A che serve la piramide del vino spiegata da Tinto?

A che serve la piramide del vino spiegata da Tinto?

di Andrea Gori

Online da oggi la prima delle sei puntate dedicate alla scoperta delle DOC italiane finanziata da FederDoc e Mipaf con Tinto novello Roger Rabbit (cit.) che si aggira tra piramidi e schemi per spiegare al grande pubblico lo spesso oscuro sistema di denominazioni italiane.

Di certo una comunicazione istituzionale sul vino e che aiuti le persone a leggere una etichetta è sacrosanta e benvenuta ma ci domandiamo lo stesso se il video raggiunga lo scopo.

Nicola “Tinto” Prudente è come sempre misurato e preciso e riesce a non far annoiare anche se la durata del video non è proprio compatibile con la TikTok generation. Inoltre la “presenza social” di Federdoc per ora si limita a 15k followers su Facebook e 767 su Instagram mentre il profilo di Tinto (che ne conterebbe 30k) per ora non è utilizzato.

Quindi qualche domanda resta sulla lodevole iniziativa: chi sono i destinatari di questo spot? Davvero i mezzi di diffusione scelti servono allo scopo? Nel video si parla di acquisto del vino e si fa vedere un carrello del supermercato: davvero DOC e DOCG hanno come luogo di vendita preferito la GDO?

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

13 Commenti

avatar

Alessandro

circa 5 mesi fa - Link

"i vini DOCG devono avere la fascetta...." Video imbarazzante fatto da un personaggio di pari livello

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 5 mesi fa - Link

Beh in estrema sintesi l'unica vera differenza che vale sempre è quella, ovvero l'obbligo della fascetta.

Rispondi
avatar

Moreno

circa 5 mesi fa - Link

Per legge tutti i vini d.o.c.g devono avere la fascetta.

Rispondi
avatar

Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

A quando un parametro di sostenibilità (reale e non farlocca e magari anche di minore solfitazione....) per le DOC e DOCG ?!?

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 5 mesi fa - Link

...e perchè no con meno alcool ? ...il vero elemento nella soluzione che da : tossicodipendenza, danni epatici e renali , danni neuronali, agente mutagenico accertato e acclarato, disfunzioni sessulai in caso di abuso prolungato, euforizzante (in senso di pericolo in caso di guida oppure di lavori pericolosi che richiedono attenzione massima) ecc , ecc , ecc ... ma suvvia , ancora qui a parlare di ppm di solfiti nel vino? ...ma finiamola con questo mantra...

Rispondi
avatar

Paolo

circa 5 mesi fa - Link

Direttamente dal Mabeth: " il bere si sa, causa tre cose [...]: naso rosso, gran voglia di dormire e pisciarella. La lussuria la provoca e la sprovoca; perché ne provoca, bensì, la voglia, ma ne impedisce poi l'esecuzione." Vuoi mettere con Tinto?

Rispondi
avatar

Damiano

circa 5 mesi fa - Link

A_ nel 2020 qualcuno è ancora desideroso di finanziare 'sta roba ? B_ le docg premiano i risultati commerciali ? Ergo: ho perduto 4min della mia vita in cui avrei potuto degustare acqua del cesso

Rispondi
avatar

Giacomo

circa 5 mesi fa - Link

Le docg premiano la qualità commerciale? Citofonare Angelo.

Rispondi
avatar

Giammy

circa 5 mesi fa - Link

Quasi piu' antipatico ed insulso di quelli che presentano le ricette di Giallo Zafferano

Rispondi
avatar

Stefano

circa 5 mesi fa - Link

Oggi lo faccio vedere ai miei bimbi di 7 e 9 anni, poi vi dico. Non vorrei però che poi volessero assaggiare!

Rispondi
avatar

Fra

circa 5 mesi fa - Link

Video adatto ai neofiti del vino, chi ne sa qualcosa in più lo trova Inutile.. E'basic..

Rispondi
avatar

Giacomo

circa 5 mesi fa - Link

La precisazione fascetta/docg non è poi così scontata; anni fa, nel triangolo Barbaresco Treiso Neive, prima che arrivasse l’Uomo Bianco, vi erano due aziende vinicole dotate di ampio parcheggio, atto ad accogliere i pulmann delle pentole. Quegli sventurati pensionati lombardoveneti uscivano dalle cantine con la loro bella bottiglia di prodotto locale, con etichetta ma… senza fascetta. Sappiamo bene come è finita: in zona scoprirono il petrolio, e cambiò il mercato. Sempre pentole in fin dei conti, ma con dinamiche più raffinate. Una di quelle aziende esiste ancora, i figli enologici hanno fracassato le damigiane ed ora commercializzano il loro prodotto di onesta mediocrità con tutti i crismi di fascettame. Dell’altra non ho più notizie; erano molto simpatici, qualità decisamente rara in zona. Mi auguro siano ancora commercialmente vivi e lottino insieme a noi.

Rispondi
avatar

Rolando

circa 5 mesi fa - Link

Qualcosa di diverso nel panorama ingessato della comunicazione vinicola ci voleva. Una grafica forse un po' troppo per adolescenti, ma nel complesso non mi è dispiaciuto, 3 minuti sono più che sufficienti (guardare i video di The Wine Show The Grand Voyage, ad esempio). Molto basic, come ha commentato qualcuno, giusto visto il target, che non è certo né il conoscitore né chi va ad acquistare sempre in enoteca. Il video non sembra spinto molto su YouTube, dove dopo 4 gg ha ancora solo 300+ visualizzazioni e 7 iscritti. Forse un lancio sulle stories di Instagram ci stava bene, ma dipende tutto dall'agenzia di media marketing

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.