La guerra dell’olio extra vergine d’oliva. Oro verde, misture legalizzate e Made in Italy svenduto

La guerra dell’olio extra vergine d’oliva. Oro verde, misture legalizzate e Made in Italy svenduto

di Francesco Paolo Valentini

Dovessimo indicare una vera e incontestabile bandiera del Made in Italy (“Se il Made in Italy fosse un brand sarebbe il terzo del mondo” – dopo Coca Cola e Visa – titola un recentissimo articolo de Il Sole 24 Ore), questa potrebbe tranquillamente essere l’olio extra vergine di oliva. Il motivo è presto detto: è italiano il 90% delle cultivar di tutto il mondo. Abbiamo circa 450 varietà, di cui circa 25 solo in Abruzzo. In Spagna sono 15, per intenderci.

Per dirla con uno slogan: se nel vino ce la giochiamo a livello mondiale, nell’olio dovremmo stravincere per abbandono degli avversari, tanta è la superiorità. L’extra vergine italiano è tra i migliori al mondo per caratteristiche organolettiche e salubrità ma non è tutto oro (verde) quello che luccica.

L’identità dell’eccellenza agroalimentare nazionale e la stessa immagine del marchio Italia rischiano di soccombere sotto i colpi del libero mercato che favorisce la sleale concorrenza di prodotti industriali esteri di bassissima qualità e a prezzi altrettanto bassi, commercializzati come italiani ma che di italiano hanno ben poco se non la veste e l’ultima lavorazione.

La nostra economia agricola è praticamente in ginocchio per effetto delle multinazionali che acquisiscono noti marchi storici italiani, per poi rivendere l’olio con immagine italiana – anche se prodotto con olive di paesi Ue ed extra Ue – a prezzi di gran lunga inferiori al minimo remunerativo per gli agricoltori italiani.

Un olio extra vergine non può costare meno di 6/7 euro al litro e quando ci si trova davanti una bottiglia venduta a 2,99 euro, il consumatore deve subito pensare che non è olio italiano. Queste miscele di “grassi liquidi”, che sull’etichetta inneggiano all’Italia, in realtà portano scritto sulla retroetichetta, in caratteri piccolissimi, che trattasi di olii comunitari ed extracomunitari.

Per ovviare a questa “furbizia” basterebbe applicare la “Legge Mongiello”, che fra le varie norme (obbligo esame organolettico, diminuzione sostanze deodoranti, ecc…) prevede anche di combattere le pubblicità ingannevoli, attraverso una corretta e chiara esposizione in etichetta dei dati relativi all’origine e provenienza dell’olio. Il tutto redatto sull’etichetta (e non in controeticchetta) con caratteri grandi e perfettamente leggibili. Se non viene applicata correttamente questa legge, il reale vantaggio di dover indicare le zone di provenienza dell’olio è perso.

Ricordiamo invece che per gli altri alimenti, secondo la legislazione italiana in accordo con i regolamenti comunitari, non è necessario che la materia prima sia italiana. Pertanto spesso accade che d’italiano ci sia solo l’ultima lavorazione. Succede quindi che si finisca per valorizzare un marchio che altri sfruttano a proprio vantaggio, causando un quadruplice danno: sleale concorrenza verso i produttori italiani, danno all’immagine, sfruttamento della mano d’opera e confusione nel consumatore finale.

Oli con veste italiana che girano il mondo dando un’immagine errata del vero Made in Italy. La FDA statunitense ha dichiarato che su 5 prodotti con marchio “italiano” – marchio civetta per meglio dire – solo 1 è veramente Made in Italy.

Ad esempio, stando ai dati 2012, basti sapere che l’olio importato è maggiore di quello prodotto: 575mila tonnellate contro 478mila, una follia. Importiamo olio per il 74% dalla Spagna, il restante da Grecia e Tunisia mentre i frantoi, le cooperative e i produttori sono pieni di olio di altissima qualità ma invenduto. Perché entra tanto olio estero a prezzi bassissimi.

