Appunti privatissimi | Questi sono i 10 più monumentali Barolo e Barbaresco della (mia) storia

Appunti privatissimi | Questi sono i 10 più monumentali Barolo e Barbaresco della (mia) storia

di Alessandro Morichetti

Su Barolo e Barbaresco, Francesco Oddenino (aka baroloonline) è il più prodigioso archivio umano di mia conoscenza. Direte: “ecchiccazzè?”. Francesco è ingegnere e la prima volta che entrerò nella sua cantina verrà retrocesso a geometra. Gli ho chiesto: “Mi racconti i dieci più clamorosi Barolo e Barbaresco della tua storia di assaggiatore?“. Poi sono andato a sotterrarmi.

1) Barolo Monfortino 1978, Giacomo Conterno: chi ha avuto la fortuna di assaggiarlo può capire perché sia il primo nebbiolo che mi viene in mente. Capolavoro di potenza e leggerezza, pieno di energia e personalità, ruggente nell’acidità e nella copiosa quantità di tannini, dimostrando quanto questa giovane vigna di Cascina Francia (piantata solo 4 anni prima) abbia potuto produrre da subito grandi Barolo. È il primo della lista anche perché, delle 5 bottiglie aperte da cantine diverse, non è mai stato meno che straordinario, mettendo d’accordo tutti i compagni di bevuta.

2) Barolo Monprivato 1970, Giuseppe Mascarello: fitto, duro e puro; ribolle di viva acidità e tannini. Ancora scuro al colore, irrealmente giovane pur essendo un quarantenne, ha ancora ampi margini di miglioramento e probabilmente mezzo secolo di vita davanti. Secondo Mauro Mascarello, il giovane enologo che lo realizzò, fu fatto per spirito di competizione con il padre, con la voglia di creare un vino da parcella singola, quasi un’eresia all’epoca. Lo definirei come il primo nebbiolo “moderno”, realizzato con una drastica riduzione delle rese in vigna e ricerca della novità. Probabilmente non arriverà mai a compimento addolcendosi, ma dei 10 vini di questa lista è l’unico che ricercherei a qualsiasi prezzo.

3) Barolo Collina Rionda Riserva 1982, Bruno Giacosa: se Monprivato ’70 ha con sé tutte le caratteristiche da nebbiolo maschio, Collina Rionda ’82 è assolutamente femminile: dolce, sferico, debordante nei suoi fruttini ancora integri, pieno di speziatura nobile che si affranca dalla “solita” liquirizia. La bocca è sempre il capolavoro dei grandi Giacosa in annata calda: succosa, apparentemente dolce ma al contempo viva e infiltrante, dotata di tannini perfetti ma fieramente presenti.

4) Barbaresco Santo Stefano Riserva 1989, Giacosa: archetipo del grande Barbaresco. Ha tutto, naso dal frutto ancora croccante, giovanissimo, con la nota di tartufo nero tipica del cru. Qualche fogliolina secca, un po’ di camino, putpourri di rose e spezie secche. In bocca è serio, rigorosissimo, senza fronzoli, senza grassezze eccessive in perfetto equilibrio di estrazione tannica e acidità. Uno dei più grandi ’89 mai fatti, peccato che in quel periodo le bottiglie di Giacosa fossero molto fragili, comportando molta variabilità qualitativa a seconda della conservazione

5) Barolo Monprivato 1989, Giuseppe Mascarello: un altro grande nebbiolo di concentrazione ed energia, diverso dallo stile attuale più scarico e parzialmente privato di energia e concentrazione che finiscono nel Cà d’Morissio, selezione di punta dell’azienda. Il Monprivato ’89 è un nebbiolo totale, preso ora in un momento di massima espressività, con un scia di esuberanza giovanile ma con una terziarizzazione già avviata e un quadro olfattivo di enorme pulizia, nobilitato da ricordi agrumati freschi e floreali dolci. Da bere ora o da attendere e poi ribere tra vent’anni con ugual godimento, fa dell’equilibrio misto a potenza la sua arma migliore, unito ad una beva non comune per vini di questa fittezza.

