Monte dall’Ora, l’Amarone non prevedibile

di Fiorenzo Sartore

Quando parlo di Amarone mi piace dire, prima di tutto, che ha un suo particolarissimo appeal: in enoteca è oggetto di richiesta specifica. E’ normale, cioè, sentire clienti che chiedono “Vorrei un Amarone”, ed infinitamente più raro ricevere preferenze su Brunello, Barbaresco. Non parliamo poi di Barolo. Mi chiedo se sia così ovunque. Quando verifico, in questo modo, il successo dell’Amarone, mi viene naturale pensare che, ecco, ha ragione lui: ha ragione Luca Maroni. Date frutto agli enofili. Date fini fruttosi, densi, giuggioloni ai clientes, e quelli saranno felici. Checché ne dicano i bevitori più seriosi, non siamo nati per soffrire, quindi l’austerità e le durezze di certi nebbioli sono amati da una cerchia ristretta di enoevoluti. Minoranza schiacciante, diremmo.

Il successo commerciale ha comunque generato diverse declinazioni di Amarone. Data l’immediatezza del vino, non è raro incontrare interpretazioni quasi caricaturali, dove la bellezza del frutto è sommersa dall’eccesso, e questo si trasforma in marmellata. Troppa grazia. Questa enormità fruttata nell’Amarone è prevedibile, visto che deriva da uva appassita, quindi iperconcentrata. Ma c’è modo e modo: qualcuno, appunto, esagera. Come si fa a capire quando un Amarone esonda dal frutto alla marmellata? Risposta facile: fidatevi del vostro gusto personale. Questo è un tipico parametro soggettivo, quando il vino passa dallo stato ludico a quello noioso, non va bene, è troppo.

Monte dall’Ora soddisfa il mio parametro soggettivo preferito: la quadratura del cerchio. La piacevolezza della frutta non è caricaturale, e il vino ha una sorprendente facilità di beva nonostante il grado alcolico non lieve (15,5 % Vol). E’ un vino contemporaneo: mostra grandezza senza sovrappesi, e appunto sa stare a tavola con notevole capacità di abbinamenti. L’ultima bottiglia provata l’ho associata ai ravioli col tuccu, il sugo di carne ligure; poteva essere un abbinamento ad alto rischio di disarmonia ed invece il vino di Monte dall’Ora ha mostrato classe e facilità di beva sorprendenti, per una denominazione tendenzialmente (ormai) caratterizzata dalla ciccia e dall’eccesso. Non qui, per fortuna: la bellezza vivida del frutto era perfettamente equilibrata.  Extra bonus: azienda bio. L’Amarone di Monte dall’Ora 2006 si trova enoteca tra i 35 e i 40 Euro. In azienda dovreste portarlo via sui 27 Euro. 84/100 e pacca sulla spalla al vigneron.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

28 Commenti

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Lido Vannucchi

circa 11 anni fa - Link

una definizione punto e basta al momento è il top, in enoteca lo trattiamo da tre anni, conosciuto a Fornovo in Vini di Vignaioli, è elegante, ha stoffa, corpo, buon bilanciamento di frutto, e frutto non in marmellata, ma se dio vuole ha pure un'acidità che ti fa venire voglia di berlo e riberlo, ottimo rapporto qualità prezzo € 29,00 conduzione agronomica rispettosa bio, e grande Simpatia Carlo è un vero vignaiolo, Ciao Lido.

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Marino

circa 11 anni fa - Link

Grandioso e soprattutto raffinato anche l'amarone Stropa di Monte dall'Ora, ma anche più costoso (circa 75 in enoteca) e difficile da abbinare...forse andrebbe bevuto da solo o con parmigiano ultrastagionato con aceto balsamico di Modena tradizionale 50 anni!!

