Fornovo e ritorno. Il vino naturale assomiglia al Fronte popolare di Giudea dei Monty Phyton in Brian di Nazareth

Fornovo e ritorno. Il vino naturale assomiglia al Fronte popolare di Giudea dei Monty Phyton in Brian di Nazareth

di Pietro Stara

Premessa. Penso che la Fiera “Vini Di Vignaioli – Vins De Vignerons” di Fornovo di Taro sia una delle più belle fiere vinicole del centro-nord. Mi piace lo spirito che vi aleggia; mi piace la filosofia (etico – naturalistica) che vi aleggia; mi è piaciuto girare con persone altamente qualificate e dotate di un ottimo apparato sensoriale o di incontrarne altre già note e meno note, anche’esse dotate di valente spirito critico; mi son piaciuti vini inconsueti che ho assaggiato (mai esperiti e vecchie rivelazioni) e che ora aleggiano in me (compreso quello del bottiglione anonimo comprensivo di almeno 15 vitigni).

Dibattito. Vorrei concentrarmi, invece, sul dibattito/tavola rotonda della mattina di domenica: «La difficoltà di essere “avanguardia”. Il vino “naturale” alla prova di maturità: sintesi e prospettive.» Non è il primo dibattito fornovese a cui assisto: uno l’ho pure sbobinato e riportato in lunga parte nel mio libro. Vado per punti che corrispondono a percezioni non dimostrabili.

1. Ogni volta ci sia avvia da un punto zero: “il vino naturale è morto, viva il vino naturale”. Più che evoluzioni sembrano tante ripartenze.

2. La difficoltà di una definizione: naturale. Si sono palesate nel dibattito almeno tre posizioni, da cui discenderebbero circa duecento distinguo, di cui solamente 40 emendabili:
a). La definizione per negazione: vino naturale è quel vino prodotto da pratiche non invasive. A capo.
b). La definizione per affermazione: vino naturale è quel vino prodotto dalle seguenti regole: due punti aperte virgolette segue elenco.
c). La definizione per estensione: il vino naturale è tutto ciò che chi dice di produrlo è.

In linea di massima appartengono al primo punto la vasta pletora di vignaioli “cani sciolti” autocertificanti. Al secondo punto appartengono associazioni strutturate
come Vinnatur italiana o la AVN francese. Al terzo punto appartengono indicativamente i ricercatori laici, ma di parte, di Servabo e i potenziali vignaioli con vocazioni industrialiste favorite da solfitaggio spinto.

3. Si capisce, perché lo hanno detto, che le associazioni lavorano al loro interno: per
definire e per definirsi, per disciplinare, per associare, per espellere ed auto espellere,
per controllare. Quando poi si trovano insieme, compreso il congruo gruppo di
“cani sciolti”, il dibattito tra i vari soggetti si avvicina di molto al Fronte popolare
di Giudea dei Monty Phyton in Brian di Nazareth.

Non ci resta che attendere il prossimo anno.

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

4 Commenti

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

"He's not the Messiah, he's a naughty boy"

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paolo tamiro

circa 8 anni fa - Link

Non ero a fornovo quest'anno ma la definizione del fronte popolare rende perfettamente l'idea. Di recente sto vedendo molte etichette biologiche in giro e molti talebani del bevosolovininaturali glialtrifanoschifo tranneilSassicaiaedilBarolodiunmioamico. Ci sono vini naturali che adoro, altri che sono decisamente imbevibili, la stessa cosa accade nei vini "normali". Detto ciò Non riesco a capire come sia possibile strafogarsi di Biondi Santi per anni, e trasformarsi in puristi del Naturale in poco tempo. E' come dalla Camel passare alla svapo?

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gabriele succi

circa 8 anni fa - Link

Paolo, Biondi Santi fa(ceva) vino naturale... da sempre e non se ne è mai vantato... era la normalità...

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Stefano

circa 8 anni fa - Link

Non so da dove venga questa notizia, ma è inesatta. Franco era seguito nei vigneti dal comune cugino prof. Cesare Intrieri, e usava la lotta guidata. Forse si fa confusione con la nipote, che è effettivamente biodinamica. Ma ha un'altro cognome.

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