Gallo nerissimo alla Lidl. Il Chianti Classico a 3,99 euro provato per voi

Gallo nerissimo alla Lidl. Il Chianti Classico a 3,99 euro provato per voi

di Fiorenzo Sartore

Salve gente, permettete che mi presenti, io sono quello che nel gruppo intravinico assaggia il vino della Lidl. Certo poteva andare meglio, potevo nascere come quei giornalisti eleganti che vanno nei posti fashion alle degu fighette, ma poteva andare anche peggio, potevo essere astemio, e allora non vi intrattenevo con queste frescacce. Quindi non mi lamento. E ormai a me la Lidl comincia a stare simpatica: i punti vendita che vedo sono sberluccicanti e gli addetti ai lavori sempre gentilissimi.

Del vino in questione me ne parlò un amico, e comunque la cosa è nota: alla Lidl vendono Chianti Classico Gallo Nero a euro 3,99 (orrore, esecrazione) quindi alle solite non restava che provare. Il bicchiere scelto e lo sfondo sono volutamente ironici (forse non c’era bisogno che precisassi). Ecco a voi Fortezza dei Colli (chi?) Chianti Classico 2012.

Il colore mi piace, ha un tono scarico/elettrico sangiovesista. Al naso annuncia un filo di frutta rossa purtroppo mortificata da legnetto secco (forse la botte). Col passare dei minuti nel bicchiere persiste monocorde e sinceramente non invita. Poi escono i fiori macerati, che non sarebbe nemmeno malissimo perché questa sensazione conferisce quasi austerità. Dopo mezz’ora di bicchiere spara una nota gigionesca di caramella che mi fa dire “ma cosa diav…”. In bocca la traccia è più carnosa, e pare comunque un vino esile. Sembra il tipico caso in cui la finezza si sfinisce fino a diventare scarsa consistenza, insomma il filo sottile che troppo tirato si spezza. Anche i tannini per la verità sono ben sottili. Considerazioni finali: qualche amarezza di troppo. Sfortuna vuole che vengo da un altro assaggio, ieri (Istine 2012, pure lui Chianti Classico Gallo Nero) e il confronto è veramente impietoso. Tenete anche presente che io Istine lo vendo (la famosa trasparenza per un mondo migliore). Ciò detto, punteggio? Boh, direi 72/100.

E adesso facciamo un po’ di citizen journalism che ci piace tanto. La retro etichetta riporta una descrizione solo in tedesco (ma porc), però coi nostri potenti mezzi siamo in grado di produrre una traduzione: “Il Gallo Nero è il simbolo del Chianti Classico. Il Classico indica la più antica denominazione di Chianti. Dal colore rosso scuro con tendenza al granato, frutti di bosco e amarena al naso con gusto vellutato e tannini morbidi rendono questo vino adatto a carni rosse, cacciagione e formaggi stagionati. Vi consigliamo prima di consumarlo di decantarlo. Dopo l’apertura consumare entro 3 giorni”. Ancora una volta torna questo (per me) incomprensibile consiglio sui tre giorni, dal tono vagamente
evangelico ma anche un po’ ittico, e pazienza.

I dati più significativi attengono a chi avrebbe prodotto tale meraviglia, e come sempre in questi casi non ci è mai dato sapere con precisione. Molti tra noi invocano, in etichetta, info ben più dettagliate sul genere ingredienti, quantitativi di sostanze chimiche e/o trattamenti, io invece mi accontenterei di molto meno: chi è il produttore? E chi è, esattamente, l’imbottigliatore? La risposta soffia nel vento. Accontentiamoci di quel criptico IREOS SCA. Abbiamo un indirizzo, Via Gabbiano 34 San Casciano Val di Pesa.

Adesso ci starebbe bene un segmento di lagnazioni sui prezzi non facilmente comprensibili, riferiti ad un Chianti Classico Gallo Nero. Vi confesso che questa per me è la parte più difficile. Immagino esistano dinamiche chiare, giustificazioni plausibili, ragioni logiche, dietro ad un prezzo di vendita così basso. Ma so anche che i prezzi alla sorgente, presso aziende che fanno Chianti Gallo Nero significativi, possono essere tra il doppio e il triplo rispetto a quello che vediamo in questo scontrino.

E allora? Mi tocca chiudere in un modo poco bloggish, con una serie di domande. Per esempio: il Consorzio del Gallo Nero, avrà mai qualcosa da dire in proposito? C’è un modo decente di ammettere due filiere così difformi sul piano dei prezzi, cioè il Gallo Nero di un’azienda agricola e di un prodotto con lo stesso logo da hard discount? Esiste, anche riguardo alla famosa comunicazione, una soluzione possibile? Scusate i molti interrogativi. La verità è che a me ormai comincia anche a stancare l’indignodromo perenne, perché passata l’indignazione non resta gran che. Siamo sulla stessa barca, ci piaccia o no, e stiamo andando da qualche parte. Ma tanto per continuare con le domande: dove stiamo andando? Stiamo giocando la stessa partita?

