Serial drinker | Gli autoctoni della Toscana (c’è vita oltre il sangiovese)

di Andrea Gori

Dopo anni di boom del vitigno autoctono, un incontro in cui fare il punto della situazione ci voleva, anche solo per spiegare come mai molti di questi vitigni fossero sul punto di scomparire e far vedere perché meriterebbero una seconda chance. Ne abbiamo discusso con agronomi ed enologi del Gruppo Matura ad Empoli pochi giorni fa, assaggiando un bel po’ di bottiglie. Insomma, fu vera gloria o solo un’astuta mossa commerciale?

Emiliano Falsini, presidente dell’Associazione, non disdegna cabernet e merlot ma, ove possibile per condizioni territoriali e umane, afferma una predilezione per i vitigni autoctoni. Un valore aggiunto importante per il mercato, bisognoso di passione, costanza e soldi se si vogliono avere vini capaci di stare sul mercato. Abbiamo assaggiato vini da uve autoctone in purezza, con una storia centenaria di presenza sul territorio toscano. Ovviamente niente sangiovese, indigeno per eccellenza. Ecco tutti gli assaggi, presi direttamente dalle mie note come in un flusso di coscienza.

BIANCHI

Ansonica del Giglio Senti oh! Fontuccia 2010
Molto semplice, piccola azienda quasi microscopica, viticoltura eroica tutta manuale su terrazze a picco, terreno di granito sciolto. Seconda vinificazione dai due ai tre giorni sulle bucce, poco acciaio e poi bottiglia, uva quasi rossa come struttura, difficile avere grandi profumi. Colore giallo molto dorato, appena mielato e sapido-iodato con lieve nota fumé, frutta gialla pesca e nota floreale calda ginestra. In bocca è soprattutto sale e roccia con piccolo strato di pesca gialla e albicocca. 78
Vermentino di Capraia La Selva La Selva 2010
Azienda biologica a Magliano, fa una raccolta molto tradizionale in cassette e poi in frigo per un giorno. Lavorato con pressatura soffice, decantazione a freddo e fermentazione bassa temperatura. Il 5% viene fermentato in barrique nuove. Colore classico molto scarico, quasi bianco carta, intenso e penetrante con una bella nota balsamica e poi gelsomino, leggermente agrumato. Bocca semplice ma diretta, per niente grassa, asciutta e citrina, quasi di pompelmo: dissetante. 80

CILIEGIOLO
Vitigno generoso, buono anche per vini di pronta beva. Varietà interessante molto coltivata nel sud della Toscana (Capalbio e Maremma), la si ritrova anche in Puglia e Basilicata. Si vendemmia presto e si ottengono vini di bella acidità, poco colore, morbidezza e gradazioni alcoliche non troppo spinte. Va gestito bene perché tende a produrre tantissimo, ci vogliono terreni poveri come Sovana e simili. Molto diverso dal sangiovese anche se ha una morfologia della pianta simile (del resto, il sangiovese geneticamente ha il ciliegiolo come padre). Grande diversità di maturazione a seconda del clima, anche un mese di differenza tra zone comunque all’interno della provincia di Grosseto.  La longevità è interessante, ma  molto dipende dalle zone di coltivazione. L’immaginario, il nome e la tradizione lo vogliono fresco e beverino ma non è sempre così, anzi…

Ceragiolo Jacopo Banti 2010
Zona di Campiglia Marittima con sabbie rosse molto ricche di ferro e manganese. Solo vasca di cemento con macerazione di 12-14 giorni. Scuro, intenso e concentrato, con una leggera nota surmatura. Bocca un poco più verde e acerba, semplice ma  il tannino si sente e punge un poco. Buono con i salumi, da solo stride leggermente ma colpisce per il fruttato fresco e interessate. 77

Ciliegiolo La Selva 2009
Rosso non scurissimo, il legno si sente un poco e sovrasta il frutto che comunque è molto vitale, rosso di fragola e lampone. Bocca molto interessante in bell’equilibrio: il tannino e l’acidità bilanciano bene certe dolcezze. Finale appena citrino e piuttosto persistente di frutta rosso di bosco (ribes). 79

Rosso di Brenno Poggio Paoli 2008
Colore porpora, note al naso di surmaturazione con amarena, prugna e confettura di ciliegia. Escono fuori anche le spezie come il cardamomo e il mirto. Bocca sontuosa, ficcante e piena, con una nota sapida che corre in sottofondo e un tannino soffice contrapposto a un’acidità alta. Vino molto interessante e curioso che mostra il suo carattere caldo nei profumi e sapori, ma che conserva molta freschezza alla beva. 86

