Grandi vini per godere. Adesso, però, riconosciamoli alla cieca

di Alessandro Morichetti

Se ci pensate, un buon 80% delle note di degustazione in circolazione è TOTALMENTE inutile. Il genere letterario di riferimento annovera due opposti estremi(smi): l’estremo Wine Spectator* (2 righette tutte inutilmente uguali con buoni margini di sovrapposizione tra una descrizione e l’altra, necessariamente accompagnate dal punteggio centesimale, unica cosa che conta in quel caso) e l’estremo Porthos (3 cartelle dattiloscritte in rima baciata, che coprono lo scibile umano dal primo sussulto di Noè all’ultimo sospiro del degustatore partecipativo).

In mezzo, noi esseri umani che cerchiamo di essere fedeli al liquido, alla lingua (italiana) e a chi ci legge: l’obiettivo è restituire con massima aderenza le sensazioni stimolate dal prodotto, con descrittori realmente utili ed indicativi, terminologia precisa e seria ma non seriosa e vacua.

Ho scippato ad un amico, professionista del vino e reduce da una serata memorabile, focosissimi appunti di degustazione. Poi mi sono chiesto a cosa corrispondesse cosa, perché viste le etichette in foto, curiosità e invidia si sono schiaffeggiate ad altissimi livelli. Quindi schiattiamo un po’ insieme ripercorrendo la serata alla cieca.

Questi i vini (in ordine sparso):

A. Bodegas López de Heredia, Rioja Viña Tondonia 1994
B. Domaine Armand Rousseau, Chambertin Grand Cru 2003
C. René Engel, Echezeaux Grand Cru 2002
D. Domaine Emmanuel Rouget, Vosne-Romanée 1er Cru Les Beaumonts 1999
E. Château Mouton Rothschild, Pauillac 1996
F. Château Margaux, Pauillac 2002
G.Vega Sicilia, Ribera del Duero Gran Reserva “Unico” 1995
H. Christophe Roumier, