Presa Diretta e la fabbrica del vino italiano: cosa ci è piaciuto e cosa no

Presa Diretta e la fabbrica del vino italiano: cosa ci è piaciuto e cosa no

di Antonio Tomacelli

Pretendere che una giornalista possa discettare contemporaneamente di vino e stepchild adoption è forse chiedere troppo, ma queste inchieste della tivù generalista hanno una loro utilità perché ci aiutano a vedere il nostro pollaio da una certa distanza. Al netto di qualche imprecisione e confusione d’intenti vediamo, a mente fredda, cosa ci è piaciuto e cosa no.

Cosa non ci è piaciuto:
Brunellopoli again, se ne poteva fare a meno ma ormai anche in tivù si va avanti a tag che portano accessi. Doppio salto mortale e si passa alle commissioni di assaggio delle doc.

L’intervista a Franco Maria Ricci e Daniela Scrobogna non chiarisce che la doc non è certificazione di qualità ma di territorio. Se poi in commissione viene bocciato un vino perché poco aderente a quelle quattro cazzate organolettiche uguali per tutti i disciplinari, poco importa agli ascoltatori.

Il colpo di grazia alle denominazioni di origine controllata arriva dai transfughi del consorzio dell’Oltrepò pavese, fuoriusciti perché la cantina cooperativa spadroneggiava e giocava con i registri di carico e scarico. Sappiamo com’è finita ma sarebbe stato bello intervistare qualche presidente di consorzio di quelli che funzionano ma, si sa, il contraddittorio richiede tempo e di tempo, in tivù, non ce n’è.

Altro salto doppio carpiato e si vola in Toscana a far le pulci al Chianti a due euro senza che nessuno accenni alle rese per ettaro che possono variare eccome. Possibile che nessuno abbia spiegato alla giornalista Raffaella Pusceddu che da un ettaro di vigneto puoi tirar fuori un numero di bottiglie variabile da 3.000 a 12.000?

Evidentemente no, e questo è uno dei punti cardine di tutta la trasmissione: a dispetto di tutte le chiacchiere sulla comunicazione, i produttori di vino sono, sì e no, alla terza elementare mentre il resto del mondo è già al suo terzo master. Aggiornatevi, per dio, o il mondo del vino è destinato all’estinzione.

Smettetela di riempirvi la bocca di tecnicismi che nessuno capirà e spiegateci il vino come se fossimo dei bambini di cinque anni. O delle giornaliste di Rai3.

Tralascio per carità di patria il teatrino sul wine kit che, ormai, è come il culo di Belen: alza l’audience e poco altro.

Cosa ci è piaciuto:
Buona e ben documentata la parte sui fitofarmaci e sul loro uso francamente eccessivo ma non si può fare di tutta una vigna un fascio. C’è chi, all’interno di ogni denominazione, si spacca la schiena e il portafoglio per evitare al minimo gli interventi chimici ma a far notizia sono gli elicotteristi che diserbano colline manco fossimo in Vietnam.

C’è vita oltre quelle colline (e quegli abitanti) inondate dai veleni? Sì, c’è, ma fa fatica ad emergere. I produttori virtuosi sono ancora una minoranza in tutte le denominazioni e guardarli con sospetto non giova a nessuno. La speranza è che qualcuno del consorzio si renda conto che la scelta ecosostenibile paga in termini di immagine e vendite. Chiedere alla Franciacorta che si appresta a rendere obbligatoria la certificazione biologica per tutti gli associati.

Conclusioni:
Il pollaio, ieri sera, è stato visitato dalle volpi. C’è stata una mezza strage che, speriamo, servirà di lezione a tutti ma non biasimo le volpi che, in definitiva, fanno bene il loro mestiere. I polli, invece, hanno ancora molto da imparare e non basterà una recinzione più forte a salvarli. Servono strategie, programmi e una diversa coscienza sociale, di quelle che vanno ben oltre il profitto calcolato dal business plan del vostro commercialista pratico di paradisi fiscali e poco altro.

