Léoville Poyferré, la prevalenza dell’annata nonostante Michel Rolland

Léoville Poyferré, la prevalenza dell’annata nonostante Michel Rolland

di Andrea Gori

Puoi anche chiamarti Léoville Poyferré, fare vino almeno dal 1638 ed essere erede di uno dei più grandi Château di tutti i tempi, ma al giorno d’oggi, per rimanere al passo con punteggi e mercati in cantina, devi continuare a lavorare a livelli altissimi. Capita così che vai a cercare Michel Rolland, che dal 1995 re-imposta stile e produzione insieme a Isabelle Davin su un gusto più parkerizzato, voluttuoso e pieno fino al giungere al fatidico 100/100 nel 2009: la consacrazione definitiva di uno Château comunque sempre capace di stupire per la classe dei suoi vini, confermando la sua classificazione di 2ême cru classè en 1855.

Sì, perché può essere che Rolland abbia un tocco tutto suo per dare volume e piacevolezza ai vini, ma è pur vero che senza un terroir speciale sotto i vigneti è difficile avere costanza qualitativa a certi livelli. Soprattutto con una serie di annate molto particolari come quelle che abbiamo passato in esame al Merano Wine Festival, dal 2011 indietro fino al 2003.

Nel corso dei secoli non sono cambiati né il logo con il leone rampante né la proprietà che appartiene alla famiglia Cuvelier dal 1920. Questa nasce come negociant a Lille nel 1804 per poi diventare produttore, comprando Le Crock Cru Bourgeois a Saint Estephe: in posizione invidiabile, tra due cru classè come Cos Estornel e Montrose. Poi nel 1920 appunto l’acquisto di Léoville Poyferré e nel 1947 l’ingresso tra i big, come wine merchant a Bordeaux. Oggi il general manager è Didier Cuvelier che è succeduto al padre Max Cuvelier nel 1985, diventando manager dei due Château mente il fratello Olivier si occupa del business di merchant. Nel 1998 c’è anche tempo e risorse per far nascere Bodega Cuvelier a Mendoza, Argentina.

L’azienda odierna è figlia della Léoville che negli anni pre rivoluzione francese copriva quasi tutto St. Julien, ed era la proprietà più grande di tutto il Medoc. Oggi, dopo accorpamenti e successive divisioni in base alle eredità, sono 3 gli Château che ne proseguono la storia avendo conservato l’altissima classificazione del 1855: Léoville Poyferré, Lèoville Les Cases e Léoville Barton. I vigneti sono disposti su un classico terroir bordolese con tanta acqua nel sottosuolo, un perfetto clima oceanico, temperato e ricco di sole. Nel sottosuolo sabbia e argilla, ciottoli e un andamento altimetrico fatto di tante “onde” più che colline vere e proprie, ma comunque capaci di delineare microterroir da sfruttare nel modo corretto.

La cantina usa tantissimo l’acciaio, ed è stata da pochissimo rinnovata con l’installazione di 22 vasche troncoconiche per la macerazione a freddo prefermentativa. Dalle vasche il vino viene affinato in barrique acquistate da 12 diversi fornitori di botti, in genere nuove quasi per l’80% ogni anno (almeno per il grand vin). Il blend viene fatto a metà affinamento, con due sale diverse per le barrique scelte. Le quattro varietà che formano i vigneti aziendali sono gli storici cabernet sauvignon 61%, merlot 27%, cabernet franc 4% petit verdot 8%: una proporzione che viene in genere rispettata per la formazione del blend del grand vin, che nelle annate migliori viene prodotto in quasi 225 mila bottiglie.

Léoville Poyferre 2011 (58cs 30me 6cf 6pv – 178 mila bottiglie, vendemmia 19 sett-10 ott). Annata molto calda sia in primavera che in estate, pioggia solo a metà settembre, vendemmia poco celebrata anche perché arriva dopo due grandi millesimi, 2009 e 2010. Ma è comunque promettente, per la sua struttura carnosa profonda: note di mirtillo e prugna in confettura, ribes rosso e fragola, caramello e lavanda, coccoina, potenza e tannino ben distribuito ma ancora in assestamento; piccante e saporito, finale lungo e piacevolissimo, concentrazione struttura ed eleganza ancora da arrivare, e potrebbe dare sorprese in futuro. 92+

Léoville Poyferre 2008 (60cs 30me 3cf 7pv – 220 mila bottiglie, rara vendemmia ottobrina dal 6 al 18, in genere è molto meno tardiva). Vino già dal naso sottile e fine, floreale bellissimo, frutta rossa sotto spirito, bocca di frutta e spezia rossa, karkadè e anice, equilibrio prezioso e fine, lunghezza e dinamismo su note scure con pochissimo legno e tanto frutto sottile: un vino un poco asciugato ma di una piacevolezza particolare. 89

Léoville Poyferre 2007 (65cs 24me 4cf 7pv – 240 mila bottiglie, vendemmia 26 sett-10 ott). Tanta pioggia, annata difficile senza un fine settembre caldo, tanta umidità: note un poco verdi e peperoniche, balsamico, anice e pepe nero, un’annata composta di un 80% psicologia e speranza e solo un 20% di tecnica, bisognava infatti aspettare il più possibile a vendemmiare. Il vino ottenuto non è, sorprendentemente, né rustico né diluito: sfodera un bilanciamento discreto nonostante tutto, con un lato selvatico e selvaggio che te lo fa riversare nel bicchiere con vero piacere. 90

