Castello di Gabbiano non fornisce Chianti alla Lidl. E non sono blogghisti

di Fiorenzo Sartore

Questo post è un sequel non previsto di quello sul Chianti Gallo Nero alla Lidl. Chi ha letto, e seguito i commenti, avrà letto anche che un commentatore (che ringrazio nuovamente) segnalava un sistema facile per verificare la tracciabilità dell’imbottigliatore, usando il codice sulla fascetta della Docg. Sfortuna ha voluto che tale fascetta, malridotta dopo la stappatura, mi abbia indotto in errore sul codice in questione, ed io abbia attribuito, a torto, tale provenienza a Castello di Gabbiano. Un esponente dell’azienda nei commenti ha richiesto (con gentilezza, tengo a dire) che si chiarisse la loro estraneità. Nei modi rapidi che sono tipici di questo mezzo nel giro di un’ora nei commenti ho rilevato l’errore, e l’esatta provenienza. Non è Beringer Blass (ovvero Castello di Gabbiano, date le relazioni societarie) a fornire Lidl del Chianti Gallo Nero da euro 3,99, ma un altro che ormai non dico perché francamente m’è passata l’ispirazione poetica.

La puntualizzazione ottenuta nei tempi e nei modi descritti, per chi commenta a nome di Castello di Gabbiano, non è stata ritenuta soddisfacente. Non siamo alle carte legali ma alle normali richieste che si svolgono nelle conversazioni online, e siccome tale tipo di approccio merita il riscontro desiderato, ecco spiegato il motivo del post che state leggendo.

Fatta la premessa e la puntualizzazione, la vicenda mi consente almeno un paio di divagazioni.

1. La tracciabilità attraverso il sistema della fascetta, con l’accesso al sito specifico e le successive procedure, è una roba bizantina. Ovviamente dobbiamo essere grati al Consorzio Vino Chianti Classico per questo marchingegno, tuttavia non sfugge a nessuno che l’utilizzo di uno smartphone collegato alla rete che abbia a bookmark il sito in questione, per il consumatore che legge un’etichetta su uno scaffale, è al di là del commentabile: lo stesso dato potrebbe essere scritto in modalità analogica sulla carta dell’etichetta. Senza dire che tale verifica va fatta PRIMA di aprire il vino, e non DOPO, quando è verosimile che la fascetta sia lacerata e la tracciabilità diventi impossibile.

2. Alcune aziende faticano ancora un po’ a maneggiare le dinamiche delle conversazioni online. Una volta letto questo commento ho avuto un mezzo minuto di depressione: “non siamo blogghisti ma nemmeno sprovveduti, non prendiamoci in giro, i circa 40 follower che hanno partecipato alla discussione ora sono già su altri post”. Non so bene chi siano i follower, sospetto intenda i commentatori del post, ma a questi punti non importa molto. La persona, pur non essendo blogghista, individua in questo blog la fonte di un possibile guaio. Viene il dubbio che aver associato un’azienda a certa GDO possa costituire davvero un’infamia. Come si vede, rimediare è stato facile, spiace solo annotare che la puntualizzazione richiesta cinque giorni dopo il post, online in meno di un’ora dal commento, sia considerata inefficace. La questione è: o i commenti sono importanti (il rilievo a Beringer stava nei commenti) oppure non valgono gran che (la mia precisazione successiva). Insomma decidetevi. Pensare che i follower nel frattempo siano distratti, e bisogna recuperare nei confronti di quei circa 40 l’immagine aziendale compromessa definisce con qualche precisione che l’utente non ha grandissima confidenza col mezzo. Nuovamente, pazienza: ecco fatto.

Tuttavia. Da una vicenda come quella del Chianti alla Lidl, ciò che otteniamo è questa fiera levata di scudi, che immagino legittima, tant’è che vi siete letti fino qua questo post. Le aziende fibrillano molto volentieri quando succedono cose così, ma non mi risulta che nessun produttore certificato abbia avuto da ridire, nei confronti del Consorzio che lo certifica, a proposito di quei prezzi. Insomma ci sarebbe quella cosa del dito e della luna, ma arrivati fin qui ve la risparmio volentieri.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

19 Commenti

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Roberto Andreoni

circa 6 anni fa - Link

http://www.chianticlassico.com/tracciabilita Ammmappa quante informazioni preziose! :-(

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Hakluyt

circa 6 anni fa - Link

Bene ! L'errore corretto quasi in tempo reale dimostra la vostra buona fede, ma non dimostra del tutto l'accuratezza che meritava una accusa pubblica del genere. Dispiace che voi di Intravino ve la siate presa per le puntualizzazioni del produttore erroneamente accusato. In fin dei conti mica è colpa del Castello di Gabbiano se avete fatto un "errore di sbaglio"...

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gp

circa 6 anni fa - Link

Personalmente, avrei letto la precisazione del Castello di Gabbiano, dato che seguo i post che mi interessano e che ho commentato nei giorni successivi alla pubblicazione, quindi faccio parte dell'"x" della formula "40-x", che è quella appropriata in questo caso. Tuttavia bisogna riconoscere che non tutti fanno così, e in particolare che quando un post scivola fuori della prima pagina del sito per molti è come se non esistesse più, quindi in effetti questo nuovo post è opportuno. Quindi il fornitore della LIDL in base al sistema di tracciabilità del Consorzio risulta la grande cooperativa chiantigiana Castelli di Grevepesa. La fornitura alla GDO di un vino a Docg al prezzo estremamente risicato che si può inferire dal prezzo finale non è una notizia che fa molto onore al sistema delle cooperative, se posso dirlo.