Trafui Jacopo Bandi 2008
Invecchiato in barrique per 14 mesi. Nota appena granata ma domina il porpora: il naso è fresco, intenso e pepato, con cenni di polvere da sparo, amarena e tabacco che chiudono con la cotognata da fruttino zuegg. In bocca ha tannino bello vivo e l’acidità è interessante. Macchia bene il palato, tra mela rossa e ribes nero, chiudendosi appena amarognolo. 82

Poggio Ciliegio Rascioni e Cecconello 2008
Note di evoluzione, con naso pepato e foglie di alloro. C’è perfino un filo di incenso e il tema fruttato passa un poco in secondo piano. Bocca ricca e ben contrastata, molto più fresca del naso, con una nota di amarena Fabbri evidente e interessante, che si alterna a sandalo, resina e note più balsamiche. 85

San Lorenzo Sassotondo 2007
Dal naso pare due anni più giovane e si sentono subito i toni molto floreali (non solo fiori rossi ma anche tiglio e biancospino). A seguire le note di incenso che non ti aspetti e poi  frutta rossa e nera, minerale e gesso molto presenti, quasi una nota di polvere (in effetti mettendo insieme incenso, polvere e cuoio pare di stare in una sacrestia, ma tant’è!). In bocca molto più complesso di quanto ti aspetti, più fresco e leggero che in passato, va giù che è un piacere con tannini ben presenti e acidità marcata. Grande vino di territorio, da carni rosse e spezie. 90

PUGNITELLO
Pianta simile al Montepulciano, molto tardivo con un grappolo  a piccolo pugno. Ha polifenoli molto ricchi rispetto ad altri vitigni e una speziatura molto particolare che va oltre il bel frutto di bosco, comunque sempre ben presente.

PugniRosso Pugnitello Paterna 2009
Naso molto ricco, come spesso accade, di ribes rosso e nero quasi da vino del Rodano. C’è un accenno di goudron e cuoio, un tocco di mandorla leggera. La bocca è matura, candita e sfaccettata ma un poco asciutta. Il tannino grintoso e l’acidità molto alta lo appiattiscono un po’. 80

Djacopo Pugnitello Jacopo Banti 2007
Intenso e maturo, molto dolce di mirtillo e ribes nero, speziato di cardamomo e alloro. Bocca identica al naso, molto largo e ricco, per piatti importanti. 85

FOGLIA TONDA
A vederlo sembra un portainnesto ed è stato ripescato nei vigneti Ricasoli a Gaiole. L’acino è grosso, compatto e la buccia è molto fine, sensibile alle  malattie. Uva arcaica non selezionata e che  produce molto.

Mocine Fogliatonda S’indora 2007
Frutto rosso carnoso e ben presente, con una nota molto matura e densa. Naso speziato e con profumi terziari di tabacco e cuoio. Bocca al contrario molto fresca e l’alcol si avverte poco. Etichetta di stoffa dipinta a mano, solo 500 bottiglie prodotte. 79

COLORINO
Dalla grande famiglia delle uve “tintourie” per Il colore abbondantissimo, che è tutto nella buccia. Vitigno povero di tannini in grado di dare struttura e per lavorarlo in purezza servono condizioni molto particolari.

Colorino Fattoria di Piazzano 2009
Naso delicato, floreale di lavanda e viola e i toni di frutta in sottofondo. Bocca in punta di piedi dove il tannino resta dolce e lascia campo all’acidità. Vino molto particolare che mostra una strada che può aprire al canaiolo un mercato interessante, opposta e contraria all’opulenza e ricchezza provata fino ad oggi. 86

Taffetà Colorino PoggioPiano 2007
Nota floreale rossa e speziatura ricca e decisa. Cenni di amarena, resina e ribes rosso. Bocca che sa essere più lieve e senza esagerazioni, molto bevibile. Anche se il corpo è appena maggiore di altri colorino, rimane sempre un rosso non importantissimo e questo, credetemi, è un bene. 84

CANAIOLO
Ottimo vitigno complementare, è in realtà delicatissimo da usare in purezza perchè ha troppa struttura e corpo con profumi speziati interessanti, ma il tono fruttato e floreale è quasi assente se non lo si lavora con attenzione.

