Come eravamo al ristorante senza smartphone? 5 suggerimenti per superare la crisi a tavola

di Alessandro Morichetti

Non ho una foto col naso infilato nel bicchiere e trovo solitamente di buona stupidità quelle di chi deve per forza far vedere dove sta e cosa fa: diciamolo, gli smartphone ci hanno preso la mano ma finché la patologia è individuale, sticazzi. Quando invece vedi foto in cui di 15 persone attorno a un tavolo ce ne sono 14 con gli occhi bassi, siamo messi male.

L’estate è finita e delle mie XX bottiglie bevute non c’è traccia se non in un paio di casi, facilmente licenziabili dalla Commissione Riunita delle Diapositive Kodak: non mi sono fotografato, cazz, non ho testimoniato al mondo che sono un bevitore figo, che frequenta #postifighi e che conosce #personefighedelvino su Instagram (cercatemi, sono “alemorichetti” e ho appena pubblicato le mie nuove fenomenali scarpe).

Sembra ieri che vivevamo senza iper auto-rappresentarci ma non è detta l’ultima. Almeno a tavola dobbiamo darci una regolata e penso che queste 5 facili regole che mi sono auto-imposto possano essere la chiave.

1) Mai conversare e digitare insieme: o una o l’altra, sempre. A me gli occhi e la concentrazione: parlare con qualcuno che sta chattando altrove e che poi se ne esce con un “beh sì, certo certo” di convenienza è snervante e lo so perché sono stato colpevole.

2) Scattare poche foto e non pubblicarle durante la cena: la cena è un atto di compresenza che solo oggi possiamo estendere oltre lo spazio e il tempo. Mi sta bene il tempo, lo spazio un po’ meno perché poi ad alimentare i profili social finisci per essre risucchiato come in un buco nero. Le migliori cene sono quelle in cui non senti il bisogno di perdere tempo a condividere: che ci sia un piacere sottile nel farlo ed innescare altre interazioni è fuori discussione ma vediamo di fermarci prima del baratro. Tra le peggiori cene al mondo ci sono quelle tra blogger, gente disturbata forte.

3) Di suoneria, meno ce n’è, meglio è. Se non sei capace a silenziare il tuo smartphone mettendolo in vibrazione (se proprio non puoi spegnere), sappi che sei una nullità e che i tuoi trilli, squilli, mugugni saranno disprezzati in eterno. Se poi il click delle tue foto si sente fino al tavolo giù nell’angolo, io ti disprezzo profondamente.

4) #buonpranzo e #buonacena: sparatevi (faccina). Forse voi non lo sapete ma in mezzo a noi c’è chi posta una foto a pranzo o a cena – generalmente di un piatto degno di Orrori da mangiare, delle schifezze imperiali – per sentirsi meno solo e stimolare coinvolgimento, engagement. Dài, sù, smettetela, siete cresciutelli/e ormai.

5) Chi cena da solo ha tutto il diritto di starsene al telefono. Chi cena da solo merita tutta la mia stima perché sa starsene comodo a farsi gli affari degli altri (cit. Lauro) e può farlo con ogni mezzo.

Io mi impegnerò seriamente, è una promessa: con meno smartphone a tavola si vive meglio. Se volete partecipare al gruppo di auto mutuo aiuto, la porta è aperta anche ai consigli utili.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

2 Commenti

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Josè Pellegrini

circa 6 anni fa - Link

Auspico la massima diffusione di queste regole !Josè

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M.G.

circa 6 anni fa - Link

Io sogno un ristorante in cui non c'è wi-fi, la linea esterna è schermata e un distorsore impedisce pure di giocare e fare foto. Facendo ammenda, poi pure io, una volta dentro il gorgo, ogni tanto con lo smartphone in mano ci trovo, mi sembra normale... ma a tutto c'è un limite e certa gente lo ha passato da un pezzo. E un locale del genere per me avrebbe mille punti in più.

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