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Michele Braganti

circa 6 anni fa - Link

Fati i ganzi ma appena qualcuno vi agita sotto il naso lo spauracchio di un ricorso vi cacate addosso...era successo anche con Panerai...

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Fiorenzo Sartore

circa 6 anni fa - Link

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Sergio

circa 6 anni fa - Link

D'accordissimo con Castello di Gabbiano, anche sul punto 2). Chi gestisce un blog sarà molto pratico del settore, ma non può sapere come e quando lo leggono i visitatori. Il sistema di tracciabilità del vino in Italia è all'avanguardia nel Mondo: chiedete a USA e Giappone, che ne sono impressionati. Infine, sarebbe stato più eleganto un post di poche parole, del tipo "scusate, abbiamo sbagliato, speriamo di non avervi creato danni di immagine"

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papillo

circa 6 anni fa - Link

giusto caro Sergio, ma questi sono santoni, non sbagliano mai... è colpa dell'etichetta che era malridotta, non del "giornalista" distratto e negligente....

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Fiorenzo Sartore

circa 6 anni fa - Link

eh no,"giornalista" no, eh? per il resto, leggere quel che c'è scritto non guasterebbe.

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Montosoli

circa 6 anni fa - Link

Volevo fare un lungo commento......scusate....ma mi e passata la voglia....

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stefania

circa 6 anni fa - Link

A questo punto fossi in voi, per tirarmi fuori dal pasticcio, scatenerei una rissa tra Castello di Gabbiano del Chianti e Castello di Gabiano, che è una cantina in provincia di Alessandria

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Leon

circa 6 anni fa - Link

avete fatto una brutta figura e vi siete scusati, ma non c'era bisogno di fare i permalosi.

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Giorgio

circa 6 anni fa - Link

Non mi è chiaro se il vostro sito è una testata giornalistica e se questo post è una vostra generosa iniziativa o se deriva da una richiesta legata al diritto di rettifica da parte della cantina di cui si tratta.

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Fiorenzo Sartore

circa 6 anni fa - Link

Questo è un blog (blogzine, per la precisione) quindi nulla a che fare con "testata giornalistica". Questo post non è una "generosa iniziativa" ma è parte di un flusso di conversazioni. Non abbiamo richieste di rettifica ai sensi della legge sulla stampa, che peraltro si può applicare validamente a questo mezzo, ma una serie di conversazioni già linkate nel testo.

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Giorgio

circa 6 anni fa - Link

Grazie della precisazione, mi ha confuso la dizione "editore" che avete a fondo pagina; dunque Tomacelli non è giornalista? No. [a]

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castello di gabbiano-SB

circa 6 anni fa - Link

Ringraziamo per la pubblicazione di questa rettifica. Non è nostra intenzione portare avanti alcuna polemica sul mondo dei blog. Desideriamo precisare che non riteniamo un'infamia associare un vino a certa GDO, piuttosto siamo in prima fila a sostenere l'importanza dell'alta qualità del vino certificato nonche la commercializzazione dello stesso a un prezzo compatibile ai costi di produzione medi di questa denominazione. Quindi, un Chianti classico di così scarsa qualità(come risulta da suo assaggio) e inoltre in commercio a quel prezzo, per Castello di Gabbiano non è plausibile, per questo motivo era importante per noi la sua rettifica. Grazie!

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papillo

circa 6 anni fa - Link

comunque lorsignori dei Castelli (di Gravepesa) sono specialisti nello svendere i prodotti, guardate questo Brunello che nonostante il viaggio fino in Olanda riesce a rimanere abbondantemente sotto i 30 euri.... fantascientifico a mio avviso http://www.viniversiteit.nl/wijn/brunello-montalcino-colsilente

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gp

circa 6 anni fa - Link

Guardi che da qualche secolo le spedizioni non avvengono più a dorso di mulo, quindi spedire qualche bancale in Olanda non incide in misura rilevante sul prezzo. Per un Brunello di qualità incognita imbottigliato da una cooperativa che ha sede fuori della zona di produzione, 27 euro mi sembra al contrario un signor prezzo.

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papillo

circa 6 anni fa - Link

Sartore non sposti l'attenzione, è normale che questi se la siano presa, e smetta di cercare scuse lei ha sbagliato e basta! Associare un Chianti alla Lidl è come mettere una F50 su un circuito di go kart, nessuno dice che sia vietato farlo, ma nel caso di opti di procedere in tal senso, assumersi le responsabilità please!

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Paolo

circa 6 anni fa - Link

Devo avere perso un giro, gentile papillo. CHI avrebbe sbagliato nell'associare Le Roi Chianti (con o senza accento finale, sclelga Lei) alla Lidl? Io avevo letto che un Noto Vino Toscano, con regolamentare fascetta DOGC del relativo Consorzio, fosse in vendita ad un prezzo pubblicamente pubblicizzato in una Nota Catena Discount. Associare quindi il prodotto allo scaffale di vendita è azione errata, vietata, infamante? Mi spieghi, che proprio non capisco.

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