Addio ad Andrea Franchetti

Addio ad Andrea Franchetti

di Redazione

Andrea Franchetti lascia questa terra a 72 anni, lasciando stupiti ed affranti molti appassionati , dopo una malattia non dichiarata apertamente, e mai come per quest’uomo questo passaggio appare strano, anche se passaggio naturale della vita: fa parte di quegli uomini che sembra non abbiano tempi normali, non c’è più lui fisicamente ma la sua opera rimarrà per sempre e ogni produttore di vino vorrà tener conto di quanto il suo approccio al comparto enologico sia stato innovativo e visionario, ovviamente in senso positivo.

Il suo interesse per il vino è stato diverso da quello che accade per tradizioni familiare o passione, un orientamento maggiormente culturale, profondo, teso a capire l’essenza del risultato finale, a partire da un elemento che lo aveva incuriosito e fatto pensare: per quale motivo in Francia si riuscisse a spuntare prezzi dei vini non raggiungibili dai prodotti italiani, e non certo per questioni riguardanti la qualità, che cresceva in maniera esponenziale in quegli anni, senza che riuscisse ad essere riconosciuta. Diventare produttore non è stato un gesto immediato, ha viaggiato per il mondo anche in maniera rocambolesca, ha affrontato vari settori del comparto vinicolo: rappresentante, ristoratore, importatore per poi convincersi che era giunto il momento di passare all’azione.

Gli Stati Uniti non li ha vissuti da visitatore, avendo la madre americana, potendo così entrare in maniera più profonda nella mentalità yankee; ha così cercato di trovare il modo di far emergere il vino italiano: ha capito che doveva rovesciare il tavolo e cambiare tutto, osando come nessuno aveva avuto il coraggio di fare. Perché mai, altrimenti, scegliere un territorio come la Val d’Orcia per iniziare, vergine per la produzione di qualità, e iniziare a trasformare il terreno, impiantare vigne ad alta densità con soli vitigni bordolesi, ed impiegare ben sei anni prima di far uscire la prima annata? Accusato spesso di avere un approccio snobistico con il settore forse anche per i prezzi di uscita delle bottiglie, era in realtà una persona che non si curava di tali aspetti per andare oltre.

Il suo innamoramento per l’Etna è stato immediato, e soprattutto non cerca di applicare la stessa ricetta sperimentata in Toscana, ma sviluppa l’idea di Contrada, ovvero valorizzare le singole particelle presenti sull’Etna per la loro unicità. Prima Bordeaux e poi Borgogna ad ispirarlo, verrebbe da pensare, sicuramente la capacità di mettersi in discussione sempre, andando a sperimentare dove nessuno ci aveva ancora provato, come quando decide di piantare lo chardonnay a mille metri di altezza. Curioso instancabile, non ha mai smesso di assaggiare vini di tutto il mondo, desideroso di capire cosa succedeva in altri territori, per tenersi aggiornato ed imparare. Per non farsi prendere dal panico affidava a esperti del settore tutte le varie fasi di vinificazione e rifletteva sempre sul da farsi amando il confronto ed il dialogo.
Se non fosse una parola che oggi assume significati diversi, lo si potrebbe definire come uno dei grandi intellettuali della materia enologica, capace di far riflettere sul da farsi prima degli altri, anticipando le mode e le tendenze: il destino di chi , guardando oltre, a volte non viene capito.

Che la terra ti sia lieve.

1 Commento

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Omikelet

circa 1 mese fa - Link

Solo passato diversi giorni e non è arrivato nessun commento sotto questo articolo dedicato ad Andrea Franchetti. Mi dispiaceva e allora ho scritto io. Non lo conosco per i vini toscani, lo ho apprezzato moltissimo per i vini siciliani. Uno degli artefici delle moderne fortune vinicole dell’ Etna, un territorio che credo darà ancora molte sorprese. Il suo Passorosso è uno dei migliori rossi italiano per rapporto qualità/prezzo, le singole parcelle tutte ottime.

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