A Enzo Vizzari non piacciono i vini bio. Ah, se sapesse…

di Antonio Tomacelli

La lista de”I cento vini migliori del mondo”, compilata da Enzo Vizzari e pubblicata su L’espresso di questa settimana, fa già bella mostra di sé sui muri della mia stanzetta. Per i curiosi: ha scalzato il poster di Suckling che benedice il Brunellot dall’alto dei cieli. Il mio “guru della settimana” è lui, il Vizzari Nazionale che, nonostante la dura dichiarazione contro i vini bioqualcosa, ne ha piazzati senza saperlo una decina su ventisei (I Miti). Chi glielo dice adesso a Vizzari che la sua adorata Madame Leroy è una fanatica della viticoltura biodinamica? Io me ne guardo bene e intanto metto qui la lista dei produttori biodinami e biologici, non si sa mai.

Domaine Leflaive
Madame Leroy
Dugat Py
Armand Rousseau
Dujac
Claude Dugat
Château de Beaucastel
Chateaux Margaux (…sans qu’il soit pratiquement nécessaire d’intervenir ou seulement de manière Biologique)
Coche Dury
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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

41 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Tutti francesi?

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Forse sbaglio, ma credo che Vissani, con la sua esternazione, volesse riferirsi solo ai vini prodotti in Italia. Il percorso di questi grandissimi produttori d'oltralpe è per la maggior parte un cammino di graduale e meditata "conversione" al Bio. Tante riviste specializzate hanno dedicato spazio a questi personaggi e sinceramente dubito che il grande chef ignori del tutto la questione. Personalmente, dopo anni di entusiastiche bevute di "naturali" italiani, mi sono recentemente ricreduto. Come Vissani mi sono imbattuto in non pochi biofurbi (dell'ultima o penultima ora) molto più attenti al prezzo che alla qualità.

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Chiedo scusa per aver confuso Vizzari con Vissani, ma la sostanza del commento rimane anzi viene rafforzata. Figuratevi se Vizzari non conosce la storia di Madame Laflaive....

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

È proprio questo atteggiamento esterofilo e generalizzante che mi manda in bestia, permettimi. Stai forse dicendo che in Italia, una delle prime nazioni per numero di aziende biologiche, siamo solo capaci di imbrogli e taroccamenti? Davvero solo i francesi fanno il biovero? O vi fa male ammettere che il biodinamico e il biologico sono i sistemi più usati per i migliori vini del mondo? Io di professione sono grafico e ho disegnato la prima etichetta di un vino Bio nel 1993, quasi vent'anni fa! Hai una pallida idea di cosa significhi esportare il vino bio in America, dove la dogana ha funzioni protezionistiche del mercato? Basta una "traccia" di anticrittogamici e i tuoi bancali restano a marcire nei dock, altro che taroccamenti.

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Perchè questa impennata Antonio. E' evidente che non intendevo dire che i bio italiani sono tutti taroccati ed invece i francesi tutti straordinari. E' chiaro che furbetti ci sono anche nei Bio francesi ed in tutto il mondo. Ma qui parliamo di produttori hors compétition che hanno fatto la storia del Vino. Nel merito credo di averci azzeccato perchè, più sotto, Vizzari ti corregge. Adesso leggo l'articolo del dott. Vizzari.

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Per carità, Rampavia, ma sei se vai sul sito di Chateau Margaux leggerai che non è da tanto che si sono convertiti al biologico. Avranno pure fatto la storia del vino, ma di gente che salta sul carro del vincitore è pieno il mondo. P.s.: Vizzari non corregge, aggiunge... :-)

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Assolutamente d'accodo sul fatto che in tutto il mondo il salto sul carro del vincitore è uno sport assai praticato. Quello che voglio dire è che i grandi produttori (non solo francesi ma, sino ad ora, soprattutto, francesi) "arrivano" al Bio perchè credono di fare il vino migliore (più terroir, per esempio). Molti, di questi grandi, hanno percorso una strada anche lunga prima di convertirsi. Riguardo al P.S. noto una permalosità che non ti contraddistingue e che di solito non alberga in questo sito. Torno a leggere l'articolo di Vizzari.

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

m'è scappato :-)

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Enzo Vizzari

circa 11 anni fa - Link

...signor Tomacelli, nella sua lista ha dimenticato Pierre Morey e Deiss...

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Non li ho dimenticati. I due non fanno parte della sezione "I miti" e io letto solo quelli. Poi ho avuto di meglio da fare (si scherza, eh!, dott.Vizzari)

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Luca

circa 11 anni fa - Link

Sig.Vizzari, le chiedo una precisazione. Come mai nel testo c'è scritto che avrebbe indicato solo un etichetta per produttore poi di Haut Brion ne cita addirittura tre (due bianchi e il grand vin)?

