli alberi e fermentando produceva alcol.

Ora arriva il bello: se l’alcol è una tossina, la nostra tolleranza fisica verso lo stesso da dove trae origine? Qual è il meccanismo che ci consente di ingerire etanolo e di non morire intossicati?

Siamo fatti bene direbbe mia mamma che non beve.

Tutto merito di una mutazione che ci ha dotati di enzimi molto intelligenti: l’ADH – alcol deidrogenasi e l’ALDH – acetaldeide deidrogenasi. Arabo ma in realtà è semplice, ora vi spiego.

Noi stasera beviamo un bel bicchiere di vino o un buon limoncello o più probabile tutti e due, quindi immettiamo nel nostro corpo etanolo. L’etanolo arriva al fegato dove incontra il primo enzima ADH che lo converte in acetaldeide. Ecco, fermiamoci un attimo, finisse tutto qui sarebbe una tragedia perché l’acetaldeide è ancora più tossica dell’alcol e noi non avremmo più voglia di bere in quanto crea nausea e tutti gli effetti peggiori della sbronza. Quindi? L’acetaldeide viene catturata dal secondo enzima ALDH che la metabolizza e converte a sua volta in acido acetico. Alla fine della corsa epatica il nostro bicchiere di vino e limoncello non saranno altro che energia per le nostre cellule o grasso, anidride carbonica ed acqua. Tutto questo fila liscio se non hai bevuto come un disperato e dai il tempo al tuo fegato di fare il suo dovere. Se bevi due bottiglie di vino e un paio di drink l’acetaldeide ritornerà in circolo nel sangue: il fegato non riesce a smaltire tutto l’etanolo e riversa in circolo anche l’acetaldeide e poi diamo pure la colpa ai solfiti se abbiamo un cerchio alla testa e la nausea mortale.

Aggiungiamo una complicazione. ADH e ALDH, gli enzimi che abbiamo appena visto, hanno la stessa attività in tutti gli individui anche di origine diversa?

Mi spiego meglio: se io Angela che sono italiana bevo una bottiglia di vino con il mio amico Kenji di Tokyo, la nostra capacità di metabolizzare l’etanolo è uguale? Con buona probabilità la risposta è no.

Io alla fine della bottiglia avrò voglia di berne un’altra, lui sarà sbronzo e infelice. Nessun primato sessista, solo una questione di geni.

Questo perché gli enzimi che a livello epatico lavorano per smaltire la tossina dell’etanolo sono polimorfici: possono variare di popolazione in popolazione esistendo più forme dello stesso gene. ADH e ALDH esistono nel corpo in diverse varianti chiamate isoforme (non colpevolizziamo Darwin e l’evoluzione) che differiscono nella loro capacità di catabolizzare l’alcol e l’acetaldeide. In alcune popolazioni, in particolare quelle asiatiche, una delle isoforme di ALDH può mancare in quasi 50% delle persone riducendo la capacità del corpo a smaltire l’acetaldeide. Non solo, gli enzimi ADH, quelli che l’acetaldeide la producono partendo dall’etanolo, lavorano in maniera ancora più efficiente e quindi avremo velocemente acetaldeide e nulla che la metabolizza. In soldoni saremo ubriachi e nauseati con pochissimo alcol. Questa è pure la condizione degli astemi.

Pare non siano astemi invece gli scimpanzè. Al contrario un articolo sulla Royal Society Open Science racconta di una ricerca condotta su un gruppo di scimpanzè in Guinea che sistematicamente rubavano vino da palma prodotto dagli uomini. Non è un aneddoto quindi che l’etanolo sia ingerito e cercato anche da primati non umani come le scimmie e da altri mammiferi. In realtà pare confermato che la mutazione genetica chiave nella metabolizzazione dell’etanolo sia da far risalire ad un antenato comune all’uomo e alle grandi scimmie. Non mi dilungo ma se capita, l’articolo è bello.

A questo punto, se siete arrivati alla fine dello scritto senza aver saltato più della metà delle righe e senza averlo letto almeno tre volte per capire di cosa stiamo parlando, vi ringrazio e concordo se sentite la necessità di bere qualcosa di forte per capire se i vostri enzimi funzionano bene come quelli delle scimmie.

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Angela Mion

Veneta, classe 1981, studi giuridici e azienda di famiglia. La svolta cubista arriva quando ormai maggiorenne incontra il vino: Sommelier, Master Alma-Ais ed altre cose in pentola. “Vin, avec toi on fait le tour du monde sans bouger de la table”. Bucolica e un po' fuori schema con la passione per la penna, il vino, il mondo e la corsa. L’attimo migliore? Quello sospeso fra la sobrietà e l’ebbrezza.

