Sangiovese pride | Uva bianca o no, il sangiovese è la mia personale pozione di Panoramix

di Alessio Pietrobattista

“Ma secondo te il trebbiano ce l’hanno messo?” La risposta è stata greve (in Chianti naturalmente), diciamo la traduzione romana di “Non mi interessa”.
In realtà sarebbe sempre interessante scoprire chi più e chi meno, tra i vini degustati – anzi bevuti senza ritegno – abbia fatto ricorso a trebbiano e/o malvasia ma il risultato, cristallino, scintillante a 30 anni o poco meno dalla vendemmia, ha fatto passare in secondo piano il why ma soprattutto il because – Frengo e Stop docet.

La sola e unica convinzione è che il sangiovese, quando è di razza, con qualsiasi fido scudiero – comprimario, mai migliorativo – può nel tempo regalare emozioni, grazie all’energia che possiede e infonde nel sorso, e a quella straordinaria capacità di essere un grande compagno della tavola. Peccato che qualche volta in queste degustazioni, si manifesti più di un sospiro nostalgico per prodotti che non esistono più o che sono stati trasfigurati dalle mode del momento. E gli anni ’90 sono stati IL momento per la Toscana.

Chianti Classico Riserva 1969 – Villa Rosa: il vecchietto purtroppo è penalizzato da un TCA (puzza di tappo) da primato. Peccato davvero. Voto: N.G.

Chianti Classico Riserva 1982 – Castell’in Villa: è in discesa per le rapide dell’invecchiamento ma lo fa ancora con forza. Naso chiuso, inficiato da un sentore cartonato che lo condiziona. Quando riesce ad apparire è crepuscolare nel suo misto di humus, foglie secche e terrosità. La bocca ancora lo sostiene degnamente in questo suo viaggio sul Sunset Boulevard. Voto: 87/100

Tignanello 1982 – Antinori: in quel periodo di Tignanello buoni ne sono capitati molti e questo non fa eccezione. Parte meglio di tutti, addirittura orientaleggiante nel suo strizzare l’occhio a Bordeaux. Poi la toscanità esce fuori, soprattutto in bocca dove l’acidità del sangiovese lo riscatta di qualche cupezza di troppo. Lontano da preconcetti, un ottimo vino. Voto: 89/100

Chianti Classico Riserva 1985 – Castell’in Villa: il più nebbiolesco del lotto, quello che alla cieca avrebbe fuorviato parecchi nasi per via di un’anguria Cascina Francia-style davvero bellissima. Anche alla bocca svela la sua indole nebbiolesca con un tannino preciso e tosto, come quello di un campione nato per attraversare a petto in fuori il tempo. Migliora nel bicchiere e non può che farci godere. Voto: 91/100

Chianti Classico Riserva Ducale Oro 1985 – Ruffino: qui il sospiro parte. Per me fa pari e patta col coetaneo per via di una bocca più accogliente e rilassata. Al naso non è intenso come il precedente ma è un inno toscano con tabacco, frutto rosso ancora presente e terrosità. Ammaliante, scarichissimo al colore, di un fascino non comune. Voto: 91/100

Chianti Rufina Riserva 1985 – Fattoria Selvapiana: sarebbe un cavallo di razza e lo dimostra con una bocca tra le più rabbiose della degustazione. Un’ ira di Dio tannica e acida. Peccato che il cavallo, sudato e un po’ zoppicante, ce l’abbia anche all’olfatto, che ne rimane inevitabilmente segnato e reso prigioniero. In condizioni migliori sarebbe arrivato tra i primi, ne sono certo.
Voto: 86/100

Cannaio 1985 – Montevertine: il naso della serata, il distaccamento borgognone tra le colline di Radda. Fragolina, rosa canina, arancia sanguinella, tutto speziatissimo e cangiante da farti rimanere attaccato al bicchiere gridando “Ancora, ancora, raccontami ancora cosa hai da dire”. La bocca, filiforme e affusolata, lavora ancora di acidità ma in maniera soft. Un secchio potrebbe bastare. Voto: 92/100

Sodaccio 1988 – Montevertine: per me il campione della serata. Più introverso e sanguigno del cugino, di cui condivide la gustosa florealità ma a cui aggiunge un frutto più scuro che vira sulla mora e la visciola. La bocca è sontuosa, intensa, devastante nel suo divenire protagonista assoluta. Così inizia e così finisce, non lo smuove nemmeno un tornado e fa capire che il ragazzetto di cose da dire ne ha ancora molte. Beata gioventù. Voto: 93/100

Chianti Classico Riserva Ducale Oro 1988 – Ruffino: non è ai livelli del fratellone anche se nel bicchiere migliora assai. Dominano le erbe aromatiche, un frutto scuro di prugna. E’ contratto, mai rilassato anche in bocca dove paga l’estrema rigidità e il confronto inevitabile con il coetaneo raddese. Per carità, avercene sempre di vini così a quasi 24 anni dalla vendemmia. Introverso e controverso. Voto: 87/100

A contorno un simpatico Champagne come la Cuvée 734 di Jacquesson ad aprire degnamente le danze, un crucchissimo Ürziger Würzgarten Beerenauslese di Merkelbach a suggerire che l’annata 2010 da quelle parti è da comprare compulsivamente e un Chianti Classico Le Trame 2009 di Giovanna Morganti che paga troppi difetti di gioventù per essere valutato adesso.

