Tappo di sughero vs tappo corona, un caso ancora aperto (Sorì Ginestra 2000 Conterno Fantino edition)

Tappo di sughero vs tappo corona, un caso ancora aperto (Sorì Ginestra 2000 Conterno Fantino edition)

di Alessandro Morichetti

Non faccio in tempo a finire la frase – “tra tappo a vite e sughero preferisco nettamente il tappo a vite, più sicurezza, meno rogne: probabilmente anche sui vini da invecchiare, di certo sugli altri” – che Fabio Fantino (una eccellente guida di Langa, garantito! Perché ha gli occhi aperti, ne sa e beve con gusto) scompare e riappare pochissimo dopo con un doppio passo ben congegnato e un paio di nuovi bicchieri a testa.

Ho accompagnato un paio di amici sommelier in visita da Conterno Fantino a Monforte d’Alba (leggi: mi sono imboscato a una visita prenotata da loro) e dopo i Barolo 2015 più altri assaggi da barrique e i 2012 in bottiglia siamo passati a Champagne e prosciutto San Daniele chiacchierando amabilmente e gossippando al contempo. Ma adesso che cavolo ci dicono questi due nuovi bicchieri?

Molto diversi: terziario di terra e funghi il primo, integro e annusabile con gran profitto e godimento, più serrato il secondo, quasi di gomma bruciata, ferroso. Colori, grana tannica e umori vari orientano linearmente sull’uva nebbiolo ma i timbri sono diversi e iniziamo a sparare annate. Io come sempre mi focalizzo non tanto sul riconoscimento ma sul grado di piacere nella scelta: prenderei il primo e lo porterei a cena perché ha una sua piena compiutezza ed è alla cima della sua parabola espressiva. Si concede con maturità e generosità oltre a lasciare il palato pulito grazie ad una acidità ancora reattiva.
Il secondo vino è invece più introverso, compresso, e in bocca questa idea di restringimento carrabile è se possibile ancor più evidente: è ingessato, sembra aprirsi un pochettino ma poi ritorna in un suo mutismo espressivo finché l’arcano non viene svelato.

Barolo Sorì Ginestra 2000, Conterno Fantino, entrambi. Tappato con sughero e commerciato il primo, tappato a corona in sciampagnotta e tenuto come esperimento casalingo (ripetuto ogni anno con diverse chiusure) il secondo. Tanti gli spunti di riflessione possibili: nel dubbio, un altro goccio di Champagne (amo Ruinart praticamente in ogni forma e dimensione ma il Blanc de Blancs non millesimato marònnaducarmine!) e ognuno a casa sua.

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

21 Commenti

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Andrea Minto

circa 6 anni fa - Link

Ho bevuto recentemente in Vigna d'Alceo 2004 con tappo in vetro, anche in questo caso esperimento aziendale. Ho avuto più o meno le tue stesse sensazioni. Il vino era contratto, tannino ancora agressivo e freschezza incredibile per un vino di 11 anni. Come dici tu, c'è da riflettere!

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Salvy BigNose

circa 6 anni fa - Link

Davvero un pezzo interessante e concordo perfettamente. Ho scritto un post tempo fa nel quali commentai una bottiglia di 32 anni trovata in una cantina del sud Italia. Note terrose, funghi ed ematiche. Vino serrato in bocca. Rimasi basito nel realizzare il vino era imbottigliato in bottiglie di aqua minerale reciclate e tappare a corona. Quell'episodio mi fece capire che piu vado avanti e meno solide verita' mi rimangono in campo di vino. Questa e' forse la magia. Il vino e' una scoperta che si rinnova di volta in volta e pertanto bisogna sempre stare con occhi e cuore aperte e avere davvero pochi dogmi. Il mio post a questo link. http://salvybignose.blogspot.co.uk/2015/10/to-not-forget-our-roots-55.html Saluti

