7 produttori di Montescudaio in video. Mare, Etruschi e miniere per un vino che viene da lontano

di Andrea Gori

C’è una zona sulla costa toscana ancora non del tutto esplorata dai nostri contemporanei. Mentre invece il più illustre tra i primi popoli ad abitare questa parte d’Italia, gli Etruschi, ha fondato qui città per sfruttare la ricchezza delle sue miniere e godere del clima favorevole. Stiamo parlando di Montescudaio, dove alcune aziende riunite in consorzio (non tutte) stanno mettendo in piedi un esperimento: l’applicazione integrale del metodo biologico o biodinamico al territorio, allo scopo di portare alla luce un’antica vocazione.

Le caratteristiche del microclima sono quelle di una grande variabilità del sottosuolo (addirittura 7 comuni diversi sotto la DOC!) ma comunque ricco in ferro e rame, che si sono sommati ai residui ancestrali del mare, con fossili, calcare e sale (Sale di Volterra, anyone?). A questo si aggiungono temperature più miti che sulla costa, ma con maggiore escursione termica (anche attorno ai 15 gradi tra giorno e notte), un’altitudine in media molto più elevata che arriva fino ai 500 metri. Infine la Val di Cecina con i suoi depositi alluvionali, una protezione dal libeccio del mare, e maggiori precipitazioni rispetto al litorale (si arriva quasi ai 7-800 mm annui). Una zona che piace all’estero più che all’Italia perché da noi è sì originale ma troppo stretta tra Bolgheri e la Maremma a Sud e ad Ovest, e dal resto della Toscana del sangiovese a Est.

Proprio dal sangiovese, molto poco rappresentato nella coltivazione delle zone limitrofe, siamo partiti per confrontare le aziende e scoprire poi gli altri vini con uve internazionali che hanno delle caratteristiche in comune; queste vanno oltre il vitigno, ricordando il terroir di provenienza. Prima di ogni degustazione una piccola presentazione dei produttori che raccontano la loro storia d’amore con questa zona “off”.

1. Grazia Picciolini – Sorbaiano

L’azienda di Sorbaiano si trova nella porzione più interna del Montescudaio DOC, caratterizzata da escursioni molto forti. Tra i vini DOC presentati c’è il famoso Rosso delle Miniere, vino bandiera, tra i primi ad essere affinato in barrique in zona, e che nel nome rievoca il passato minerario (ferro e rame) dell’area.

Sorbaiano Rosso delle Miniere 2007 Montescudaio Doc: sangiovese, cabernet franc e malvasia nera formano un grande affresco, con vigneti del ’78 di malvasia nera poi sangiovese e cabernet, che dà un naso balsamico e tanto lampone; vino aggraziato e minerale, bel finale e prospettiva. 88

Sorbaiano Montescudaio Doc 2011: è fresco e giovane, solare e marino; un uvaggio internazionale che esalta la zona e il calore del mare, pur mantenendo le briglia di una piacevolezza di beva senza eccessi. 84

2. Luigi Malenchini – Marchesi Ginori Lisci

Marchesi Ginori Lisci Montescudaio Castello Ginori Merlot 2010: tanto frutto, ma anche grande beva e sapidità, con nota ferrosa ben presente che smorza e completa il frutto. 87

Marchesi Ginori Lisci Montescudaio Macchion del Lupo 2010: 100% cabernet. Rispetto al Merlot risulta ovviamente più austero e mentolato, dal carattere scuro e mediterraneo ma anche bordolese ed elegante; bella scossa nel palato. 85

3. Pia Pagani De Marchi – Casale Marittimo

Pagani De Marchi Principe Guerriero 2010 Montescudaio Doc: sangiovese da un vigneto del 1987, tra i più antichi in zona; vino dritto appuntito e ricco di frutta e pepe, ferro e sangue, e tanto frutto; con una grazia particolare e fiera. 88  

Pagani De Marchi Casalvecchio Cabernet Sauvignon 2008: sacrestia e lampone, tanto mare e spezia, asciutto e diretto ma personalissimo, con bocca elegante e saporita, molto ferrosa e di sottobosco, finale quasi agrumato. 85

4. Amineh Pakravan – Pakravan Papi 

L’azienda ha 15 ettari a Riparbella, in un posto incantevole, ed è ormai alla decima vendemmia. I terreni sono caratterizzati dal vulcano spento alle spalle.

Pakravan Papi Campo del Pari 2011: merlot e cabernet franc, solare e balsamico, molto diretto e franco, piacevole e ficcante; adatto a primi piatti e zuppe di pesce. 86

Pakravan Papi Beccacciaia 2009: un merlot personale e caratteristico, con note di bosco e caramello ma anche prugna e oliva, interessante e da seguire, in evoluzione. 84

5. Luisa Silvestrini – Colline di Sopra

Colline di Sopra Ramanto 2010: cabernet franc e petit verdot per un vino insospettabilmente fresco e pimpante, con note speziate e pepate molto marcate, bocca fresca con balsamicità leggera e nota ferrosa caratteristica. 87

Colline di Sopra Sopra 2010 Montescudaio: un sangiovese molto mediterraneo e solare, ma non lunghissimo. 80

6. Fontemorsi

Fontemorsi Guadipiani 2009: sangiovese e cabernet in una vigna del 2004. a 300 metri sul livello del mare; agrumi e menta, amarena sotto spirito, bocca saporita, distinta e delicata; bella persistenza, carattere notevole e tanto mare e ferro. 87

Fontemorsi Volterrano 2009: vino a base sangiovese, che svela l’anima più cupa e terrosa del territorio, con molta frutta di bosco, spezie e una nota ferrosa che lo colloca perfettamente nel territorio del Montescudaio. 84

7. Dominique Genot e la Biodinamica di Caiarossa

La zona è particolare (Riparbella), siamo ai 15 anni di età media dei vigneti, con 11 varietà diverse dovute alla grande variabilità dei suoli, esposizioni e altitudine.

Pergolaia 2009: sangiovese mediterraneo e speziato, frutta di bosco e sale, bella freschezza. 86

Caiarossa 2009 Igt: elegantissimo e saporoso, bordolese e vegetale piacevole, un bel mosaico dove trovare anice, finocchio, tostature, mandorle e curry; la bocca è caleidoscopica, fresca, sapida e mentolata, profonda e convincente, quasi un riassunto del territorio e delle sue potenzialità. 92

Una panoramica tra le più grandi mai realizzate mostra decisamente una denominazione in crescita, che meriterebbe più attenzione, soprattutto perché cerca di unire la classica Toscana del sangiovese a quella della costa e delle varietà internazionali, filtrandola con una sensibilità nuova e tecnologica in un territorio tra i più antichi per la viticoltura italiana. Siamo a buon punto, e le prospettive sono decisamente interessanti anche perché i prezzi per ora rimangono ottimi in rapporto alla qualità, e la coesione dei produttori è notevole e rara.

[Immagine principale: Wikipedia].

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Luisa Silvestrini

circa 7 anni fa - Link

errata corrige : mi chiamo Luisa e non Silvia . Grazie Cordiali saluti Luisa Silvestrini , Colline di sopra corretto, grazie. [F.]

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