Verticale | La rinascita di un terroir passa per il Moscato Vigna Vecchia Ca d’Gal

di Andrea Gori

È la solita storia che affligge i vini di successo: per inseguire il boom di vendite banalizzi il prodotto, lo svendi e poi, per obbedire alle richieste del mercato, inizi a distruggere un paesaggio e dei vigneti che farebbero invidia ai tedeschi della Mosella: stiamo parlando del Moscato d’Asti, l’uva più internazionale e onnipresente al mondo che solo qui, tra le colline del Piemonte, raggiunge vette di complessità e ricchezza unite a bevibilità e freschezza davvero uniche. Come sempre però, esistono le fulgide eccezioni che riscattano e giustificano una denominazione, come la cantina  Ca d’Gal e i suoi Moscato capaci di resistere al tempo.

Alessandro Boido, il proprietario di questa meraviglia, è senz’altro un grande comunicatore, forse il più grande che il lato artigianale e contadino di questo territorio abbiano mai avuto. Sentirlo raccontare la storia di VignaVecchia, un vigneto non solo anziano ma situato in una zona particolare per ventilazione, umidità ed esposizione, ti fa capire quanto sia importante in Italia la coesistenza tra tradizione e spinta innovativa.

Al racconto sono seguiti gli assaggi — quasi un dolce naufragio — esperienza che non siamo i primi a fare (vedi qui Juri Borgianni lo scorso Marzo) ma che ogni volta porta alla ribalta nuovi aspetti della questione:

2009
Profumo squillante, gessoso e fragrante come nient’altro, un moscato nel midollo ma senza ruffianerie. Bocca dolce e briosa, viene fuori un arancio splendido e un filo di sapidità nel finale. Ancora imballato ma integro e saporoso. 92

2008
Note molto dolci e mielate di acacia, poi menta e salvia seguite da un agrume leggero. Bocca sontuosa e un poco grassa, gioca tra menta e arancio e  chiude nel frutto dolce di pesca che schiaccia la mineralità. 86

2007
L’inizio sa di riesling, di zenzero candito e di albicocca. Sulla lingua esplode grazie a una carbonica che lo esalta, con note di camomilla, tiglio e pesca croccante. Finale molto minerale che rinfresca. Effetto complessivo che spiazza, intriga e lascia ben sperare per i prossimi anni. 91

2006
Annata strana perché si è aspettato tantissimo e vendemmiato dopo la pioggia. Il naso riporta note floreali gialle passite, crema pasticcera e candito da panettone. Bocca dura, che concede poco e non esplode nel frutto, ma finale comunque da vigna vecchia. 84

2005
Al naso sa d’incenso, fiori bianchi e nocciola, prima che prendano il sopravvento la menta e la salvia. In bocca è gessosissimo e citrino, finale sorprendente nel sorbetto di albicocca. 86

2004
La famosa annata che sembra sappia di tappo ma così non è. È solo appena gommoso, ma in realtà è più candito e agrumato che altri, in bocca ha tanta dolcezza. Finale di pompelmo dolce, vetiver e vaniglia leggera. 85

2003
Sentore minerale in grande spolvero e poi un leggero lime e zucchero di canna che fa tanto mojito, completato dalle note balsamiche e dalla pesca bianca, con un pizzico di iodio e salsedine. Bocca sontuosa e ricca con frutta viva e presente, grande prova in annata difficile.
96

1999
Profumi complessi di canditi, rafano, pomodorini e pesche e resta spazio per le note ferrose e agrumate. Bocca distesa ma ancora leggermente nervosa, finale di gesso e limone, con tanto corpo e soddisfazione. 92

La sperimentazione continua con l’uso di saccaromices uvarum per ridurre al minimo l’uso di solforosa, la fermentazione lentissima con lieviti aggiunti poi ancora esperimenti con il legno, con altre selezioni, altri vigneti.

