Champagne Salon & Delamotte a braccetto per 45 anni

Champagne Salon & Delamotte a braccetto per 45 anni

di Andrea Gori

Bernard de Nonancourt, futuro presidente di Laurent Perrier, era un soldato poco più che ventenne quando fu chiamato ad esaminare il bottino di Hitler racchiuso nel Nido delle Aquile. La prima cosa che lo colpì fu l’immane pila di casse di legno di Champagne Salon, uno dei tesori più preziosi trafugati dai nazisti durante i primi mesi della seconda guerra mondiale. Una testimonianza cruda ma realistica di quello che già allora rappresentava questa maison creata nel 1920 da Aimé Salon, grande gourmand e self made man della splendida Parigi dei primi anni del ‘900.

A Milano, prima dell’ultima grande asta di vini organizzata da Pandolfini al Centro Svizzero, è andata in scena una verticale intrecciata tra le maison sorelle, Salon appunto e Delamotte, un’emozione lunga 45 anni, dal 1970 di Delamotte al 2002 di Salon. Proiettato all’infinito, lo Chardonnay più emozionante del mondo rivela un quadro sensoriale unico, dagli agrumi alla nocciola passando per ostrica, arancio candito, curry, iodio e pietra focaia. E come tratto comune, un piacere di beva incredibile che sarebbe piaciuto ad Aimé Salon quando sorseggiava il suo Champagne assieme al “Club de Cents” da Maxim’s.

Oggi le due maison sono sorelle perché entrambe dirette dallo squisito Didier Dupond, che è intervenuto alla giornata raccontando la storia delle due cantine e altri episodi curiosi della storia delle bianche bollicine di Mesnil come l’incontro con Bize-Leroy.

Salon 2002 100% Chardonnay da Le Mesnil sur Oger
Il millesimo attualmente in vendita (ma pressoché introvabile) rende giustizia alla grande annata di cui è figlio, mettendoci il “carico da novanta” di freschezza della casa. Unendo il grande frutto con la sua sottile e fitta acidità, sfodera un equilibrio perfetto di eleganza e potenza nonché, ne siamo certi, di longevità. Oggi è ancora un pupo ma ha un naso grandioso dove si affacciano pompelmo, agrumi, miele, nocciole e frutta matura. È aperto, immediato ma anche marmoreo con note gessose spiccate, che esaltano ancora di più la pesca, la ginestra. Nel palato apre in maniera molto ricca e anche rigorosamente sapida fin quasi alla salinità, rivelandosi a poco a poco di grande volume, eppure fine ed elegante con tanti rimandi aromatici di ginepro, menta e timo. Un vino lunghissimo e splendido, puro 2002 e puro Salon. 96

1999 Delamotte  DbD Collection (deg. 2012) 100% Chardonnay da Le Mesnil,  Avize e Oger
Da un’annata calda e ricca, il vino che ti aspetti con note voluttuose e calde di frutto maturo – anche dolce e vanigliato – con un corredo di tostature di caffè e cacao ad aumentare intensità e fittezza. Bocca di una acidità sorprendente e bella sapidità, bollicina finissima che mostra al contempo opulenza, classe e anche un bell’animo godereccio: finale tra orzo e rafano, canditi e zenzero che esaltano il sorso succulento tra calendula e pepe bianco, rabarbaro e liquirizia. 92

Salon 1997
Annata particolare in Champagne, che ha avuto forse l’unico difetto di essere arrivata dopo la mitizzata 1996. Davvero pochi i millesimi prodotti e questo si pone saldamente come il migliore, vicino com’è al suo massimo di espressività e complessità e ancora molto lontano dal cedere in tensione e freschezza. Ha, nel contempo, una piacevolezza disarmante e una forza travolgente fatta di roccia, gesso e salinità che esaltano ancora di più i tratti della sua eleganza femminile perfetta. Nocciole e sale, agrumi e menta assieme a note vanigliate, tostate e intensamente floreali, preparano il palato ad una bevuta saporita e intensa con una freschezza unica, un frutto giallo maturo e croccante tra pesca pompelmo e mirabelle che si mescola di continuo al floreale dolce di tiglio, robinia e biancospino. La bollicina è fitta e tesa, la soddisfazione assoluta con un piacere di beva disarmante e nient’affatto domo. 95

1983 Salon
Annata non straordinaria ma si sa: più che grandi annate esistano grandi bottiglie. Il colore è molto intenso, dorato con profilo ossidativo evidente, con note di curry, nocciole tostate e arachidi, aromi esotici di frutta matura, spezie asiatiche, profilo quasi di zabaione. Bocca decisamente ricca con un residuo di tensione che lo fa bere volentieri accentuandone la ricchezza. Vino ancora vivo ma non vitale, decisamente a fine carriera come un tramonto acceso: l’impressione è che il meglio sia stato raggiunto una decina di anni fa ma, nonostante tutto, una bevuta perfetta per capire i livelli di maturità incommensurabili che solo un’uva chardonnay grand cru può avere. 85

1970 Delamotte Collection BdB
45 anni di età ma appena sboccato e per di più in magnum (unico formato disponibile oggi per questo millesimo), un vino davvero magnifico e impressionante che raggiunge e mostra una piena maturità ed espressione luminosa del frutto, con note di arancio candito, affumicato, caramello, nocciole, ostrica, poi fiori bianchi dolci e burro a costruire un naso importante, ampio fino alla menta e liquirizia. La bollicina finissima e pimpante esaltata dal dosaggio zero con cui viene proposto si rivela perfetta per supportare il frutto in piena, solare e decisa maturità. 93

Più che gli exploit delle singole annate o bottiglie in sé e per sé, la degustazione ha offerto una dimostrazione schiacciante della differenza che può esistere in una “normale” uva di chardonnay e  uve grand cru in Champagne, dove in pratica ogni anno si ripetono situazioni paradossali di uve al contempo ricchissime in acidità ma che diventano capaci di sfidare il tempo più per la loro grande maturità e bilanciamento di estratto: il segreto di tanti grandi vini che hanno costellato la storia di queste due maison che va ben oltre la tanto decantata e onnipresente acidità e freschezza.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

6 Commenti

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Claudio

circa 6 anni fa - Link

"più che grandi annate esistano grandi bottiglie" that's it.

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CEO L.B.A.

circa 6 anni fa - Link

Quel 96 al Salon 2002 grida vendetta. Per noi è un "deludente" 90 punti. (per quanto possa essere deludente uno champ. da 90 punti - - - per quello che costa 90 punti sono pochi) Chi siamo noi? Nessuno :)

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

Io l'ho trovato splendido, cosa è che non vi è piaciuto di Salon 2002? Per avere un'idea, uno champagne da 96 quale potrebbe essere?

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CEO L.B.A.

circa 6 anni fa - Link

Scusa Gori, ho visto solo ora la tua risposta. Salon 2002 (90) ci è parso sottotono, buono ma senza picchi, già bello e pronto da godere, leggera evoluzione al naso. (una sorta di 1997 bis) Sir Winston C. (92) e GA (91) bevute a fianco non hanno lasciato dubbi in merito. 96 punti sono stati assegnati dalla L.B.A. a oenoteque millesimo 1996. Già in programma la stappatura di un Salon 1996 per vedere l'effetto che fa ;-)

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Rossano

circa 6 anni fa - Link

"Salon, lo Champagne preferito da Adolf Hitler" FIko! Chi potrebbe immaginare un testimonial migliore? :-D

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

in effetti non è che ne vadano fieri più di tanto, eh... anche perchè Hitler beveva pochissimo, i suoi generali parecchio di più

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