Servono contadini, con le scarpe grosse, il cervello fino e tanto, tanto coraggio.

 

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

39 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Tomax, capisco che tu sei uomo da bottiglia e non da lunghe camminate tra le vigne, ma prima di scrivere che esistono elicotteristi che diserbano le colline manco fossimo in Vietnam chiedi. Sono decenni che non si può più fare. A Montalcino, terra coperta di vigne, proprio per controbattere luoghi comuni datati (ma dannosi) come questo abbiamo fatto analisi su ogni fosso, refluo o scolo che esce dalle vigne; risultato, acqua potabile. Molto più pulita di quella dei fiumi. Se vuoi ti mando i dati, fatti da istituiti al di sopra di ogni sospetto. Le acque sono pulite un motivo banale, non per filantropia; se non sei biologico o non applichi la lotta guidata sei escluso dai finanziamenti, per cui nessuno più usa prodotti tossici nelle vigne. Sono altre le colture che inquinano, mais e girasole per prime. La vite no, punto. Ma quando la smetterà la TV di buttare m....a nel ventilatore giusto per fare sensazione?

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Peter Pin

circa 5 anni fa - Link

ma perché proprio tu ti metti a fare il paladino verde e usi il glifosate da anni ! Sei come quell'enologo di valdobbiadine a cui , nel servizio, viene chiesto dei prodotti enologici e lui risponde arrancando che sono tutte sostanze già prodotte nel vino. Comincia dal tuo vino Cinelli colobino Non è la prima volta che la butti sul personale e non ci siamo, la pratica è inquinante. Facciamo che sia l'ultima volta, grazie. [a.m.]

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peter pin

circa 5 anni fa - Link

non è sul personale, ognuno è libero di fare ciò' che vuole ,ma non si puo' farsi difendere da chi è colpevole,per lo meno dica che il problema esiste.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Io non mi metto a fare il paladino verde, faccio notare solo una ovvietà; dove sono questi veleni? Nell'acqua che scola dalle nostre vigne di Montalcino non ci sono, eppure sono state fatte analisi in ogni periodo è da tanti istituti. Nel vino idem. E allora, di cosa parliamo? Il signor Peter Pin, chiunque egli sia, è in grado di smentire questo? Perché è questo quello che conta, non gli attacchi personali a cui, ovviamente, non rispondo.

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Roberto Gatti

circa 5 anni fa - Link

Con la differenza che Tu Stefano ci metti nome e cognome, l'interlocutore si firma Peter Pin. Gli anonimi della tastiera non possono avere credibilità. Si firmi Peter Pan o Pin che sia

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Peter pin

circa 5 anni fa - Link

Risposta 1 I veleni sono i erbicidi che usi e pesticidi e insetticidi che usi. Anche l'acqua di Viareggio dicono che sia molto pulita. E tu ci credi ? Se ti interessa il mio nome io mi chiamo Fracesco Callimera , laureato in scienze agrarie nel 1986 , quindi so benissimo di cosa stiamo parlando. Risposta 2 Stiamo parlando di un problema che ha sollevato presa diretta e riportato intravino, E il problema esiste ! Poi se vuoi credere che e' tutto fango posso dire che loro qualcosa in più hanno scritto! Di atti chi personali non ho fatti perché ad usare queste sostanze siete in tanti. no guarda, di "atti personali" ne hai fatti anche troppi, ti ha appena detto che lui no e tu insisti. questo e' l'ultimo avviso, grazie. [F.]

