Montalcino, un paese di confidenza e insieme un davanzale per l’apocalisse. Prima parte

di Emanuele Giannone

1. Alla moda di Alberto Angela. Gracchiare per vedere l’effetto che fa: è il buffo passatempo del claniòttero [1] del vino, una sorta di cornacchia che, quando va in fregola, si agita e rumoreggia come impazzita, accozzando brunello e bordello, farsa e fart, blog e burp. Siamo nei giorni della merla. Quest’anno, a Montalcino, in via del tutto eccezionale vengono dopo quelli della cornacchia: con uno sforzo di flatulente originalità, i claniòtteri del vino sono migrati in radi stormi fino alla Val d’Orcia per mescere vino e cocaina in un cocktail sensazionalistico. Mistura certamente celestiale per recettori sensoriali e sistemi limbici ridotti dalla noia o dal livore allo stato colloidale. Tutto questo, mentre i mediocri e più scontati tra gli enòdi fremono per l’imminente anteprima e si incaponiscono sull’ingrediente meno importante del cocktail: il vino! Che stupidi scoliasti! Ma vuoi mettere? I callidi claniòtteri, invece, tornati ai loro uggiosi nidi, tra un veto e un peto s’accorano di coca. Poi s’inciabattano, s’attastierano e bloggano burps, rumours e farts.

2. Alla moda di Alfonso Gatto. La neve, quella vera. L’unica immagine bianca che riesco a concepire di Montalcino è una delle più potenti, quella del paese scialbato di neve: smorza i clamori della cronaca a un sibilo triviale. Neve fitta e leggermente obliqua, che non scende a vortici di lanugine ma regolare, tracciando linee rette tra l’opale del cielo e l’acciottolato lucido. Una cadenza, bianca come il riposo e il silenzio che le succedono. Gli unici segni in senso contrario sono poche lingue di fumo.

Bellissima immagine è stata anche l’ultima in ordine cronologico, quella di una visita, l’ennesima, in anticipo sulla farandola di febbraio: le luminarie, la quiete e le lame di vento di fine dicembre.

In assoluto la più potente immagine di Montalcino che io conosca è quella affidataci da un poeta. Nel seguito ne riporto stralci in corsivo, dopo averne già espunto la chiosa per il titolo. Lui, Alfonso Gatto, non trascorse in paese che poco tempo: il genio, d’altronde, è anche nel rendere immenso ed eterno un ritaglio minimo di calendario. Ho riletto di recente quel brano in occasione di un seminario, presenti Enzo e Monica Tiezzi: ho creduto di cogliere nei loro sguardi il cenno, luminoso e compreso, di chi ha riconosciuto dietro e dentro le parole il concetto capace di rivelare o ricreare la realtà. A cominciare da un orizzonte familiare.

La libertà, una bella parola che piace a tutti, qui a Montalcino, è ormai la libertà di essere soli, in quiete, davanti ai panorami aperti all’orizzonte, e soli più ancora nella calma che resta d’ogni tumulto e d’ogni guerra dopo secoli di storia.

L’immagine del titolo – un paese di confidenza e insieme un davanzale per l’apocalisse – è idea trasfusa di meraviglia. La terrazza che la ispirò fu quasi certamente il parapetto della Madonna del Soccorso, con la sua gloriosa e distesa prospettiva:

Muoviamoci allora soli in questo lieto paese di colle che da 564 metri d’altezza domina tre valli, soli con la sua aria pulita che traccia al vivo le architetture, con lo spicco stesso della parlata ch’è sulla bocca dei contadini venuti al mercato sotto l’ampia loggia del Palazzo Pretorio e con la nettezza ch’è tra l’ombra e il sole. In sottovoce, il brusio, i piccoli rumori della vita, i richiami da casa a casa, scovano ancora nel paese un borgo più intimo, nel borgo si rintraccia la stradina, le case a un piano o a due piani di qua e di là con le porte a vetro merlettate, i vasi di fiori e i gatti all’erta, via Spagni, ad esempio, che finisce con una gradinata erbosa alla chiesa della Madonna del Soccorso, davanti ad uno dei più inaspettati paesaggi di Toscana: a sinistra verso la Maremma, al centro verso Siena, a destra verso San Quirico d’Orcia, Pienza e Montepulciano.

