Tutto il Gin Day 2015 a Milano, critiche (poche) comprese

di Thomas Pennazzi

Anche stavolta Intravino non è mancato al Gin Day Milano. La manifestazione meneghina di anno in anno sta crescendo sempre più in importanza, e si pone come vetrina spiritoso–modaiola sul mondo di questo distillato, da qualche tempo in grande spolvero. Non c’è bar che si rispetti ormai che non abbia sullo scaffale almeno qualche gin di qualità e offra la possibilità ai clienti di scegliere come farsi fare il proprio Martini, o gli altri celebri cocktail con l’acquavite al ginepro.

Tralascio di raccontarvi cos’è il gin, l’ha già fatto l’anno scorso l’ottimo Gianpaolo Giacobbo, se avete la bontà di leggerlo. Ricordo solo per i più distratti le principali varietà del celebre distillato:

London Dry Gin: il gin come l’avete in mente: secco, aromatico, pungente. Ginepro, coriandolo e angelica, con tocchi di limone o arancia amara sono le note predominanti. Può essere appena zuccherato. Il vero gin di Londra dovrebbe essere venduto a 47°, per la migliore resa aromatica.

Old Tom: ottenuto distillando anche cereali maltati e un tempo maturato conservato in botte di legno; è una via di mezzo, leggermente dolce e con poco ginepro, tra il precedente e l’olandese Jenever. Stile demodé oggigiorno, quasi dimenticato.

Jenever: il gin più antico, inventato dagli olandesi; tradizionalmente distillato in parte da cereali maltati, ridistillato con ginepro ed erbe o spezie, in minor quantità però dei suoi figli inglesi. Si distingue in Oude (anche invecchiato in botte) e Jonge jenever, bianco e più secco. Si vende di solito in caratteristiche bottiglie cilindriche di terracotta. La sua patria d’origine è Schiedam.

Plymouth Gin: unico ad essere DOP, lo produce una sola distilleria; è appena più morbido del London Dry, citrico e con buon ginepro in vista, ma con un finale “scuro”. Molto versatile nei mix.

Modern gin: i gin di oggi, dove l’accento si sposta dal ginepro ad altri botanicals floreali, erbacei o agrumati. È un mondo in continua evoluzione: se il ginepro è molto sottotono o il gin vira al dolce, il confine con la vodka aromatizzata si avvicina pericolosamente, ma anche la platea dei consumatori aumenta. Prima di farci un cocktail, assaggiateli schietti: potrebbero non piacervi, oppure farvi innamorare.

Ed ora torniamo all’evento: ambientato questa volta nello Spazio Pelota di via Palermo e non più nell’elegante ma troppo piccola Villa Necchi-Campiglio, è stato come sempre frequentatissimo. Il luogo, nel cuore di Brera, è un autentico campo per il jai alai basco, ma ospita ormai eventi legati alla moda e alla comunicazione.

Il pubblico: prevalenza assoluta del genere maschile, tra i 25 ed i 40, in cui domina il tipo hipster. Il mondo dei mixologisti non offre ancora pari opportunità al gentil sesso. Bartender, giornalisti specializzati, qualche blogger, mixofighetti, gente del commercio ed industria di questo distillato, tutti venuti ad onorare il più raffinato e versatile degli white spirits, all’insegna di Gin is The New Vodka, tra seminari, degustazioni, ‘ world top 50 ’ bar in trasferta a Milano, ed incontri con le aziende e i maestri distillatori.

Il claim tuttavia è infelice, perché il gin è sempre stato un gradino sopra il neutro fratello slavo e non è certo una novità. Certa invece è la moderna seconda gin craze, che coinvolge distillerie di mezzo mondo, ed un pubblico sempre più attento e selettivo, non di soli sbevazzoni: la tendenza è in costante ascesa, e non accenna a fermarsi. Si stanno aprendo sempre più gin bar e il distillato cresce ogni anno in etichette e variazioni sul tema, appassionando ed emozionando una vasta fascia di bevitori, dal ragazzino al serioso signore brizzolato che vede ampliarsi le possibilità aromatiche del suo eterno Gin Tonic.

Per i baristi, pardon, bartenders poi è stata una pacchia: tutti alle masterclass tenute dai colleghi dei locali più glamour di Londra, venuti a Milano a dar spettacolo con i loro virtuosismi: erano presenti il Savoy con Erik Lorincz, il Connaught con Agostino Perrone, il Nightjar con Marian Beke e l’Artesian Bar con Alex Kratena e Simone Caporale, nonché Antonio Parlapiano del Jerry Thomas di Roma e, last but not least, Dario Comini del milanese Nottingham Forest a chiudere la manifestazione. Un vero parterre de roi della cocktail nightlife!

