La (buona) critica del vino esiste ancora. Punto di domanda

di Alessandro Morichetti

In sintesi: su Wired ho letto di un blogger (Gianmaria Tammaro) che parlando di critica cinematografica non risparmia colpi ad una presunta analisi superficiale del film Mad Max da parte di Paolo Mereghetti, per così dire un Daniele Cernilli del cinema. Sotto al titolo “La (buona) critica cinematografica non esiste più” non mancano fendenti che tacciano il Mereghetti e la critica tutta di superficialità, disinformazione, foga di compiacere un pubblico di appassionati, (dis)educazione e foga da giudizio affrettato.

Gianmaria Tammaro conclude così il post: “La verità, ed è una verità abbastanza evidente, è che gli spettatori non leggono più, o quasi più, le recensioni. Perché non si fidano, innanzitutto. E poi perché non le capiscono. Piuttosto preferiscono il consiglio di un amico o di un blogger (“ma com’è che questi youtuber che fanno video-recensioni hanno così fortuna?”).”

Mi sono chiesto: nel vino è la stessa cosa?
Nì. È fuori di dubbio che la disintermediazione delle reti social abbia favorito una nuova intermediazione, orizzontale, dal basso, inter pares. Spesso utilissima, talvolta fuorviante. È altresì fuori di dubbio che all’aumentare delle istituzioni critiche stampate corrisponda un generale ridimensionamento dell’influenza specifica. E non è detto che questo sia un male. Più giudizi, più relativismo. Che poi molte di queste opinioni siano tra l’inutile e oltre non ci piove, per vari motivi tra cui l’assenza di indipendenza editoriale e/o mentale di chi giudica.

Su una cosa si deve necessariamente convenire con Tammaro (i corsivi sono miei): “Non puoi prendertela solo con gli addetti ai lavori (leggi: produttori di vino) o con gli spettatori (leggi: bevitori) se il cinema (ma il discorso si può allargare anche al teatro e alla musica, volendo; alla tv e, in parte, alla letteratura.. e al vino) non va bene. Devi allargare il tuo punto di vista, cambiare prospettiva e inquadrare un altro protagonista: la critica.”

Una questione, insomma, l’abbiamo capita bene. Moltiplicando le fonti, la profilazione è decisamente maggiore e fruttuosa mentre è decaduta in maniera prepotente l’influenza relativa. I soggetti capaci di smuovere bancali e mercati sono sempre meno e necessitano di valutazioni centesimali sempre maggiori (con una conseguente inflazione dei ratings). Quindi la buona critica non è morta, ha solo traslocato (come hanno scritto su Wired in risposta a Tammaro). E forse è meglio così.

[Credits: Wired. Foto: GreatWineNews

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

14 Commenti

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Roberto Stucchi

circa 6 anni fa - Link

scusate ma per me nella critica del vino nessuno supera questo signore: vi ricorda qualcuno?

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Nelle Nuvole

circa 6 anni fa - Link

Sarebbe il caso di scrivere il nome del signore nella fotografia. Ho paura che qualche nuova leva fra i produttori/consumatori/eno-critici si chieda "Chi è costui?". Non capisco il ragionamento "se il vino non va bene è anche colpa dei critici, non solo dei produttori e dei consumatori". A meno che non si intenda per "il vino non va bene" come "il vino non si vende bene". In questo caso, sinceramente, la colpa non è certo della critica enoica. Mai come di questi tempi proliferano i critici dei critici che criticano. Comunque, il cinema non va bene, il vino non va bene e anche io non mi sento molto bene (cit.)

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Roberto Stucchi

circa 6 anni fa - Link

Si tratta di questo signore: Hardy Wallace e il suo blog è http://www.dirtysouthwine.com/

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Roberto Stucchi

circa 6 anni fa - Link

Oops. La foto è di Hugh Johnson, ho frainteso...

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Copincollo un intervento assai qualificato scopiazzato altrove: "La buona critica non ha età o medium, ma è fatta di curiosità, studio, sacrificio e approfondimento e troppo spesso ne equivocano in molti il ruolo sovrapponendolo e fraintendendolo con il giornalismo e la divulgazione. Quello che manca alla liberalizzazione del pensiero critico è l'idea di un confronto dialettico, a cui si preferiscono le ragioni di un posizionamento polarizzato e fanatico. Ci si lamenta che non si leggono le recensioni. Io mi lamento che se ne fanno troppe e passa un'idea che chiunque possa leggere un testo filmico senza averne gli strumenti." NN, non serve dire chi è, la foto basta. Tra l'altro mr Johnson non si è mai definito "critico", preferisce "divulgatore" o "comunicatore". Lui può tutto :D (lo hai conosciuto?).