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Luca

circa 11 anni fa - Link

Mi perdoni, ho sbagliato. Ne cita due di Laville Haut Brion.

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Enzo Vizzari

circa 11 anni fa - Link

Ha ragione, ma credo di avere ragione anch'io, perchè Laville è a tutti gli effetti un'azienda a sè (e, tra l'altro, con le bottiglie del 2009 "Laville" scomparirà dall'etichetta per lasciare il posto a "Mission Haut-Brion"), mentre per il bianco di Haut-Brion ho fatto un'eccezione per la sua assoluta anomalia, positiva, fra i Bordeaux bianchi secchi.

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Lido Vannucchi

circa 11 anni fa - Link

Enzo Sig. Enzo Vizzari ma i vini non si distinguono: fra buoni e cattivi, o meglio quelli che piacciono e quelli che non piacciono, non credo che quelli con terreni diserbati, con il sistemico con la gomma arabica con acidificazioni, tannini aggiunti ecc ecc. siano buoni e quelli che non hanno o ne hanno meno di queste cose siano cattivi, o su via il vino si beve si degusta e ci si esprime non chiediamogli l'esame del sangue, abbiamo la cultura per decifrarlo facciamolo,non vorrei che si scambiasse parecchi vini che si assomigliano per ossidazioni o similari, che per se stesso tanti vogliono scimmiottare Gravner e compagnia, ma questi sono semplicemente vini poco buoni o fallati, ma al cospetto ce ne sono di magnifici. W i vini buoni bio o non bio meglio se possibilmente più naturali

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Enzo Vizzari

circa 11 anni fa - Link

Non so se ho capito bene, ma sono d'accordo con l'ultima frase.

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Ho finalmente letto l'articolo del dott. Vizzari. Per onor del vero mi pare che tra i vini Bio debba essere incluso anche il DRC (incluso nei miti con il Romanée Conti) ma nè Antonio nè Enzo Vizzaari, nel suo primo intervento, lo fanno. E' una dimenticanza o c'è qualche ragione particolare?

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giovanni

circa 11 anni fa - Link

Buongiorno, premetto che, per preparazione e conoscenza, il Dott. Vizzari per il sottoscritto è un patrimonio nazionale da preservare e valorizzare così come allo stesso modo considero importanti per il futuro del mondo vinicolo nostrano i viticoltori che scelgono vie di coltivazione e produzione in sintonia con la natura. Ho anche molto apprezzato il fatto che si sia messo sul tavolo una tematica che, se affrontata adeguatamente, possa rappresentare la reale chiave di lettura della questione vini naturali. Il mercato è inflazionato da vini di difficile interpretazione, particolarmente bianchi prodotti con lunghe macerazioni sulle bucce (che ritengo fattore omologante ne più ne meno che lieviti industriali etc...) e spumanti a rifermentazione naturale; per quel che riguarda la stragrande parte di questi vini sono d’accordo con il Dott. Vizzari, sono di poco interesse. il problema però qui si sposta più sulla comunicazione e non intendo redazionali, articoli, interviste, blogs etc.. ma di quello che comunica il vino quando è nel bicchiere. Chi lavora male è destinato a fallire (vogliamo parlare di tutte le cantine e di tutti i vini spuntati come funghi durante gli anni novanta, periodo in cui sembrava che fare vino buono fosse diventato molto facile grazie alla tecnologia ed alla chimica ed ora spariti? No? Meglio). Il vino naturale viene a torto identificato con quei prodotti non convenzionali dal punto di vista organolettico che purtroppo però non ne rappresentano la vera essenza. Seguendo esempi nazionali che per qualche motivo sono di successo (pochi) un viticoltore che oggi si trova a voler convertire la propria azienda al naturale sceglie come punti di riferimento vini di dubbie qualità e (a parte qualche rarissimo caso) di scarsa longevità. Come il viticoltore anche il fruitore finale è erroneamente portato a pensare che quello sia il modello di vino naturale. Il modello da seguire e la comunicazione che il risultato del percorso appalesa nei bicchieri sono la via per far si che, come in Francia, i grandi vini naturali si affermino in virtù di una effettiva superiore qualità (va detto che esistono anche in Francia prodotti naturali di scarso interesse). Se tutti siamo d’accordo, per esempio, che Leflaive vinifica tra i migliori vini bianchi del mondo ciò significa che non esiste un partito dei vini naturali ed uno dei vini “convenzionali”. La contrapposizione che avverto tra i supposti schieramenti è insensata e dettata da modelli che non andrebbero considerati dai bevitori accorti e tantomeno, soprattutto direi, dai produttori. Personalmente mi piace bere grandi vini e preferisco, quindi scelgo, vini di produttori che hanno scelto una via “pulita”, molti dei quali sono nella top 100 del Dott. Vizzari e credo che quei grandi vini rappresentino l’esempio che i viticoltori nostrani dovrebbero seguire. Una breve nota al post di rampaviva, DRC ha iniziato il percorso di conversione al biologico all’inizio degli anni ottanta e lo ha terminato nel 1986, oggi conduce i propri vigneti utilizzando metodi biodinamici con particolare riferimento alla possibilità di usare delle piante per prevenire situazioni che nel biologico si combattono con il rame riducendo in questo modo (non eliminando) l’utilizzo dello stesso. Biologico e biodinamico sono metodi molto diversi di concepire l’agricoltura. Chiudo con una considerazione sulla definizione “vini naturali” è evidente che manchi una regolamentazione per poterli definire tali, io la uso perché comunque è sufficientemente descrittiva a chi frequenta il mondo del vino e, aggiungo, a chi affronta la questione senza fare polemico ed accetta il confronto in modo costruttivo. Grazie per l’ospitalità.