Cosa mi è piaciuto di più? Sono stato volutamente alla larga dagli arcinoti Hendricks, Monkey 47, Elephant, eccetera, di cui tutto è già stato detto, ma ho messo il naso in qualche gin insolito, scelto degustando qua e là nella grandissima confusione dell’evento: ecco qualche nota presa al volo tra i fumi dell’alcool, con tutta l’approssimazione immaginabile. So che mi perdonerete.

Il neonatoCotswolds Dry Gin
Una distilleria fondata nel 2014 nelle terre che videro Shakespeare bambino; tipico London Dry, molto semplice ma fatto molto bene, per un bicchierino assai piacevole.

Il più pazzoThe Greedy Gin
Anglo-padovano: stratificatissimo, esagerato gin moderno, con numerosi piani aromatici ben distinguibili. Sicuro protagonista nel bere miscelato, ma non provatelo liscio: è troppo in tutto meno che nel ginepro.

Il DOPPlymouth Navy Strength 57,7°
Il gin per i marinai inglesi: troppo alcool spegne le caratteristiche di questo stile unico. Per Martini o Gin Tonic? Preferisco i londinesi con 10 gradi in meno.

Il sofisticatoTanqueray Bloomsbury
Solo 1.000 bottiglie agli italiani per un London Dry in limited edition, fine e nel solco della tradizione. Non mixatelo oltre il Gin Tonic, sarebbe un affronto.

Il birrosoDuke Munich Dry Gin
Il bavarese con il luppolo intorno: aroma sottile e delicato, al gusto quella nota appena amara che fa tanto bionda, ma la stoffa è fiacca. Meglio bere una weißbier. Delusione.

L’alpinoFred Jerbis Gin
Dal Friuli un profilo aromatico originale, bel naso gineprato, al palato tanta genziana ed erbe alpine, per un gin in verde scuro con note profonde quasi da amaro. Digestivo.

All’anticaHammer Old English Gin
Presentato in una bottiglia sciampagnotta verde, un gin tradizionale distillato in pot still, semplice, pulito e appena un po’ dolce. Interessante.

L’isolanoSolo Wild Gin – Pure Sardinia
Dichiara di essere un single botanical gin, cioè di solo ginepro senza altri aromi; fresco e diresti proprio marino, quasi salso. Sarà stata una suggestione?

L’imperdibileSipsmith London Dry
Un classicone, interpretato da una gran mano; per caso l’ho provato per ultimo, ma se fosse stato per primo non avrei più voluto bere nient’altro. Londinese 100%. Cocktail? No grazie, liscio!

Una nota sull’organizzazione: valida, anche se la gente affollava lo spazio; avrebbe fatto comodo però un po’ d’acqua ai tavoli e magari qualche pezzetto di pane, per alleviare la fatica del palato dopo i primi 5-6 assaggi. Il gin puro a stomaco vuoto è francamente indigesto.

La sintesi: nella tipologia London Dry gli inglesi sono imbattibili, se volete un sipping gin. I grandi vecchi nomi offrono certezze, ma qualche acuto si fa sentire anche dai più recenti. Nel gin moderno si trova di tutto, dalle concozioni dai sapori improbabili, pesanti ed oleose, a qualche bottiglia buona, fino ad acquette anonime e slavate: molto dipende dal vostro ideale aromatico, e dall’uso che ne farete, miscelato con tonica, Martini o altro. Rari quelli bevibili in purezza. Frequentare un evento come il Gin Day Milano aiuta a farsi una bella idea del gin del nostro tempo, sempre più sfaccettato. Grazie a chi ci ha lavorato.

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

9 Commenti

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carolaincats

circa 6 anni fa - Link

grazie della scheda da una bevitrice di gin tonic che sono io, e che adoro il gin!

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Thomas Pennazzi

circa 6 anni fa - Link

You are welcome, madam.

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Pensavo di odiare questa specie di dopobarba e invece recentemente, per colpa di un compagno di sbronze, ne ho assaggiato qualcuno che, maledizione, mi ha fatto cambiare idea. Insomma mi piace anche questo torcibudella :-( E se ti dicessi Ungava?

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doxor

circa 6 anni fa - Link

stato anch'io e in effetti è un mondo molto multiverso anche se la libertà che i botanicals possono dare sono un po' estremi..piaciuto molto anche la nouvelle-old-vogue del Portobello e del francese fatto in cognac, molto delicato grande agrumato e poi aromatico. Poi viste sbandate con "liquori al gin" melassosi e con improbabili colori..(anche se in effetti i primi gin probabilmente erano così, dolciastri) poi credo che per l'old tom e il jenever si usino cereali non maltati ovvero che lasciano zuccheri non fermentabili, e quindi residui, senza maltazione non fermenta, e quindi poi distilla, quasi nulla)

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Thomas Pennazzi

circa 6 anni fa - Link

Bevuto troppo gin ?