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Marossi

circa 11 anni fa - Link

L'ho assaggiato a Vicenza e concordo col tuo giudizio. Ma ti chiedo, quanto al resto del tuo articolo, "enoevoluti"? E se io provocatoriamente dicessi, ribaltando la prospettiva, "enoinvoluti"? Cioè un po' accartocciati su se stessi, chiusi tra le mura delle cognizioni e convinzioni standard del degustatore tipo, che ha imparato ai corsi che l'austerità e durezza di certi nebbioli (e non solo) è un aspetto nobile del vino, benché forse destinato all’apprezzamento di una ristretta cerchia di happy few? Tu sei spesso un sostenitore dell' "a ciascuno il suo", anche perché giustamente è il tuo mestiere consigliare i clientes secondo ciò che possano apprezzare. Però dalle tue righe si legge chiaramente da quale parte pendi. Io ti espongo allora le mie ragioni di guelfo della morbidezza (financo marmellatosa) contro quelle dei ghibellini dell'austerità tannica. Il vero giudizio su un vino avviene de facto, quando se ne bevono (o berrebbero) volentieri diversi bicchieri. A mio parere, ciò avviene quando il ‘liquido odoroso’ (sangiorgiescamente parlando) raggiunge un bilanciamento quasi perfetto (occhio: QUASI, e dopo spiegherò perché) tra due gruppi di sensazioni. Da una parte, il gruppo che chiamerò gli incursori: tannicità, acidità, effervescenza. Dall’altra, nel gruppo delle retrovie, morbidezza, dolcezza, densità. Ma, ancorché gli incursori possano compiere brillanti attacchi, è con la forza delle retrovie che si vince, alla lunga. Per questo, le considero più importanti: di qui il leggero sbilanciamento. Fuori di metafora, gli esperti di vino hanno imparato che acidità e tannini conferiscono al vino la capacità di invecchiare, e ne consegue un pregiudizio positivo verso quei prodotti che ne abbondino. Ma l’opinione di chi non ha seguito corsi o li ha dimenticati (come bisognerebbe sempre fare, in genere: ricordo la bellissima definizione di cultura come ‘ciò che rimane nella memoria quando si è dimenticato tutto il resto’), verte solo su ‘questo vino, ora’. E il tannino, l’acidità, colpiscono, fanno riflettere e presagire, ma alla fine allontanano la bocca dal bicchiere. Preferire la morbidezza all’asperità, la sinuosità agli spigoli: esiste qualche campo in cui questo non sia l’ordine naturale delle cose? Con stima

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Fiorenzo Sartore

circa 11 anni fa - Link

Sulla questione "rotondità": sì, io volentieri scherzo coi miei compagni di assaggio dicendo loro che sono un post-maroniano non pentito. Quindi concordo. Anche se le mie tendenze lib-lab mi fanno amare qualche durezza, in termini percentuali quei vini sono minoranza.

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Caro Marossi, mi trovo alla scrivania per un extra imprevisto. Così ho letto il tuo lungo intervento. Mi sento di dire che la mia esperienza degustativa mi trova all'opposto, militarmente parlando - l'avanguardia per me é proprio la morbidezza, il frutto e la densità. - le retrovie vincenti sono la sapidità, una certa austerità che cede poi nel retrogusto e nella complessità. In un bellissimo articolo apparso du Decanter anni fa (già proprio la stessa rivista incriminata qualche post più in basso) in un articolo intitolato più o meno "elogio dell'austerità" Andrew Jefford definiva il Chianti in particolare ed il Sangiovese in senso lato "un bisbiglio in un cortile, un colpo di coda della volpe". Qualcosa insomma che ti colpisce ma non ti tramortisce. Per quanto mi piaccia l'Amarone, e fra tutti quello di Corte Sant'Alda (anche lei Biodinamica), non sono certo il tannino e l'acidità che mi allontanano da un bicchiere di questo vino o anche di altri, bensì l'eccesso di frutto spinto, la morbidezza ruffiana e l'impenetrabilità della beva , i.e. il vino mi piace liquido, se "pesa" troppo sulla lingua diventa un solido mattone. "Preferire la morbidezza all'asperità, la sinuosità agli spigoli: esiste qualche campo in cui questo non sia l'ordine naturale delle cose?" parla per te e per gli altri esponenti maschili dell'audience intravinesca.

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Marossi

circa 11 anni fa - Link

Cara N.N hai ottime ragioni dalla tua, ed è sempre questione di punti di vista. Peraltro, è molto probabile, anzi assodato che tra i cultori del vino con qualche esperienza il mio pensiero sia 'di minoranza' (così faccio come Fiorenzo e rilancio, collocandomi bellamente nella minoranza di una minoranza). Infine, il mio paragone tra sinuosità e spigoli non era assolutamente riferito al mondo femminile. Buon extra.