Sotto quel parapetto c’è la Vigna Soccorso. Chi la cammina vede quel che segue:

Dal suo palpito, dai suoi cenni stravolti, dalla sua brulicante fermezza, quella visione, esposta all’ombra improvvisa e allo squallore delle latitudini, approfondiva a poco a poco i colori delle sue terre in un umido quasi copiativo che ne fondeva misteriosamente le trasparenze – il rosso nel viola, nel bruno, nell’amaranto nel blu: il verde nel grigio, nell’ocra, nell’azzurro – con la sospensione di una pace che via via accendeva le sue miriadi luminose, i vuoti e le carie, gli anellini serpentini delle crete fissi nel nero.

La Vigna Soccorso e i Tiezzi: unici per corrispondente bellezza di visi e di vini, in tal senso non unici a Montalcino. Per spiegare tale specie di duplice bellezza, in aiuto al mediocre e scontato enòdo viene lo spaventacornacchie, lo scrittore vero: un buon ritratto aggiunge sempre qualcosa alla comprensione dell’opera d’arte, o se non altro all’ammirazione di quel miracolo che l’opera d’arte sempre rappresenta. Ma non vale il reciproco: l’analisi estetica dell’opera non aiuta a capire l’autore nella stessa misura che la conoscenza dell’autore e della sua vita aiuta a capire l’opera [2].

In questo caso le opere sono quelle del 2010, l’annata già famosa prima del suo debutto e che si è fatta beffa, per una volta, dei cambiamenti climatici, vestendosi del suo abito più classico. Quello che il coordinatore del Consorzio, Giampiero Pazzaglia, ha descritto a Walter Speller in una misura perfetta: 60-60-60, l’isocronismo delle tre fasi dal germogliamento alla vendemmia attraverso fioritura e invaiatura. Accanto a quelle dei Tiezzi, troviamo l’opus in atto unico dei Salvioni: Giulio e Alessia, ospiti della seconda serata e latori di un’altra potentissima lente, utile per mettere a fuoco le immagini luminose di questo paese-davanzale e di una sua annata felice. Lui, personaggio a tutto tondo e da commedia vera, che vedrei disimpegnarsi agevolmente in una serie di riedizioni da Molière a Monicelli; lei, più silenziosa ma insostituibile nel quadro dell’azione scenica.

Brunello di Montalcino 2010 Poggio Cerrino
Rubino intenso, giovanile, che svaria in arancio e rosa sull’unghia. Naso pieno e coeso, ancora poco espansivo ma coerente e nitido. Cenni di frutto rosso, bosco e una dosata traccia amara e terrosa, di radice. Sensazione di unità e pulizia. Trama gustativa intensa e serrata, robusta, energica, non veemente – tutt’altro: il liquido porge un invito caloroso, appassionato e conviviale. Freschezza acuta, vivace; tannini infiltranti e netti. L’una a condurre lo sviluppo, gli altri a contrappuntarlo per tutta la sua lunghezza, senza invadenza. Finale spigliato e quasi euforico per il frutto che sale a piena evidenza.

Brunello di Montalcino 2010 Vigna Soccorso
Rubino concentrato con sfumature di rosa antico, limpido. Anche l’impressione all’olfatto è di maggior concentrazione, unita a finezza e espressività meno sospesa rispetto al Poggio Cerrino. Al chiaro riferimento ai frutti scuri si accompagnano note speziate e di cortecce, rovo e muschio. Sullo sfondo, tracce più croccanti di susina e lampone. Misurato, composto. La stoffa è più sottile rispetto al primo ma di maggior densità, la sostanza è compressa e palpabile, in piena evoluzione. I tannini assicurano presa al sorso che è già agile, di disciplinata disinvoltura. L’acidità richiama il frutto rosso e ne ha la coda dolce, ben assiemata in persistenza alla nota nettante e aromatica del tè gunpowder, segno di compiuta maturità fenolica.

Brunello di Montalcino 2010 La Cerbaiola Salvioni
Altra tonalità e fittezza di colore, altra temperatura, altro tono. Vibra, quasi freme. È un vino ctonio, attraente, grosso solo perché non ancora sgrossato – ciò che, si intende già bene, avverrà col giusto tempo. Erbe aromatiche, tracce della sapidità che eromperà al gusto, ribes nero. Consistente e pieno al palato, entra da trasformista in taglia forte; a poco a poco si sveste agilmente degli abiti di scena e scopre in progressione il corpo sensuale, la materia tonica, il passo sicuro. Non perde una battuta e dà vera prova di sé nel lungo finale, destro e fluido. Sbrigliato. Salace. Vero.