Per come stanno attualmente le cose si rischia di avvantaggiare la logica industriale e favorire i prodotti italian sounding a prezzi troppo bassi.

Da produttore, ho intenzione di lottare contro uno status quo che fa violenza all’altissima qualità a vantaggio di un profitto ottenuto con misture legalizzate: informare, educare, fare corsi di assaggio, sensibilizzare consumatori e ristoratori (come è stato fatto per il vino!) è un passo necessario per riappropriarsi di una ricchezza che, purtroppo, dimostriamo di non saper valorizzare e rispettare.

[Foto: Antonio Tomacelli]

29 Commenti

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Alessandro

circa 5 anni fa - Link

Sono pienamente concorde che deve essere ben chiaro in etichetta la provenienza dell'olio (oddio, personalmente mi pare che quasi sempre lo sia, basta leggere). Ciò che non mi trova molto concorde invece è la cosiddetta superiorità qualitativa e organolettica dell'olio italiano rispetto, che so, a quello spagnolo. Stiamo parlando di Spagna, non di Cina. Sfido un consumatore "normale" a notarne la differenza. E se gli spagnoli fanno un prodotto equiparabile a prezzi nettamente inferiori...da italiano sono dispiaciuto, da consumatore finale felice. Regge il mio discorso? Cordiali saluti

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MG

circa 5 anni fa - Link

Purtroppo la famiglia italiana, soprattutto di questi tempi, si regge su quelle differenze di 2-3 euro su prodotti che ne costano fino a 7, e se non riesce a distinguere fra Chianti e Chianti Classico, com'e' possibile che riesca a distinguere fra Olio extravergine prodotto all'estero e di alta' qualita' italiano?

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Federico

circa 5 anni fa - Link

Alla famiglia italiana, visto il sovrappeso dilagante, basterebbe usarne la metà, ma di qualità....e i conti tornerebbero! :-)

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MG

circa 5 anni fa - Link

come non essere d'accordo :D

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Mike Tommasi

circa 5 anni fa - Link

Condivido con alessandro che anche la Spagna ha oli di oliva di qualità incredibile, in particolare nella zona di Jaen. L'origine dell'olio è menzionata in etichetta, ma in modo spesso poco chiaro. Made in Italy ovviamente può indicare olio fatto in Italia da olive turche o tunisine, così come le conserve di pomodoro Made in Italy possono essere fatte in Italia ma da pomodoro cinese. Per il pomodoro parliamo di oltre il 95% del prodotto. Sospetto che per l'olio sia una percentuale molto alta. Ricordo l'anno terribile quando gli olivi in Toscana furono danneggiati dal freddo - la produzione di olio made in italy continuó a crescere sfrenatamente...

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Federico

circa 5 anni fa - Link

È certamente vero che anche in Spagna fanno olio di alta qualità, ma sospetto che non sia lo stesso che viene messo in bottiglia e venduto come Made in Italy a 2/3 euro al litro.

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Pietro Clarici

circa 5 anni fa - Link

Non è esatto. Ai sensi del regolamento CE 182/2009 l'indicazione in etichetta "Made in Italy" o "Prodotto Italiano" si riferisce alla provenienza delle olive, non al luogo di produzione. Che poi qualcuno possa essere pronto a "ribattezzarle", quella è tutta un'altra storia... ed è anche il motivo per cui - da produttore - considero sempre più utile instaurare un rapporto diretto di fiducia con il consumatore finale che finire su uno scaffale in GDO.

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Alessandro

circa 5 anni fa - Link

Non ci giurerei, ma a me pare che nella stragrande maggioranza dei casi sia scritta la provenienza delle olive (Italia, EU, extracomunitari). Magari in piccolo, ma a me pare sia una informazione sempre disponibile (credo imposta per legge). Certo, occorre perdere 2 secondi per leggere e non limitarsi a vedere la fotografie delle colline toscane sull'etichetta...

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damiano

circa 5 anni fa - Link

Scrivono eu o extra eu. Gradirei conoscere nello specifico di quale paese si tratta. Personalmente ho risolto acquistando direttamente da persone con una certa etica.