Léoville Poyferré 2006 (73cs 21me 6pv – 235 mila bottiglie, vendemmia 21 sett-7 ott). Annata difficile per la pioggia con le uve che si sono gonfiate e diventate delicate, ci voleva per forza più cabernet sauvignon, e si sente subito del resto con tanta frutta scura, cassis, ribes nero, mirtillo, balsamico e note di cuoio cacao e incenso; in bocca è molto corposo e ficcante, prugna e tostature, scuro e fitto, un po’ arcigno e bloccato, tannino comunque fine anche se non setosissimo. 86

Léoville Poyferré 2005 (68cs 26me 6pv – 230 mila bottiglie, vendemmia da 26 sett a 8 ott). Si dice che St Julien è un terroir chaiselongue, perché nei grandi millesimi non devi fare nulla o quasi: in effetti qui la frutta rossa e nera sono intense e mature alla perfezione, escono fuori dal bicchiere in maniera stupenda. Carrube, senape, pepe nero, piacere puro, vino stupendo dal tannino finissimo e vellutato con una lunghezza inusitata, piacevolissimo, tanto è perfetta la maturità del frutto e le sensazioni da brivido; lo immaginiamo grande ancora per un bel po’, grazie ad una freschezza sorprendente. 95

Léoville Poyferré 2003 (70cs 25me 5pv, millesimo critico con vendemmia precocissima 11-26 sett). Note in effetti più cotte del solito ma molto belle: prugne, senape marzapane, menta e finocchietto, tartufo e dado, naso originale e fedele all’annata, tannino appena presente e corpo rotondo; un vino comunque piacevolissimo e polposo, sensuale e godereccio ma ovviamente ormai quasi a fine carriera. 92

Per i curiosi, ecco alcuni confronti con i voti di Parker:
– 2011: 94
– 2010: 98
– 2009: 100
– 2008: 90
– 2006: 91
– 2005: 93
– 2003: 96.
Per andare un poco indietro in epoca pre-Rolland nel 1990 un ottimo 97 punti. Come prezzi si va dai 52 euro en primeur della 2012 e dai 70 euro della 2011 (disponibile) fino ai quasi 500 euro della 2009 (ma difficile da trovare ormai).

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

11 Commenti

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Sergio

circa 6 anni fa - Link

che punteggi! allora Rolland non è Satana, giusto? (corollario: Cotarella non è Belzebù) Mi pare dunque che se una proprietà è ben convinta e sceglie l'enologo come strumento e non come fine, i risultati sono quelli desiderati dalla proprietà stessa

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Paolo A.

circa 6 anni fa - Link

Ma come si fanno a bere Bordeaux così giovani? Roba da lasciare le gengive attaccate al bicchiere... Sui voti di Parker meglio stendere un velo pietoso, come si fa a dare 100/100 a un vino che comincerà a dare il meglio di sè dopo 25-30 anni?

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Giorgio Giorgi

circa 6 anni fa - Link

no, beh, appunto: i vini di Parker (oh, pardon: volevo dire di Rolland!) non danno il meglio dopo 25 anni, ma dopo poco, sono fatti per quello; dopo 25 anni sono morti e sepolti

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Paolo A.

circa 6 anni fa - Link

Per uccidere un bordeaux nel giro di vent'anni bisogna mettersi d'impegno, ma proprio tanto.

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Jerobuam

circa 6 anni fa - Link

Parker è sicuramente un critico criticabile. Però solo una cosa, i punteggi, come 100/100, vengono dati tenendo conto di come secondo loro potra evolvere un vino. 100/100 significa non che un brodeaux sia perfetto ora e che sia il momento migliore per berlo, ma che potrá avere una evoluzione fantastica. Poi sono d accordo che Parker sia discutibile e soprattutto che vengono dati 100/100 completamente a caso, dovrebbero essere la perfezione e possibile che ogni tre per due ci sia un vino perfetto.

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Paolo A.

circa 6 anni fa - Link

A me questa cosa dei "punteggi prospettivi" non ha mai convinto, mi sembra più una pratica da divinatori che da assaggiatori. Il critico a mio parere dovrebbe limitarsi a giudicare quello che ha nel bicchiere, qui e ora (manco fosse facile, oltretutto).

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jerobuam

circa 6 anni fa - Link

Su questo posso anche concordare con te Paolo. Però chi da i punteggi lo fa in questa prospettiva. Molti grandi vini, berli appena usciti è un grandissimo peccato, la loro grandezza la sviluppano nel tempo.

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Andrea'S

circa 6 anni fa - Link

Avete ragione entrambi: ma solo vini perfetti oggi potranno essere stratosferici domani

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

Dal punto di vista di un "advocate" il punteggio proattivo è l'unico che abbia davvero valore nel senso che serve per orientare gli acquisti. Di rado i 100/100 o comunque i punteggi di Rolland si rivelano dei vini al di sotto delle aspettative. In altri casi certo sono profezie un po' autoavveranti nel senso che si rivelano ottimi affari perchè il loro valore nel tempo è stabile grazie all'alto punteggio. Ciò non esclude che ci siano altri vini meno punteggiati che hanno durata anche maggiore. Da ricordare inoltre che da un po' di tempo RP assaggia ed emette voti anche per vini non en primeur e in quel caso non sono voti proattivi ma reali della condizioni del vino in sè e per se in quel momento. Nel mio quotidiano, cerco di dare punteggi diversi come interpretazione: se sono ad una anteprima tendo a darli in maniera proattiva (ovvero più alti rispetto alla piacevolezza attuale) mentre in ogni altra occasione rispettano la condizione presente del vino.

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Giorgio Giorgi

circa 6 anni fa - Link

hi hi, stavolta hai scritto tu "Rolland" invece che "Parker"... !

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

che siano l'uno il Jekill dell'altro? ;-)

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