Il Mosnel, ovvero, la Franciacorta tra passato e futuro

di Andrea Gori

Pare che in Italia venga perdonato tutto tranne il successo. È forse questa una delle principali caratteristiche del Franciacorta, denominazione capace di una reale polarizzazione dei consumi (l’80% della produzione viene consumata in loco) che per una presunta eccessiva benevolenza da parte della critica provoca spesso grande invidia da parte di chi non è riuscito a ottenere gli stessi risultati nello stesso periodo di tempo. O forse per la sua adesione quasi totale al “modello Champagne” e per il fatto che molti degli oltre centocinquanta produttori attivi vengono da esperienze imprenditoriali completamente diverse e che solo successivamente si sono convertiti alla viticoltura.

Una realtà, il Franciacorta, antica per vocazione ma recentissima per sviluppo e presa di coscienza. Il primo esperimento di metodo classico risale infatti al 1961 con il “Pinot di Franciacorta” targato Berlucchi e solo sei anni più tardi nasce la Denominazione di Origine Controllata. È il 1967, anno in cui decolla il primo Boeing 747 , nasce la moviola in TV e i Beatles pubblicano Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Bisogna aspettare però almeno un paio di decenni e gli anni novanta perché le prime pionieristiche aziende comincino a fare sul serio in termini di investimenti. La piacevolezza e la sorpresa nei confronti di questi “nuovi” vini è stata infatti talmente immediata e travolgente che nella corsa agli impianti e alle riconversioni c’è stata fretta e irruenza ma al tempo stesso va ricordato che raramente in Italia si è vista una comunione di intenti così grande tra produttori così diversi.

Oggi siamo ad un bivio. Da una parte una forbice troppo grande tra i prodotti di eccellenza e alcuni sottocosto della grande distribuzione organizzata. Dall’altra una divisione netta tra cantine affermatissime, grandi e che investono su mercati nuovi pur soffrendo della mancanza di appeal di Franciacorta all’estero (vero limite della denominazione), e cantine che nascono e che hanno un successo quasi immediato grazie ad abili operazioni di marketing senza un prodotto ed una solida esperienza alle spalle. Per non parlare di realtà ancora più piccole, nuove e animate da ideali più contadini e naturali rispetto alle tante paillettes di altri produttori.

In tutto questo sono poche le aziende che provano a fermarsi, a ragionare sui passi fatti e sullo sviluppo in avanti della denominazione. Quasi nessuno riflette sul fatto che a livello varietale sono ancora pochi i pinot nero di eccellenza nella denominazione e che il pinot bianco è quasi del tutto assente. Entrambi, data la geologia e il clima, rappresenterebbero invece due carte da giocare e su cui investire in termini di differenziazione gustativa da altri metodo classico nel mondo. Altro aspetto spesso trascurato (e ignorato dai consumatori) è che salvo rarissimi casi i prodotti principe della denominazione in termini di numeri, ovvero i Brut Sans Année, sono dei veri e propri millesimati non dichiarati o, al massimo, dei “bi-millesimati” in quanto non si è mai investito nella politica dei vin de reserve. Tradotto in termini di gusto si toglie un grande elemento di continuità tra annata e annata lasciando spesso il consumatore frastornato con vini che di anno in anno cambiano le loro caratteristiche in maniera forse eccessiva.

Riflessioni di questo genere sono scaturite dagli assaggi di una verticale-orizzontale organizzata da Il Mosnel qualche giorno fa. Sul tavolo tre sboccature del Brut basato sul millesimo 2009, il Pas dosé stessa annata e alcuni salti nel passato come lo stesso brut basato sulle annate 2008, 2007, 2006 e 2004. Due coordinate prima di riportare le note sugli assaggi: Il Mosnel ha storicamente sempre avuto tra i vitigni una grande componente di pinot bianco, è in conversione biologica (quasi completata) e il suo Brut (dosato a 6gr/lt) vale metà della produzione di circa 250 mila bottiglie provenienti da ben 38 ettari, una resa molto bassa che si giustifica con il fatto che della produzione vengono utilizzate solo la prima e la seconda spremitura. La base classica vale un 70% di vino dell’ultima annata e un 30% di vin de reserve di chardonnay fino a tre annate precedenti per una composizione finale di circa 60% chardonnay, 30% pinot bianco, 10% pinot nero.