7 Commenti

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Guido

circa 6 mesi fa - Link

ho saltato qualche riga, ma non quelle delle tre bottiglie in due erano buone? ;)

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Lanegano

circa 6 mesi fa - Link

Veneti, sardi e friulani sono un ulteriore salto evolutivo nella capacità genetica di processare l'etanolo.... :)

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Giuseppe Colopi

circa 6 mesi fa - Link

Un bellissimo articolo, complimenti. Nell'ironia non si è trascurato di parlare dell'acetaldeide, che ha una rilevanza tossicologica: è infatti una molecola molto reattiva con proteine e DNA . Bel lavoro. Chapeau

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Olivo

circa 6 mesi fa - Link

In penso che l'attrazione verso la frutta che fermenta sia uno stratagemma delle piante per fare un modo che gli animali puliscano il terreno sotto la pianta, i quali mangiano la frutta portano in giro anche i semi. Se la frutta fementata non avesse questa parlicolare proprietà gli animali probabilmente preferirebbero mangiare la frutta fresca

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 mesi fa - Link

Dunque, alla scimmia garba l'alcole e l'uomo discende dalla scimmia. Ergo, l'uomo apprezza l'alcole. Fin qui siamo sul solido. Ma da chi cavolo discende l'astemio?

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marcow

circa 6 mesi fa - Link

Riporto un commento di Vinogodi del post "A che serve la piramide..." ______ Vinogodi 6 novembre 2020: "…e perchè no con meno alcool ? …il vero elemento nella soluzione che da : tossicodipendenza, danni epatici e renali , danni neuronali, agente mutagenico accertato e acclarato, disfunzioni sessulai in caso di abuso prolungato, euforizzante (in senso di pericolo in caso di guida oppure di lavori pericolosi che richiedono attenzione massima) ecc , ecc , ecc …".(Vinogodi) __ In questo breve commento Vinogodi dice alcune "verità" "scomode" sull'alcol, contenuto "anche" nel vino. __ Vorrei aggiungere alcune mie personali considerazioni anche in relazione agli argomenti che vengono discussi in questo dibattito. 1 Churchill, è risaputo, è stato un grande bevitore e, signori, non ha mai nascosto di essere arrivato spesso alla sbronza. È stato anche un grande fumatore. Era obeso. Eppure è scomparso a 90 anni. Insomma, conferma la tesi del post che ci sono differenze rilevanti tra gli esseri umani in relazione all'assunzione di alcol. Differenze genetiche. 2 Molti vorrebbero essere come Churchill. Putroppo non è così e l'alcol è una sostanza molto pericolosa per la salute. Come evidenzia il commento di Vinogodi. 3 Ma, signori, è l'alcol la sostanza più importante del vino. Senza alcol il vino sarebbe una ciofeca. Senza alcol molto del piacere che il vino regala agli uomini da sempre non ci sarebbe. Eppure l'alcol viene, colpevolmente, snobbato dal discorso sul vino. Forse per questi 2 motivi: a) Proprio per nascondere le "scomode" "verità" evidenziate da Vinogodi. b) Per supportare un metodo di degustazione che disprezza la componente alcolica nella degustazione. __ E ora una provocazione. Se l'alcol, secondo l'OMS, causa più morti all'anno del tabacco perché i prodotti che contengono alcol non contengono in etichetta le stesse avvertenze che si trovano su un pacchetto di sigarette?

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Enocidio

circa 6 mesi fa - Link

Interessanti gli spunti di marcow a cui aggiungo i miei du' cent alla causa. 1) la genetica è importante ma è solo una dei tre fattori che indagano gli effetti di una sostanza sull' individuo, infatti la genetica e la condizione fisica di una persona (set individuale) andrebbero correlate ovviamente alla sostanza assunta (drug, alcool e tabacco in questo caso) ed anche all' ambiente sociale dell'individuo in questione (il setting ambientale appunto). Personalmente preferisco questo approccio perché non riduce "ad hominem" il discorso sugli effetti di una sostanza sull individuo e conseguentemente sulla società che egli contribuisce a comporre. Sulla provocazione riguardo alle avvertenze in etichetta, non entro nel merito per dire se siano lecite o meno, a mio parere sui prodotti alcolici non sono ancora presenti per un motivo in se veramente antropologico. Se prendo in considerazione la storia della umanità e metto a confronto alcool e fumo posso notare che il primo ha nettamente caratteristiche ataviche mentre la seconda (sempre in rapporto alla storia della civiltà) viene consumata in tempi relativamente recenti, pertanto non gode forse (forse) della stessa familiarità storica. Uno spunto : ogni domenica in chiesa il corpo di cristo si trasmuta in pane e vino, e non in tabacco o cannabis etc

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