Esempio concreto per chi si stupisce dei giudizi molto divergenti sul vino: C’era una volta in America

Esempio concreto per chi si stupisce dei giudizi molto divergenti sul vino: C’era una volta in America

di Alessandro Morichetti

Mi sono avvicinato al cinema nello stesso modo in cui, cinque anni dopo, mi sarei avvicinato al vino. Era l’anno 2000 o giù di lì e il corso di Semiologia del cinema e degli audiovisivi non riscosse molto successo a Scienze della comunicazione. Quel branco di capre, una volta capito che il prof. Guglielmo Pescatore era più un amante che un professore, si guardò bene dal frequentare le lezioni, perdendosi centinaia di spezzoni, Deleuze con immagine-movimenti e immagine-tempo più tanto altro. Dalla quarta lezione in poi, dei 150 del mio corso a frequentare le lezioni fummo sempre 3 o 4. E meno eravamo più mi divertivo.

Risale a quel periodo una vera cinemania. Il lunedì mattina prenotavo le mie tre proiezioni settimanali al DAMS di Bologna: cuffie, mini-video con vhs incorporato e via di Metropolis, Nanook l’eschimese, Ivan il terribile, La caduta della casa Usher e altri capolavori dagli anni zero ai giorni nostri. Sempre in beata solitudine, salvo poi tornare a casa e collaudare quello che definirei il MIO schema di visione ottimale dei grandi film. Consta di due semplici passi:
1) rigorosamente PRIMA del film, consultazione del Morandini (unica versione che ho, 2001): è più tranchant e sanamente ideologico, concede poco ai dettagli della trama e raramente svela passaggi fondamentali. Lascia intuire più che raccontare nel dettaglio. Il massimo riconoscimento sono le 5 stelle (ma indica anche in pallini, sempre su scala 5, il successo di pubblico).
2) rigorosamente DOPO il film, consultazione del Mereghetti (versione 2002): enciclopedico, amato e odiato, imprescindibile. Attacca con una sinossi di rara efficacia e poi incalza con frasi asciutte e affilate, fendenti raramente fuori fuoco. Le sue 4 stelle sono meglio dei 100/100 nel vino e leggerne la lista mi ricorda perché si debba amare alla follia la settima arte.

Lunedì 6 aprile, 21:05 Rai Tre: extended version di C’era una volta in America, film epico di Sergio Leone. Sono rimasto incollato fino all’1:30 nei vortici spazio-temporali creati ad arte dal maestro Leone. Film monumentale?

Il Morandini: “(…) Leone accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso l’America metropolitana (e la storia del cinema su quell’America) che è reale e favoloso, archeologico e rituale. Sono spazi dilatati e trasfigurati dalla cinepresa; spazi anche sonori e musicali, riempiti dalla musica di E. Morricone e da motivi famosi: “Amapola”, “Summertime”, “Night and Day”, “Yesterday”. È l’America vista come un mondo di bambini. Piccolo gangster senza gloria, Noodles diventa vero protagonista nell’epilogo quando si rifiuta di uccidere l’ex amico Max. Soltanto allora, ormai vecchio, è diventato uomo. Il produttore Arnon Milchan rimontò e ridusse il film a 2 ore per la versione da distribuire negli USA e fece fiasco”. ***** °°°° 

Il Mereghetti: “(…) Leone, che da tredici anni pensava a questo film, l’ultimo che poté dirigere, intendeva celebrare da europeo l’immaginario del cinema classico americano, approdando a un finale cupio dissolvi carico di malinconia per i sogni perduti. Ma lo sforzo di sei sceneggiatori non ha prodotto un solo personaggio coerente, e la durata spropositata non basta a evitare buchi nel racconto. Come sempre, a Leone riesce bene la trasfigurazione lirica del triviale: rende epica una mano che mescola lo zucchero in una tazzina, e struggente il ricordo di uno stupro tanto gratuito quanto repellente. Ma lo stile non basta: (…) c’è troppo autocompiacimento oltre a un’aridità di sentimento che lascia perplessi in un film che vorrebbe essere anche una grande elegia romantica”. **½

Stesso film, giudizi complessivi distanti, entrambi motivati. Qualche anno fa ero entrato nel mood e riuscivo a prevedere con buona approssimazione il giudizio dell’uno e dell’altro. Arte e critica manifestano l’animo umano. Del resto quando assaggio un vino immagino già le recensioni che potranno fare Parker o Sangiorgi. A volte leggere le recensioni prima, ma tutte e due, aiuta davvero.

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

13 Commenti

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Orion

circa 6 anni fa - Link

Grande post! Chapeau! Però mi devi spiegarci chi ritieni Sangiorgi e chi Parker tra Mereghetti e Morandini, ma soprattutto dirci nel caso specifico a chi dei 2 ti senti più vicino nel caso specifico?

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Marco

circa 6 anni fa - Link

Esatto! Stessa domanda che volevo fare io.

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Non vedo sovrapponibili i nomi e nello specifico sono due poli davvero opposti: il punteggio elevato a sistema fondante e la negazione del punteggio come sistema fondante. Leggo entrambi con occhi diversi (Sangiorgi il sinistro, Parker il destro) e li uso alla bisogna. Poi bevo quello che piace a me, e generalmente non piacerebbe fino in fondo né all'uno né all'altro :D

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nicola barbato

circa 6 anni fa - Link

è l'unico modo di bere che conosco. quanto al vino, leggo poco le recensioni e preferisco farlo dopo avere scritto [nella mia testa, di solito] la mia. però, ovvio, mi guardo in giro, mi faccio venire curiosità, anche dalle critiche negative, leggendo. lo faccio senza credere mai veramente a nessuno. non perché mi sovrastimi, ci mancherebbe, ma perché la mia soggettività non è replicabile. detto questo, c'era una volta in america, che ho visto più volte solo [ahimè] nella versione classica, è un meraviglioso e ridondante film, romantico e pieno di imperfezioni. è il cinema come lo ho conosciuto da ragazzo. mi rifiuto di attribuirgli punteggi, amerò per sempre lui e leone sergio.

