Cucinare il pranzo di Natale alla Caritas di Firenze. Proprio un altro giorno

Cucinare il pranzo di Natale alla Caritas di Firenze. Proprio un altro giorno

di Leonardo Romanelli

“Houston, abbiamo un problema!”.
“Ok, di che si tratta?“.
“200 porzioni di agnello da cucinare per il giorno di Natale: alle 11,30 devono essere pronte per essere distribuite alle mense”.
“Ci sono, tranquilli”.

Sarà che passare l’anno  a mangiare nei ristoranti ti mette voglia di fare altro per il 25 dicembre, ma da qualche tempo a questa parte mi piace andare a cucinare per la Caritas di Firenze, una struttura che ho imparare a conoscere ed apprezzare: pochi voli pindarici, tanta concretezza, la necessità di sporcarsi le mani e rendersi utili.

Certo, pensare a tanti gastrofighetti che incrocio nel mio quotidiano peregrinare in luoghi del cibo mi fa sorridere, ad immaginarli schifati nel prendersi una mezzena di agnello e tranciarla con la mannaia per ridurre i pezzi alla grandezza necessaria, sotto le urla del sottoscritto che incita a far presto, pena il non riuscire a mandare il cibo alla mensa all’orario giusto. Tante fisime passano quando uno ha fame e se quel giorno hanno regalato agnello, agnello si mangia, insieme ai piselli: non sono di stagione, d’accordo, ma che gli servi di contorno, se hai poche ore di tempo per preparare il tutto?

Sveglia alle sei e trenta, arrivo in cucina all’alba per organizzare il pranzo: è chiaro che i coltelli non taglino a dovere, che il forno è uno solo  per 200 porzioni, che ti devi inventare la maniera di risolvere al momento la situazione rispolverando la ricetta dell’arrosto morto da fare sul fornello, onde sopperire alla ristrettezza del forno.

Gli amici, provvidenziali amici, arrivano presto e, ogni tanto, mi sembra di essere il sergente Hartman di Full Metal Jacket nell’ordinare di tritare a dovere la cipolla e gli altri odori per il soffritto, nello sgrassare la carne di agnello, nel tranciare in maniera spedita  i cosciotti e le costolette per non far aspettare le duecento persone che devono festeggiare il Natale.

Perché l’agnello? Perché prima di tutto è offerto e poi perché lo mangiano tutti, senza distinzioni di religione, sesso ed età. E mentre sacramento sui coltelli che non tagliano, e che per riuscire a fare le porzioni giuste scateno l’orgoglio dell’amico medico e delle amiche farmaciste venute ad aiutarmi, penso che tutto sommato a partire dal nuovo anno i cuochi ringrazieranno perché avranno sicuramente una batteria di coltelli affilati a dovere. Vederli arrivare anche nel loro giorno di festa in anticipo, per capire come avevo preparato la carne, assaggiarla e fare i complimenti è una bella soddisfazione e serve a recuperare un rapporto più “normale” con il cibo.

Ed il vino? Il giorno di festa è consentito, versato dall’operatore, con attenzione, quale gratifica. Pensare a quanti litri di grandi vini scorrono in questi giorni e pensare a come diventa una conquista un mezzo bicchiere a pranzo mi fa riflettere su come si debba rispettare di più quello che ci viene dato e, anche se viene servito in un bicchiere di plastica, ha comunque il suo bel significato.

E’ finita, gli ospiti sono a tavola, posso ripartire, a casa mi aspetta l’arzilla mamma 88enne che per l’occasione ha rispolverato la galantina di pollo con la salsa verde.

È proprio un altro giorno oggi.

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

6 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Se esistesse il "like" su Intravino, questo sarebbe un articolo a cui metterlo. Bravo Leonardo.

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rampavia

circa 6 anni fa - Link

Tanti anni fa, proprio il giorno di Natale, un uomo bussò alla mia porta chiedendomi qualcosa da mangiare. Non gli aprii per non guastare la "calda atmosfera famigliare" di quel giorno. In quegli anni non c'erano posti, soprattutto nei piccoli paesi, dove chi non aveva nulla potesse trovare un poco di conforto, almeno nel Santo Natale. Gli ultimi rimanevano sempre spietatamente ultimi. Ecco perchè la sensibilità e la generosità di Leonardo e di tanti altri come lui ha per me un significato particolare.

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elle

circa 6 anni fa - Link

grazie per aver condiviso con noi il tuo Natale.

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Moritz

circa 6 anni fa - Link

Restaurant du Coeur.. Chapeau bas, Leonardo!

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Federico Giuntini

circa 6 anni fa - Link

bravo Leo !

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carolaincats

circa 6 anni fa - Link

da persona che ha fatto volontariato coi poveri del perù, e che per quello che può lo fa tutt'ora, non posso che dirti Grazie. Grazie per tutti quelli che hai sfamato e per tutti quelli che invece avevano fame in altri paesi del mondo. Grazie perchè non è proprio così scontato che a natale è tutto più buono/bello e noi siamo tutti più bravi. Grazie perchè magari dal tuo gesto qualcuno farà qualcosa anche in un giorno dell'anno qualsiasi, in un luogo qualsiasi, facendo felice un povero qualsiasi. insomma Grazie, perchè la povertà non è proprio come te la immagini, e a volte ti da pugni nello stomaco e sberle in faccia... e io lo so, e le ho anche prese... e non solo una volta. Grazie ai tuoi collaboratori e Grazie per aver condiviso questo tuo bellissimo racconto. :)

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