2009 Pas dosé 
L’idea di un basso residuo zuccherino nasce con un extra Brut nel 1980, l’anno in cui Umberto Eco pubblica Il nome della rosa, Ronald Reagan è eletto Presidente degli Stati Uniti e la Namco presenta Pac-Man. Oggi la base è la stessa del Brut ma la sosta sui lieviti è di quasi 36 mesi invece che 20/22. Sboccatura a la volée. Pesca bianca affiancata da una marcata nota floreale, il pinot bianco è evidente grazie ad una certa “grassezza” nel profilo olfattivo. In bocca è ispido e di carattere, fresco e sapido, c’è un tocco tropicale ed una nota di litchi che compensano l’assenza di liquer. Scorre via con solo una lieve nota di mandorla amara sul finale. In uscita sul mercato a breve.

2009 Brut (sboccatura: ottobre 2012)
Naso fragrante e minerale, fiori di pesco e gelsomino, bocca ricca con note sapide e tropicali che si intrecciano fino ad un finale in allungo che chiude su note di mandorla, nocciole e caffè. Appena verde ma già una bella dimostrazione di forza per la tipologia.

2009 Brut (sboccatura: giugno 2012)
Citrino e floreale. Canfora, gelsomino e arancio, torrefazione e miele d’acacia accennato, in bocca dimostra già un discreto equilibrio prima di un finale complesso e sfumato su note di pepe bianco e ribes. In mezzo al guado tra giovinezza e complessità.

2009 Brut (sboccatura: gennaio 2012)
Intenso e di classe, confetto e scorza d’arancio, ribes bianco e ciliegia susina. Un brut che si distingue per volumetria, equilibrio, succulenza e che attraversa una fase di maturità ed equilibrio eccellente, in teoria il preferibile al consumo in questo momento.

2008 Brut (sboccatura: ottobre 2011)
Ribes bianco e mela golden, arancio, caffè, pepe, pesca gialla. In bocca è lungo, complesso, affascinante. Annata grandissima in Franciacorta che si traduce in una grande tenuta nel bicchiere e in una forza non comune in un assemblaggio dove lo chardonnay mostra tutto il suo carattere.

2007 Brut (sboccatura: ottobre 2010)
Marino e roccioso, di una florealità esile, pesca bianca, pompelmo, citrino e nocciola. In bocca l’annata minore si riflette in un corpo meno presente, in note più stanche al naso e in una persistenza meno larga sul palato.

2006 Brut(sboccatura: gennaio 2010)
Ricco e complesso, di grande tenuta e polpa. Ha un’acidità ficcante ma non si sposta da un grande equilibrio. Balsamicità e speziatura, sorprende per una freschezza cui si aggiugono tenuta aromatica e una grande prova del pinot nero.

2004 Brut (sboccatura: ottobre 2007)
Ampio, minerale, floreale, sassoso, glicine e pesca, sottile frutta. In bocca è carnoso, maturo e caramellato. Impressionante grazie ad un’acidità che dimostra essere vera e propria spina dorsale di tutto l’assemblaggio. Una bottiglia recuperata in cantina da un ristoratore amico decisamente sorprendente per tenuta e gusto, godibilissima anche oggi.

Qui a Il Mosnel quello che si avvicina è il trentaquattresimo tiraggio a partire dal 1979, anno in cui Margaret Thatcher è la prima donna ad occupare la carica di primo ministro nel Regno Unito, Nilde Iotti è la prima donna ad essere eletta Presidente della Camera e anno in cui il premio Nobel per la pace viene assegnato a Madre Teresa di Calcutta. Trentaquattro anni di lavoro e di impegno di cui essere certamente soddisfatti ma che qui e nella Franciacorta tutta dovrebbero essere soprattutto motivo di riflessione a proposito di quanto si possa ancora fare.

(post scritto in collaborazione con Jacopo Cossater)

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

19 Commenti

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

Si c'e molto da fare.......specialmente per capire la grande differenza di alta-qualita dei prodotti assaggiati durante il Vinitaly........e la bassa-qualita' di quelli acquistati alcuni mesi dopo......