NOTA: i vini sono stati degustati durante la prima e la seconda lezione del seminario Montalcino, il nome della varietà svoltosi a Porthos tra i mesi di novembre e gennaio. Per gli utenti di Facebook sono disponibili le note di degustazione, a cura di Matteo Gallello, di tutti i primi 22 dei 44 vini del seminario. Di seguito i due link:

https://www.facebook.com/porthos.edizioni/posts/1048088435217410:0

https://www.facebook.com/porthos.edizioni/posts/1053237204702533:0

 


[1] Neologismo ginnasiale. Significa qualcosa come lo scorreggione volante.

[2] Adattamento da Mario Soldati.

(Foto: Andrea Federici)

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

27 Commenti

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stefania

circa 5 anni fa - Link

Bel post, ma non proprio attuale... Parlando di Montalcino 2 paroline su Biondi Santi e l'annata 2014 le avrei lette volentieri, più di quelle dedicate a chi sapete voi (è innominabile, giusto?)

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Clic! Si è accesa la lampadina, Stefania: ci sono arrivato. Confesso: non giudico della bontà di un argomento in base alla sua attualità. Guardo ad altro. E' un mio limite. Di Biondi Santi non trova qui menzione perché, innanzitutto, il loro Brunello è stato degustato nel corso della terza serata; quindi, perché la menzione sub specie di appunto di degustazione, quella ad es. sui Tiezzi e i Salvioni in calce al tedioso testo quassù, è per i produttori che hanno concesso a Porthos, ai partecipanti e a me il piacere e l'onore di essere presenti a ciascuna delle serate. Le anticipo che in occasione della terza e della quarta abbiamo accolto e subissato di domande rispettivamente Luciano Ciolfi (SanLorenzo) e Pietro e Federico Buffi (Baricci). E che vi saranno due puntate supplementari. Per finire: per l'organizzazione e - posso dirlo? - il successo del seminario è stata determinante la disponibilità dei produttori, come prezioso è stato l'aiuto fornito dal Consorzio in veste di trait d'union e per il supporto logistico.

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stefania

circa 5 anni fa - Link

sì, scusa Emanuele; pensavo solo che oggi la notizia a Montalcino non è chi ha (s)parlato della cocaina settimane fa, ma il fatto che i produttori seri (forse avrei dovuto usare il singolare) non usciranno col Brunello 2014. Poi il resto del tuo pezzo è interessantissimo

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Luciano

circa 5 anni fa - Link

Perchè Stefania cosa ha avuto la 2014? mi dovrei sentire non serio nel caso in cui il mio vino fosse buono? cosa che al momento lo è!!!!! Forse perchè spaccandomi la schiena tutto agosto e settembre nella vigna sono riuscito ad avere un'uva eccellente? #iononsaltoil2014

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Luciano

circa 5 anni fa - Link

il tutto più o meno documentato qui http://sanlorenzomontalcino.it/2014/12/vendemmia-2014/ se poi uno volesse approfondire su facebook https://www.facebook.com/luciano.ciolfi https://www.facebook.com/Sanlorenzo.Montalcino e twitter https://twitter.com/_Sanlorenzo_ ci sono molte immagini a sostegno di queste mie affermazioni. Ma forse questo pezzo di Silvana Biasutti http://www.vinoalvino.org/blog/2014/10/a-montalcino-la-vendemmia-come-metafora.html#comment-41609 in questo pezzo era premonitore con questo passaggio: "chi è riuscito infine a portare in cantina dell’uva bella – a dispetto di tutti i fattori negativi (e con un po’ di fortuna) – ora deve fare i conti con l’aria che tira e le voci che corrono e tendono a fare di tutta l’uva, come di un’erba, fascio "

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Antonio Tomacelli

circa 5 anni fa - Link

Ingrato di un Ciolfi :D http://www.intravino.com/grande-notizia/sara-unottima-annata-per-quelli-che-iononsaltoil2014/

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stefania

circa 5 anni fa - Link

cioè, lei esclude che ci siano produttori con uve non adatte a Brunello e che nonostante ciò lo producano? poi se vuol parlare di sè stesso, a me va benissimo; meglio ancora se riesco ad assaggiare i suoi prodotti, vista la cura che descrive. Io parlavo di Biondi Santi; sa citarmi altri produttori che negli ultimi 20 anni non hanno prodotto Brunello in annate sfavorevoli?

