Categorie esistenziali: sei un tipo wine&food o ti senti food&wine?

di Giulia Mancini

Le categorie fanno comodo; è scomodo trovarcisi dentro ma non c’è dubbio alcuno che tornino utili ogni volta che dobbiamo o semplicemente vogliamo classificare qualcosa o qualcuno. Gli esperti bevitori di vino, quelli che, per intenderci, ricordano le peculiarità delle annate, che sanno quando la cantina ha cambiato enologo, che riconoscono questo avvicendamento nel bicchiere, quelli che “stappano il vino e annusano il tappo” cerco di categorizzarli per una mia comodità. Beninteso, la maggior parte delle volte li scruto da lontano ma poi ne discuto anche con loro e immancabilmente faccio la domanda “per te serve un’occasione per aprire quella bottiglia impolverata del cuore oppure l’apertura stessa è un’occasione da festeggiare’”. Potrebbe sembrare marzulliana ma dopo questa domanda so da che parte della staccionata collocarli. In realtà mi serve a poco, perché io per prima non saprei dove mettermi: in primo luogo non possiedo bottiglie tali che questo dubbio sia legittimo, in seconda battuta io sono una che si affeziona, un po’ a tutto, bottiglie comprese. Poi fondamentalmente, come già avuto modo altre volte di confessare, non ne capisco abbastanza per avere certi dubbi. Ecco qui la comodità delle categorie, ne ho formate due all’interno delle quali posso rientrare, scegliendo quale, in cui la conoscenza dei millesimi, del verso di rotazione del remuage, le dimensioni di botti e barrique non sono informazioni richieste.

#vino per cena. Rientrano in questo gruppo tutti gli individui che, pur dando importanza al vino da mettere in tavola (altrimenti non immaginerebbero nemmeno l’esistenza di Intravino, figuriamoci leggerlo!), pensano come prima cosa alle pietanze da cucinare, compilano una lista della spesa, cucinano e assaggiano per decidere quale vino abbinare. Con ciò non dico che per loro i piatti abbiano più importanza dei bicchieri, è solo un modo di ragionare induttivo ed empirico. Spesso, anzi nella maggior parte dei casi, già durante la spesa comperano il vino perché sapendo cosa cucinare riescono a intuire cosa ci starebbe bene. In verità esiste una sottocategoria, assai poco dignitosa e meritevole di attenzione per gli enofighetti, a cui fanno capo le persone che in fondo alla lista scrivono “vino bianco/rosso” ma non mi addentro nella questione perché certe cose non le faccio nemmeno io!

#cena per vino. Qui rientrano trasversalmente le persone che comperano le bottiglie in multipli e mai singolarmente: la prima in genere bevuta in solitaria o con una cerchia limitata, le successive destinate alla condivisione. dall’assaggio intuiscono quale potrebbe essere l’abbinamento perfetto, immaginano un piatto che assecondi o si abbini per contrasto al vino e lo cucinano. Costruiscono il menù della cena sulla successione delle bottiglie che intendono aprire e condividere; non necessariamente grandi bottiglie, è più un percorso ragionato di accompagnamento al vino. Un caso in cui il cibo sia partecipe e complice, non in secondo piano ma valorizzazione del vino.

Esiste un’altra categoria, pericolosa se non la freni in tempo, se non riesci ad arginarla impedendole di far danni: #il vino lo portano gli ospiti. Qui ci sono due possibilità: quelli che ti chiedono preventivamente cosa preparerai e si accordano e quelli che se ne fregano decidendo di sana pianta. Beh la seconda è veramente pericolosa, i primi riservano bellissime sorprese.

Potrei andare avanti nella descrizione dei comportamenti, in realtà anche sulla cucina ci si divide nello stesso modo: #spesa per cucinare o #cucinare con quello che c’è in frigo. Ora tendenzialmente io appartengo alla prima, decido cosa preparare poi faccio la spesa e questo non solo per le cene in cui invito qualcuno, anche solo per me. Per quanto riguarda il vino viaggio a fasi alterne, alcune volte lo abbino ai piatti, altre cucino per quel vino. Ah già, perché le categorie non sono chiuse, si può saltare da una all’altra, basta averlo chiaro in mente e sapere che il salto spesso è nel vuoto e senza paracadute!

3 Commenti

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Fabrizio

circa 8 anni fa - Link

Anche se il quesito è detto esistenziale, purtroppo confermo che hai risvolti pratici qualche volta imbarazzanti. Io sono sempre per il 'matrimonio d'amore' come diceva Veronelli e quindi vorrei sempre che l'abbinamento della cucina con il vino fosse 'd'amore'. Senz'altro sto attento sia ai piatti che al vino e, adesso che gli ospiti cerco di capirli senza essere sopraffatto dalle loro 'sorprese', riesco ad abbinare i vini anche tenendo conto di chi sono gli ospiti. Del resto, se chi sta seduto a tavola non si sente il protagonista, e si comincia invece a parlare dei microgrammi di anice stellato presenti nella ricetta...beh, forse è meglio farsi un esame di coscienza sulle ragioni di quella cena. Il vino e la cucina nascono per l'uomo, non credo nel contrario.

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Vittorio

circa 8 anni fa - Link

Solitamente mi viene voglia di un vino e di conseguenza decido le pietanza, ma succede anche il contrario. Ammetto anche che in rare occasioni abbino cibo e vino che non c'entrano poco o niente per ispirazione del momento.

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Jean

circa 8 anni fa - Link

Spesso parto dal vino.

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