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Mi piacerebbe avere una risposta al quesito sopra posto, se non è chieder troppo.

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antonio tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Non trovando subito il sito (mi piacciono le informazioni precise), ho preferito non citarlo. Tra l'altro, più sopra, il lettore Giovanni dice che DRC è ormai in biodinamico, mentre una delle poche fonti che ho (solito wiki) è fermo alla conduzione con metodo biologico. Questo non fa che aggravare la posizione del dott. Vizzari :-)

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Ringrazio Antonio per la risposta e chiedo scusa a Giovanni per non aver letto il suo intervento prima di sollecitare Tomacelli e Vizzari.

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giovanni

circa 11 anni fa - Link

Gentile Sig. Tomacelli, le potrebbe tornar utile leggere l'intervista rilasciata da Aubert de Villaine su Wine Spectator di Maggio 2010. Grazie Ancora

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Non vorrei essere tacciato di eccessiva pignoleria ma si tratta di Decanter, Aprile 2010 pag. 32-38, un' intervista che consiglierei di leggere a tutti gli amanti dei vini natural-bio-dinamici.

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Sorry Giovanni. Sono stato precipitoso confondendo W.S. e Decanter. Evidentemente l'intervista è stata rilasciata ad entrambe le riviste.

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giovanni

circa 11 anni fa - Link

Gentile Rampavia, non escludo che Aubert de Villaine abbia rilasciato un'intervista a Decanter; io ho solo riportato una informazione che già avevo e che ho comunque letto su WS di Maggio 2010 Grazie

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Enzo Vizzari

circa 11 anni fa - Link

Signor Rampavia lei ha ragione, ma non sono io ad aver stilato l'elenco dei biodinamici presenti nella mia lista...ho solo risposto al Professor Tomacelli citando a caso due fra i cento che sono notoriamente "bio-seri". Senza aver bisogno di consultare i siti: basta conoscere - de visu e "de bucca" e non per sentito dire - produttori, aziende, vigneti, e vini.

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Gentilissimo dott. Vizzari, grazie per la risposta. Tenga presente che non tutti però hanno il grande privilegio di poter conoscere personalmente personaggi come de Villaine o essere ricevuti negli Chateaux, nei Domaines o nelle Cantine che contano. Idem per quanto concerne la fortuna di poter assaggiare tanti dei vini da lei citati. A questi meschinelli, per elevarsi, non resta che tenersi informati attraverso le riviste specializzate, navigare in rete, comprare qualche buona guida e, perchè no, leggere articoli come quello da lei pubblicato sull'Espresso.

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antonio tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Rampavia, mettici una faccina sorridente, almeno, sennò i meschinelli non capiscono che stai scherzando.

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antonio tomacelli

circa 11 anni fa - Link

E allora dott. Vizzari, visto che lei conosce tutti questi produttori biodinamici personalmente, perchè pronunciare una frase inutilmente snob? A questo punto delle due una: o lei non sapeva che quegli undici fossero bioqualcosa, oppure lo sapeva e ha detto deliberatamente una...cavolata, và.

