Ai piedi della Val Monastero si produce l’unico whisky italiano: il suo nome è Puni

di Thomas Pennazzi

Del tutto eccezionalmente vi racconterò di whisky, pur essendo “astemio” di questo distillato: la sua patria si trova nella deliziosa Glurns (Glorenza), la più piccola città italiana e della Val Venosta, ai piedi della Val Monastero.

Qui si produce l’unico whisky italiano, chiamato Puni dal nome del torrentello adiacente, per iniziativa di una famiglia locale che ha avuto il coraggio di impiantare una distilleria rivolta esclusivamente all’acquavite di cereali, in una terra di distillatori di frutta. Gli Ebensperger, così si chiamano i fondatori dell’impresa, sono amanti del whisky, ed il capostipite Albrecht di professione fa tutt’altro, dedicandosi con la sua ditta all’edilizia.

Come possa nascere dal nulla tutto ciò è una bella domanda, ma la risposta è semplice, per passione: l’ingrediente segreto e mai scritto in etichetta di ogni golosità.

Il concetto della distilleria Puni dev’essere nato a poco a poco: in fondo la distillazione è un’arte diffusa tra i venostani, ve ne avevo già parlato in un articolo precedente, ma visitando il complesso, un’architettura contemporanea ardita, eppure in armonia col contesto della valle, ci si rende conto di quanta cura e quanto entusiasmo siano stati profusi in questo progetto fuori dal coro.

La distilleria appare come un arioso cubo di laterizio di 13×13 metri, disegnato a ricordo delle finestre dei fienili della valle, che racchiude in una scatola di vetro e cemento gli ambienti di vendita e le parti salienti della distilleria. Tutto è a vista, e la visita dell’impianto con una piccola ma esauriente lezione su cosa è il whisky e come lo produce Puni fa parte del concept. L’opera è dell’architetto venostano Werner Tscholl, noto per le avveniristiche realizzazioni sparse in tutto il Sud Tirolo, tra cui la Cantina Tramin (Termeno), e per molti restauri di importanti edifici storici locali e non.

Ma veniamo al distillato: gli esperti sanno già tutto da tempo, e non essendo tra loro lascio volentieri la parola a chi di whisky può parlare. Qui vi racconterò solo le mie impressioni da bevitore di cognac: per dare un tocco di colore, è come se un milanista parlasse di Inter.

L’azienda per ora offre al pubblico una degustazione della loro acquavite non invecchiata, chiamata Puni Pure, e del loro ‘quasi whisky’ Puni Alba, stagionato 30 mesi in botti di marsala. Poco più di due mesi ci separano dalla nascita del whisky sud-tirolese, quando si compiranno i fatidici tre anni di invecchiamento richiesti dalla legislazione comunitaria.

Una grande cura viene riposta anche nell’assaggio: vi servono un perfetto bicchiere a tulipano da degustazione di spiriti, e le acquaviti preparate in anticipo e coperte da un cartoncino, in modo da sviluppare al meglio le loro caratteristiche quando verranno offerte, con di fianco l’indispensabile dosatore per l’aggiunta di (poca) acqua. Bravi.

La migliore impressione l’ho avuta dal distillato bianco, gradazione 43°, dai profumi sostenuti ed alquanto fruttati, un prodotto che non ha nulla da invidiare alle acquaviti di frutta venostane, pur nascendo dai cereali: la mano del distillatore appare sicura, l’alcool armonizza bene con gli aromi, ed il Puni Pure si fa bere con piacere, soddisfando sia il naso che il palato.

Anche il Puni Alba mostra i caratteri dell’acquavite bianca, quindi tanto frutto, che migliora man mano con l’ossigenazione, ma con il ‘vestito’ del passaggio in legno: non abbiate mai fretta di capire un distillato invecchiato! Tuttavia al palato la struttura giovane e un po’ carente non lo fa ancora esprimere al meglio. Qualche anno ancora di maturazione e potremo trarre una conclusione più ponderata. Per ora la botte ha la prevalenza sul malto e influenza ancora troppo la fine stoffa del whisky. Non so se è colpa delle botti ex-marsala: la scelta indubbiamente paga se si vuole donare velocemente carattere e colore all’acquavite, ma credo che la maturazione in altri legni e con un po’ più di pazienza possa rendere maggiore giustizia ad un distillato intrinsecamente valido, che si intuisce già dal Puni Pure.