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Filippo Apostoli

circa 6 anni fa - Link

Old Tom. Non e' certamente fatto con cereal maltati e nemmeno maturato in botte come definizione del genere attuale e nemmeno in passato. In passato Old Tom era il nome generico per il gin. Il gin era dolce per camuffare il distillato sottostante che non era di alta qualita' (almeno fino all'introduzione della Coffey Still nel 1831). Originariamente era servitor in botti, come tutto il gin perche' il vetro era costoso e fragile. L'Old Tom perse di popolarita proprio per l'aumento della qualita' del distillato che permetteva di esaltare I botanicals MA soprattutto perche' MENO miscelabile nei cocktails all'Americana che inizarono a prendere piede nella seconda meta' del 1800 (I primi con ghiaccio e serviti in un bicchiere vs I punches). Aggiungo che London Dry non e' uno stile ma un metodo di distillazione regolato da norme EU. La principale caratteristica e' l'impossibilita' di aggiungere botanicals DOPO la distillazione. Il cetriolo e I petali di rosa aggiunti dopo la distillazione impediscono a Hendrick's di fregiarsi della denominazione. All'interno della categoria London Dry ci sono molti gin moderni ovvero con il ginepro a fare da comprimario e non necessariamente TUTTI hanno il ginepro al centro.

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Thomas Pennazzi

circa 6 anni fa - Link

Prendiamo atto delle sue utili precisazioni; ma visto il Suo puntiglio, ci permettiamo modestamente di sottoporLe un paio di incongruenze nel Suo commento. a) Old Tom. Non e’ certamente fatto con cereal maltati e nemmeno maturato in botte - nemmeno in passato. Poco dopo Lei afferma: Originariamente era servitor in botti, come tutto il gin perche’ il vetro era costoso e fragile. Make up your mind, Sir! b) Non abbiamo parlato di stili di gin, ma di varietà in commercio. Saremo altrettanto puntigliosi, ricordando che il London Dry Gin, a dispetto del nome si può produrre in tutto il mondo, giusto per aggiungere qualcosa di utile. Abbiamo distinto questo tipo di gin da quelli moderni, per il fatto che - per l'appunto - questi ultimi non si fregiano della denominazione London Dry. Lo afferma anche Lei: Il cetriolo e I petali di rosa aggiunti dopo la distillazione impediscono a Hendrick’s di fregiarsi della denominazione. La chiarezza verso i lettori ci obbliga ad altrettanto puntiglio; ma auspichiamo che chi commenta (sempre benvenuto) non induca confusione dove non ce n'è. Grazie.

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Filippo Apostoli

circa 6 anni fa - Link

Prendo atto del suo puntiglio. Ma l'Old Tom non era maturato in botte per scelta ma per necessita'. L'Old Tom quando si e' palesata la bottiglia di vetro e fino alla sua scomparsa, piu' o meno intorno agli anni 30/40 del secolo scorso, non e' mai stato maturato in botte. Ripeto e' uno stile zuccherato e non uno stile maturato in botte. Ancora su London Dry. Lei afferma che London Dry e' tipico dei gin classici e non moderni. E' un metodo di distillazione e non certo una categoria. Ci sono parecchi London Dry moderni a partire da Bombay Sapphire che ha iniziato la cateogria e certamente non ha il ginepro al centro del suo boquet. L'equazione London Dry = gin classic al ginepro e' sbagliata. Hendrick's non mette London Dry perche' sia il cetriolo che il petalo di rosa si perderebbero tra gli altri botanicals in distillazione. Le consiglierei I due libri di Broom, I vari libri della Coates, per la storia il libro della Williams o anche il Solmonson.

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Thomas Pennazzi

circa 6 anni fa - Link

- Sull' Old Tom Gin maturato, si sarebbe detto meglio "conservato", ma tant'è, in botte era. Credo che qualunque bevitore sappia che il gin è uno white spirit, e non è invecchiato come altri. Ora sarà chiaro a tutti. - Sul London Dry Gin si potrebbero scrivere libri, e Lei giustamente li consiglia a chi vuole approfondire. Ciò non toglie che chiunque pensi ad un gin "classico" stia pensando ad un gin tradizionale col ginepro protagonista metodo London Dry (facciamo qualche esempio: Beefeater, Tanqueray Imported? Altri?) e non certo ai gin moderni. Che poi questi esistano, e si chiamino anche London Dry le do piena ragione. Ma disorientano il consumatore. - L'articolo è nato schematico per recensire un evento e non per fare accademia sul Gin; le sintesi sono per loro natura "sintetiche". Grazie delle precisazioni, spero siano utili a chi vorrà farsi una cultura sul Gin.

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