È l’annata della luce per l’Amarone della Valpolicella 2011. 5 stelle ben date?

di Giovanni Corazzol

Quindi in conclusione la domanda finale per tutti noi è: ho mai bevuto un vino così completo e affascinante come l’Amarone 2011?

I locali in cui il grave quesito è stato rivolto alla stampa di settore sono quelli del Palazzo della Gran Guardia in Piazza Bra a Verona. L’occasione è “Anteprima Amarone” ed in particolare la conferenza di presentazione dell’annata 2011 curata dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

La domanda – con risposta embedded (Mais non, parbleu!) – è di Diego Tommasi del CRA-VIT, autore di un articolato intervento basato sui dati raccolti relativi a temperature, piovosità, maturazione e appassimento, che dimostrerebbero incontrovertibilmente che nel 2011 le fasi propedeutiche alla produzione dell’Amarone abbiano beneficiato di condizioni tutte favorevoli.

Condizioni tanto favorevoli da far giudicare la qualità dei vini dell’annata (classificata con le 5 stelle, il massimo) livellata verso l’alto e quindi tendente a rendere meno evidenti le differenze tra le sei vallate della Valpolicella che compongono la DOCG (dicono loro). Differenze meno marcate, ma presenti bastevolmente per indurre a redigere la classificazione sotto riportata:

Cazzano-Illasi-Mezzane: vibrante modernità
Valpantena: finezza di sfumature
San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio: delicatezza di espressione
Fumane: complessa armonia
Negrar: consistenza estrattiva
Marano di Valpolicella: voluttuosa armonia

Lascio a creature più sensibili e meno rozze il compito di stabilire cosa sia la “vibrante modernità” o la “voluttuosa armonia”; “complessa armonia” invece la metto via, che torna buona per titolare una musichetta sulla pianola Bontempi.

Maronismi a parte sulla qualità dell’annata 2011, pur con gli inevitabili distinguo, i pareri sembrano unanimi: una grande annata; un’annata di luce, la definizione che ha convinto tutti. Quella che, per intenderci, non è stata la 2014.

Ora un par di premesse:
1. Nella vulgata volgare dei degustatori 2.0 l’Amarone è un vino meno amato di quanto in realtà meriterebbe. Tende a respingere chi ha sposato la causa dei vini dritti, freschi, di tenui finezze. Legittimo, ma sciocco. L’Amarone può essere un vino senza eguali quando non è caricaturale ed essere il vostro migliore compagno di viaggio a tavola. Stramolto migliore.

2. Durante la presentazione del presidente Marchesini ho apprezzato che “Expo” sia uscito di sfuggita solo al minuto diciotto; prima – ahimé, parecchio prima e più volte ribadito – s’è appalesato “fare sistema” che è una di quelle foglie di fico di cui il conferenziere recriminante ha troppo spesso pieno il giardino. Nel caso dell’Amarone giova però ricordare che molti produttori (e assai di peso) sono fuori dal Consorzio o non hanno portato i vini all’anteprima; Le Famiglie dell’Amarone ad esempio, che sono un gruppo di undici produttori storici (Allegrini, Masi, Speri, etc.) che dal 2013 sono usciti dal Consorzio sbattendo rumorosamente la porta.

3. Nulla di più autoreferenziale e asessuato del giornalista/bloggarolo che si lamenta dell’organizzazione di cui è stato ospite. Ad Anteprima Amarone la degustazione riservata alla stampa ha però davvero mostrato qualche pecca. Si svolge in un ambiente rumorosissimo – un sottoscala colmo del vociare delle sale superiori aperte al pubblico – e con una pessima illuminazione. Scriverlo mi fa arrossire e mi induce ad un controllo intramutandale, ma l’Amarone è forse il vino a vocazione più internazionale che abbiamo, e chi è stato invitato a degustare l’anteprima della nuova annata è professionista italico, ma soprattutto foresto, meno tendente al rossore. Non un bel modo di presentarsi.