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Ah, dimenticavo. Caro signor Peter Pin, chiunque lei sia, se quando uno esprime un'opinione che a lei non piace con il suo nome e cognome viene attaccato sul piano personale o aziendale, lei (e quelli come lei) otterranno solo il brillante risultato di rendere internet il paradiso degli anonimi. Come lei. E chi ha il coraggio di esprimere le sue opinioni con la sua faccia se ne andrà; complimenti, davvero geniale!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Benissimo signor Callimera, però ha evitato la domanda. E, dato che lei è laureato in agraria, certo sa che è reale. Se non esiste traccia di prodotti tossici nel vino o nelle acque, dove è il problema? Sono assolutamente disponibile a fornire ogni analisi che mi venga richiesta, e questo è dimostrabile perché simili analisi me le hanno già richieste vari clienti e importatori. Risultato; veleni zero. E allora?

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Stefano, quella che riporti è una buonissima notizia, tuttavia non penso ti offenderai se rispondo che Montalcino è solo un puntino sulla mappa d'Italia e che non tutti beviamo quotidianamente Brunello. Comunque hai ragione, è il business che traina, non certo la filantropia o l'amore per la grande madre terra. E se il mercato (quello che fa i numeri) vuole il Bio, i vignaioli si adegueranno veloci. Ho sentito di recente che il consorzio Franciacorta punterebbe ad avere esclusivamente produttori certificati BIO nei prossimi anni. Sarà pure solo per soldi ma prendiamo il buono che c'è :-)

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Luigi

circa 5 anni fa - Link

A proposito di denominazioni, un esempio è la confusione generata riguardo "Chianti" e "Chianti Classico", che la giornalista sembrava ritenere interscambiabili. L'elenco, pero', potrebbe essere più lungo. Per il resto condivido la sostanza delle conclusioni e ricordo che le volpi in questione hanno dalla loro una grande arma: il montaggio finale. Loro è l'ultima parola e le scelte editoriali/redazionali. Come ogni semplificazione della realtà, la televisione è una mistificazione. Nel mondo dominato dai media, l'unico modo con cui questo settore possa difendersi è che si metta, seriamente, ad INVESTIRE sul racconto di se stesso.

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Francesco Garzon

circa 5 anni fa - Link

L'argomento vino in televisione fa sempre molta fatica a decollare, giornalisti con poca competenza sull'argomento portano a scarsi risultati. E mi sembra che non si centri mai la linea con cui presentare gli argomenti al pubblico. Si saltava da un argomento all'altro e questa scelta suonava a mio avviso come la principale stonatura. Molti sono gli argomenti degni di nota sia positivi che negativi e sono tutti piuttosto complessi ed articolati sopratutto per chi è un semplice consumatore. La trasmissione ha presentato le varie vicende (effettivamente alcune un po' datate e praticamente tutte già note ai servizi televisivi) come una serie di tristi notizie di cronaca nera, nome, cognome, misfatto e nulla più. Ho trovato che la passione delle persone coinvolte nella vicenda dei fitofarmaci hanno dato una marcia in più a trasmettere meglio il problema, destando anche un maggior interesse. Però devo dire che la trasmissione un certo risultato lo ha ottenuto, dopo il servizio mia moglie mi ha detto, (esclamazione) ma anche il mondo del vino è cosi ! Pensavo fosse considerato da tutti come una cosa di valore. Almeno in Italia.

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Federico

circa 5 anni fa - Link

Un altro esempio di come il giornalismo d'inchiesta italiano sia davvero alla frutta. Non solo, manco a montare due interviste sono stati capaci. Si vede tale e quale che hanno montato solo le parti che gli interessavano. Poi trovo criminale che passi il concetto che le normative DOC/DOCG servano solo ai "potenti". E' l'unico strumento che esiste per garantire la tutela di un territorio. Ricordo a tutti DOC/DOCG vuol dire prima di tutto TRACCIABILITA' di uve e vino. Altrimenti, se il consumatore pensa che si possa tutelare una denominazione di origine con un vino IGT, si permette ai produttori disonesti di mettere in quel vino uve provenienti da zone molto più ampie! (NdR. come hanno beccato i furbetti del brunello secondo voi?) E' triste che il giornalismo moderno non sia abbastanza preparato da dare una visione corretta ed imparziale e cerchi solo il sensazionalismo e l'indignazione del telespettatore. Anche la parte sui pesticidi, andava spiegata meglio, anzi... meritava una puntata in toto! Per controbattere Francesco Garzon: No, il mondo del vino non è così, grazie a Dio in Italia i controlli ci sono e sono anche molto più efficienti ed efficaci che in altre zone del mondo. Poi la frode, la violazione della legge, sono sempre dietro l'angolo, ma questo è un altro discorso.

