Addii eccellenti, il Löwengang 2018 esce come IGT

Addii eccellenti, il Löwengang 2018 esce come IGT

di Jacopo Cossater

La presentazione virtuale del Löwengang 2018 e del primo Lagrein Rosé di casa Lageder si apre con un un annuncio di carattere ambientale, legato alle nuove bottiglie usate in cantina: «siamo passati da 650 a 450 grammi – dice Clemens Lageder – con una bottiglia disegnata in base alle nostre esigenze che si chiama Summa, come la piccola manifestazione che organizziamo ogni anno. Una scelta che va verso le esigenze di un mercato sempre più attento anche a questi aspetti e che conti alla mano ci farà risparmiare 87 tonnellate di vetro all’anno». Tante? Sembrerebbe di sì.

L’attenzione del sottoscritto è però più attratta da un altro aspetto, magari non così centrale nel racconto di un vino ma sicuramente interessante rispetto alle dinamiche territoriali nelle quali questo si inserisce. Il Löwengang 2018, uno dei più rappresentativi Chardonnay altoatesini, è uscito quest’anno come IGT e non come da tradizione come DOC. «Si tratta di una scelta che abbiamo fatto a monte, per dare un segnale. La nostra non vuole essere una critica nei confronti del sistema della DOC ma uno spunto per avviare una riflessione su di essa. Alcune regole della DOC vanno ripensate alla luce della sensibilità di oggi: penso per esempio ai colori dei vini, come da indicazione dei disciplinari devono essere sempre perfettamente limpidi, e questo è un invito a usare (e magari abusare) della filtrazione in fase di imbottigliamento, pratica che può anche snaturare un vino. Oppure è possibile produrre un Pinot Grigio da 15 gradi ma non da 11, per non parlare del fatto che un tempo questo era vino ramato, mentre oggi è sempre chiarissimo. Beh, il senso secondo me dovrebbe essere quello di aprirsi a vini anche diversi rispetto a quelli a cui si è abituati, far sì che quindi le DOC riescano in un certo modo ad evolversi nel tempo».

Una posizione particolarmente interessante anche alla luce del ruolo di Clemens come neoconsigliere all’interno del CDA del Consorzio Vino Alto Adige (non è casuale: diversi vini di Lageder continuano e continueranno a uscire come DOC). Se infatti negli ultimi anni abbiamo assistito a più e più casi di produttori che hanno rinunciato alla DOC dopo lunghi e spesso estenuanti confronti con le commissioni di assaggio che ripetutamente facevano rivedibili i loro vini qui la situazione è molto diversa: un produttore ha deciso in via preventiva di declassare il proprio vino per mandare un segnale e per avviare, se possibile, un percorso di riflessione intorno al disciplinare di produzione, per di più rimanendo all’interno della “stanza dei bottoni”.

È sufficiente? Basterà? Cambierà qualcosa in Alto Adige? Di sicuro quello sui disciplinari è tema sempre più caldo un po’ in tutta la Penisola, con segnali che continuano ad arrivare da territori anche molto diversi tra loro che hanno come comune denominatore la necessità di una riflessione sulla loro stesura e sul funzionamento legato alla certificazione stessa, soprattutto in fase di assaggio.

Quasi dimenticavo, a proposito di assaggio: ecco quello che mi sono segnato:

Alois Lageder, Löwengang 2018. Chiaro e limpido, vivido. Apre su note piacevolmente agrumate ma bastano pochi minuti, che il vino si scaldi un po’, per accorgersi di un sottofondo affumicato, piacevolmente tostato, di sicura piacevolezza. È ricco e al tempo stesso teso, vibrante, caratterizzato da un’acidità a tratti solare e da una certa avvolgenza anche grazie a un grado alcolico che supera con agilità i 13,5 gradi. Chiude su un ricordo minerale di frutta a polpa gialla. 91

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

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