Loccaretto Canaiolo Casabianca 2008
Dolce e pieno, molto ricco al naso. Frutta rossa e nera di bosco ma non banale, con un pizzico di pepe bianco, menta e timo. Bocca non molto tridimensionale ma bella polpa e finale sapido, profondo, che lascia comunque acidità e freschezza. 81

Dama Rosa Canaiolo Passito La Querce 2009
Colore rosa pallido molto invitante e naso passito intenso, quasi da aleatico con note simili ad un valpolicella. Bocca di dolcezza estrema ma ben bilanciata da tannino e acidità sostenuta. 80

ALEATICO
Vitigno aromatico con profumi primari di terpeni, la molecola che lo caratterizza è il geraniolo che dà una nota netta e fresca di rosa. Se raccolto in surmaturazione, predominano forme legate che fanno cambiare completamente il quadro aromatico (vedi la differenza tra rosato e passiti!). Si sovrappone la rosa sulla frutta matura in confettura e molto dipende dalla tecnica di appassimento usata: quanto più avviene al sole e al caldo, tanto più le note mature si accentuano. Se si appassisce ombreggiato o in cella, si ha più complessità olfattiva che conserva i profumi di rosa e si arricchisce di frutta secca e confettura. All’Elba predomina l’appassimento sui graticci al sole coperti di notte.

Rosato

Aleatico Rosato La Piana Rosa della Piana 2010
Vino molto particolare dato che il rosato da aleatico non si fa mai, perchè secco diventa amarissimo e ha pirazine molto ficcanti. Sarà la suggestione ma il profumo dominante è quello della rosa di Capraia, suadente e impressionante, con accenni di fragola, lampone e succo di melograno. Bocca meno dolce, sapida e schietta che però nel finale ripropone la rosa incantevole. Bel vino, originale e inedito, che colpisce non poco la fantasia e la bocca . 86

Passiti

Aleatico Arrighi – Arrighi Antonio 2010
Intenso e ricco di lampone e fragola, quasi da arancia rossa. Bocca molto dolce con tannino che mantiene equilibrio e una nota sapida intrigante. Finisce snello e accattivante. 86

Cristino Aleatico La Piana 2009
Naso un filo selvatico (resina e macchia) e poi frutta sotto spirito, non stradolce al naso. Bocca invece molto ricca e dolce ma si lascia bere molto facilmente immaginandola su formaggi stagionati. 87

Piano di Mola Aleatico La Fazenda 2009
Nota sapida e minerale piacevole. Bocca classica ma un poco seduta che lascia una bella nota speziata e fruttata. 82

Terre del Granito Aleatico 2008
Naso evoluto e non allegro al naso, ginepro e resina oltre a lampone in confettura. Bocca molto migliore che non si appiattisce su dolcezze e anzi rilancia per sapidità e note fruttate mature più che passite. Bello il finale. 84

La Chiusa Aleatico 2008
Naso particolare tra mallo di noce, mandorla e giaggiolo. Bocca con sapidità e tannino che impressionano e lo rendono sfizioso pensando a molti abbinamenti diversi. Molto interessante. 88

VERMENTINO NERO
Il vermentino nero in lunigiana, tra La Spezia e la Toscana, in realtà non ha niente a che vedere con il vermentino bianco. Vitigno non adatto all’invecchiamento ma originale e interessante. Simile ampelograficamente a quello bianco, ma con una base genetica molto distante, viene coltivato solo per fini produttivi locali.

Vermentino Nero Terenzuola 2010
Colore strano, non molto intenso ma naso freschissimo di fiori e frutta. Ancora: speziato lieve, fragola poco matura e ribes rosso. Bocca asprigna, molto fresca  e diretta: sembra quasi un bianco con colore aggiunto. Vino da zuppe di pesce importanti più che da carni. 76

Pepe Nero Vermentino Nero CasteldelPiano 2008
Nome adattissimo, visto che la nota pepata è molto marcata. In bocca  l’acidità è alta, freschissima e si sente meno il tannino. Bello il finale di ciliegia e prugna, un po’ di corpo in più di quello di Terenzuola ma sempre leggero e agile. 78

