Libano, l’abbinamento è servito

di Andrea Gori

Amo la contaminazione, il meticciato e la cucina libanese è pane per i miei denti. Un pò di Francia, qualche spunto turco, ingredienti arabeggianti e una valanga di spezie: il pranzo è servito. Insomma, l’avrete capito, in Libano ce n’è per tutti i gusti e con l’abbinamento ho solo l’imbarazzo della scelta. Pensate che il finger food sia appannaggio di una cultura filo-occidentale? Neanche per sogno, da queste parti imbattersi in stuzzichini e micropiatti variegati per forma, sapore e consistenza è all’ordine del giorno. In questi casi, il prosecco è sempre la cosa giusta, che sia il Colfondo di Bele Casel o il morbido “Cartizze” di Bisol.

Ma se le tapas libanesi non fanno per voi, nessun problema: cambiate traiettoria e buttatevi su crostacei e pesci arrosto. Se non eccedete nell’uso del famigerato Siyyadiyeh (mix di spezie) potete scolarvi tranquillamente un bianco siciliano (strutturato, aromatico e fresco) come il Nozze d’Oro di Tasca d’Almerita. Amate i vini del veronese? Perfetto, perché i grandi Soave come il Calvarino di Pieropan sono ideali in abbinamento al tradizionale tabouleh, un’insalata a base di burghul (specie di cous cous), cetrioli, cipolla, menta e limone. Occhio però, la cucina libanese non è solo freschezza, insalate e roba da pescivendoli.

Non è raro – infatti – imbattersi in carni bianche, insaporite con il lumac (spezia rossa con note citrine) e in preparazioni complesse e sapide – il kibbeh ad esempio – a base di agnello o manzo. A seconda dell’occorrenza, quindi, sparatevi  un bianco strutturato e grasso (come qualche grillo vecchia maniera) o un rosso intenso e balsamico come un Montefalco Sagrantino di Tabarrini o Antonelli, ovviamente dieci anni dopo la vendemmia.

Anche col Medio Oriente ce la siamo cavata degnamente. Non perdete il prossimo appuntamento: viaggio in Giappone, ma in valigia il vino è sempre e rigorosamente italiano.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Vitruvio

circa 10 anni fa - Link

Bel post su una cucina che io personalmente adoro. L'unica nota stonata è che il Libano è anche terra di grandi vini rossi dallo Chateau Musar allo Ksara al Kefraya citando solo le cantine più note. Nelle mie scorribande le ho assaggiate e apprezzate. A te non è capitato lo stesso?

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Burde

circa 10 anni fa - Link

Ovviamente sí! E ne troverai scritto su un libro di prossima uscita, qui l idea è di offrire solo vini italiani analoghi per corpo struttura e sensazioni a quelli locali, quasi sempre da preferire ma ben difficilmente reperibili !

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