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

spesso dipende proprio dalle sboccature anticipate troppo...la fretta di vendere è comprensibile ma dev'essere accuratamente valutata

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

2009 Pas dosè. Sboccatura a la volèe. Perchè?

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

Perchè rispetto al Brut fa quasi un anno di più sui lieviti quindi non è ancora stato sboccato per la vendita. Dovrebbe essere messo in commercio da qui a questa Estate

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Grazie Andrea, non avevo capito. Credevo fosse una scelta aziendale ed è per questo che ho chiesto il motivo.

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Alberto

circa 7 anni fa - Link

Visto che ci siete perchè non provate a votarlo? Così facciamo anche qualche paragone in orizzontale. Vi lascio questo link http://stappavino.com/etichetteProfilo.asp?id=1581

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Giovanni Palazzi

circa 7 anni fa - Link

A completamento delle informazioni riportate mi sembra corretto aggiungere che comunque un Franciacorta docg, per riportare il millesimo, deve essere si' prodotto con almeno l'85 % delle uve vendemmiate nell'annata di riferimento, ma deve aver fatto anche almeno 30 mesi sui lieviti, rispetto ai 18 mesi del prodotto base. ;-)

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Zakk

circa 7 anni fa - Link

Tutto molto bello, però nell'articolo c'è un messaggio nascosto che dice tante cose: "mancanza di appeal all'estero (vero limite della denominazione)". Si potrebbe leggere tra le righe che, evidentemente a parità di prezzo, all'estero preferiscano comprare champagne e non credo sia solo una questione di status symbol, ma anche di qualità. Qui in Italia (che poi bisognerebbe capire se in tutta Italia il nome Franciacorta sia così noto) si sta in piedi perchè non ci sono le spese di importazione e quindi si crea un gap di prezzo (sulle basi) che nella mediocrità della ristorazione italiana fa la differenza. Alla faccia della qualità.

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

questo è un problema vero perchè il Franciacorta più o meno esce di cantina allo stesso prezzo dello Champagne (un teorico 8-10 euro più iva per entrambi) e se in Italia è concorrenziale, all'estero non lo è perchè parte da valori simi ai 15-18 euro + iva di uno Champagne "base". Del resto anche in Italia i migliori Franciacorta costano come dei mediocri Champagne e i grandissimi Franciacorta hanno prezzi da Grand Cru francesi e oltre (in questo il Mosnel ha prezzi molto più ragionevoli della media della zona). Concordo con te un altro bel problema è che in Italia se si toglie la fascia che va da Milano a Verona, Franciacorta è un nome molto poco diffuso...

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Paolo

circa 7 anni fa - Link

E non dimentichiamoci che in Francia, fuori dallo Champagne, hanno degli ottimi "metodo classico", i Cremant, che puoi trovare a prezzi assolutamente concorrenziali. Ad esempio in Alsazia i cremant base li trovi in cantina a 5 euro... Da noi con 5 euro vedo solo grandi autoclavi e tanti "prosecco imbottigliato a Canelli".

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Vittorio

circa 7 anni fa - Link

Insomma, anche in Francia al di fuori dello champagne non è che ci siano proprio dei capolavori, anche tra gli stessi champagne alcuni prodotti super economici li ho trovati proprio cattivi e con livelli di solforosa da attacco NBC.

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Fabrizio

circa 7 anni fa - Link

ma di quali spese di importazione stai parlando??? Sei rimasto ai tempi delle dogane?? Se mai un maggior costo generato dalla distanza chilometrica e quindi costi di trasporto più elevati. Qualità??? Ma quanti degli champagnes che circolano sul mercato sono oggettivamente migliori di nostre bollicine dello stesso prezzo? Per avere una reale qualità distintiva negli champagnes devi salire di prezzo in maniera esponenziale... E poi cerchiamo di valorizzare meglio le nostre bollicine... ci sono parecchi Franciacorta, Trento, Oltrepo e Alta Langa che sono qualitativamente validi! Ma tu pensi che fuori dall'Italia sia facile scalzare gli champagnes che da secoli commercializzano i loro marchi? Ad armi pari magari? Non è questione di status symbol, men che meno di qualità... si tratta di una affermazione del prodotto, di immagine, di marketing che si perde nella notte dei tempi... Cerchiamo di essere meno pressapochisti....