Infine un brindisi al nostro Bruno Rosati, maestro di bevute e convialità che ci ha lasciato prematuramente 3 anni fa. Tante splendide serate come questa ci ha regalato, e continua a regalarcene grazie alla disponibilità della famiglia, che mette a disposizione i gioielli vinosi della sua splendida cantina. Ci avrà sicuramente guardato da lassù, sorridendo sornione e ironico come al solito. Voto: 100/100

[Immagine: degustazioniagrappoli.blogspot.com – grazie Andrea!]

13 Commenti

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ag

circa 10 anni fa - Link

Confermo tutto quanto di buono si può dire sul Castell'in Villa 85: un vino straordinario a 25 anni di distanza.

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

Cosa è il Cannaio?

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Alessio Pietrobattista

circa 10 anni fa - Link

http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=15&IDNews=1154 Qui c'è la spiegazione di Ziliani.

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gionni1979

circa 10 anni fa - Link

Bella batteria.... Mi sarebbe proprio garbato essere li con te!!!! W il sangiovese!!!!

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gian paolo

circa 10 anni fa - Link

Ciao Alessio,ogni volta che leggo le note di degustazione di Sangio invecchiato o lo bevo vedo sempre una certa somiglianza con il P. Nero ...certo non tutte le bocce però.Anche se sono stato cazziato da un grande enologo-agronomo per questa domanda ,te la ripresento anche a te...insomma ti ci ritrovi in questa similitudine oppure devo smettere di mettere i corn flaches nel lambro la mattina ? :) ciao gian Paolo P.S: i vini che ti abbiamo dato a Roma io e il Succi ti sono piaciuti?

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Alessio Pietrobattista

circa 10 anni fa - Link

Nella similitudine mi ritrovo in alcune interpretazioni e in alcune zone particolari. Più facile che il punto di contatto lo si trovi a Radda (vedi il Cannaio con il suo frutto solare e dolce o la mascolinità del Sodaccio degna di un vigoroso Pommard) piuttosto che a Castelnuovo Berardenga, dove il Sangiovese viene solitamente più cupo e caldo (generalizzando ovviamente). Nell'invecchiamento i punti di contatto il trovo anche io spesso, anche con il Nebbiolo (vedi Castell'in Villa '85 e la Riserva di Poggio di Sotto che tante volte m'ha fregato). PS: ancora non li ho provati, ho il viziaccio di far acclimatare per un bel po' le bottiglie in cantina dopo un trasporto più o meno sballottato. ;-)

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

Comunque, riguardo le uve bianche, la risposta è semplice: Castell'in Villa e Ruffino in quelle annate le avevano, anche perché era IMPOSTO dal disciplinare.

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Alessio Pietrobattista

circa 10 anni fa - Link

Lo so però la domanda nasce spontanea (Lubrano me fa un baffo): se Montevertine non ne aveva (oppure sì, chi può dirlo essendo fuori dal disciplinare), le considerazioni riguardanti l'influenza delle stesse sulla longevità dei Chianti di allora vengono un po' ridimensionate secondo te?

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

secondo me no, il terroir di Montevertine è unico e fa storia a sè. Per ridimensionare le considerazioni sull'influenza delle uve bianche sulla longevità dei Chianti bisogna aprire i Chianti Classico 1995, 1997, 1999 di aziende storiche. Cambiando l'uvaggio il confronto va fatto a parità di vigna.

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Andrea Pagliantini

circa 10 anni fa - Link

La fava era imposta. Le è mai capitato signor Cagnetti di seguire una vendemmia in quegli anni di cui si parla? Se si, saprà che venivano fatti due, se non tre passaggi nelle vigne. La prima dopo il 20 di settembre per pigliare le bianche e farci il bianco della Lega della Berardenga, poi le scelte per il vinsanto, la terza per le rosse con più ambizioni o al massimo le rosse nelle vigne più preziose. Ricapitolando, nel rosso potevano finire esagerando al massimo parecchio l'1/2% di uve bianche da viti che si trovavano sparse fra le rosse.

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pragmatist

circa 10 anni fa - Link

Confermo quanto dice Andrea. Talora si facevano prima gli scelti con le bianche, facendoli con i "pendoli" ossia tagiando i grappoli con una porzione di tralcio per permettere di appenderli. Poi dipendeva dall'andamento stagionale, ma si raccoglievano le uve rosse buone scartando vitate intere di uve immature, bianche, marce...Queste si raccoglievano terminata la vendemmia buona tornando in vigna e facendo un vino con tutti gli scarti, noi la chiamavamo la vasca della merdazza... Questo poi sarebbe stato venduto ovviamente come "atto a divenire Chianti Classico" ai commercianti, a volte anche a caro prezzo.Sì nel vino quello fatto con le uve buone difficilmente ci andava più di 1-2 % di bianche. Questo negli anni ottanta,novanta.

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Carlo Tabarrini

circa 10 anni fa - Link

W anche la slle di cavallo !

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Carlo Tabarrini

circa 10 anni fa - Link

sella ..

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