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Francesco Garzon

circa 5 anni fa - Link

Si ne sono convinto. Ma ad una persona abbastanza lontana dal mondo del vino l'effetto è stato quello.

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gp

circa 5 anni fa - Link

Sulla questione specifica delle rese che potrebbero spiegare certi prezzi bassi del Chianti: non funziona così. Dati i limiti massimi imposti dal disciplinare (9 tonnellate di uva per ettaro, 70% per la resa uva/vino) il numero massimo di bottiglie di Chianti per ettaro si attesta sulle 8.400, non sulle 12.000 come scritto nell'articolo. se poi compare una indicazione di sottozona (come Chianti Rufina) si scende a 7.500.

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Francesco Garzon

circa 5 anni fa - Link

Durante il servizio sul Chianti si sottolineava un calo di vendite in generale e un sottointeso calo di interesse. Ma già semplicemente di Intravino dicono il contrario.

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antonio

circa 5 anni fa - Link

Come già a suo tempo Report, quello che non condivido è il taglio volutamente allarmistico, salvo poi in una chiosa finale di un minuto dire "si ma non è tutto così etc". Inoltre penso che si possa documentarsi in modo più puntuale prima di sparare strafalcioni tipo: "A Montalcino volevano aggiungere il Merlot per aumentare la quantità di bottiglie (sic)". Per persone addentro al settore come i frequentatori di questo Blog, la scarsa competenza della giornalista era evidente, non per il pubblico della tv generalista purtroppo!!

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Federico

circa 5 anni fa - Link

Appunto, è un triste modo per fare audience! Tristissimo!

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Luigi

circa 5 anni fa - Link

Della serie "facciamoci del male" in cui noi italiani siamo specialisti :( e poi ci lamentiamo che i Francesi sono più bravi a vendere il vino ! Proprio una TV Pubblica ha dato una cattiva immagine del vino italiano nella esasperata ricerca di scoop per fare odiens. Per i meno informati è rimasta una immagine di frodi, fantomatici elicotteri che spruzzano veleni, vino fatto con le polverine .... Fortunatamente il buon vino italiano non è cosi!

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Paolo

circa 5 anni fa - Link

Beh, Luigi, almeno un passo avanti c'è stato: non parlano più degli elicotteri che lanciano sacchetti pieni di vipere, a volte addirittura con suo piccolo paracadute per asicurare atterraggio morbido! Proprio ieri, loggiuro, la leggenda è tornata fuori in una discussione riguardante le ns. colline. Sogno da sempre un elicottero che plana sulle vigne di malvasia al suono della cavalcata delle Valkirie!

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paolo m.

circa 5 anni fa - Link

é comunque una gran bella conclusione quella auspicata da Tomacelli........partiamo sempre dall'inizio: la frutta prodotta dalla vite.