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Luciano

circa 5 anni fa - Link

Assolutamente non posso escludere niente ma penso di parlare anche per tanti altri produttori seri.......... Mentre lei esclude che un produttore serio possa produrre Brunello 2014 "ma il fatto che i produttori seri (forse avrei dovuto usare il singolare) non usciranno col Brunello 2014" . Questa affermazione offende e svilisce il lavoro necessario per produrre uva e poi vino di qualità specie nelle annate come la 2014 che di manodopera ce ne vuole il doppio o più. Detto ciò è la benvenuta ad assaggiare tutto partendo ovviamente dal 2014 :-)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Se si pensa la campagna come una bella mappa piatta 1:500.000, sembra plausibile che non si possa fare uno straordinario Brunello 2014. Ma la natura non è così, ci sono monti, valli, terreni diversissimi e ogni anomalia possibile. Se Jacopo Biondi Santi dichiara che non ha potuto fare un 2014 atto a divenire Brunello dice la verità, e va rispettato. Ma a cinquecento metri dalle sue vigne la situazione sarà totalmente diversa e magari ci saranno ottimi 2014. O forse no. Perché? Perché ogni vigna fa storia a se e il vino è anarchico, non è inquadrabile in una regola che vale per tutti; se volete una cosa prevedibile, comprate Coca Cola. PS vari produttori non hanno prodotto questo o quel millesimo, magari per una grandinata o altri motivi razionali. Ma la larga maggioranza dei produttori di Montalcino hanno vigne in varie zone molto diverse per altitudine, esposizione, suoli etc. e per questa caratteristica (unica nel mondo del vino italiano) in genere sono in grado di fare ridotte quantità di Brunello di alta qualità praticamente in ogni annata. Non bastasse, consideri una evidenza; se Montalcino produce uno dei migliori vini italiani, è perché ha una combinazione di fattori climatici e pedologici che la rendono straordinariamente atto al sangiovese. Per cui non è un caso se qui si può praticamente sempre produrre ottimi vini.

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stefania

circa 5 anni fa - Link

Grazie dei chiarimenti, non volevo certo offendere nessuno e - ATTENTI ! - vengo ad assaggiare tutto il prima possibile. Mi risulta comunque che Biondi Santi abbia 25 ettari: non saranno tanti come la sua settantina, ma non si è salvato nulla degno di Brunello? un paradosso rapportato a chi si è spaccato la schiena sui suoi 5 ha (e a proposito, non dubito assolutamente, mi creda Luciano! anzi, mi piacerebbe sapere la resa, quasi insultante dopo tanto lavoro, no?)

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Stefania: mi trovo d'accordo con Luciano Ciolfi e Stefano Cinelli Colombini. Montalcino è, come e anche più di altri distretti vitivinicoli di vaglia, irriducibile a una singola, generica versione.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Cara Stefania, se viene sarò lieto di farle assaggiare il 2014 e poi giudicherà con il suo personale palato. E non con un numero sull'annata. Incidentalmente sarebbe anche divertente assaggiare i miei 2014 di Scansano, che sono i migliori mai fatti li in venti anni; scherzi del clima! Quanto a Biondi Santi la sua scelta va rispettata, il nostro lavoro di viticoltori si fa all'aria aperta e esposti a tutto e, non bastasse, siamo umani e non sempre tutte le ciambelle riescono col buco. Lui ha vigne che la storia dimostra essere ottime, ma per un accidente del caso nel 2014 non ha prodotto vini che reputa alla sua altezza. Per cui fa bene a rinunciare. Altri si trovano in situazioni diverse, e fanno bene a comportarsi in modo diverso.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Scusi la 'gnoranza, ma che ci azzecca? Sono dumbfounded. Un aiutino??

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Belle persone e belle bottiglie. Oggi quando si parla di vino troppo spesso si parla solo di colore, mineralitá o, peggio, di centesimi ma il vino è fatto da individui, e tu ne hai trovati di straordinari.

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Luca Proietti

circa 5 anni fa - Link

Ogni volta che c'è un pezzo di Giannone, mi prento il tempo. Metto silenzioso il mio telefono, spengo la radio e faccio l'amore con ogni sua singola parola. Meraviglia.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Scusate se mi estranio dalla lotta fino a domani, ma stasera a Roma c'è la presentazione del libro di Pietro Stara :-)

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Francesco Garzon

circa 5 anni fa - Link

Complimenti !!! Ma per me troppa carne al fuoco, ne esco pazzo...!!!!

