Grape, abbiamo letto start-up e siamo corsi a vedere di cosa si tratta

di Jacopo Cossater

Qualche settimana fa mi sono imbattuto in un breve pezzo su la Repubblica degli Stagisti dedicato ad una start-up legata al mondo del vino. Una realtà che nasce all’interno dell’Università di Torino, e che oggi ha base ad Alba nelle Langhe. Al netto della quotidianità di questa giovane impresa quello che mi aveva subito colpito era l’aspetto più imprenditoriale del progetto, che di start-up nel vino se ne sente parlare (sempre) troppo poco. È per questo che li ho sentiti per ascoltare brevemente la loro storia.

Esatto, Grape (Gruppo Ricerche Avanzate per l’Enologia) ha sede ad Alba e nasce come spin-off accademico dell’Università degli Studi di Torino. È azienda nata dal nostro incontro durante la scuola di dottorato ed è stata pensata e costituita per offrire servizi in grado di soddisfare concretamente diverse esigenze della filiera produttiva vitivinicola, dalla fase di valutazione biologica e fisiologica dei vigneti alla fase di analisi della qualità di uve e vini.

Vi volete presentare brevemente?

“Io mi chiamo Simona Campolongo, sono presidente di Grape, ho 30 anni e mi sono laureata in biotecnologie industriali a Torino nel 2007 col massimo dei voti. Dal 2008 al 2011 ho frequentato la Scuola di dottorato in Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari presso l’Università di Torino, presso il gruppo di ricerca del Prof. Luca Cocolin, con una tesi riguardante il lievito di interesse enologico Brettanomyces bruxellensis. Chiara Pagliarani, 31 anni, è laureata con lode e menzione in Biotecnologie Agrarie Vegetali e ha conseguito il dottorato in Scienze Agrarie presso l’Università di Torino lavorando presso il gruppo di ricerca del Prof. Andrea Schubert su progetti di fisiologia molecolare e trascrittomica in vite. Fabrizio Torchio, 33 anni, dopo la laurea in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Torino, si è specializzato durante gli anni del dottorato nella messa a punto di metodiche analitiche rapide per lo studio dei metaboliti secondari caratteristici delle principali varietà di uva piemontesi lavorando presso il gruppo di ricerca del Prof. Vincenzo Gerbi.”

Di cosa vi occupate nel quotidiano?

“Lavoriamo su diversi fronti: il settore microbiologico e biotecnologico, il settore viticolo, il settore enologico. Siamo ad oggi uno dei pochi laboratori in Italia ad offrire il servizio di diagnosi molecolare dei fitoplasmi associati alla flavescenza dorata e al legno nero della vite, due malattie, di cui in particolare la prima risulta un vero e proprio flagello per i viticoltori, soprattutto nel Nord Italia. Ancor più all’avanguardia è il servizio di selezione dei lieviti che permette ai nostri clienti (sia singoli produttori sia cantine sociali) di impiegare lieviti autoctoni isolati direttamente dai loro vigneti per la fermentazione delle proprie uve. In sintesi lavoriamo sia con i tecnici del settore sia con altre aziende di servizi e di produzione, integrandoci e non sostituendoci al ricco tessuto di consulenti e tecnici privati e pubblici già presenti sul territorio.”

Quando ho letto di voi per la prima volta mi ha stupito l’aspetto legato alla start-up, com’è nata la cosa, come si è sviluppata?

“Prima ancora di lavorare alla nascita del proprio spin-off è necessario aver messo ‘nel cassetto’ un’idea. L’idea è il vero punto di partenza per imbastire il progetto imprenditoriale, a condizione che questa rappresenti qualcosa di concretamente originale e soprattutto di altamente innovativo. Tuttavia, la realizzazione dell’idea è strettamente legata alla reale disponibilità di risorse umane e scientifiche e spesso scaturisce dall’esperienza e dalle competenze integrate di un vero e proprio team imprenditoriale, il cui scopo principale è unire e mettere a disposizione di terzi consulenze e servizi, evidentemente non ancora presenti sul mercato d’interesse. Sono stati questi i presupposti che nel corso del dottorato di ricerca ci hanno portato a sviluppare insieme il progetto.”

“Proprio durante il dottorato abbiamo avuto modo di conoscerci e collaborare a diversi progetti di ricerca, lavorando anche all’estero (Francia, Australia, Inghilterra, Spagna, Danimarca) e sperimentando direttamente quanto l’integrazione di diverse competenze (siamo due biotecnologhe e un enologo) sia strategica per ottenere risultati scientifici e applicativi davvero completi ed affidabili. Ci siamo detti: perché non fruttare queste capacità e metterci in gioco in un ambito diverso dalla carriera accademica? Era il momento giusto per fare qualcosa di nuovo, per mettere a disposizione di terzi non solo le nostre competenze tecniche, ma anche la nostra energia creativa e il nostro entusiasmo di giovani che vogliono costruire attivamente il loro futuro! La nostra idea è stata quindi quella di unire le competenze tecnico-scientifiche ed applicarle al settore della viticoltura e dell’enologia in cui da sempre avevamo studiato. Un settore, tra l’altro, in cui la Regione Piemonte primeggia grazie ad un numero relativamente ridotto di vini apprezzati in tutto il mondo proprio per gli elevati standard qualitativi raggiunti.”

Progetti per il futuro? Dove vi vedete tra 10 anni?

“Vogliamo crescere e vogliamo farlo incrementando il numero di clienti e di cantine che ricorrono ai nostri servizi. Dopo aver gettato le basi adesso è il momento di farci conoscere di più anche utilizzando meglio gli strumenti che internet mette a disposizione. Non solo però, anche attraverso la partecipazione a progetti innovativi legati al settore della bioeconomia Grape potrebbe acquisire visibilità. Di recente abbiamo deciso di fare parte del progetto INNUVA. Nello specifico, Grape aderisce a questa associazione mettendo a disposizione le proprie competenze tecnico scientifiche ed il proprio know-how al fine di aiutare le aziende interessate a sviluppare nuovi prodotti a base di polifenoli ottenuti dagli scarti di lavorazione delle uve. Infine, per quanto al momento Grape si rivolga principalmente al territorio italiano, intendiamo aprire i nostri servizi anche ai mercati stranieri, aspetto che potrebbe rappresentare sicuramente una strategia di sviluppo futuro rilevante per il nostro business.

In bocca al lupo.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

1 Commento

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Nelle Nuvole

circa 6 anni fa - Link

Molto interessante, grazie a Jacopo a cui mi unisco per "l'imbocca al lupo" a questi ragazzi, preparati e motivati.

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