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Lorenzo

circa 5 anni fa - Link

Non conosco il mondo del vino, ma ho visto la puntata e cercherò di difendere i giornalisti, per quello che ho visto. Come spettatore sono ben consapevole che in una puntata da qualche ora,non è possibile sviscerare un problema a fondo; a malapena si riesce a presentare una percentuale ridotta dei materiali che si hanno raccolto. Inoltre non voglio vedere 1 ora fissa su un tema specifico (ad esempio sull'uso dei pesticidi nei vigneti), se sono interessato a quello vado a cercare fonti specifiche. Preferisco che mi vengano dati tanti piccoli input, evidenziando un po di più i problemi e i limiti, ma senza dimenticare le cose ben fatte. Spetta poi a me farmi un'idea piu precisa, se voglio, andamdo a cercare o chiedere altro. Come spettatore quindi accetto questo e mi predispongo a sentire delle storie non esaustive sul tema. Non ho visto scoop sensazionali, e nemmeno soltanto frodi. Ma mi sono avvicinato a qualche tema. Ahimè sono daccordo che i giornalisti spesso commettono errori parlando e scrivendo di cose che non conoscono approfonditamente e vorrei vedere più persone preparate parlare in tv, purchè si facciano anche capire. Inoltre anche secondo me è mancata la presentazione di un caso virtuoso, come di una azienda che fa poco uso di sostanze chimiche, e che punta molto alla qualità del proprio vino.

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georg

circa 5 anni fa - Link

Diciamo che sei stato estremamente educato nel tuo giudizio, non deve essere stato facile. Il mestiere paga... Il mondo del vino è complicato e in fase di cambiamento. Molti cosumatori non hanno la più pallida idea di come sa faccia un buon vino, e nemmeno come si faccia un cattivo vino, e non sanno di quanti pezzi è composto il puzzle. Sotto questo punto di vista l'inchiesta poteva essere interessante. Poteva. La qualità giornalistica purtroppo è quella che è, e il taglio dell'inchiesta ha fatto vedere tutti i limiti di preparazione della giornalista. (mettono il LIEVITO nel vino!!!) Peccato. Speravo avessero almeno interpellato qualche specialista serio, qualcuno che sapesse spiegare stando sopra le parti. Occasione sprecata, consumatori tra l'addormentato e l'allarmato.[img]https://www.facebook.com/saveourvineyard/photos/a.1521814031451580.1073741828.1521811241451859/1533573570275626/?type=3[/img]

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ketti

circa 5 anni fa - Link

però belle le interviste "ai toscani" senza accento toscano belle proprio...

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Marilena Barbera

circa 5 anni fa - Link

Articolo chiaro e condivisibile, Antonio. Una cosa, però, non condivido per nulla: è quando dici che i produttori di vino sono, sì e no, alla terza elementare mentre il resto del mondo è già al suo terzo master. No, non è vero. Perché il problema qui è quali produttori di vino sono stati intervistati, e quali no. Chi viene invitato oggi in televisione a parlare del vino italiano? Il tecnico che non spiega che l’acido citrico non è un additivo ma serve per lavare la pompa o la vasca in acciaio dopo che è stata disincrostata con la soda? Oppure il proprietario della cantina che riceve il giornalista nel salotto buono e forse in cantina non c’è mai andato, e probabilmente non sa, quindi non dice, che i lieviti selezionati non sono affatto "prodotti chimici”? Come è stata data a Pacina la possibilità di spiegare perché è uscita dal consorzio del Chianti Classico, così non è stata data ad alcun vignaiolo la possibilità di dire che il suo vino non è fatto con 60 additivi. E questo, credo, sia stato il limite maggiore della trasmissione, che ha parlato dei problemi dell’industria del vino lasciando intendere che tutto, o almeno la maggior parte del vino italiano, sia industria. Non sono i produttori a dover fare l’esame di quinta elementare, non tutti almeno. Ma magari mandare alcuni giornalisti a scuola di etica professionale non sarebbe una cattiva idea.

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Samuele

circa 5 anni fa - Link

Sono assolutamente d'accordo con Marilena. Va bene far vedere cosa si può fare e, a volte, si fa in vigna e in cantina ma allo stesso modo si può e si deve fare vedere che certe pratiche si possono non fare ottenendo comunque vini di qualità. Anche perchè lavorare usando meno chimica, perchè comunque almeno zolfo e rame li usano praticamente tutti, costa di più e spesso non ti permette di dormire tranquillo. E' giusto quindi che il consumatore sappia che ci sono due facce della stesa medaglia e che si può lavorare con modalità diverse secondo le proprie necessità e, perchè no, la propria moralità e filosofia di vita. Fae di tutte le erbe un fascio non ha giovato di sicuro al mondo del vino con le sue mille sfaccettature ma forse ha fatto audience o ha addirittura annoiato.