6) Barbaresco Pajore 1971, Giovannini Moresco: un vino dimenticato, una cantina e delle magnifiche vigne poi acquistate negli anni ’80 da Gaja. Molto scarico, ai limiti del rosato, al naso fa della gioiosità la sua arma migliore, con i fruttini rossi ben presenti e le nobili terziarizzazioni a seguire. La parte minerale chiara intensifica il naso e rende il vino lunghissimo in bocca, con un retrogusto che dura minuti. Perde magari sulla larghezza e sulla sfericità, non è un vino nato per essere impattante ma ha un equilibrio e una lunghezza che non lasciano indifferenti. Peccato sentirne parlare così poco, ma se vi capitano delle bottiglie ben conservate non esitate a farne scorta: ne vale decisamente la pena

7) Barolo Monfortino Riserva 2004, Giacomo Conterno: l’apice della qualità odierna di Langa, vino che coniuga perfettamente la grande tradizione dei nebbioli del passato con qualità di vinificazione e coltivazione delle vigne attuali. Trasmette la cura maniacale che spinge Roberto Conterno a volersi sempre migliorare, creando vini di enorme impatto, mantenendo sempre ai massimi livelli la pulizia olfattiva ed esaltando la spinta minerale-calcarea del vigneto Francia. Il vino è debordante, con in bocca una lotta continua tra l’enorme quantità di tannino e acidità e la morbidezza/dolcezza di frutto sempre presente. Assolutamente giovanissimo ma già incredibilmente goloso e bevibile, sembra nato per essere immortale, sul filo del suo perfetto ed incredibile equilibrio.

8) Barolo Villero Riserva 1978, Bruno Giacosa: ennesima conferma della grande qualità dei vini della cantina nell’annata 78, all’epoca considerata torrida, dalle basse rese in vigna dovute a gelate primaverili e dal calore seguito, che spesso ha portato a non perfette maturazioni tanniche. Il Villero, nell’ultima sua versione Riserva, lascia senza fiato per la complessità del naso, sul quale è difficile stare sintonizzati, dato il continuo cambiare delle sensazioni: una parte fruttata ben presente lascia temporaneamente spazio ad una bella speziatura, per poi tornare prepotentemente e unirsi alle nobili parti floreali più secche. Vivo ed energico in bocca, come il Santo Stefano ’89 fa del rigore e della pulizia la sua arma migliore.

9) Barolo Riserva delle Brunate 1985, Giuseppe Rinaldi: da magnum, è il vino che vorrei sempre aprire quando ho dei cari amici a cena: gioioso e invitante, dolcissimo, si lascia bere in maniera scriteriata. Pponendogli la dovuta attenzione, si notano il profondo carattere minerale e la nota terroso-argillosa delle Brunate, unite comunque alla ciliegia fresca e al lampone sempre presente.

10) Barolo Cascina Francia 1985, Giacomo Conterno: ricordo poco di questa bottiglia, bevuta nel lontano 1994. Diciassettenne, festeggiai insieme ad un compagno di classe un’insperata promozione diretta al liceo: partimmo in scooter da Alba in direzione Trattoria della Posta a Monforte, ritornammo molto brilli dopo avere speso una follia per la nostre tasche, mangiando e bevendo per la prima volta consapevoli della qualità di cibo e vino. Quello che ricordo, o che almeno il mio inconscio vuole ricordare, è che questa bottiglia fu il punto di partenza di questa maledetta, cara e divertentissima passione.

Francesco Oddenino

[Foto: MyTailoredWine]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

13 Commenti

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Francesco Annibali

circa 4 anni fa - Link

Santo Stefano 1988 per me superiore a 1989

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Francesco Annibali

circa 4 anni fa - Link

monf04 ha lasciato di pietra anche me

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Jovica Todorovic (teo)

circa 4 anni fa - Link

V'é scappata la mano...le eccellenze dell'EXPO vi hanno dato alla testa. Bell'esercizio di memoria. Ora che ci beviamo?