Quanto a me, infine, io che ho assaggiato due Chianti Classico Gallo Nero dove uno costa circa un terzo del secondo, mi sono fatto un’idea precisa e so che il secondo lo preferisco al primo, anche se costa di più. Non so se sia sufficiente, però, come messaggio.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

58 Commenti

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Pietro

circa 6 anni fa - Link

Fortezza dei Colli - Porezza della bocca.

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Montosoli

circa 6 anni fa - Link

Se la retro e scritta in Tedesco e in Germania che si dovrebbe vendere.... Per me c'e stato uno sbaglio di spedizione...invece della Lidl tedesca e andato a finire alla Lidl IItaliana....e qui lo hanno super scontato per toglierselo dai piedi. Scherzi a parte.....le aziende che lavorano bene.....e vendono il loro Chianti Classico ...franco cantina al doppio di questo.....sono quasi sempre senza stock....perche chi non lo sa...il Chianti Classico e uno o forse il primo rosso Italiano piu conosciuto nel Mondo....non c'e Trattoria o Ristorante negli angoli piu disperati del pianeta che non abbia almeno un Chianti sulla lista vini.

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Alessandro

circa 6 anni fa - Link

Sta cosa della mancanza del nome dell'imbottigliatore "comprensibile" è purtroppo una cosa che accade di frequente, non solo alla Lidl, e non solo per bottiglie da prezzi bassissimi (esempio a caso, l aglianico di Cantine del Notaio della Esselunga oggi riporta un discutibile "CDN", fino a 2 anni fa, mi pare fosse solo una sigla numerica). Cose che , personalmente, vieterei per legge.

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Alberto R.

circa 6 anni fa - Link

Se inserisci il codice della fascetta DOCG sul sito del Consorzio (http://tracciabilita.chianticlassico.com/) ti dicono produttore e dati analitici della partita di vino.

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Alessandro

circa 6 anni fa - Link

Non sapevo. Ma vale anche per le altre DOCG (sui rispettivi siti, ovviamente)?

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Hamlet

circa 6 anni fa - Link

no, prima ha iniziato il consorzio del brunello, poi il chainti classico

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Fiorenzo Sartore

circa 6 anni fa - Link

ottima osservazione, grazie: la fascetta e' un po' malmessa dopo la stappatura (quindi ricordatevi di vedere prima...) ma quel che ottengo e' questo: [img]http://i2.minus.com/jZMUXuK0w1mcI.JPG[/img] Aggiornamento. La visura corretta è questa: [img]http://i5.minus.com/jv32HCFqokSVI.JPG[/img]

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Giovanni

circa 6 anni fa - Link

mi sembra che del variopinto team chi ha assaggiato quel Chianti lideliano sia la persona più adatta. Temo che vini più complessi siano un po' ostici per lui...

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Lorenzo Biscontin

circa 6 anni fa - Link

La domenda è seria: il Chianti Classico Gallo Nero è una cosa diversa dal chianti Classico oppure no? Che sappia io c'è il Chianti, DOCG, il Chianti Riserva DOCG, il Chianti Classico DOCG, il Chianti Classico Riserva DOCG, il Chianti Classico Gran Selezione DOCG (questo sì nome da discount), il Chianti Colli Senesi DOCG, il Chianti Colli Senesi Riserva DOCG, il Chianti Superiore DOCG. Perchè non mi stupisco del deficit di immagine e posizionamento del vino "chianti"?

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AG

circa 6 anni fa - Link

Il Chianti (Classico è un aggettivo per me superfluo ma lo uso per chiarezza) è solo quello che viene dal Chianti (geograficamente, dalla Berardenga a Greve). Tutto il resto non lo è. Ed è un ab-uso.

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gp

circa 6 anni fa - Link

Se parliamo di leggi, per fare chiarezza, il Chianti Classico è una Docg, il Chianti un'altra Docg, ovviamente al di fuori della zona classica e paradossalmente in alcuni casi nemmeno confinante con la zona classica. Legalmente esiste il Chianti delle Colline Pisane, per esempio, che è come se fosse consentito di chiamare "Valpolicella" un vino fatto in provincia di Rovigo: così stanno le cose, credo sulla base di una normativa degli anni '30 che di fatto non è mai stata abrogata ma solo aggiornata. Invece il Gallo Nero è il simbolo del Consorzio del Chianti Classico.

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Il chiaro

circa 6 anni fa - Link

Io pensavo che il Gallo nero fosse un consorzio al quale si può aderire se si fa chianti classico, ma non per forza chi fa chianti classico deve essere nel consorzio del gallo nero. Come in Franciacorta si può fare franciacorta docg senza aderire al consorzio.

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Francesco Garzon

circa 6 anni fa - Link

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4625 Scaricate lo zippone da 10MB poi guardate il disciplinare del Chianti Classico L'articolo 7 - Etichettatura, designazione e presentazione parla chiaro.