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Giovanni Solaroli

circa 11 anni fa - Link

prendo a prestito le parole del portavoce di un gruppo di turisti statunitensi, approdati nelle plaghe romagnole in cerca di emozioni, e caduti nelle velenose spire del nostro sangiovese. Questo il saluto di commiato dopo aver assaggiato i nostri 12 migliori Riserva:

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Giovanni Solaroli

circa 11 anni fa - Link

partito invio....: abbiamo trascorso i primi 10 anni bevendo latte e i secondi 10 a succhi di frutta. Altri 5 se li è presi la coca-cola e 5 la birra. Ne sono serviti 10 per superare il merlot e 5 per il cabernet. tre se li è presi il shiraz e altri due lo zinfandel ma ora, finalmente, siamo approdati al sangiovese con il quale contiamo di congedarci tra una quindicina di anni quando, come avrete già capito, dovremo rifarci da capo tornando a bere latte.

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Francesco Amodeo

circa 10 anni fa - Link

Non mi ritrovo in nulla di quello che dici. Ma non per i contenuti, sui quali si potrebbe anche discutere (ad esempio mi sto convincendo sempre di più che l'acidità NON sia un fattore necessario per l'invecchiamento del vino, e anche sui tannini ci sono ragionevoli ipotesi che NON svolgano un ruolo necessario). Ma è proprio la forma e l'impostazione che dai al tuo intervento che non mi torna. Per me non ha senso analizzare le varie caratteristiche del vino, spezzettare il vino in tutte le sue caselle, e scegliere quelle che più mi aggradano. Il vino si giudica nell'insieme, accidenti! Questo modo di ragionare c'è lo ha ficcato in testa l'educazione della sommellierie, che pretende di suddividere il vino in tanti fattori, giudicarli ognuno singolarmente, e poi rimettere tutto insieme. Non è così, non si può fare, è assurdo pensarlo.

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

84/100, e se non ti piaceva cosi tanto quanto gli davi, 72? Voti genovesi :)

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michele malavasi

circa 11 anni fa - Link

Premetto che mi lega una grande simpatia a Carlo e Alessandra, ma tutta la loro produzione di valpolicella è veramente di grandissimo livello. Dal valpolicella d'annata fatto come si deve, al ripasso Saustó che ha la particolarità di essere ripassato sulle vinacce del recioto, ai due Amaroni e ad uno straordinario recioto. Consiglio vivamente di andarli a trovare in cantina, perchè oltre a grandi vini conoscerete due grandi persone, animate da una grande passione e amore per la loro terra.

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Marossi

circa 11 anni fa - Link

Aggiungo che i loro vini non puzzicchiano certo, tutt'altro

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Francesco Maule

circa 11 anni fa - Link

cari vinofili della rete, l'Amarone di Carlo ed Alessandra potete trovarlo anche qui: edit caro vinofilo della rete improvvisato, e' inutile che fate i punkabbestia komunisti del vino naturale e poi alla prima spammate con la vostra distribuzione online. ha sempre e solo ragione il mio amico GP, "il vino si fa per venderlo". questo pero' e' spam. [f.s.]

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Francesco Maule

circa 10 anni fa - Link

gentile f.s. mi scusi. io starei con dei toni piu' calmi. punkabbestia e komunista (con la K come alle superiori!) non lo sono mai stato. e magari informarsi meglio vah... baci edit io invece, da spammer, eviterei l'infantile atteggiamento di chi vuole avere l'ultima parola, ma mi andrei a nascondere, dopo aver pestato due o tre M di fila. signori, ecco un raro esempio di spammer "lei non sa chi sono io". non serve l'esegeta: sei uno spammer. [f.s.]

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Francesco Maule

circa 10 anni fa - Link

ma quanti anni hai?

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Concordo pienamente sul voto 84/100... per nesso logico non trovo ci sia molto da dire..... o almeno non giubilerei di Hosanna

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Nic Marsél

circa 11 anni fa - Link

Personalmente preferisco l'AmarCore e il ripasso Sausto', più convenienti e più facili da bere

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francesco

circa 11 anni fa - Link

Grande giovanni, simpatico come sempre. Mi sembra che 84/100 per un amarone siano pochini. Genovesi stitici anche con i punti ; mica li pagate Cribbio

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Lizzy

circa 11 anni fa - Link

Concordo con il tuo giudizio, Fiorenzo. L'Amarone di Monte Dall'Ora è uno dei più significativi esemplari della tipologia. Se sei a caccia di nuove scoperte a prezzi contenuti, però, parliamone. Ci sono alcuni giovani produttori che valgono la pena, e nessuno si fila ( perchè giovani e sconosciuti, appunto). Ah, ovviamente tali mie consulenze non sono gratuite, eh! Perciò metti da parte qualche buona bottiglina delle tue, che io vivendo in loco aspirerei, ogni tanto, a bere qualcosa di diverso dall'Amarone o dal Ripasso. Facciamo un cambio merce, e siamo contenti tutti e due. :-) L.