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Antonio Scuteri

circa 11 anni fa - Link

Non mi sembra che Vizzari si sia pronunciato contro i grandi produttori che sono anche bio. Si è pronunciato contro la bio-moda. Il che non mi sembra una cavolata. In ogni caso è un'opinione, che ha la stessa legittimità, credo, di chi dice "bio è bello a priori". L'ipotesi poi che Vizzari, che ha una delle più importanti cantine private italiane e dà del tu a molti dei produttori citati, non sapesse che Drc o Leroy fanno parte della schiera (lo so persino io, è l'ABC) mi sembra, questa sì, una cavolata. Spero perciò che tale ipotesi, avanzata in questo bizzarro post, fosse solo un artificio retorico per evedenziare una eventuale contraddizione, e non un credere di aver effettivamente colto in fallo il "guru". In tal caso oltre che una cavolata sarebbe sintomo di una presunzione oltre ogni limite Spero infine che l'aver espresso questa mia opinione pro-Vizzari non mi costi l'epito di "cameriere" :-D

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Mi sono svegliato con questo dubbio: come mai il dott. Vizzari nel replicare ad Antonio Tomacelli cita due grandi della viticultura Bio ma dimentica quello che per molti è il più grande? Ripensandoci la sua risposta non mi convince del tutto. Probabilmente per lui quello che conta è il risultato e il metodo di produzione viene in secondo piano. Non che la cosa sia da biasimare, anzi. Però andrebbe detto.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

che conti il risultato finale è, a dir poco, lapalissiano per la quasi totalità dei fruitori di vino (indipendentemente dalla loro "cultura" in materia). Se oggi i vini naturali in genere cominciano a conquistare fette di mercato è perchè il risultato finale morbidone, fruttolone, bigbabolone (per i rossi, ad esempio) comincia a stancare, si vuole un gusto diverso quindi ci si indirizza, con piccole sfumature, verso volatili accentuate, un frutto rosso più fresco e richiami di lieviti inesausti. I produttori che risiedono nell' "OLIMPO" enologico continueranno sempre a fare i loro vini con una precisa identità, gli altri, per conquistare mercato, dovranno accontentare i fruitori, dando loro quello che si aspettano. In tutta franchezza (sottoscrivendo le parole di Giovanni) mi capita di rado un vio natur-bio-vero-etc. bianco che non abbia nei suoi precursori aromatici note quasi ossidate, richiami di humus, crosta di pane et similia. Mi sembra un brutto deja-vu, "sub altera speciem", degli chardonnay baricconi che fino a qualche tempo fa appestavano da nord a sud l'Italia (e ancora appestano...)

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Enzo Vizzari

circa 11 anni fa - Link

Si', Tomacelli, si'. Contento?

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Gabriele

circa 11 anni fa - Link

Mi sembra che ultimamente sia di moda contrapporsi nel mondo del vino, quelli del biologico, del biodinamico, delle barrique, della botte grande, dei bianchi solo in acciaio, dei monovitigno, degli champagne solo millesimati. Io l'unica distintizione che faccio è che siano buoni è abbiano un prezzo sensato, e devo dire che la lista dei "miti" mi sembra un bell'esercizio che non interessa l'80% delle persone che lavorano onestamente, visto che la somma dei loro prezzi probabilmente supera la loro retrubuzione annuale. Prezzi sinceramente che non hanno alcuna giustificazione, nè le rese bassissime, nè la storia, gli aratri a cavallo, la selezione degli acini. Francamente, pur essendo il vino una cosa importante nella mia vita, credo che vivrò enoicamente sereno anche se non assaggerò tutti questi miti nel corso della mia esistenza.

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ALAN

circa 11 anni fa - Link

Condivido pienamente.

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Carlo Merolli

circa 11 anni fa - Link

La (una) risposta potrebbe essere questa: finché il vino, nell'EU classificato come "alimento", non reca in retroetichetta tuti gli ingredienti, resteremo sempre al palo di partenza. Pensate a qualsiasi altro alimento che trovate al supermercato che non avesse una dichiarazione in etichetta: subito fuori legge. Ma appunto la legge EU non permette - chissåa perché, chissá perché - la completa dichiarazione degli ingredienti. Allora se io fossi un produttore comincerei a dichiarare quello che nel vino NON c'é: lieviti aggiunti, acido acsorbico, gomma arabica etc etc. Cosi´si metterebbero in risalto, da soli, i vini che poi chiamateli come vi pare: naturali, veri etc etc. Se poi alla domanda "preferisci un vino con resti di solfati, pesticidi, esaltatori di gusto o un vino senza pesticidi ed altri additivi, uno risponde: preferisco il vino convenzionale con tutto quello che l'industria del vino trova conveniente metterci dentro, beh, allora alla salute e che buon pro gli faccia". Vediamola in un altro modo: oggi l'offerta del vino su base mondiale supera di un milione di ettolitri l'anno la domanda. Sará ancora il caso di continuare con vini industriali o magari conviene ripensare un po´ tutto il sistema....? e mettere l'occhio di bue sulle produzioni ecologiche, biologiche, biodinamiche ( i concetti sono differenti: la base di intenzione no).