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Montosoli

circa 6 anni fa - Link

Treasury Wine Estates is an Australian-based global winemaking and distribution business. It is headquartered in Southbank, Melbourne, Victoria, and until a demerger in May 2011,[1] was the wine division of international brewing company Foster's Group. In Italia con Beringer Blass....sono I proprietari di Castello di Gabbiano

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gp

circa 6 anni fa - Link

... ergo questo nel migliore dei casi è il vino fatto con le uve più scarse dell'azienda, quello che altre vendono come sfuso. Come prezzo da sfuso più o meno ci può stare, anche se dalla descrizione di Sartore credo che in zona si possano trovare sfusi decisamente migliori. Nel caso peggiore, sono mosti problematici (ove disponibili) comprati in zona e rigenerati enologicamente presso l'azienda. Se così fosse, il prezzo potrebbe consentire un margine di profitto non indifferente. Se il sistema di controlli recentemente rafforzato, di cui la tracciabilità è un elemento, funziona come pare, dovrebbe essere escluso il caso pessimo che era in pratica possibile fino a qualche tempo fa, cioè quello di uve fuori denominazione o addirittura fuori zona.

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Paolo Cianferoni

circa 6 anni fa - Link

Vedo tra i commenti che ancora non si riesce a distinguere vino Chianti da Vino Chianti Classico! Riepilogo semplice, semplice: Il Chianti Classico può essere prodotto solo nella zona del Chianti, nella zona del Chianti è vietato produrre vino Chianti. In molte zone fuori del Chianti (sette) non è possibile produrre Chianti Classico, ma solo vino Chianti. Detto questo, la denominazione vino Chianti Classico comprende imbottigliatori, cantine sociali, produttori grandi, medi e piccoli (artigiani come me). Comprendete bene la confusione. Per questo, semplicemente, si registrano differenze di prezzo causata dalle interpretazioni (qualità) e dai costi. Se un industriale compra a 1 euro/litro (per molti anni questo è stato il prezzo dello sfuso) guadagna, compresa la distribuzione, vendendo a 3,99. In fondo non c'è nulla di male in tutto questo. Il male stà nel fatto che non si riesce a valorizzare sufficientemente i vini degli artigiani espressione dei territori, che naturalmente hanno costi e dunque prezzi ben diversi. In sostanza sul mercato non c'è differenza visiva e semplice in etichetta. Sono i vini dei territori, semplificando i vini di Radda o di Castellina, che valgono di più ma che soffrono della confusione. Questa storia della LIDL, che sta scatenando moltissimi commenti in rete, spero che contribuisca a far indirizzare finalmente il Consorzio verso la zonazione, magari cominciando con le Menzioni Comunali (o giù di lì). Avete letto la mappa del Chianti Classico di Masnaghetti? Una zonazione giornalistica, ma avanti anni luce. La soluzione è quindi dare la possibilità di differenziare i vini Chianti Classico Docg di Radda, o di Gaiole, o di S. Casciano, o di Barberino o di Castellina o di Panzano o di Greve o di Lamole dagli altri più generici. Meglio se accompagnata da un riconoscimento visivo come accade in Borgogna tra negozianti e produttori. E' l'unica strada per uscire da questo pantano. Ma il Consorzio, e sopratutto i piccoli produttori, non hanno la forza di velocizzare questo percorso, poiché sono (siamo) frammentati e divisi. Solo con una gran ventata di commenti dei giornalisti, dei blogger e degli operatori può velocizzare questo percorso. Tutte le energie recenti del Consorzio si sono riversate sulla Piramide qualitativa (Gran Selezione, Riserva, base), ma credo che sia una strada sbagliata che crea ancor più confusione. La vera strada sono i territori con i loro interpreti. E con loro i comunicatori e gli appassionati.

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gp

circa 6 anni fa - Link

Il collegamento con la discriminazione qualitativa che sarebbe garantita dalle menzioni comunali è giusto: guardando alla Francia, basti pensare alla differenza tra un semplice "Bourgogne Rouge" e un village come "Gevrey-Chambertin", dove la qualità che ci si attende dal primo è chiaramente inferiore rispetto al secondo. Purtroppo però sono i produttori e il Consorzio a doversene occupare in prima istanza, anche se qualcosina la rete può fare a supporto: Intravino ne ha scritto in passato, e si spera che torni a farlo. Una domanda che mi sembra cruciale: sono gli imbottigliatori che hanno potere di veto su questa questione per motivi numerici, o sono come dici le divisioni tra i produttori (meno comprensibili) a impedire che si arrivi in porto? Se è vera la seconda, sarebbe opportuno che chi ha obiezioni le esprimesse in chiaro in modo che possano essere discusse seriamente e se possibile risolte: qualcuno però deve prendere concretamente l'iniziativa di avviare un percorso, altrimenti il rischio è che prevalga semplicemente l'inerzia, sommandosi a resistenze che da sole non basterebbero a frenare un'iniziativa seria e determinata.

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Giovanni

circa 6 anni fa - Link

io ogni volta che leggo un post del genere, in tutta sincerità lo dico, invidio l'autore; perché è la classica persona (fortunata) che non vive a contatto con la GDO. Sono pieni i supermercati di vini fascettati doc a prezzi identici, quindi nessuno scandalo e del resto come potrebbe essercene, quando sappiamo ben bene il prezzo ad ettolitro del chianti in oggetto? Il discorso semmai potrebbe essere un altro: i disciplinari perché permettono queste cose? quali sono le opinioni dei produttori?

