La mia prima volta. Ovvero: l’etichetta che m’ha fatto diventare quello che sono/5

di Francesca Ciancio

La collega non poteva. C’era da coprire un’intera settimana di interviste e macchie per uno speciale video e lei non poteva. Chiamano me da Milano:
Caporedattore: “Tu sei appassionata di vino vero?”
Io: “beh… insomma, lo bevo”
Caporedattore: “Ok, c’è da andare in Sicilia una settimana, coprire un evento e poi girare un po’ di cantine per realizzare uno speciale sul vino. So che te la senti. Ciao”.
Succedeva più o meno dieci anni fa.

E non avevo la benché minima idea di ciò che volessero da me. Accettai. Una volta arrivata a Palermo mi sistemano al Grand Hotel Des Palmes. Tutte le mattine faccio colazione con un signore dai capelli bianchi che mi siede di fronte. Ha i baffi e il pancione. Si chiama Attilio Scienza. Ma non so chi sia. Partecipo a una cosa che si chiama Sicilia En Primeur: è tutto molto elegante, stiloso, pranzi in palazzi nobiliari, cene al Charleston e gente che assaggia e sputa. Stringo mani a viticoltori, agenti di commercio, presidenti di banche, principi, conti. Nessuno sa chi sono, il nome non lo ricordano ma è tutto un florilegio di “gioia come stai”.

L’evento finisce di domenica e il lunedì inizio il tour con l’operatore tv. Tutte le mattine lo aspetto in via della Libertà. La mappa la prepara il caporedattore di Palermo: una cosa come 200/300 km al giorno, due/tre cantine da visitare, interviste, immagini di copertura, ritorno alla base. Mai schema fu così poco rispettato. Perché c’erano gli imprevisti. Quella fu la mia settimana imprevedibile. Quella che ha segnato il resto degli anni. E fu piena di bevute che non reggevo e di pranzi che mi facevano sonnecchiare. Di sarcasmo di tutti quelli che – giustamente – sapevano che non ero a mio agio con gli argomenti. E di parole strane come lieviti indigeni, palmenti, peronospora. La mia fortuna è stata questa, avvicinarmi ai produttori, prima che alle bottiglie. E mi raccontavano cose strane: che la terra si poteva mangiare, che la vite piangeva, che sentivi il mare nel vino. Non so cosa darei per recuperare gli appunti di quei giorni. Dovevano essere deliranti.

Non c’è una prima bottiglia, c’è una terra tutta, la Sicilia, all’inizio della mia passione. E c’è una serata in giro per Palermo con un responsabile vendite estero di una grossa azienda. Mi portò alla chiesa dello Spasimo e sembrava di essere in Inghilterra, con l’edificio gotico senza soffitto. Era l’ultima sera. “E dammelo questo bacio, che è pure sconsacrata la chiesa – pensai”. Niente. Non c’è una sola volta, quando sono al supermercato e vedo quelle etichette, che non pensi a quel momento.

[La prima puntata, la secondala terza e la quarta. Immagine: Wikipedia].

7 Commenti

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Francesco Annibali

circa 8 anni fa - Link

Molto bella, finale struggente

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Andrea Pagliantini

circa 8 anni fa - Link

Questo post te lo rubo. E a memoria mi pare di ricordare che l'Hotel de Palmes è quello dove alloggiava il tenente Joe Petrosino della polizia di Nuovaiorca prima gli fosse fatto il servizio.

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Paolo tamiro

circa 8 anni fa - Link

La Sicilia è la migliore scuola, appena posso mi catapulto a passare del tempo in cantina . Spesso si dice che il vino va raccontato. Penso che, almeno in Sicilia, non sia possibile farlo senza conoscere davvero dove è chi lo fa, avere armeggiato un po' in cantina. Poi lo Spasimo.. Mai nome fu più azzeccato. Mi ci portò la mia fidanzata , partivo avvantaggiato per i baci, ma si sa che i baci non dati sono come il primo, si ricordano sempre.

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Luciano

circa 8 anni fa - Link

Se fossi nel tipo della chiesa, romperei una cantonata a capate........ :-) per parecchio meno :-)

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

gioia e anche grazia.

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Stefano

circa 8 anni fa - Link

Bella

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