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Hierro

circa 6 anni fa - Link

Dopo aver letto la recensione del Mereghetti di C'Era una Volta in America...io lo avrei preso, imbevuto con dell'ottimo olio da barbecue e dato alle fiamme ;)

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Landmax

circa 6 anni fa - Link

"A volte leggere le recensioni prima, ma tutte e due, aiuta davvero". Io le recensioni, se posso, le leggo dopo, perché mi aiutano ad arricchire (o modificare) la mia personale prospettiva del film o del vino. Vero che nel campo del vino è un pò più difficile, almeno per un non professionista. La mole di informazioni tratte da guide e internet (unito alla passione per la materia, fattore decisivo di curiosità preliminare!) spesso ti portano a leggere anticipatamente i commenti sui vini. Leggere prima ha una sua importante funzione, ci mancherebbe: orientare la scelta del consumatore, come anch'io faccio quando acquisto una guida (di cui mi fido ovviamente, ma solo perché testata sul campo). Però, se devo pensare al modo intellettualmente più onesto per valutare un film o un vino, ecco, le recensioni le leggo dopo (non voglio neanche lontanamente correre il rischio di farmi condizionare).

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Leggerle prima suggerisce di comprare cose a cui altrimenti non arriveresti. Mi sono appena arrivate 4 bt di Valtellina Superiore Sassella Ris. Le Barbarine 2007 La Castellina - Fondazione Fojanini, vino mai visto né assaggiato. Unica cosa che so è che due anni fa sull'Espresso prese 19,5/20, esattamente come Monfortino 2006 e Monprivato 2008. Domani saprò dirti, per ora curiosità non a mille, di più! Perché sennò a cosa serve chi si sfascia le gengive al posto nostro? :D

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Spanna

circa 6 anni fa - Link

La stessa bottiglia giace nella mia cantina. Pensavo di portarla ad una bevuta tra amici prossimamente. Gradirei sapere la figura che farò,grazie! :-)

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

La figura del pirla. Bevitela da solo poi mi ringrazierai :D. Scherzo: vino raffinatissimo, moooolto buono. Assai soddisfatto del mio acquisto.

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Gianluca Zucco

circa 6 anni fa - Link

Innanzitutto complimenti, post davvero interessante, ancor più per l'esempio utilizzato. Da parte mia, tanto per fare appena un paio di nomi cada, un Emidio Pepe o un Montevertine da un lato, così come uno Scorsese o un Eastwood dall'altro, quando capitano i primi e escono i secondi, li apro e me li vedo a priori, con una tendenza alla condiscendenza anche se di primo acchito eventualmente non mi convincono. Ma per la maggior parte dei casi, dal momento che non sono ereditiere e neanche nullafacente, preferisco non correr rischi di perder soldi o tempo, controllando previamente le opinioni della guida de l'Espresso o di Sangiorgi (quando capita), oppure di Inacio Araujo per i film (critico brasiliano, davvero bravo). Parker? No grazie, ognuno ha i suoi preconcetti, ed i miei oltretutto sono pochi.

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Concordo! Sui vini ignoti leggo molto ma su quelli costantemente nelle mie corde assai meno, con l'esito paradossale di non ricordare nemmeno vinificazioni ecc. Su Pepe, Montevertine, Scorsese ed Eastwood poi sfondi una quantità plurima di porte aperte :)

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Eretico Enoico

circa 6 anni fa - Link

Bel post ,amarcord cinematique in pure stile nouvelle vague de noartri...ora però ti becchi il dibattito ! Contesto il parallelo tra due critici cinematografici diversi ma omogenei culturalmente ( in ambito specifico) è un intellettuale ( piaccia o no) del vino ed un fenomeno yankee dal peto enoico...la critica del post film è libera .Santè

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paolo

circa 4 anni fa - Link

Anche io ieri sera sono andato a letto alle due... per cui sono stato attirato da questo post come un'ape dal miele.
Molto interessante la critica del Mereghetti, un punto di vista inedito, almeno per me.
E' vero, 63 secondi di inquadratura su una mano che gira una tazzina sono tanti .... e tante scene del film sono davvero triviali, volgari, e ci sono stupri, volgarità, donne maltrattate, ammazzamenti e scene di sesso di bassa lega.
Però di fronte a uno dei pochi registi di cui ho visto tutti i film (se si toglie un peplum d'esordio sono appena 6 film, e sono sicuro che anche il 90% di voi li ha visti tutti), per poi rivederli decine (non esagero) di volte, mi chiedo: possibile che questo Sergio Leone mi ha fregato per anni, spacciandomi per grande cinema e poesia quello che Mereghetti chiama autocompiacimento e cinismo? La sua era una formuletta a tavolino, da vino in polverina, per restare nella metafora? Io non ci credo.
E comunque, a prescindere, quello che va riconosciuto a Leone è un coraggio fenomenale, il coraggio di chi se ne frega se 63 secondi di inquadratura su una tazzina sembrano troppi a tutti, il coraggio di chi osa portare nel suo cinema la volgarità (e, aggiungerei, l'ironia, perchè nei film di Leone ce n'è a pacchi, di ironia). Insomma, viva il coraggio, come quello di chi osa pubblicare un post su Sergio Leone in un sito che parla di vino! ;)

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