Di certo viene da dire che la strada per molti di questi vitigni è ben tracciata e già si individuano strade interessanti, per esempio Pugnitello (che ha attecchito molto anche nel Chianti Classico) e Ciliegiolo sembrano avere ormai una rivalutazione e un’attenzione notevole sia in termini di pubblico che di qualità nel bicchiere. Canaiolo e Colorino vivono si potrebbe dire di espedienti e il limite maggiore alla loro espressione è il fatto che giocando per secoli come subalterni al sangiovese solo raramente godono di terreni adatti alle loro potenzialità e non è detto che valga la pena investirci in maniera importante. Dei due, Colorino più complesso da gestire ma potenzialmente più curioso di un Canaiolo che al momento per stile e struttura e mancanza di appeal aromatico rischia di finire fuori mercato. Foglia tonda e Vermentino Nero restano per ora outsider in cerca di una identità più definita ma, ad esempio, nel caso del Vermentino l’idea di farne un vino rosso da pesce non pare così peregrina. L’Aleatico ha propria riconoscibilità e un suo mercato di riferimento molto circoscritto ma le applicazioni in rosato e una maggiore qualità complessiva delle versioni passite potrebbero colmare una lacuna di vini rossi al centro sud di un certo pregio, legandosi al mare in maniera interessante e originale.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

9 Commenti

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gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

viva l'ansonica e viva il ciliegiolo. E complimenti ai produttori da te citati, molti dei quali (Sassotondo, La Selva), conosco bene e stimo per il loro grande lavoro. E complimenti anche a Falsini, per i vini mai banali delle aziende in cui e' consulente.

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Viva soprattutto Antonio Camillo, il Re del Ciliegiolo!!! ;-)

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Alessandro Bandini

circa 10 anni fa - Link

Il ciliegiolo per me é il più maremmano dei vitigni, quello che incarna al meglio questa terra e esistono alcuni produttori, tra cui Gianpaolo, che ne ricavano vini molto interessanti. Credo che attorno a questo vitigno si potrà creare un'identità che sia riconoscibile rispetto ai tanti vicini ingombranti(Montalcino, Bolgheri etc). Certo il Ciliegiolo non è un vitigno andaluso ma ce ne faremo una ragione.

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gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

eh, eh, la frecciata sull'Andalusia credo di averla colta solo io :)

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Tommaso Farina

circa 10 anni fa - Link

Pochi anni fa ci fu la fragorosa scoperta del Massaretta e del Vermentino Nero di Cima. Oggi, passata la sovraesposizione (che era tale per modo di dire), Cima continua a fare vini eccellenti e decisamente interessanti.

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Tommaso

circa 10 anni fa - Link

No, 90 a Sassotondo proprio no. Ma proprio no. Mi spiace, ma proprio no.

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Tommaso

circa 10 anni fa - Link

No, dico, perchè la polvere che dici tu c'è e tanta. Come si fa a dare 90 alla polvere! Roba che dopo averlo bevuto ti ritrovi la bocca come essere stato a bocca aperta in mezzo a una tempesta di sabbia. Non è che sia proprio una cosa piacevole.

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cantina gigli

circa 9 anni fa - Link

I vitigni autoctoni sono una grande risorsa per la nostra regione, a patto di saperli valorizzare nel modo giusto. Spesso la novità crea una sovraesposizione che si traduce in un successo tanto effimero quanto dannoso. Una volta conosciuta l'esistenza di questi "nuovi" ma antichi vitigni, gli amanti del vino si aspettano un incremento continuo della qualità. Spesso infatti la rarità enologica permette di mantenere sostenuto il prezzo di vendita, ma senza una sufficiente ricerca di miglioramento continuo, passato il buon vento molti produttori si troveranno costretti a svalutare la propria produzione. Roma non è stata fatta in un giorno ed ogni vitigno ha caratteristiche proprie e serve tempo per comprenderne a pieno le qualità ed i punti di debolezza. Il mio augurio che mai venga meno questa attenzione, poichè quando si entra nel circolo vizioso della concorrenza in termini di prezzo, a breve il mercato di tutti si guasta e diventa arduo ottenere il giusto compenso per il proprio impegno. Angelo Bertacchini viticoltore di montagna-Borgo a Mozzano

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Sabrina Cecconello

circa 7 anni fa - Link

Se permettete il re del Ciliegiolo siamo noi, Rascioni&Cecconello, scopritori di questo grande uvaggio, il Ciliegiolo, con il Poggio Ciliegio nel lontano 1989 insieme ad Attilio Pagli ed Enrico Casini scomparso lo scorso luglio. In cantina si possono degustare le verticali per chi ne fosse curioso, vino di longevità straordinaria.

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