Forse la storia di Alessandro Boido e la sua famiglia è uguale a quella di tante altre qui in queste colline o forse è unica. A noi piace pensare che siano gli unici finora ad aver avuto il coraggio di imporsi apertamente, portando il vino alle grande fiere mondiali fianco a fianco con i più grandi vini mondiali. Un prodotto come questo, capace non solo di invecchiare così bene ma di proporsi come abbinamento alle portate e ai piatti più vari, è la prova che il Moscato sarà pure un vitigno esportabile in tutto il mondo, ma se cercate il terroir d’elezione, lo troverete solo tra le colline di Asti.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

12 Commenti

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anonimo

circa 10 anni fa - Link

faccio outing, e non è da me. il moscato mi fa(ceva) cagare letteralmente. non mi piaceva nemmeno un po'. troppo poco alcolico, dolciastro all'inverosimile, inabbinabile a qualunque pietanza e nemmeno ai dolci. poi sono rimasto fulminato sulla via di Cuneo da un moscatello niente male. dolce il giusto con leggera evanescente frizzantezza. ne ho comprato altro e di altri produttori e ..meraviglia delle meraviglie ora sono un quasi-fan. questo mi manca ma non per molto. lo trovo e lo bevo. se il Mito spende parole cosi forti dev'essere buono per forza addendum francesi vi piacerebbe averne eh? peccato, ce l'abbiamo solo noi. rosicate.

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

Maddai proprio ieri paragonavo Intravino a questo vino, allora ditelo! Andrea nn ho capito il rapporto tra nuovi lieviti e solforosa

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

infatti francesco ieri stavo per suggerirtelo ma era già i bozza. Alessandro dice che usando l'uvarum e temperature molto basse, accontendandosi di fermentazioni che durano mesi per arriare a 3%, sembrerebbe possibile usare pochissima solforosa, a sempre punto critico su molti Moscato d'Asti e anche Asti, quella botta di solforosa tremenda al limite dell'intossicamento che si prova assaggiando prodotti da GDO discout. Ma se lo contatti sarà ben felice di raccontartelo con dovizia di particolari

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

se lo contatto mi tiene al telefono fino a Ferragosto!!!!

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carolina

circa 10 anni fa - Link

ken anche a me faceva cagare il moscato, poi ho bevuto quello di ale e mi si è aperto un mondo nuovo.... bravo ale! e mannaggia a me che non son riuscita a venire!

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

tra l'altro a parte il Vigna Vecchia che è un caso a sè, anche il Moscato d'Asti "normale" di Alessandro, ovvero il "Lumine" 2010, è straordinario, noi lo abbiamo usato di ritorno dalla nottata mangiante a Tortona e ci ha fatto passare un post cena brioso e allegro, alle 2 di notte!

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Jury Borgianni

circa 10 anni fa - Link

Sì infatti anche il Lumine è qualcosa di straordinario, confermo e sottoscrivo quanto detto da Andrea in particolare per il Vigna Vecchia, nella passata degustazione da me raccontata eravamo arrivati alla '01, la '99 di quest'ultima degustazione mi ha sorpreso. Ma com'era anche il Moscato del '91 tirato fuori da Alessandro nella cena fatta da lui? se penso che quel vino aveva venti anni e ancora aveva le sembianze di un vino...

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Tra l'altro, figata pazzesca, il Lumine è eccellente come aperitivo estivo accompagnato a spiedini di frutta. Quel finale rinfrescante e la bassa gradazione alcoolica (naturale). ne fanno un magnifico compagno da tramonto rivamare..

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gionni1979

circa 10 anni fa - Link

Quest'anno al vinitaly ho avuto il piacere di conoscerlo di persona. Un personaggio splendido e un grandissimo moscato. Complimenti per la verticale!!!!!

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vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...ma andate a CàGal...

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TERROIR

circa 10 anni fa - Link

dov'è il tasto mi piace?!...sei un grande...

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blond

circa 10 anni fa - Link

ah il Moscato!!! un vino che ha avuto speculazioni,alti e bassi da paura,e infine lo scetticismo dovuto alla troppa foga derivata dalle prime vendite...ma qualcosa sta cambiando...il moscato si sta riprendendo la rivincita...una rivincita che si aspetta da anni,che solo alcuni viticultori hanno voluto intraprendere...ma non solo il Moscato d'Asti sta (fortunatamente) ritornando in vetta,grazie alla dedizione dei produttori....in quel dei Colli Euganei (Padova),il Moscato Fior d'Arancio (moscato giallo),sta cominciando a scrollarsi di dosso l'appellativo di vino da damigiana, che fino a pochi anni fa capeggiava su di esso...alcuni produttori (Vignalta,Villa Alessi,Borin),hanno puntato su questo vitigno,e dopo anni di sforzi,è arrivata la consacrazione...Spumante,fermo,secco e passito...4 stili...4 identità...4 splendide sorprese...hanno tagliato i ponti con il passato,e hanno dedicato tutto il tempo per far emergere questo vino...provatelo..non ve ne pentirete...

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