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Paolo

circa 6 anni fa - Link

Tornato a casa apro le offerte del pieghevole in posta e... vince Sluuunga, con il suo Chianti colli senesi DOCG Piccini a 3 (tre) euri la bottiglia! Che il risparmio sia con voi

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Gian Paolo Gavioli

circa 6 anni fa - Link

Cominciamo a fare degustazioni alla cieca certificate e poi ne parliamo e invitiamo anche consumatori medi e non solo super-esperti. Castello di Gabbiano è un'azienda da visitare che lavora in maniera professionale. Il resto sono chiacchiere spesso fatte senza conoscere il vero mondo del vino e dei 50 milioni di hls prodotti in italia. Ma qui entriamo in contrasto con chi pensa che l'Italia dovrebbe solo costruire Ferrari e Maserati....o bere vini dai 20 euro in su!

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Andrea Pagliantini

circa 6 anni fa - Link

Il mondo è pieno di srl o scarl con nomi di fantasia o R.I e un numero dietro ai quali stanno degli imbottigliatori. Tanto per far capire il marasma che corre fra Chianti e Chianti Classico ci sarebbero molte cose da dire anche sul Chianti Territorio che non è assolutamente sovrapponibile alla zona di produzione del vino Chianti Classico. La confusione sotto il sole è tanta... e non sarà facile trovare il bandolo della matassa, poi Gian Paolo, giusto per non far confusione: qui si parla di "Strada di Gabbiano" e non di "Castello di Gabbiano" nomi simili, ma entità differenti. Anche con i nomi di vini o di aziende ci sarebbero tante e tante cose da dire, ma si va fuori argomento del post. Ogni tanto li compro questi vini e li trovo molto migliorati rispetto a qualche anno indietro. Per forza, ai tempi in cui il vino tirava prendevano il fondo delle botti, poi con la scarsa vendita di Classico chi deve vinificare si trova con il dilemma: colgo l'uva o vendo il vino a poco per fare spazio... c'è vino di qualità venduto a prezzo (basso) di mercato. Gli artigiani medio piccoli hanno difficoltà a tirare avanti, mentre gli imbottigliatori preferiscono avere il vino a prezzi bassi per fare grandi guadagni con il numero delle bottiglie confezionate.

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Gian Paolo Gavioli

circa 6 anni fa - Link

Qui si parla di Beringer Blass, quindi Castello di Gabbiano e Treasury ex divisione vino di Foster's. Tanto per fare chiarezza. La questione è: il vino proviene dalla'area indicata in etichetta? E stato sottoposto ai controlli di legge? E' conforme al disciplinare? Il resto sono discussioni che lasciano il tempo che trovano. Vogliamo ricordare le degustazioni di Tavernello al Vinitaly 013 esaltate dagli esperti di vino solo perché a presentarle era un "artigiano" piemontese...#pregiudizi

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Il chiaro

circa 6 anni fa - Link

Ma le comissioni credi siano roba seria in italia? Il Le trame della Morganti non è più chianti classico perchè l'azienda credo si sia rotta le palle di essere "rivedibile" quando queste cose a 3 euro vengono fascettate senza problemi. Ho letto su FB che Monteraponi ha un paio di vini rivedibili e questi invece passano senza problemi le forche caudine della comissione. Ma di che cosa stiamo parlando? Si abbia il coraggio di dire che le 30000 bottiglie di Monteraponi portano meno soldi al consorzio dei milioni di bottiglie di imbottigliatori che mettono in bottiglia qualsiasi cosa. Quanto costa una fascetta DOCG all'azienda? Datevi una risposta e avete risolto l'enigma.

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carolaincats

circa 6 anni fa - Link

concordo col chiaro, ci siamo rotti le palle un pò tutti di ste commissioni del c@@@@ che degustano "ad cazzium". anche a me fanno sempre rivedibile il colfondo, al punto che quest'anno 2000 bottiglie me l'hanno passate come prosecco doc, le altre 8000 no. stesso imbottigliamento, numero di lotto ecc... poi escono sul mercato colfondi che sembrano le bottiglie del pompelmo in vetro degli anni '80, fatte in milioni di bottiglie, fascettate e tutto che col colfondo non han nulla a che vedere.... italia.... fuck.

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Andrea Tomix

circa 6 anni fa - Link

I like it!

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Sergio

circa 6 anni fa - Link

per me cadono tutte le considerazioni sopracitate, tuo post compreso, se non hai seguito il suggerimento di decantare!!! Scherzi a parte, la cosa dei 3 giorni forse non è del tutto una frescaccia...

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Andrea Tomix

circa 6 anni fa - Link

Corro subito alla Lidl, prima che finiscano le bottiglie...