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Alessandro

circa 5 anni fa - Link

beh, se le olive sono italiane, direi che è scritto. Se non è specificato, difficilmente sono italiane.

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Pietro

circa 5 anni fa - Link

INTRAOLIO! Interessante. Mi ha colpito molto il riferimento al prezzo "equo" di 6-7 euro al litro. Mi pare un po' altino. da anni compro olio solo direttamente dai produttori, e mentre per un olio toscano mi ci ritrovo (lo pago proprio 6,5 € al litro) i prezzi di un olio pugliese o lucano sono nettamente inferiori (latta da 5 litri ovviamente). Solo per un olio bio certificato demeter in Puglia ho pagato 7 euro. Sarebbe anche interessante approfondire il discorso sul marketing di "facciata": tutti quegli olii da supermercato a marca privata che sfoggiano le varianti "pugliese" "garda" "toscano" cosa hanno di vero? Altra domanda, da consumatore posso almeno ritenere che un extravergine di oliva DOP sia prodotto con olive italiane o non è detto neppure questo?

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Pietro Clarici

circa 5 anni fa - Link

Se parliamo di produttori puri, ovvero di chi lavora esclusivamente le proprie olive, le variabili che portano alla determinazione del prezzo sono innumerevoli. E' praticamente impossibile definire un prezzo "equo": solo per fare un esempio, due produttori confinanti potrebbero avere oliveti con caratteristiche completamente diverse che in un caso consentono la raccolta meccanizzata e nell'altra no. Come detto sopra, l'indicazione "Prodotto Italiano" garantisce la provenienza nazionale delle olive: le DOP restringono ulteriormente il campo, ma oltre all'origine certificano anche il rispetto di determinati parametri chimici (in genere più stringenti di quelli obbligatori per l'extra vergine convenzionale) ed organolettici stabiliti dai disciplinari.

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Francesco Paolo Valentini

circa 5 anni fa - Link

Purtroppo, sono d'accordo quando si dice che il consumatore medio non è in grado di comprendere le differenze tra un olio italiano e uno spagnolo. Il problema, infatti è proprio quello... ossia non abbiamo ancora la conoscenza e la cultura per valutare gli olii, pur appartenendo a uno dei territori più vocati al mondo. Sarebbe ora che impariamo. Siamo come eravamo negli anni '60 per il vino. Quando si andava nei ristoranti il cameriere chiedeva: "rosso o bianco?". Inoltre volevo precisare che, ovviamente, anche in Spagna ci sono degli ottimi olii. Infatti ho scritto "l'extravergine italiano è tra i migliori al mondo", non ho detto il migliore (anche se lo penso ;-) ) Il problema si pone con quello che viene venduto ed imbottigliato in Italia. Quel prodotto con veste italica, non è assolutamente all'altezza del prodotto medio italiano. Tutto questo arreca un danno all'immagine del vero made in Italy, alla nostra economia ed al consumatore finale.

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Montosoli

circa 5 anni fa - Link

E la lotta della formica contro l'elefante....... Lo jeans e la maglietta di marca sono mandatori........ma quello che viene degluito attraverso la bocca ......dopo non lo vede piu nessuno.

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Mirco Lucamarini

circa 5 anni fa - Link

Lettura molto interessante: evidenzia tutti i problemi che noi produttori siamo costretti nostro malgrado ad affrontare. Il maggior numero di leggi sulla presunta "tutela" del consumatore sono state fatte in realtà per tutelare le grandi aziende, questa è la verità. A me viene proibito di scrivere in etichetta molte delle informazioni che invece vorrei condividere. In più mi sono dovuto certificare per poter scrivere "Mignola". Ho due desideri: il primo, vedere maggior interesse da parte dei ristoratori. Il secondo, far capire al consumatore che 5, 6 o 7 euro per un litro d'olio sono ben spesi. Non solo perché gratifica il nostro palato un buon olio (già questo sarebbe sufficiente) ma come possiamo dimenticare gli innumerevoli benefici dell'olio alla nostra salute. Ho notato in qualche paese che è possibile in enoteca o nelle piccole gastronomie poter acquistare olio sfuso conservato in comodi e pratici bidono in acciaio da 15 litri. Recarsi in enoteca e sapere di poter acquistare un litro d'olio buono e prodotto da un frantoio locale di fiducia mi sembra un traguardo di civiltà. Con stima e affetto.

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Pietro Clarici

circa 5 anni fa - Link

Lo sfuso acquistato fuori dal frantoio sinceramente non mi convince: ottima idea, ma rischiosa e di difficile implementazione. Un buon produttore conserva l'olio alla giusta temperatura in tank inox sempre puliti e possibilmente sotto azoto. Un punto vendita esterno dovrebbe essere attrezzato per garantire le condizioni ottimali di conservazione e venderlo il più rapidamente possibile per evitare fenomeni di ossidazione all'interno del contenitore. Soprattutto, dal momento che ci tengo ad essere personalmente responsabile del mio prodotto fino (e a volte anche oltre) alla data di scadenza, non sono disposto a metterlo in mano a terzi a meno che non sia in una lattina sigillata o in una bottiglia con tappo antirabbocco. Ben venga lo sfuso, ma solo in frantoio.

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Mirco Lucamarini

circa 5 anni fa - Link

Ciao Pietro, sono d'accordo con te, sicuramente non sono disposto a dare il mio olio a tutti, ma ho notato molte gastronomie sensibili e innovative in grado di gestire piccole quantità in fusti. Non parlo di grosse quantità. Ti faccio un esempio, solo qui nella provincia di Macerata ci sono 54 frantoi. Sono tutti di piccole dimensioni e chiudono tutti a Gennaio. Non posso recarmi a prendere lo sfuso. L'idea dello sfuso può essere utile per poter superare quel muro fa chi produce e chi consuma.

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carolain cats

circa 5 anni fa - Link

io ho iniziato a fare rete: prendo l'olio da un ex collega di mio fratello in sicilia, lo produce lui e lo frange nel frantoio comunitario dove si entra uno alla volta e si spreme in appositi bidoni la propria roba. quando finisce lo prendo da un altro amico nelle colline di Vittorio veneto che fa lo stesso procedimento. Poco mi importa se costa dai 7 ai 9 euro al litro e se mi devo pagare la spedizione sicilia-veneto o se devo farmi 40 km; faccio rete ed aiuto un contadino come me, ed ho un prodotto sano e buono, che mi piace, che sa di oliva, che è verde naturale e non addizionato. per me è normale fare così anche per il formaggio o per qualsiasi altra cosa che non mi autoproduco. faccio rete e ne ho giovamento, che tanto al supermercato è tutto fatto non si sa come. apprezzo questo articolo perchè insegna a chi non è fortunato come me a riconoscere le cose buone e vere. bravo Valentini

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Andrea Pagliantini

circa 5 anni fa - Link

Qualche mese fa, su uno scaffale di supermercato vedo delle bottiglie d'olio con un'etichetta in cui c'è un'immagine, un nome e una frase di Dante che rimanda al famoso castello di Monteriggioni in provincia di Siena. Nella controetichetta, in basso, c'è scritto che l'immagine non rappresenta l'origine del prodotto, ma intanto si usa un luogo famoso coperto di ulivi per la commercializzazione di un olio che con quel luogo non c'entra niente. Nel Chianti (storico) produrre olio di qualità vuol dire partire a gennaio con la concimatura (organica), a febbraio con la potatura, non sapere cosa fare con i residui di tale operazione perchè qualche vispo onorevole burocrate li ha intrufolati fra i rifiuti e come tali andrebbero smaltiti e non bruciati sul posto come si fa da millenni, sfalcio dell'erba o gestione del terreno onde non arrivare all'estate con dei campi che brucerebbero come benzina. Intavolare una lotta con la mosca olearia nei periodi estivi, togliere i talli improduttivi a settembre e smaltirli (anzi bruciarli perchè la norma che li rende rifiuti intanto è stata abolita) raccogliere, portare al più presto al frantoio e fare ben presente che arrivare a produrre una bottiglia da 0,750 a pianta, in questi terreni stitici e aridi è già una conquista. Infatti molti oliveti sono stati abbandonati e il paesaggio e la qualità dell'olio ne risente......

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renato

circa 5 anni fa - Link

La stessa cosa vale per altri prodotti come il miele. Nella GDO quasi tutte le confezioni indicano miele dell'est o del sud america. Cmq molti italiana hanno scarsa cultura alimentare. Basta girare per i supermercati e vedere la gente puntare all'acquisto di olio in funzione del prezzo più basso senza nemmeno leggere l'etichetta. Però poi si spende qualsiasi cifra pur di avere lo smartphone ultima generazione e magari il suv che fa status symbol. Ci vuole tanta ma tanta cultura alimentare.

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andrea

circa 5 anni fa - Link

6/7 Euro al litro? Magari? Io lo pago così dalla Calabria, solo perché il produttore è un amico, ma se prendo olio ligure da taggiasca lo pago 10/12, in latte da 5 lt. Purtroppo né io né i lettori di Intravino siamo il mercato, solo una infima quota di esso. E il consumatore medio non ha l'educazione per apprezzare la differenza, né gliene importa un granché.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Che poi occhio: il prezzo NON è garanzia di qualità ma, in certa misura, una delle condizioni: realisticamente necessaria ma assolutamente non sufficiente.

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Francesco Paolo Valentini

circa 5 anni fa - Link

Leggendo con attenzione ed interesse gli ultimi commenti, riflettevo sulla reale difficoltà che incontra l'olio italiano nel reggere la concorrenza degli olii esteri. Una volta, mi illudevo che l'alta qualità dei nostri olii sarebbe stata, da sola, sufficiente a garantirne la vendita. Invece, con il tempo e il sopraggiungere della crisi economica, mi sono dovuto ricredere. Non c'è niente da fare, ma per l'olio bisogna accettare l'idea che, per ora, la qualità da sola non venda. Certamente venderebbe se fosse affiancata da conoscenze, interesse e cultura del prodotto... Un po' come è accaduto per il vino. Ma a tutto oggi questo interesse e questa cultura non esiste, anche se siamo un paese con alta vocazione e tradizione olivicola. Un controsenso, ma un incontrovertibile dato di fatto. Infatti l'olio, per ora, è visto unicamente come un mero condimento con la funzione di "ungere" le pietanze e non come un alimento a se. E' assurdo, ma è cosi. Ora, nell'attesa che con il tempo e l'educazione si arrivi ad una consapevolezza della importanza di questo nostro prodotto, si deve necessariamente trovare un espediente che venga in aiuto alla qualità. Qualcosa che ci renda competitivi, senza però intaccare minimamente la tipicità e qualità dei nostri prodotti. Bisogna fare, o meglio tornare a fare quello che si è fatto in passato. Ossia vendere il prodotto sfuso. Chi è meno giovane si ricorda la pasta sfusa, i fagioli, il tonno, lo zucchero, il caffè, la farina, il vino, lo stesso olio, ecc... Ora con la crisi si sta tornando di nuovo a questa arcaica forma di commercio. Vediamo in giro distributori di acque minerali, del latte, del vino in alcune enoteche... e perché no anche dell'olio? Sì, olio extravergine d'olivo alla spina. Ovviamente rispetto al passato la tecnologia ci verrà in aiuto garantendo inalterate le caratteristiche e proprietà dell'olio. Ritengo, che con questo espediente si possano contenere i costi ed essere più competitivi con gli olii esteri, in attesa che il consumatore impari a conoscere ed apprezzare l'olio italiano.

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Antonio Tomacelli

circa 5 anni fa - Link

Sicuramente le aziende hanno puntato troppo sulla confezione in bottiglia, antieconomica e inutile. Sono anni che combatto con i miei clienti per la confezione in lattina da 5 litri, ma in pochi hanno capito il valore della "dispensa". Non concordo in pieno sulla "spina" ma, se serve, benvenga.

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Francesco

circa 5 anni fa - Link

Solo di passaggio per dire che Il post del Signor Valentini lo condivido in toto, anche quando di parla di prezzi al pubblico 6-10 euro. Mi spiace dover affermare che il suo olio (che trovo eccezionale e che comunque continuo a ordinare, vendere e comprare per casa mia) ha un costo decisamente imbarazzante rispetto alla media degli olii di qualità superiori. Per difesa devo dire che è in buona compagnia ma quando una bottiglia d'olio da 0,7 viene venduta al rivenditore ad un prezzo tra i 15 e i 25/30 (sic!) euro più iva direi che si perde un filo il senso della realtà

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Francesco, credo quel prezzo fosse riferito agli operatori. Se fosse imbarazzante non lo comprerebbe, credo. Direi quindi meglio costoso, non caro, ma lungi da me - che campo di commercio - difendere i prezzi altrui. Lavorazione artigianale, rese bassissime e selezione estrema costano, e poi come si usa dire: "Chi commercia campa, chi lavora crepa" :-).

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Luca A. Alves

circa 5 anni fa - Link

Giorni fa, ad una presentazione/degustazione di Olio extra vergine d.o.p. toscano, verso una delegazione diplomatica cinese, un sedicente professore tesseva le lodi del nostro olio, esclamando: " il nostro è il miglior olio del mondo, non come quello spagnolo, o greco! ". Poi nel proseguire dell'assaggio, compare un Laudemio, e i cinesi iniziano a non capire. Annusano, osservano la bottiglia, scrutano l'etichetta... qualcosa non torna: niente marchio d.o.p., forma diversa, diciture diverse... D'un tratto l'interprete ( cinese di Prato ), chiede: " Sì, ma è meglio?! " Ed il produttore, che ancora non imbottiglia d.o.p. toscano, ma che da anni fa il Laudemio, signorilmente ha glissato: " No, è solo diverso. E' nato prima che esistesse un Consorzio pubblico d.o.p. ". Mie conclusioni: - L'italia perderà sempre se inizierà i discorsi con "il miglior". Abbiamo un grande olio di oliva certo, ma non siamo i soli al mondo. Forse sarebbe più intelligente puntare sulla diversità, quella sì che è un primato oltre che una risorsa speciale. - Impariamo a comunicare e a produrre in maniera eloquente: un'etichetta dovrebbe essere comprensibile a consumatori da 0 a 100 anni, basta diciture vaghe, e entriamo nell'ordine di idee che detenere l'appeal del made in italy non durerà per sempre. Se continueremo a cercare di vendere fuffa agli stranieri, o a noi stessi, prima o poi il giochino si rompe! Io sono convinto che il vero grave problema oggi, non sia la crisi, non siano i costi, non sia il mercato ( che senz'altro pungono forte ), ma la mentalità. Dal politico, al produttore. O si cambia mentalità davvero, o saremo sempre dentro ad un film commedia italiana.

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Stefano

circa 5 anni fa - Link

mettiamo olio da 15 euro nella macchina e ci sembra troppo 10 euro da mettere nella pancia ma dico io siamo matti a nascondere verità come queste?le multinazionali inquinano i prodotti facendo morire di fame chi produce olio di alta qualità organolettica cosa che nemmeno esite in olii da 3 euro.facciamo a meno di un paio di scarpe o di un nuovo telefonino e comperiamoo

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Francesca

circa 3 anni fa - Link

Come darti torto! Purtroppo, è vero, c'è poca consapevolezza rispetto alle altissime qualità dell'olio Made in Italy, quindi non tutti sono disposti a pagare prezzi più elevati rispetto al mercato commerciale. Tante volte, i produttori stessi, per colpa di questo, si ritrovano a dover abbassare i prezzi, nonostante il duro lavoro che comporta produrre l'olio ed è brutto da dire, ma talvolta viene quasi svenduto. Personalmente acquisto online, solo olio italiano proveniente da frantoi pugliesi !

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