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

non so se ti riferisci a me o a Zakk ma in ogni caso a parità di prezzo e qualità il consumo si orienta sempre verso la denominazione più prestigiosa. Nel post dico che è presto per fare confronti ma la strada è solo una ovvero aumentare (ancora) la qualità e saperla offrire al mercato a prezzi più convenienti. Oppure, meglio, smettere di confrontarsi con lo Champagne in termini di competitor e continuare, sviluppare e definire una tipicità e un gusto Franciacorta che lo farà preferire semplicemente perchè si ha voglia di un Franciacorta piuttosto che un Trento, uno Champagne o un English Sparkling. in tutti e due i casi serve tempo, comunione di intenti e tanto lavoro di comunicazione.

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zakk

circa 7 anni fa - Link

davvero credi che sia solo questione di km? io qualche importatore di champagne lo conosco: se pagano 10 escono a 20, invece con il franciacorta, se pagano 10 escono a 14. E' solo uno sfizio?

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Fabrizio

circa 7 anni fa - Link

Io mi riferivo a Zakk... Volendo è solo questione di Km. Certo che se oltre ai Km si inseriscono anche degli intermediari allora le cosa si fanno complicate... Gori ti rendi conto che con le tue affermazioni hai scoperto l'acqua calda?? E comunque quello che dici può valere SOLAMENTE per il mercato italiano... All'estero, che tu lo voglia o no, ti devi confrontare con gli champagnes... E' come Davide che deve lottare contro Golia lo sappiamo, ma questo è il contesto e nessuno lo può cancellare... Quindi se vogliamo vendere bollicine all'estero dobbiamo agire sulle giuste leve: l'acqua calda di Gori e forse qualche altra magari più studiata e articolata... Siamo solo agli inizi, ma se ci guardiamo indietro e vediamo cosa hanno fatto i produttori italiani con i vini fermi nel mondo negli ultimi decenni non tutto è perduto e non siamo sconfitti in partenza... Certo non è con le vostre proposte che venderemo le bollicine nel mondo....

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Lucia Barzanò

circa 7 anni fa - Link

Ringrazio Andrea e Jacopo per il bel reportage, bello leggersi su Intravino :) La degustazione per noi è stata una bellissima occasione di confronto e di approfondimento. Vorrei solo sottolineare che il nostro Franciacorta Brut rimane di solito 24 mesi sui lieviti e che la SCELTA dell'Azienda è di metterlo sul mercato trascorsi circa 6 mesi dalla sboccatura indicata da molti anni chiaramente in retroetichetta (consegnamo ora quello con sboccatura Giugno 2012). Riteniamo sia una maturazione corretta per apprezzarne sia la freschezza che la complessità, o come dice Andrea si trova "in mezzo al guado tra giovinezza e complessità". Ricordiamo che una volta uscito dalla cantina il vino arriva sugli scaffali delle enoteche o nelle cantine dei Ristoranti, quindi viene consumato anche dopo mesi. Per i Millesimati più importanti abbiamo invece SCELTO di uscire dopo circa un anno dalla sboccatura. Vero è che c'è ancora tanto da fare per far conoscere meglio i Franciacorta sia in Italia (per fortuna Andrea la situazione è più rosea di quanto tu dici), che soprattutto all'estero dove si comincia solo ora ad affacciarsi seriamente.

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Francesco Annibali

circa 7 anni fa - Link

gran bel pezzo

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

grazie Francesco! sempre un piacere averti come lettore, ci vediamo presto alle anteprime...

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Elisabeth

circa 7 anni fa - Link

Scusate se intervengo cosi tardi ma l'articolo ho potuto leggere solo oggi. Ma lo sapete che il Franciacorta e' conosiuto gia' anche sul mercato polacco! Compreso Il Mosnel :-) Credo se un prodotto e' fatto bene viene comunque riconosciuto. Ovviamente ci vuole un certo sforzo, sopratutto presentarlo e farlo distinguere tra tanti prodotti di mettodo classico....che ormai stanno nascendo ovunque. Un saluto.

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