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Enodreams

circa 6 anni fa - Link

Sono ancora un romantico e "sognatore" spero che chi compra un vino a 3 Euro capisca che non avrà nel bicchiere la stessa qualità di un vino da 20

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PTG

circa 6 anni fa - Link

...spero che chi compra un vino da 20 euro abbia le capacità per distinguerlo da un vino da 3 euro...non vorrei mai che qualcuno vendesse a 20 euro un vino da 3, che poi arriva uno che lo paga 20 e pensa di avere una cosa migliore di un vino da 3... i disciplinari disciplinano le operazioni tecniche minime (oltre a vitigno e zona), se dicono ad esempio di invecchiare almeno 3 anni di cui almeno uno in botte di rovere, uno può invecchiare esattamente come da disciplinare e non un giorno di più ed un altro può invecchiarlo più tempo in botte ed aggiungere un periodo in barrique, entrambi hanno rispettato il disciplinare ma ci sarà una grande differenza in termini di prezzo e di gusto, a patto di accorgersene. Lo scandalo sarebbe vendere il primo vino al prezzo del secondo, che poi arriva uno che lo paga anche 30 euro e pensa di avere un vino buono come il secondo, ma non se ne accorge...

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Paolo Cianferoni

circa 6 anni fa - Link

Caro GP, sò che in consiglio di amministrazione ne parlano da tanto, troppo secondo me, senza riuscire a trovare soluzione. Tutto rimane da ormai anni cosí com'è. Le conclusioni sono ovvie. Spesso, come in politica, occorre che l'opinione pubblica faccia scattare la molla, altrimenti si tende a preservare lo status. Per questo penso, in questo caso, che la penna sia più importante di ogni altra azione.

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gp

circa 6 anni fa - Link

Beh, non mi sembra che ci sia stato bisogno di opinione pubblica per istruire e approvare la recente revisione della piramide della denominazione, con l'inserimento al vertice della "Gran selezione". Se il consiglio gira a vuoto, come può succedere, da esterno credo ci sia bisogno che qualcuno prenda l'iniziativa istruendo la pratica e aggregando pazientemente i produttori, sapendo sciogliere via via i nodi che si presentano. Forse si poteva agganciare l'argomento "menzioni comunali" alla revisione del disciplinare, mettendo nero su bianco che si partiva con la "Gran selezione", ma non ci si fermava lì. Ma anche se questo non è successo, c'è comunque spazio per fare qualcosa. Sulla possibilità che l'opinione pubblica si faccia sentire: sarebbe bello, ma sono molto scettico anche perché non vedo precedenti. A fermarsi ad aspettare sotto quell'albero mi sa che si diventa vecchi...

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

Bah io le Trame della Morganti dal 2006 in poi è un vino incomprensibile e spesso difettoso. Per una volta (unica?) d'accordo con la commissione DOCG

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gp

circa 6 anni fa - Link

Posso testimoniare che il 2006 riassaggiato da poco stava benissimo: sempre particolare nella sua carica aromatica floreale-speziata, con acidità un po' irruenta ma non scomposta (come invece secondo me nella 2008),in linea con le migliori annate precedenti come 2001 e 2004. Sulle annate successive invece, a parte la 2008, ho pochi assaggi e quindi non mi pronuncio. Detto questo, le commissioni Doc valutano la conformità al disciplinare e la assenza di difetti dei vini assaggiandoli alla cieca. Se li fanno rivedibili (come credo sia stato il caso dell'ultima annata del Le Trame) o li bocciano, di solito significa che qualcosa c'è: solo che da un punto di vista critico potrebbe essere considerato secondario rispetto ai pregi del vino. Un classico sono i vini rivedibili o bocciati per il colore troppo chiaro rispetto ai requisiti del disciplinare, com'era successo in passato al Chianti Cl. di Isole e Olena (credo 2002, annata magra). Una "non conformità" che in determinate annate è irrilevante per un critico, nel momento in cui al naso e in bocca la tipicità c'è (almeno, se è un critico illuminato). Idem per quanto riguarda note olfattive di stampo animale, come quelle che a volte sono associate a fermentazioni spontanee o a vinificazioni in forte riduzione: laddove la commissione spesso non lascia passare questo "difetto" temendo che derivi da una delle contaminazioni canoniche, il critico la valuta rispetto al resto delle caratteristiche del vino e cerca di valutare se è soverchiante o fa parte di una tavolozza complessa e stratificata. Su questo peraltro la critica è divisa, e c'è un orientamento che tende a replicare l'unilateralità delle commissioni Doc (se ne era discusso accesamente qui in passato a partire da un editoriale "diversamente talebano" della Guerini sul Gambero Rosso).

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Il chiaro

circa 6 anni fa - Link

Le commissioni somo fatte da cazzari!!! Ve lo ricordate il Decennale di Palmucci declassato a igt perchè (si diceva) troppo scarico di colore? Ma di cosa stiamo parlando? Andrea Gori, io il Trame 2011 lo metto in cieca con altri chianti e nessuno si lamenta, anzi, è sempre tra le prime bottiglie che finiscono.

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FP

circa 6 anni fa - Link

Scusate ma se solo di fascetta ,bottiglia ,tappo ed etichetta siamo oltre i 2,5€ come fanno a venderlo a 4€?

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Gian Paolo Gavioli

circa 6 anni fa - Link

FP scusa ma i tuoi conti non stanno in piedi. Oppure ti conviene cambiare fornitori se imbottigli: di materiali secchi non arriva ad un quarto di quello che indichi tu...

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Hamlet

circa 6 anni fa - Link

a parte che i costi non sono quelli ma sono più bassi e poi i costi dipendono molto da quante fascette/bottiglie/tattp prendi. Prova a cercare un fornitore di tappi e digli che ti servono 5 milioni di tappi l'anno e poi dimmi che prezzo ti fa :-) Funziona così: hanno fatto il chianti classico 2012 e sono usciti nel 2013 vendendolo a 7 euro (dico un numero per dire), hanno avuto molto invenduto e dopo un anno hanno fatto un accordo con Lidl e gliel'hanno venduto a 1,5 euro in base alla mentalità "meglio svendere che buttare"

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Davide G.

circa 6 anni fa - Link

veramente è da anni che ci sono chianti classico gallo nero anche a 3 euro quindi non vedo la novità. ben piu' interessante il fatto che il gambero rosso dia il massimo dei voti ad un chianti da 4 euro http://www.lidl.it/it/la-cantina-5548.htm

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Paolo

circa 6 anni fa - Link

Bontà divina, e quale voto avrebbe dovuto dare, se non il massimo? Vendo vino, devo impostare una campagna promozionale verso la mia clientela: per forza il mio vino sarà eccellente/fantastico/inimitabile. E se serve troverò anche chi lo garantisce: le valutazioni a pagamento non sono certo una novità, soprattutto per chi ha come business proprio le "certificazioni" e "valutazioni".

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gp

circa 6 anni fa - Link

Leggere i link prima di postarli no, eh? Il massimo dei voti (3 cavatappi= eccellente) va alla Riserva, non al "base" che riceve una valutazione intermedia (2= ottimo). Dopodiché, come detto giustamente per quel che si capisce si tratta di valutazioni a pagamento, quindi è verosimile che ci sia una sopravvalutazione di almeno un cavatappo in media. Sarebbe interessante leggere le valutazioni di questi vini sulla guida del Gambero Rosso (ovvero l'Almanacco del Berebene per quelli sotto i 10 euro), che è cosa diversa dai singoli "esperti" del Gambero Rosso, ma qualcosa mi dice che questa comparazione non sarà possibile, perché nessuno di quei vini verrà sottoposto a quella che bene o male è una prova del fuoco dopo avere superato questo esame all'acqua di rose.

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gp

circa 6 anni fa - Link

Comunque quello che più colpisce di quella sezione del sito LIDL è che dei vini si dice denominazione, grado alcolico, prezzo, valutazione in cavatappi e brevissima descrizione, più il nome di fantasia desumibile dall'immagine dell'etichetta (che molti prenderanno per il nome del produttore). Manca qualsiasi indicazione del produttore, che è la prima cosa che ognuno di noi chiederebbe per capire la cosa più importante: chi li fa questi vini? Un Brunello a 15 euro può essere considerato un buon affare a priori se so più o meno chi l'ha fatto, se invece non le ho la più pallida idea è come dare la stessa cifra al primo che incontro per strada perché mi ripari un rubinetto che perde. Uno su 10 mi dice bene, otto su 10 continua a perdere e uno su 10 mi sfascia tutto...

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Il chiaro

circa 6 anni fa - Link

Cominque guà il gambero rosso era imo impresentabile, con questa cosa della Lidl è riuscito a scavare e andare ancora più giù

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Lorenzo Biscontin

circa 6 anni fa - Link

Letti tutti i commenti, provo a fare una sintesi. Allora io sono un consumatore medio (che sa benissimo che pagando 3 euri non avrà la qualità da 20, ma che comunque non ha sempre voglia di impegnarsi sia economicamente che sensorialmente) e mi trovo davanti al marchio "Chianti" (marchio è qualsiasi segno, nel senso più ampio del termine, a cui le persone/consumatore assegnino un significato) che non mi indica neppure la provenienza del vino (Regione Toscana a parte), identifica vini i cui disciplinari codificano caratteristiche diverse (che per conoscerle e ridordarsele è come fare un corso di diritto comparato), i cui standard qualitativi minimi non sno garantiti nè dalle commissioni di esperti previste per legge, nè dalla critica più qualificata. Mi sa tanto che finisce che bevo una bella birra, magari artigianale!

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gp

circa 6 anni fa - Link

Se mi posso permettere, la sintesi non rispecchia quanto detto fin qui. In questo caso parliamo di Chianti Classico, non di Chianti che è una cosa diversa, come ho spiegato sopra. In entrambi i casi la provenienza è certificata e tracciabile e nel primo caso coincide in gran parte con la zona storicamente denominata "Chianti", nel secondo si estende a zone limitrofe e non. Salvo eccezioni, le commissioni di assaggio delle Docg garantiscono gli standard qualitativi minimi, mentre la critica qualificata raramente si occupa di questi vini, dato che sono di qualità ordinaria, e comunque di solito i produttori di vini destinati alla GDO non inviano campioni. Sottolinerei che il prezzo di questo vino (al netto di un centesimo) è 4 euro, cioè arrotondando 5,35 euro al litro: non è poco per il consumatore medio, che ha a disposizione un'ampia scelta di vini di prezzo (e tendenzialmente di qualità) ancora inferiore.