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nicola barbato

circa 6 anni fa - Link

ogni volta che chiedo a un produttore perché ha scelto quella specifica chiusura ricevo una risposta diversa. è l'unico motivo per cui pongo quella domanda: per mio diletto. il sughero mi sta poco simpatico per via della malsana abitudine, mia, di stappare dopo qualche anno [anche parecchi] e della malsana abitudine, sua del sughero, di restituirmi a volte un vino ossidato o puzzolente. mi girano gli zebedei e mi ritengo pure fuori tempo massimo per reclamare con l'enotecario che mi vendette la bottiglia. il tappo a vite sembra una benedizione. e tuttavia. di recente ho bevuto, alla cieca, un bianco del 2010 con tre tappature diverse: tappo a valvola [ora non mi ricordo come si chiama], sughero, vite. senza sapere quale fosse l'uno o l'altro, le sensazioni hanno visto vincere il sughero, che aveva conservato un vino più equilibrato, quello che mostrava la sua età, la rispondenza all'uva e anche le [ottime] prospettive di evoluzione. il primo, invece, sembrava invecchiato troppo in fretta, decisamente stanco, mentre del tappato a vite si sarebbe potuto dire che fosse stato imbottigliato quella mattina, con tutte le scontrosità del caso. [il produttore poi confessò che il vino chiuso con lo stelvin non era esattamente della stessa partita degli altri due]. va bene, il bianco non è rosso, il buono o cattivo rapporto con l'ossigeno dipende da millemila fattori, la rava e la fava. e quindi che tappo scegliere? il nomacork? oppure? come diceva sempre mia nonna: una risposta a questa domanda non c'è.

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Marco

circa 6 anni fa - Link

Alessandro, ma secondo te ed ovviamente per quello che si poteva capire, il tappo a corona lo ha fatto evolvere solo più lentamente o proprio in modo diverso? Credo che tu sia spesso stato favorevole a chiusure alternative (anche nel lavoro da enotecario), questo esperimento ti ha fatto cambiare idea?

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Tra sughero e vite (che è cosa ben diversa dalla corona per tutta una serie di ragioni) continuo a preferire il tappo a vite e a preferirlo ove possibile. Qui è però stato molto interessante l'evidente effetto-serranda della corona, informazione utile da segnare sul quaderno.

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Baser

circa 6 anni fa - Link

My 2 cents. Possiamo riassumere dicendo che l'esperienza riportata dal prode Morichetti conferma l'opinione più diffusa sui (residui) vantaggi del sughero? Che le chiusure alternative, al netto della tradizione e del folklore, siano da preferire nel 95% dei casi, è ormai assodato; il restante 5%, dove il sughero è probabilmente ancora da preferire, riguarda vini da invecchiamento (e qui parliamo di un signor barolo di 16 anni di vita). E' comunemente accettato che i microscambi di ossigeno garantiti dal sughero (ed inibiti dalle chiusure alternative) siano i principali responsabili dell'affinamento di un vino che riposa in bottiglia per anni e anni e anni e anni. E anni.

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Il tappo a vite permette scambio di ossigeno in proporzione variabile e decisa a monte. Ne sappiamo ancora troppo poco, temo, per avere certezze. Che il sughero sia quindi sopravvalutato per abitudine potrebbe essere una di queste.

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Baser

circa 6 anni fa - Link

Perdonami Ale, ma stamattina mi sono svegliato affetto da puntigliosite acuta. Lo scambio di ossigeno permesso dai normali tappi a vite è molto molto molto molto ridotto. Molto ridotto. A meno che non consideriamo le (abbastanza) nuove chiusure a vite, brevettate, che hanno membrane a permeabilità controllata interposte tra la capsula metallica e l’interno della bottiglia. Queste membrane, in effetti, consentono micro-scambi di ossigeno. Credo che il Sorì Ginestra del 2000 di Conterno Fantino fosse tappato con un normale tappo a vite... O no?