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dioniso2005

circa 11 anni fa - Link

Ottimo il prodotto, ma mi vorrei soffermare sul fatto che il successo commerciale vada ai vini carichi di zuccheri eliminando dal mercato quelli austeri, vini che piacciono solo ad una piccola nicchia.... Ma non è che ci stiamo parkerizzando anche noi? Zuccheri, prodotti subito pronti, gongoliamo quando il vino è pronto da bere; storciamo la bocca, come se fosse un difetto, il fatto che non lo sia. Ma allora perchè si attaccano Wine Spectator, Decanter e tutte le riviste per "stranieri" del gusto? Forse perchè le nostre radici si ribellano. Le guide, le discussioni, le riviste, "chi ne sa più di noi", dopo tutto questo lavaggio del cervello siamo davvero liberi di bere un vino? Ogni giorno che passa credo di no...e non c'è Cerea o Villa Favorita a convincermi del contrario, finchè anche il piccolo\grande vigneron viene poi rappresentato nel mercato da squali,agenti distibutori, che pensano soltanto a girare in Porsche. Io sono stufo di questa Italietta fatta di mode fulminee, esperti dell'ultima ora e vini che diventano cult per due anni e poi dimenticati. Perchè ci perdiamo così tanto in chiacchiere e non ci organizziamo coesi?

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Sul fatto che il mercato voglia solo vini pronti, morbidi, tendenti al "dolce" non sono d'accordo. Forse fino a qualche anno fa in America, dove si sentiva l'influenza del gusto parkeriano, ma non in Italia. C'é una bella fetta di consumatori, non solo una nicchia, che si aspetta un certo tipo di vino, soprattutto se spende un po' di soldi per vini che hanno avuto un invecchiamento medio-lungo. Anche per l'Amarone, che per tipologia non defineri "austero", ma nemmeno il genere frutto-marmellata-inchiostro. A volte il mettere avanti il gusto generale "parkerizzato" o "maronizzato" come giustificazione per il mancato successo di un vino mi sembra una scusa.

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Danilo Ingannamorte

circa 11 anni fa - Link

Bravo Fiorenzo! Bellissima realtà Monte dall'Ora. Segnalo anche il valpolicella Saseti per il fantastico rapporto qualità prezzo. E' interessante notare che in vigna non hanno assolutamente modificato gli impianti vecchi a pergola e il diradamento è molto contenuto. Sarà forse anche questo che contribuisce all'equilibrio? eppoi vedere il grano tra i filari mi scioglie proprio il cuore...

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Fuori dal Coro

circa 10 anni fa - Link

Secondo me la Valpolicella delle "nuove leve" non ha ancora trovato una linea di collegamento con quella tradizionale che aveva reso grande la zona. Va sicuramente incoraggiato lo sforzo di Carlo e Alessandra assieme a tutti gli altri che si sforzano di cercare un filo che li unisca al testimone lasciato da chi aveva sdoganato questi vini opulenti ma con poca eleganza. Soprattutto se cercato con un'agricoltura diciamo "non forzata". Forse il segreto stava/stà nell'invecchiamento, che deve/dovrà essere solamente che lungo. Per questo trovo che i vini più rappresentativi e riusciti di Monte Dall'Ora restano i Valpolicella, fantastico quello giovane e ancora buono il Saustò, ma che gli Amarone debbano ancora trovare una loro dimensione e un'identità che ancora trovo appena accennato ma dalle potenzialità enormi. Recioto per me ancora più indietro rispetto all'Amarone.

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

visto che si parlava di Decanter e delle sue possibili derive, avendo comprato il numero in questione, ho visto con piacere che Monte dall'Ora e' una delle aziende consigliate piu' caldamente in Valpolicella.

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Francesco Amodeo

circa 10 anni fa - Link

Dare 84/100 a quel vino, con tutto il rispetto, mi sembra troppo poco.

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Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

considerando che io vado stretto coi punti, non credo che possa superare 85-86. e comunque in questo range non sono punteggi penalizzanti, direi.

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Francesco Amodeo

circa 10 anni fa - Link

Hai assaggiato la loro Valpolicella Superiore? Credo che sia tra le migliori Valpolicella che abbia mai assaggiato.

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Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

il Camporenzo? ancora no, lo tengo presente per il prossimo ordine, semmai. Son fermo al Saseti, e al Sausto'
.

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