Il Maury di Mas Amiel, il vino in damigiana più buono del mondo

di Andrea Gori

Probabilmente in una gara tra i vini più sconosciuti in Italia il Maury, e in genere i vin doux naturel (VDN)vincerebbero a man bassa. In quello scrigno pieno di tesori del Sud Ovest della Francia troviamo Mas Amiel, tra i più vecchi Domaine francesi, in quanto fondato nel 1820. L’area è votata fin dagli albori alla creazione di vini di altissima qualità per questa tipologia, praticamente inventata nel Languedoc Roussillon alla fine del XVII secolo. Sono vini prodotti con un arresto di fermentazione del mosto che rimane dolce “naturalmente” con l’aggiunta di alcol (mutage): un processo simile al Porto con un elemento di qualità in più, l’alcool usato può provenire solo da uve francesi e non aromatiche.

Il terreno sotto le viti qui è scisto calcareo molto giallo, un terreno difficilissimo per la vigna. Maury come denominazione è molto grande ma Mas Amiel ha vigne situate in una zona molto specifica e particolare chiamata “terre nere”. Per fare un confronto con l’altro VDN famoso in zona, il Banyuls, lo scisto è più decomposto e sciolto. Il suolo determina il fatto che i Maury siano in genere più potenti e morbidi mentre i Banyuls sono più lunghi e fraganti. Le uve regine sono Grenache Noir (il nostro alicante o cannonau) poi Carignan e Grenache Blanc (in minore percentuale). Il Domaine Mas Amiel ha avuto nella sua storia solo tre proprietari, le famiglie Amiel e la famiglia Dupuy e infine nel 1999 l’attuale proprietario Olivier Decelle. Fin dall’inizio la muova proprietà si è impegnata anche nel fare, oltre ai VDN, dei Maury secchi da tavola, e molti hanno seguito tanto che è stata creata la AOC Maury Sec.

Il passaggio di proprietà è giunto al momento opportuno, perché c’erano sì delle bellissime vecchie vigne, ma molte parti del vigneto aziendale erano da rimodernare. Dalle vecchie vigne era comunque fondamentale avviare un progetto di ricerca perché rappresentavano un serbatoio unico al mondo di varietà arcaiche di Grenache (che ricordiamo è il vitigno a bacca rossa più coltivato al mondo). Le vigne sono piantate ad alberello, arate a cavallo e con tantissimo lavoro a mano, elemento distintivo per Mas Amiel perché altrove molte vigne vecchie in altre proprietà sono state espiantate, e la coltivazione principale ormai è Guyot o simili. Elemento caratterizzante qui è il clima particolare con 200 giorni di vento l’anno, venti caldi diurni che provocano escursioni termiche importanti soprattutto dal 15 agosto: in fondo siamo sotto ai Pirenei e qui l’estate finisce veloce.

Ovviamente qui oidio e altre malattie non sono un ostacolo, ma ogni anno il vero problema  è la mancanza d’acqua. Certo, con viti vecchie che pescano in profondità l’acqua non scarseggia mai veramente, ma vale quasi solo per Mas Amiel, i cui 160 ettari sono composti da ben 60 ettari di vigne con più di 20 anni di età.

La vinificazione prevede la fermentazione in cemento, una macerazione lunga poi la fermentazione bloccata da alcol che rimane 3 settimane con il mosto; successivamente la massa viene pigiata e si decide allora se avviare il vino alla linea “Vintage” o alla linea “Tawny” come nel Porto: la differenza è che i Vintage invecchiano in bottiglia mentre il secondo segue la botte e avrà uno stile ossidativo. Elemento davvero distintivo del Maury è che il vintage passa un anno in damigiane di vetro poste all’aperto e in pieno sole: restando per un anno così il bouquet si modifica enormemente con la luce che influenza tanto. Un processo simile lo troviamo solo a Banyuls dove però il vino sta al sole ma in legno, quindi in un certo senso più protetto dall’ossidazione.

Per il Tawny si usano botti austriache di 500 litri, in genere molto vecchie, ognuna che apporta un carattere particolare al vino. Gli abbinamenti più comuni per questi vini sono la selvaggina e carne, più comuni che cioccolato e formaggio, e soprattutto più il Maury invecchia meno si abbina ai dolci, arrivando ad essere adatto anche per un aperitivo molto particolare.