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Nelle Nuvole

circa 6 anni fa - Link

Sì, lo conobbi l'estate del 1984 o 1985, non ricordo bene. Allora lavoravo per un 'azienda che non è la stessa di quella per la quale lavoro adesso, ma comincia sempre per B. allora ero una ragazzetta di bottega, buttata allo sbaraglio nel ricevere qualcuno di importante per un progetto importante, quando tutti i capintesta erano in vacanza. Il progetto era un amplissimo servizio fotografico per una giornale di moda americano, relativo alla famiglia proprietaria dell'azienda e la loro vita in Toscana (sic!). Il fotografo era il fu Norman Parkinson, anche lui britannico come Hugh Johnson. Fra profusioni di tavolate imbandite d'aglio e pomodori, sbandieratori fatti venire apposta, donne della famiglia proprietaria vestite da sera o da femmene sicule in mezzo alla campagna ilcinese, mi divertii un mondo. Prima o poi ne scriverò. HJ era divertentissimo, ironico e pragmatico, non ancora invischiato nella produzione del Tokaj ungherese. Diciamo però che non era proprio addentro al Brunello di Montalcino, il suo passato e il suo futuro. Infatti, coraggiosamente, cercava di evidenziare come il Moscadello prodotto dall'azienda ospitante e pagante, fosse un vino molto interessante e con grandi prospettive. A parte ciò, non lo considero un critico, ma un divulgatore con i pro e i contro di essere old british school. Long time ago, already gone.

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Adriano Aiello

circa 6 anni fa - Link

Potevi pure citarmi eh, che ti vergogni!:)

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la cara zietta

circa 6 anni fa - Link

Caro Intravino, quanto ti sarei grata se, di tanto in tanto, ti ricordassi di parlare anche un po' di vino, quell'adorabile liquido che normalmente si trova tra vetro e sughero, insomma.. Si, certo, vanno bene anche le chiacchiere, per carità, però le chiacchiere, è risaputo, non fan farina.. Sogni d'oro.

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Mario Galleni

circa 6 anni fa - Link

Uno può anche non amare le critiche di Mereghetti, ma accusarlo di essere un critico superficiale mi pare parecchio azzardato.

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Diego

circa 6 anni fa - Link

C'è tantissimo bisogno di VERA critica di vino. Come diceva Anton Ego, il raffinato recensore gastronomico di Ratatouille (Brad Bird, 2007): «Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo»: proprio ciò che manca a Intravino (e tutte le altre pubblicazioni vinose italiane).

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Eri andato bene, peccato la conclusione infelice e abbondantemente qualunquista ;-)

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gianpaolo

circa 6 anni fa - Link

La critica cinematografica e quella del vino, chi le prende in considerazione veramente? Forse si dovrebbe ammettere che il 95% dei consumatori di vino, e probabilmente di spettatori di film, non sono interessati minimamente alla critica, ne quella "tradizionale" ne quella "disintermediata".

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

La "quantità" di chi la prende in considerazione rileva relativamente, secondo me. Poniamo che la critica conti zero: sarebbe poi da spiegare come certi vini arrivino a spuntare certi prezzi sul mercato, come mai certi grandi brand facciano di tutto per avere buone parole in ogni dove - e solo buone parole, con tutti i mezzi - nonché come proprio certi numeretti determinino spesso bancali in entrata o in uscita. A margine, piaccia o no, ricordiamo sempre un assunto ormai riconosciuto da più parti: Robert Parker è stato il critico più influente di qualsiasi disciplina umana. Tutti elementi da considerare nell'analisi di un fenomeno articolato in cui niente succede per caso.

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gianpaolo

circa 6 anni fa - Link

la critica conta per quel 5% dei vini che a noi interessano, quello è vero. Per tutto il resto conta poco o nulla. Se noi vogliamo soffermare il nostro interesse solo in questa nicchia, allora non si pone il problema. I prezzi di certi vini pero', al netto della critica, vengono spuntati a questi livelli perchè nel tempo hanno dimostrato di mantenere o aumentare il loro valore. Questo succedeva ben prima di Parker. Se vai a vedere su Liv-ex, certi nomi importanti trascendono dal punteggio di questa o quell'annata. E questo per dire che il valore, nel lungo periodo, non è necessariamente una funzione della critica.

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