La produzione è in sviluppo, essendo Puni una distilleria giovane: le prime cotte risalgono all’autunno 2012, perciò la prima release di ‘Venosta Whisky’ avverrà quest’autunno.

Si tratta, come potete immaginare, di un’azienda artigianale, ma con grande cura del dettaglio: cominciando dai magnifici alambicchi scozzesi e passando ai tini di larice locale per la fermentazione, all’uso non solo di orzo bavarese ma di frumento e segale coltivati in Val Venosta (il tutto maltato e distillato con una combinazione non comune, chiamata dalla Puni Triple Malt, per un risultato che conta più sulla finezza che sulla concentrazione). Dietro tutto ciò c’è stata la supervisione di un maestro scozzese del whisky, quindi si lavora su basi molto concrete, come è nello stile dei valligiani della Venosta.

Abbiamo a che fare con un highland whisky? Potremmo quasi dirlo, notando alle spalle della distilleria il maestoso gruppo dell’Ortler che domina la valle. Il clima differente tuttavia ne favorisce la maturazione accelerata, con condizioni di notevole escursione termica durante l’anno, in cui dalle botti evapora più alcool che acqua: ciò conferisce morbidezza quasi femminile al distillato giovane, e non le spigolosità aggressive di certi whisky di difficile beva.

Certo, le pecore qui sono meno comuni che in Scozia, anziché salmoni nei torrenti guizzano trote, ed i tirolesi nei giorni di festa al posto del kilt vestono le brache di pelle di camoscio, però quasi con gli stessi calzettoni. Ad un tiro di sasso da Glurns si trova la Svizzera e potreste ogni tanto sentir suonare il corno delle Alpi invece della cornamusa. Sempre di montanari stiamo parlando.

Vedremo invece come si comportano nei prossimi anni i whisky Puni messi ad invecchiare più lungamente; queste botti beneficiano di un unicum in Europa: sono infatti messe a stagionare nei bunker fatti costruire in grande furia da Mussolini negli anni successivi all’annessione dell’Austria da parte di Hitler; l’imponente serie di difese sotterranee venne chiamata popolarmente linea “Non Mi Fido”, mentre per il regime era pomposamente il Vallo Alpino del Littorio, poiché il duce, a cui il fiuto politico non mancava, temeva non senza ragione che il pangermanesimo dell’alleato potesse rubargli il Tirolo del Sud. Glorenza essendo all’imbocco di una valle laterale della val d’Adige aveva quindi una serie di fortificazioni a difesa di un’eventuale invasione armata nazista. Questi bunker, mai terminati completamente in realtà, dai muri di grande spessore e costruiti parecchi metri sotto terra, godono di un microclima umidissimo e di una temperatura quasi costante, e sono idonei quindi ad ospitare in condizioni quasi scozzesi una parte dei 1000 barili circa prodotti annualmente dalla Puni, oltre che essere delle cantine dotate di intrinseca sicurezza.

Tutto si tiene quindi: la passione per l’architettura unita a quella del whisky ha portato ad un intelligente recupero funzionale di strutture oggigiorno obsolete ed altrimenti prive di senso.

La distilleria è stata progettata con l’intento di mostrarsi trasparente, ed è aperta su appuntamento al semplice curioso come all’appassionato: è perciò degna di esser visitata, per l’originale costruzione oltre che per il suo luccicante contenuto di rame. Se passate da Glorenza, avete ora un motivo in più per sostare in questa graziosa e frequentata cittadina murata sulla riva dell’ancora piccolo Adige.

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

3 Commenti

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Morrisoff

circa 4 anni fa - Link

Bene dai forza PUNI! Ma ancora mistero sul fatto che l'articolo venga redatto da un non esperto come lo stesso autore si definisce. C'est l'Italie!

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Thomas Pennazzi

circa 4 anni fa - Link

Nessun mistero: solo onestà intellettuale verso i propri lettori.

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benux

circa 4 anni fa - Link

Io volevo assaggiarli questi pre whisky ma il loro costo per ora mi tiene lontano

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