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Massimiliano Montes

circa 5 anni fa - Link

Ma che dici. Ma se c'erano casse di tannini solubili e chips tipo questi: http://www.enartis.com/it/prodotti/legni-alternativi con ammissione del tecnico che dichiara che tanto sono prodotti naturali... Allora sono prodotti naturali anche l'essenza di anguria o di fragola che usa il gelataio al posto della vera anguria o della vera fragola.

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Antonio Tomacelli

circa 5 anni fa - Link

Montes sono legali e tu nell'intervista hai fatto la figura di un membro della Lega Anti Alcol

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Massimiliano Montes

circa 5 anni fa - Link

http://www.intravino.com/vino/trucchi-3-piccole-cose-da-sapere-prima-di-acquistare-una-bottiglia-di-vino/

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Marilena Barbera

circa 5 anni fa - Link

Massimiliano, personalmente non uso né gli uni né gli altri, ma non credo che distinguere fra prodotti di sintesi chimica quali la carbossimetilcellulosa di cui si è chiesto al tecnico e lieviti selezionati sia così difficile. Il tecnico che dice che tanto sono prodotti naturali è proprio l'esempio di quanto ho affermato, ossia che nella trasmissione si è dato (colpevolmente, secondo me) tutto lo spazio alle fabbriche e nessuno spazio ai vignaioli - quelli che sono stati sentiti, lo sono stati non in merito alla produzione, ma alla loro uscita dai rispettivi consorzi. Nemmeno si è detto che in Italia l'11% della superficie vitata complessiva è certificata bio o è in conversione, ma si sono mandate in onda le immagini dell'elicottero. Quindi il messaggio al pubblico è stato: il vino si fabbrica, state alla larga dal vino. Quando poteva molto meglio essere: ci sono molti diversi modi di fare il vino.

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Massimiliano Montes

circa 5 anni fa - Link

Il messaggio veramente è duplice. Ai produttori: cercate di fare un vino più naturale, più genuino. Ai consumatori: cercate di acquistare un vino più naturale, più genuino.

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Marilena Barbera

circa 5 anni fa - Link

Questo duplice messaggio non credo sia passato, se era nelle intenzioni della trasmissione non l'ho colto. E dire ai consumatori "andate a cercare un vino più genuino, che esiste" poteva essere un buon messaggio,

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Marilena Barbera

circa 5 anni fa - Link

Se il messaggio era duplice questo non è passato, o almeno io non l'ho colto. Si poteva dire, certo, ai consumatori "cercate i vini genuini, che ci sono", sarebbe stato un bel messaggio. Ma credo che la trasmissione non l'abbia affatto veicolato.

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sergio

circa 5 anni fa - Link

Il dibattito è interessante perché ha allargato l'orizzonte alla comunicazione nei mass media. Io condivido molti dei limiti riscontrati nella trasmissione(che poi sono limiti riscontrabili anche in altri programmi) Non ho visto la trasmissione ma intervengo lo stesso su un punto: i lieviti, che è stato toccato da diversi commenti. . Sul tema dei lieviti voi pensate, invece, che un lettore medio possa farsi un'idea chiara delle problematiche ad esso connesse, leggendo un blog specializzato sul vino? Prendendo, ad esempio, gli ultimi post di Intravino in cui è stato trattato(e, compreso i relativi dibattiti)? Secondo me è difficile.

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Marilena Barbera

circa 5 anni fa - Link

Sergio, c'è moltissimo materiale online sui lieviti, che sono forse il tema più dibattuto dei diversi modi di fare vino. E' semplice farsi un'idea? Secondo me no, almeno finché le discussioni continueranno a cristallizzarsi su posizioni manichee buoni vs. cattivi.

