La sostenibilità del vigneto. Ma non nel senso che pensi

La sostenibilità del vigneto. Ma non nel senso che pensi

di Fiorenzo Sartore

Il Corriere della Sera, in un articolo letto oggi, centra l’obiettivo della rilevanza. È rilevante, spesso, tutto ciò che parla di fatti che mi toccano da molto vicino; la rilevanza in questo caso attiene alla mia vita di ogni giorno, ma potrei dire di ogni ora.

Scrive Susanna Tamaro:

«Per un privato, possedere un uliveto, spesso ereditato, è ormai una vera maledizione. La raccolta delle olive è un’operazione lunga e faticosa e, fino a qualche anno fa, era possibile unicamente grazie alle grandi famiglie e alle comunità del posto che si rendevano disponibili a dare una mano. Ma ora non è più fattibile».

L’articolo riguarda quella che io definisco la sostenibilità dell’attività di impresa. Che, allo stato attuale, si sta riducendo a zero. Continua così:

«Per legge, infatti, sui propri terreni possono lavorare soltanto i parenti strettissimi, padri e figli. Qualsiasi altra persona, lontano cugino, amico, vicino di casa, deve essere regolarmente retribuito. Così, chi chiamava gli amici a raccogliere le olive, regalando alla fine parte del raccolto per farsi l’olio non lo fa più perché rischia una multa in grado di abbattere un bilancio familiare. Produrre l’olio per trarne un guadagno dalla vendita è possibile forse ormai soltanto a chi possiede enormi estensioni di olivi e macchine in grado di effettuare la raccolta. L’uva e le olive condividono lo stesso destino. Per ambedue, i controlli sui lavoranti sono serrati e implacabili. In tempo di vendemmia, il cielo è spesso solcato da elicotteri che fotografano i fedifraghi che si fanno aiutare dagli amici, dai cugini di secondo grado o dal fidanzato della figlia. Non solo, a dare man forte arrivano anche le truppe via terra, bloccando la vendemmia per un giorno intero, se non due, alla ricerca del sicuro abuso compiuto».

Questo articolo, terribile e bellissimo, parla nell’esempio specifico di uliveti e vigne, ma come avrete letto riguarda, ormai, ogni genere di attività di impresa che abbia dimensioni piccole, o familiari: fare questo lavoro sta diventando insostenibile. E per una volta non uso sostenibilità nel senso ecologico del termine (che pure mi sta tanto a cuore).

Pochi giorni fa ho parlato con un vignaiolo che mi ha descritto esattamente lo stesso quadro (ed è la millesima volta che sento questi discorsi). Spiace dire che non vedo nessuna luce alla fine del tunnel. Chi ci ridà la sostenibilità dell’attività di impresa? Non sarà certo:

«un apparato statale che tratta le persone oneste e per bene come possibili truffatori e resta per lo più inerme verso i veri delinquenti. Uno Stato che, nonostante i grandi proclami, continua a considerare chiunque voglia intraprendere un’attività un capitalista senza scrupoli, uno schiavista in pectore a cui vanno tagliate le gambe prima ancora che cominci a camminare».

[Immagine – Crediti]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

8 Commenti

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Wine Roland

circa 6 anni fa - Link

Sembra stia diventando sempre più difficile fare qualunque cosa. La grande impresa (nel senso delle dimensioni) sta aggredendo sempre più costantemente il piccolo imprenditore e artigiano, che invece ogni comunicato ufficiale esalta come una ricchezza italiana. Ottimo post, amaro sfogo.

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Daniele Longhi

circa 6 anni fa - Link

Ero in Sardegna un mesetto fa, parlando con un vecchietto che ha piantagioni di arance, mi son reso conto del male che l importazione ( in questo caso di arance a basso prezzo dalla Spagna nei supermercati ) ha causato ai piccoli produttori...il tizio possiede un centinaio di aranceti sparsi qua e la, ma le arance non le raccoglie perche non c e mercato, perche alla gente di pagare un prodotto freschissimo e nostrano un po di piu non va.Il tipo poi possiede pure un vigneto di uve sangiovese, il cui vino semplice e rustico, accompagnava armoniosamente lo spezzatino di cinghiale cacciato da lui stesso pochi giorni prima. Con l arrivo dei dolci poi, mise in tavola un moscato prodotto da un amico, intensamente floreale e fresco, fresco come il ricordo di quella bellissima gornata passata in compagnia del vecchietto e della sua velata tristezza nel raccontarmi il perche in italia I piccoli agricoltori come lui sian destinati a fallire.

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amedeo

circa 6 anni fa - Link

Tutto vero e condivisibile. Però non ce la raccontiamo giusta liberandoci la coscienza con la storiella dello Stato Canaglia. Ci sono certamente delle storture e delle esagerazioni nei controlli, ma non può essere che si è arrivati a questo punto perché molti imprenditori agricoli hanno truffato lo Stato? Certo poi la falce non fa distinzioni, castigando grandi e piccoli, e quindi anche chi ha la coscienza a posto, ma non possiamo far finta che lo sfruttamento del lavoro agricolo non esista. 20 euro al giorno pagati in nero è un salario dignitoso? Credo proprio di no. E' dunque la pratica italiota che porta a tutto questo. Abbiamo sempre bisogno del cane da guardia di turno. E naturalmente molto spesso chi ci rimette sono proprio i piccoli proprietari in buona fede.

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Paolo Cianferoni

circa 6 anni fa - Link

Occorre che i politici comincino a differenziare con paletti (regole) differenti le industrie dall'artigianato. Equiparare le due realtà è un suicidio della cultura del lavoro in Italia. In proposito avevo proprio scritto qualcosa qui: http://paolocianferoni.caparsa.it/2015/12/da-regime-sanzionatorio-a-regime-collaborativo/#comments

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Fiorenzo Sartore

circa 6 anni fa - Link

La vedo esattamente nel tuo stesso modo, Paolo.

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Az.Ag. Morella

circa 6 anni fa - Link

Caro Amedeo, il vero problema non è avere o meno il cane da guardia, quanto pittosto il fatto che il cane da guardia in questione non fa distinzioni fra un lavoratore in nero pagato 20,00 euro come dici tu......ed un familiare o un amico che vuole venire a trascorrere una giornata in campagna da me e darmi una mano in vandemmia! Purtroppo te lo dico da produttrice, i cani da guardia sono in giro soporattutto (se non solo) per fare cassa! E questo sinceramente è deprimente oltre che profondamente iniquo.

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Ale

circa 6 anni fa - Link

pero' tu ci guadagni giusto con il lavoro del tuo amico che viene ad aiutarti? allora mi sa che lo stai fregando (P.S.: anche se non vendi il vino il tuo guadagno rimane il vino che ti bevi, no?)

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Marco

circa 6 anni fa - Link

Non per fare l'avvocato del Diavolo, ma qualcuno ha un'idea chiara di come si possa fare a distinguere tra l'amico che è andato solo per dare una mano e il lavoratore in nero? E cosa fare nel caso di infortunio di uno dei due?

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