Ecco i nostri assaggi durante la bella verticale tenuta durante il Merano WineFestival 2013 condotta da Ian D’Agata e Oliver Decelle, proprietario del Domain. I primi 4 vini rappresentano vini dello stile Vintage, affinati in bottiglia, e gli ultimi due sono Tawny.

Maury Mas Amiel Vintage Charles Dupuy 2007  (16% alcol 3,5 ph 90gr/l zucchero). Da una vigna piantata nel 1914 che fa solo 12 ettolitri l’anno: annata difficile questo 2007, mai piovuto in inverno, solo ad aprile, solo 300mm d’acqua in un anno. Un’annata considerata brutta a Bordeaux ma qui eccezionale. Creme de cassis, visciola e amarena, cacao e rafano, capperi e frutta di bosco, bocca secca e con poca dolcezza, una bella acidità e buona persistenza, tannino ficcante, affumicato e pepato. 90

Maury Mas Amiel Vintage Charles Dupuy 2005 (16% 90 gr/l. zucc. 3,7 ph). Note vegetali curiose, con corredo notevole di frutta di bosco, lavanda e mirto, vena affumicata molto interessante, bocca fresca e incalzante con tannino più dolce ma ben presente, con morbidezza appena suggerita. 93

Maury Mas Amiel Vintage Charles Dupuy 2004. Annata difficile, fresca, meno strutturata: vino più evoluto e semplice. Ha frutta di bosco fresca e scura, bocca già pronta pulita e dissetante, piccante di cayenna e cacao al peperoncino, in effetti oggi su una pernice… Secondo Ian d’Agata che ha condotto la degustazione, ottimo anche come aperitivo. 88

Maury Mas Amiel Vintage Charles Dupuy 2001. Annata grandissima: cacao trinitario e senape, menta, tabacco biondo, amarena, note aromatiche tipo Ruché o Cannonau, una sensazione tra il floreale e il kirsch, maschile ma aggraziatissimo. Tannini setosi ma comunque approcciabili senza timore. 92

Maury Mas Amiel Tawny 1980 (16,7%, 100 gr zucchero, 2,9 ph). Con uve Grenache, Carignano ma anche Macabeu, si distingue per una nota acetica importante poi cera lacca, smalto, castagna bruciata, fichi, cioccolato bishco, erbe aromatiche; bocca esile e delicata, fresca e pimpante anche se non lunghissima. 94

Maury Mas Amiel Tawny 1969. Spezie provenzali finissime, nota erbacea, fichi secchi, agrumi, anice, caramello; bocca di una freschezza impressionante e giovanile, una forza notevole ma soprattutto un equilibrio impeccabile nel finale ancora pieno e rotondo, un vino non solo da ammirare ma da bere e ribere. 96

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Marco De Tomasi

circa 8 anni fa - Link

Avevo mandato in azienda qualche anno fa un amico, in ferie on zona, con la preghiera di portarmi a casa qualche bottiglia. Ha avuto la brillante idea di presentarsi ai cancelli il 14 luglio ...

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Marco Meneghelli

circa 8 anni fa - Link

gran bel articolo, vino che in Italia è poco conosciuto e poco proposto nei ristoranti, qui in Inghilterra lo apprezzano tanto quanto il porto.

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Marco Scarfò

circa 8 anni fa - Link

Quest'uva l'abbiamo raccolta e adagiata al suolo in direzione sud, sotto le piante, quindi rigirata, per aumentarne il grado di zucchero, io e mia molgie presenti quest'Autunno 2013 in quel vigneto di una pregiata che vedete nella seconda foto di questo articolo. Cerchiamo impiego: marco.scarfo@virgilio.it per info e CV.

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marco

circa 6 anni fa - Link

Quest’uva l’abbiamo raccolta e adagiata al suolo in direzione sud, sotto le piante, quindi rigirata, per aumentarne il grado di zucchero, io e mia moglie presenti quest’Autunno 2013 in quel vigneto di uva pregiata che vedete nella seconda foto di questo articolo. Cerchiamo impiego: marco.scarfo@live.com.mx per info e CV.

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