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Sir Panzy

circa 4 anni fa - Link

Che onore aver condiviso alcune di queste bottiglie con te/voi! Monfortino 78 è un vino monumentale o meglio un monumento al vino. Segue quel villero di Giacosa, bevuti fianco a fianco... ho ancora le lacrime.. Sei stato un po' avaro sui Barbaresco Francè... Aggiungo io (che sono fottutamente di parte) quella superlativa etichetta rossa di Gaja anni 45-50.. era semplicemente mostruosa e degna di questa lista ;)

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Francesco Oddenino

circa 4 anni fa - Link

infatti avevo pensato di metterci il Gaja dentro...ci poteva stare

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Vinogodi Marco Manzoli

circa 4 anni fa - Link

...selezione assai curata da chi Nebbiolo ne mastica parecchio,come Francesco.I valori assoluti, soprattutto in arco di tempo così ampio, forse sono condizionati (anche) da stimolazioni ipotalamiche che portano la sensazione del piacere abbastanza al di là della percezione contestualizzata ad una scala di valori replicabili. Fra queste aggiungerei Monfortino '61 - '67 e 1947 , forse inarrivabili. Ma anche Gran Bussia 1989 e Gaja Etichetta Nera 1961 ... e , udite udite, il Bricco Asili Bricco Asili di Ceretto 1978 . Non sto a celebrare i Franco Fiorina 1964 oppure Pio Cesare 1958 perchè sembrano ormai reperti impolveriti dal tempo e spersi nella memoria , ma vi assicuro che la componente emozionale in quei vini era davvero straordinaria. Chi ha la fortuna, assaggi oggi dei Monfortino di prima della guerra mondiale : dove ben conservati si toccheranno vette a pochi vini accessibili...

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Francesco Oddenino

circa 4 anni fa - Link

vero Marco, scrivere dieci nomi per forza ne fa stare fuori degli altri...con il Granbussia ho un rapporto di amore e odio, effettivamente l'89 è straordinario, ma le due volte che l'ho bevuto a fianco del Monprivato pari anno ne è uscito sconfitto. Franco Fiorina 64 mi è capitato di berlo due settimane fa ad un compleanno di un amico: grande bottiglia

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Francesco Oddenino

circa 4 anni fa - Link

vero Marco, scrivere pero' dieci nomi ne fa stare a forza fuori degli altri. Graznbussia 89 l'ho sempre trovato ottimo, ma le due volte che l'ho bevuto a fianco del Monprivato 89 ne è sempre rimasto sconfitto. Una bottiglia di Franco Fiorina 64 mi è capitata di berla due settimane fa a casa di un amico, straordinaria, cosi' come tanti vecchi Pio Cesare[img]http://imageshack.com/a/img909/2305/jYJGNZ.jpg[/img]

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Jovica Todorovic (Teo)

circa 4 anni fa - Link

Caspiterina VINOGODI!!! OMG :-)

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Francesco Annibali

circa 4 anni fa - Link

Granbussia 89 grandioso, ma a me piacque di più non Colonnello, quell'altro ancora che non mi riconro il nome

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Sottonoce

circa 4 anni fa - Link

Partito in tromba con l'intento di far scorta di bottiglie epiche risalenti a non meno di 70-80 anni orsono, non trovandone nemmeno una alla fine ho ripiegato su un assai più umile Barolo Bussia 2004 di Giacomo Fenocchio... Ripiegato per modo di dire, però, dato che il suddetto, sturato e fatto roteare nel bicchiere per pochi istanti, si è rivelato veramente umile solo nel prezzo, poco più di 20 euro, quasi un regalo di questi tempi, mentre al palato ha dimostrato la stoffa e la bevibilità del campione di razza, fresco, saporito, non impastato dal legno e lungamente persistente, insomma proprio un gran bel bere a cui personalmente assegno non meno di 96/100 ed un vivo ringraziamento al produttore per l'eccellente lavoro svolto e per avermi fatto risparmiare parecchi quattrini...

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Jovica Todorovic (Teo)

circa 4 anni fa - Link

Sottonoce ti chiedo scusa ma questo salto dal filetto al diaframma mi è parso un poco fuori luogo. Per carità a me piace anche il 5/4 però ci azzecca davvero poco. By the way dove compri Fenocchio a questo prezzo che al di sotto del Rubicone, sarà per i dazi, costa molto ma moloooooto di più

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il chiaro

circa 4 anni fa - Link

probabilmente in cantina

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