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FB

circa 6 anni fa - Link

Caro Lorenzo, no. O ha capito male o si sono spiegati male più sopra. Il Chianti vino è tutelato da un consorzio che garantisce che il prodotto imbottigliato e recante la denominazione di origine Chianti provenga da un determinato territorio e sottostà ad un determinato regolamento (Il disciplinare di produzione, tutta la legislazione è reperibile e consultabile da chiunque). Il vino prima di essere approvato e divenire Chianti DOCG viene controllato sia chimicamente (e deve rientrare in certi parametri scritti sul disciplinare) che organoletticamente (attraverso la commissione di assaggio della camera di commercio) e solo dopo può essere imbottigliato e venduto. Tutto ciò è valido per ogni DOCG italiana. Saluti.

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gp

circa 6 anni fa - Link

Tutto giusto, come già anticipato. Salvo che, ancora una volta, una cosa è la Docg Chianti, un'altra la Docg Chianti Classico, dotate di disciplinari diversi, consorzi diversi ecc. Il vino di cui si parla qui appartiene alla Docg Chianti Classico, quella storicamente più blasonata e quella che, a parità di tipologia, spunta in genere un prezzo più alto. Meglio ripeterlo alla nausea che rischiare di confondere i non addetti ai lavori che ci leggono.

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FB

circa 6 anni fa - Link

Signori/e non capisco dove stia il Vs. scandalo per tale vendita. Commercialmente Il Classico viaggia ad una quota di prezzo di vino sfuso intorno ai 2€/l (o anche meno). Sommandoci i materiali sussidiari (etichette, tappo, cartone etc.) non si arriva per un imbottigliatore a 0.50€ in più... Purtroppo il Chianti Classico è un prodotto che non gode di un momento felice. Lo so che dispiace, a me come chiantigiano dispiace per primo (pensate che il Chianti (non Classico) in proporzione se la passa mooolto meglio). Perchè? Senza dilungarsi troppo e dicendola in modo educato, tutto questo è il frutto di scelte politiche poco lungimiranti e di una comunicazione scarsa e fatta male. Date la colpa alle commissioni? Per quale motivo? Lo avete assaggiato? Io si ed è un prodotto tecnicamente conforme al disciplinare (che i produttori chiantigiani hanno scritto e firmato) e non c'è un motivo tecnico per cui una commissione d'assaggio possa bocciarlo. Anzi, molti vini considerati "tipici" hanno difetti tecnici evidenti che per romanticismo vengono fatti passare come caratteristiche del territorio (mica stiamo prendendo la "puzzetta" dei nostri cugini d'oltralpe???) ma che possono essere contestabili tecnicamente da una commissione di tecnici. Che non sia un prodotto di eccellenza siamo tutti d'accordo ma sarebbe come non far circolare le Dacia perchè vorremmo veder scorrazzare per le strade solo BMW e Mercedes... La cosa triste non è che il consorzio fa vendere il Classico a 3.99€ ma che non riesce a valorizzare i piccoli produttori che fanno eccellenza... Saluti.

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Il Duca

circa 6 anni fa - Link

Purtroppo ci dimentichiamo, troppo spesso, di due verità assodate e incontrovertibili: noi appassionati rappresentiamo poco più dello zero virgola e il vino più venduto nel nostro paese è quello in brick. Tutto il resto è consequenziale. Troppi hanno interesse a tenere alta la confusione, troppo pochi, in confronto, vorrebbero fare chiarezza. Mi sono stufato di fare da cavia al supermercato e di scriverlo.

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marno

circa 6 anni fa - Link

io non mi intendo molto di chianti ma ho bevuto più volte un chianti della azienda san felice che pur facendo grandi numeri (anzi la proprietà è addirittura di una multinazionale delle assicurazioni) mi è sembrato notevole ed a buon prezzo (40 la magnum). beh insomma davvero non male (si chiama Chianti Classico Riserva Il Grigio). quindi insomma viva il buon chianti anche se produttori di nicchia mi sarebbero parimenti graditi e non ne conosco molti.

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Castello di Gabbiano_S.B.

circa 6 anni fa - Link

Innanzi tutto desideriamo premettere che Castello di Gabbiano non imbottiglia per conto terzi, dalla nostra linea di imbottigliamento escono esclusivamente vini con etichetta Castello di Gabbiano o Gabbiano . Abbiamo atteso a commentare per poter fare le dovute verifiche. La bottiglia in questione non è una bottiglia di vino di Castello di Gabbiano: non prodotta, non imbottigliata, né tanto meno commercializzata da Castello di Gabbiano. L’etichetta ci è del tutto sconosciuta. Il contenuto riteniamo non ci appartenga(a giudicare dal suo commento…). Il prezzo di vendita lo riteniamo insostenibile. La fascetta su cui è stata effettuata la tracciabilità corrisponde per serie e numero ad una nostra approvazione, più precisamente ad un imbottigliamento di Chianti Classico Gabbiano 2012 destinato al mercato USA. Evidentemente un errore è stato fatto, e noi desideriamo capire quale. E’ stato letto male il numero di serie in fascetta? (pubblica la foto dell’etichetta e il risultato della tracciabilità ma non la foto della fascetta col numero di serie). Altrimenti, qualcosa nel servizio di tracciabilità garantito dal Consorzio non ha funzionato a dovere?... Abbiamo acquistato alcune bottiglie di quel vino in diversi punti vendita Lidl, al fine di verificare le fascette, risultano tutte serie diverse da quella su cui è stata fatta tracciabilità e tutte portano ad uno stesso imbottigliatore, che non siamo noi. Le suggeriamo, caro Fiorenzo Sartore, di leggere meglio il numero di serie della fascetta, pensiamo che abbia fatto suo malgrado una brutta gaffe. Dare informazione è un lavoro importante e di grande responsabilità, scivolare nella scorrettezza è un attimo: meglio poche notizie ma chiare, sicure, verificate, piuttosto che molte, confuse e inesatte, che spesso danno origine ad altre, infondate e ancora più confuse. E di confusione, poveri noi, ce ne è già troppa! Gentilmente, chiediamo che faccia chiarezza.