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Federico Lombardo di Monte Iato

circa 5 anni fa - Link

Sergio, lascia perdere, non serve farsi un'idea, almeno ad oggi. Anche perché non esiste un analisi di laboratorio in grado di svelare, partendo dalla bottiglia, quali lieviti abbia usato il produttore in fase di fermentazione. Il lievito muore dopo la fermentazione. O si fa un'analisi prima e durante la fermentazione, oppure siamo tutti utilizzatori di lieviti indigeni, autoctoni, alloctoni, alieni e, molto spesso, con selezione all'ingresso. :-) L'idea che devi farti, se posso permettermi, è di quale fonte delle informazioni fidarti, sia essa un produttore, un giornalista, un blogger o un amico. Io mi fido del bicchiere.

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Samuele

circa 5 anni fa - Link

Sinceramente non vedo il duplice messaggio anche perché i produttori che vogliono lavorare più pulito lo stanno già facendo mentre agli altri non frega niente. Per i consumatori il messaggio era univoco: il vino è un gran troiaio senza via d'uscita. Detto alla mia maniera.

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antonio

circa 5 anni fa - Link

Condivido i post di Marilena e Samuele. Tornando a quanto sostiene Massimiliano Montes sul duplice messaggio, come ho detto nel mio precedente, è evidente che gran parte degli ascoltatori senza conoscenze specifiche abbia colto solo il messaggio univoco e negativo. Poi il montaggio con tanto di wine kit e rimando a Brunellopoli fa il resto. Il dramma è che tutta questa approssimazione giornalistica è pagata da noi con il canone (in bolletta!!)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Vero Nic, Montalcino è solo un puntino sulla mappa. Però non è su Marte, e quello che accade qui non è molto diverso dal resto d'Italia; l'unica differenza reale nelle vigne è una produzione molto minore, di valore molto maggiore. Per cui (secondo i demoni evocati da tanti talebani, che sospettano di tutto) dovremmo usare ancora più veleni per preservare il nostro oro rosso, che costa così caro che non possiamo rischiare di perderlo. E invece no. La realtà è che il vino italiano è fatto per la stragrande maggioranza da piccole e piccolissime aziende, dove vivono i proprietari e i loro figli; ma che pensano questi, che siamo tutti suicidi? A pranzo beviamo i nostri vini, mica veleni.

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viticoltore Sergio

circa 5 anni fa - Link

Ho visto il programma, mi ha fatto pensare il fatto che la proprietaria della villa nel verde ha deciso di vendere per andare a stare in città, spaventata dalle nuvole prodotte dagli agricoltori (probabilmente 98% acqua con rame o altre sostanze ormai super controllate dal punto di vista tossicologico) mentre si respira di buon grado il benzene incombusto delle auto o le polveri sottili dei diesel di nuova generazione... Invece che preoccuparci della ricaduta sull'ambiente della viticoltura (che è una delle priorità degli operatori) indignamoci con chi per riscuotere balzelli su autostrade e accise sui carburanti ci costringe e ci induce a spostarci con le automobili e afossa il traporto pubblico!

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viticoltore Sergio

circa 5 anni fa - Link

Ho visto il programma, mi ha fatto pensare il fatto che la proprietaria della villa nel verde ha deciso di vendere per andare a stare in città, spaventata dalle nuvole prodotte dagli agricoltori (probabilmente 98% acqua con rame o altre sostanze ormai super controllate dal punto di vista tossicologico) mentre si respira di buon grado il benzene incombusto delle auto o le polveri sottili dei diesel di nuova generazione... Invece che preoccuparci della ricaduta sull'ambiente della viticoltura (che è una delle priorità degli operatori) indignamoci con chi per riscuotere balzelli su autostrade e accise sui carburanti ci costringe e ci induce a spostarci con le automobili e afossa il traporto pubblico!

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