Passando alla degustazione, alcuni vini sono piaciuti, altri piaciuti molto, uno ha sbaragliato: l’Amarone della Valpolicella 2011 di Corte Sant’Alda. Al naso è pieno, equilibrato, balsamico con sentori di uva spina e ribes. In bocca l’attacco è gentile, elegante, con frutto e spezie leggere dosati con sapienza e tenuti sullo sfondo assieme ad una sapidità netta; non nasconde i propri tratti giovanili che anzi lo rendono credibile, il finale è lunghissimo, soddisfacente, emozionante; invita a riberne – lo ripeto – vuoi berne ancora e ancora, capito? Altro vino di maxima satisfatione l’Amarone di Secondo Marco, l’azienda di Marco Speri: oltre ai sentori classici di frutta rossa matura e confettura di amarena, al naso spiccano note vegetali e floreali; in bocca è pieno, tannino duro, nessuna morbidezza, lunghezza infinita. Vino giocato su altro stile l’Amarone di Roccolo Grassi: è potente, esuberante, gronda materia rossa e sfoggia un tannino indomabile, però tutto è al suo posto, in equilibrio, solo un’ottava più in alto. Piaciuto molto anche l’Amarone di Damoli, più damascato dei precedenti, caldo in modo confortevole, senza che l’alcol prevalga; ha profumi mediterranei di piante odorose, quasi bandoleggianti. La scoperta della giornata è Falezze, la giovane azienda del giovane Luca Anselmi, un omone grande e grosso con due mani che sembrano badili. 2,5 ettari dei 5 totali destinati alla produzione di 4.000 bottiglie di Amarone in località Pigno a Illasi. Al naso è vinoso e con bella frutta rossa ben nitida, in bocca gioca sulle durezze, con tannino potente; sembra avere una struttura solida, robusta, severa e soprattutto un luminoso avvenire.

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

5 Commenti

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Emanuele

circa 7 anni fa - Link

Molto giusto, Giovanni, quel che scrivi sull'Amarone snobbato perché non corrispondente al gusto comune contemporaneo. Lo constato ripetutamente anche a Roma, tra degustatori esperti e avveduti. Mi chiedo, e forse qualcuno può rispondere, anche dati di vendita alla mano, se la questione sia prettamente Italiana o se anche all'estero si tenda a sminuire a priori il valore di un vino fuori moda. PS - alla tua prossima calata romana non ardire di presentarti senza una boccia di Corte S.Alda 2011.

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Alberto

circa 7 anni fa - Link

Mi permetto di far notare che:<> è una contraddizione... Si definisce sciocco chi ha sposato la causa dei vini "freschi" e poi si cercano le medesime caratteristiche nell'Amarone affinchè sia buon compagno a tavola... L'amarone piace in italia e all'estero, proprio perchè ricco di quelle caratteristiche che lo allontanano dai vini freschi... e fuori dal circolo dei "wine-addicted" è e rimane il "grande vino" più comprensibile ed in grado di "giustificare" l'esborso necessario, ormai neanche tanto alto, visto che è sempre più facile trovare amaroni a 30€, e anche meno, in circolazione... visto che anche gli "storici", ormai, hanno le proprie "seconde linee" con cui uscire a 15€+iva... grosso modo...

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Alberto

circa 7 anni fa - Link

fra le "" c'è la seguente citazione: Tende a respingere chi ha sposato la causa dei vini dritti, freschi, di tenui finezze. Legittimo, ma sciocco. L’Amarone può essere un vino senza eguali quando non è caricaturale ed essere il vostro migliore compagno di viaggio a tavola

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Gianpaolo Giacobbo

circa 7 anni fa - Link

si ecco quando non è caricaturale appunto

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Giovanni Corazzol

circa 7 anni fa - Link

No caro Alberto, non ho definito sciocchi coloro i quali apprezzano vini dritti, freschi, etc. ma la parrocchia di quelli che viaggiano coi finestrini e i palati ben chiusi stabilendo che vini diversi da vini dritti, freschi, etc. siano di per se meno apprezzabili. In questo assistiti da vini caricaturali venduti spesso ai prezzi che riporti.

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