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Fiorenzo Sartore

circa 6 anni fa - Link

come gia' detto nei commenti, la fascetta era difficilmente leggibile dopo la stappatura, e ricomposta appare cosi': [img]http://i6.minus.com/j4Ia6D3mUVkop.jpg[/img] nei prossimi giorni provvedero' ad una nuova visura da scaffale, per il buon nome di gabbiano, e di chi altri, a questi punti. al momento prendo atto del fatto in tutta questa vicenda la tracciabilita' in effetti passa per mezzi degni di CSI piu' che del consumatore medio.

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Castello di Gabbiano_S.B.

circa 6 anni fa - Link

Il programma di tracciabilità è uno strumento di facile utilizzo e alla portata di tutti, il consumatore per primo, ma ovviamente bisogna avere il codice(serie e numero) completo e esatto (è come telefonare, se il compone il numero sbagliato...). La lettera illeggibile nella serie, quella che lei ha interpretato essere una V, potrebbe essere una W o una M o una N ... E' stato molto leggero pensare di poter interpretare una lettera mancante per fare tale ricerca, nonché condividerne il risultato (che coinvolge un'azienda) su un blog! Peraltro, l'imbottigliatore è stampato in etichetta, una ricerca su google del nome, anzichè dell'indirizzo, le avrebbe rivelato immediatamente quello che voleva sapere.

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Fiorenzo Sartore

circa 6 anni fa - Link

"su un blog" peraltro funziona il riscontro in tempo reale. ecco una fascetta intonsa dello stesso vino appena fotografata in un altro punto vendita: [img]http://i5.minus.com/j89aEfvLoccJe.jpg[/img] questo, a fronte della fascetta AALW 04784134 il responso della tracciabilita': [img]http://i5.minus.com/jv32HCFqokSVI.JPG[/img] sperando ovviamente sia corretto, e che il nuovo nominato non se ne abbia a male a sua volta. post corretto (nel solito modo leggero), e informazione ristabilita. tempo totale: lo misuri lei.

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gabriele

circa 6 anni fa - Link

Non capisco, in effetti, come sia balzato fuori il nome di Castello di Gabbiano, quando, solo ricercando con l'indirizzo della fantomatica IREOS, tutto riportava alla Castelli di Grevepesa e non a quella di Castello di Gabbiano che è al n.c. 22 di Va Gabbiano e non la 34 come riportato in etichetta. Tra l'altro, cercando su Internet, si viene rimandati a wine-shop on line (http://it.cercavino.com/cerca/vino/chianti-classico) dove un Chianti Classico Gallo Nero a etichetta S.Anacleto di Castelli di Grevepesa viene venduto a 7,80,€. La GDO ti da sicuramente grandi volumi che ti consentono di abbassare ulteriormente il prezzo ... tralasciando di discutere sulla qualità del prodotto che solo una accurata analisi sensoriale può dare, di certo non un disciplinare di produzione che garantisce sulla provenienza delle uve, sul metodo di vinificazione, sul titolo alcolemetrico, etc. etc ... in poche parole TECNICISMI

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Castello di Gabbiano_S.B.

circa 6 anni fa - Link

Il blogger scrive, i follower rispondono, in tempo reale. E poi c'è chi i blog li consulta sporadicamente. Purtroppo, in effetti, sul blog una 'errata corrige' dopo 5 giorni ha poco senso, non ha più visibilità. Le chiediamo, gentilmente, di pubblicare nuovo post con l'errata corrige.

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Gentile S.B., io non avevo letto il post e a quanto vedo l'errore - nei commenti e non nel testo originale - è stato ampiamente corretto con tutta la documentazione necessaria. Chi ha letto l'articolo non è stato fuorviato e chi lo legge ora trova la rettifica dell'errore.

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castello di gabbiano-SB

circa 6 anni fa - Link

Gentile Alessandro, non siamo blogghisti ma nemmeno sprovveduti, non prendiamoci in giro, i circa 40 follower che hanno partecipato alla discussione ora sono già su altri post.

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marno

circa 6 anni fa - Link

in realtà stiamo seguendo alla grande e ci pare chiarissimo, un errore scusabile dovuto al fatto che se si strappa la fascetta essa è poi illeggibile. sarebbe interessante a questo punto capire se sono questi e che vini fanno. http ://www.castellidelgrevepesa.it/

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