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Nooooo, corona! Leggi il titolo :D

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Armin

circa 6 anni fa - Link

Cosa facciamo allora con le magnum (= scambio gassoso dimezzato) con addirittura la ceralacca? Suppongo che in quel caso non c'è alcuna evoluzione. O c'è lo stesso? Nelle ricerche con vini tappati di sughero quelli che hanno fatto evolvere/conservare meglio il prodotto erano quelli più impermeabile al gas, con valori che si avvicinavano a quelli della chiusura a vite.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Ai tappi a vite con membrana ci penso da anni, ma come si fa a vincere il pregiudizio di tanti colleghi e clienti che lo bocciano "a prescindere"? Un'idea ce l'avrei. I Consorzi di Tutela dei tre grandi vini da invecchiamento (Barolo, Brunello e Amarone) potrebbero organizzare una sperimentazione a costo minimo, con 12 bottiglie per produttore associato tappate con vite a membrana e 12 con sughero; ripetiamolo per quattro annate e facciamo degustare il risultato da un panel di livello galattico. Ne parlerebbe l'intero mondo del vino e non solo, una promozione di immagine pazzesca, e risolveremmo il dilemma una volta per tutte.

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Ma lo vedi che se ti impegni ogni tanto tiri fuori qualche idea mica da ridere? :D

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Svegliare quei due neuroni che danno ancora segni di vita è duro, non lo posso mica fare tutti i giorni.

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Sergio

circa 6 anni fa - Link

non riesco ad imaginare un "panel galattico" tra una dozzina di anni. Ma non è che verrebbero fuori vini semplicemente "diversi" ? intendo, nè meglio, nè peggio

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Perché tra una dozzina di anni? I Disciplinari dei grandi rossi richiedono solo alcuni mesi di affinamento in bottiglia, si potrebbe tappare questa estate e degustare la prima annata a gennaio o febbraio 2017. E poi ripetere nell'inverno 2018 e 2019. Quale è il problema se risultasse che chiusure diverse danno vini di qualità analoga, ma diversi? Dubito che questo risultato sia possibile perché il tappo non può cambiare radicalmente (se non in peggio) i vini, ma se anche fosse avremmo comunque un dato interessante da valutare.

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Sergio

circa 6 anni fa - Link

verissimo, chiedo scusa: partivo a contare dalla prossima vendemmia, non ho pensato ai vini già in botte e che da disciplinare si possono già imbottigliare. Lei ha fatto esperimenti?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Abbiamo bottiglie con tappo corona da cinquanta anni, quelle che rimanevano come testimone dopo i prelievi per l'export. Ma nulla con tappi con membrana.

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Armin

circa 6 anni fa - Link

Veramente sarebbe il compito, se non lo fanno già, degli istituti di ricerca a fare queste sperimentazioni. Con la metodologia appropriata. In ogni caso posso solo consigliare a chi fa prove comparative di metodi di chiusura che il sughero a causa del suo origine biologico è sottoposto ad una forte variabilità. Per cui non serve a niente comparare una tappata con sughero ed una con chiusura alternativa, come si legge da diverse parti da chi fa sperimentazioni aziendali. I risultati solo per caso corrispondono alla realtà. Molto meglio se per il confronto si stappano 10 con sughero e 3 con chiusure tecniche.

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Luca Rostagno

circa 6 anni fa - Link

Per quanto mi riguarda, le prove che ho fatto tra il 2002 e il 2004 con il tappo a corona mi hanno lasciato molti dubbi e su tutti i vini, mentre dal 2008 con il tappo a vite ho avuto solo sorprese positive, anche sui Roero "da invecchiamento".

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Francesco Annibali

circa 6 anni fa - Link

quindi con i rossi importanti con tappo a corona occorre estrarre di meno insomma

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andrea

circa 6 anni fa - Link

Beh, che i criteri di vinificazione possano cambiare a seconda della chiusura è un concetto lievemente urticante, anche se potrebbe poi non essere così strampalato...

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