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Giovanni Iaconis

circa 11 anni fa - Link

... comunque, io avrei scritto " E' la mia scelta: parziale, discutibile, soggettiva per definizione. Comprende tanta Francia, Bourgogne soprattutto, molto piemonte, più rossi che bianchi e poche etichette extraeuropee.(PUNTO) ... già di se un articolo cosi non andava scritto su l'espresso. E' un'informazione su vini famosi che non interessa nessuno, perchè sono tutti vini che bene o male tanti già conoscono e la maggior parte (95%) dei lettori non assaggerà mai. Uno come Vizzari, dovrebbe cercare di fare conoscere vini eccellenti a prezzi giusti. Piccole realta della Borgogna, del Bordolese, dello Champagne, dell'Italia stessa ecc., di produttori che non troverai mai in una fiera come il Vinitaly, al Vinexpo ecc. e in nessuna rivista. Il Sig. Vizzari si è dimostrato poco professionale !! ... perchè uno come lui, con arroganza e ignoranza, offende tanti produttori seri di vino biologico !! (mi scuso per qualche errore, ma la mia lingua madre è tedesco)

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NADIA

circa 11 anni fa - Link

Caro Vizzari, noi siamo produttori di vini ottenuti da agricoltura biologica da 20 anni, purtroppo a causa dell'ignoranza di molti giornalisti (ignoranza nell'accezione del termine) che sparlano di tali vini senza conoscerli, siamo costretti a vendere in Italia il nostro vino senza richiarare in etichetta che trattasi di bio, dichiarandolo quindi convenzionale. Il nostro pinot grigio spumantizzato rosè che trovasi nella lista dei vini della più importante enoteca di LONDRA ( la BIBENDUM della MICHELIN ) sotto la voce degli champagne porta l'etichetta bio, perchè benchè l'Italia sia tra i maggiori produttori di bio, è stranamente all'estero che tali vini vengono apprezzati. Questa è la ragione per cui in nostro prodotto viene venduto all'estero per il 90% della produzione. Non a caso i riconoscimenti li raccogliamo nelle maggiori fiere internazionali, l'ultimo non a caso in Francia.....e pensi che siamo produttori di prosecco e pinot grigio spumantizzato rosé! Siamo a Sua disposizione qualora volesse assaggiare i nostri prodotti senza pregiudizi...... Cari saluti Nadia

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Nadia, lei ha centrato perfettamente il problema! Sono proprio pregiudizi. Quasi che in Italia la parola "biologico" venga associata a qualcosa che manda odori che abbiamo cancellato con i profumi sintetici ma tanto chic, come la "fossa biologica" oppure il concime naturale e cioe' lo stallatico, guardando quasi con ribrezzo un'agricoltura dalle mani sporche (ma di buona terra) e pensando magari a stalle o a cantine prive delle necessarie sterilizzazioni igieniche, insomma un'idea diffusa di un mondo considerato retro', villano, burino. Nonostante che De Andre' ci abbia cantato che "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior". E allora finche' non c'e' una cultura diffusa di rispetto per questo settore sempre piu' importante per un'alimentazione salubre sarebbe preferibile, per vendere e per vendere al giusto prezzo, fare le belle confezioni come vuole la massa ignorante, quella che compra il prodotto perche' la scatola si presenta piu' bella e non perche' dentro c'e' qualcosa di piu' buono, la mela perfetta e la banana perfetta con il bollino, il cetriolo avvolto nella plastica, eccetera.

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mario cattaneo

circa 11 anni fa - Link

Per puntualizzare,io bevo regolarmente Bourgogne di madame Leroy e anche sulla etichetta c'è scritto ben in evidenza Contiene sulfiti...........

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nadia

circa 10 anni fa - Link

Caro Enzo, anocora una volta il nostro Pinot grigio spumantizzato rose' ha vinto la medaglia d'oro al Millesimè bio in Francia. Mi fa piacere ricordarlo, tenuto conto che la manifestazione si svolge in Francia, dove, come Lei ben sa, non siamo molto amati. La saluto con affetto, come si fa con un vecchio amico......

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