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Patrizia www.wineandshop.it

circa 5 anni fa - Link

Non commento parlando della polemica 2010 - 2014 anche perchè questo è un post sul 2010 quindi partiamo da quello.... Mentre leggevo la parte "alla moda di Alberto Angela" qualche dubbio sull'essere effettivamente su questo sito... Alberto Gatto mi ha riportato nella Toscana che conosco, nella Montalcino che conosco, in quelle verdi colline che solo al pensiero portano ad una bella bisteccona al sangue ( mi scusino i vegetariani) e a un bel bicchiere di vino rosso corposo saporito come solo il Brunello può essere.... Un clichè? Forse si ma è inevitabile...

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andrea

circa 5 anni fa - Link

Ho letto i due link relativi alle degustazioni a cura di Matteo Gallello. Se possibile vorrei approfondire l'affermazione riguardante la “deriva” borgognona che ha colpito alcuni interpreti Ilcinesi. Alcuni anni fa mi è capitato di assaggiare proprio un Brunello richiamato da Gallello e, dagli appunti mnemonici di allora, ricordo perfettamente l'associazione accostata al vino: “caramella viola dal tubetto delle Charms” (avete presente il flash back del famoso critico culinario Ego nel film d'animazione Ratatouille all'assaggio dell'omonimo piatto?) Orbene, tale sensazione l'avevo già vissuta all'assaggio del Gevrey-Chambertin V.V. di Perrot-Minot e di un Volnay 1er Cru di Rossignol-Jeanniard, produttori molto quotati in Borgogna ma, per quanto mi riguarda, distanti anni luce dal canone di Borgogna che piace a me! Dare la “colpa” alla criomacerazione mi sembra troppo semplicistico, tenuto conto che aziende d'oltralpe (tanto per non chiamare in causa nessun Brunello) come Voillot, dichiaratamente avvezze all'uso della tecnica del freddo, sono esenti da questi sentori molto “caramellosi”. Non vorrei innescare una nuova orda di commenti come quella ad un vostro vecchio articolo riguardante appunto la criomacerazione e sono consapevole di fare la "domanda delle cento pistole", ma mi piacerebbe avere un pare “esperto” riguardo alla tecnica per raggiungere un risultato così “piaccione”.

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Matteo Gallello

circa 5 anni fa - Link

Andrea, sono contento che abbia richiesto "un pare “esperto” riguardo alla tecnica (aggiungo: sarebbe bello anche un semplice riscontro da altre persone) per raggiungere un risultato così “piaccione”". Le brevissime note di degustazione nelle quali segnalavo questa inclinazione (peraltro ripresa anche in una lezione successiva e nelle degustazione del ciclo "Alberese e Galestro" sul Chianti Classico) vorrebbero solo porre l'attenzione sul fenomeno (intesa come cosa degna di osservazione) e al di là di questioni legate al gusto che è un'altra storia...

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andrea

circa 5 anni fa - Link

Com'è che nella home page vedo l'anteprima della risposta al mio intervento di Matteo Gallello mentre entrando nell'articolo non compare?

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Fiorenzo Sartore

circa 5 anni fa - Link

Andrea, è un bug nel sistema delle risposte agli utenti "loggati", sul quale stanno lavorando i tecnici da un po' visto che affligge altri post. La risposta alla domanda e' online e visibile (e a proposito: bella domanda). Facendo log out e ricaricando la pagina dovrebbe vederla. Una seccatura, in effetti. [img]http://i6.minus.com/jbheceFWhb7qC5.JPG[/img]

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andrea

circa 5 anni fa - Link

Ops, scusate, evidentemente problema con lo smart.... In effetti il mio intervento era solo legato alla semplice curiosità. Ho smesso da tempo di giudicare i gusti delle persone, mi limito a tenerli in considerazione come metro di giudizio qualora esprimano pareri riguardo a cose che non conosco ;-) Quindi rimaniamo in attesa di "autorevoli" riscontri....

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biotipo

circa 5 anni fa - Link

ma se er claniòttero viene a benvenuto B. fragranza e nettezza dei profumi scaturiti dal calice resteranno inevitabilmente offuscate...

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MG

circa 5 anni fa - Link

Bellissimo articolo, bravo Emanuele :)

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Giovanni

circa 5 anni fa - Link

scusate, ma chi é e cosa rappresenta er claniòttero?

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Vedere nota 1. Creatura mitologica.

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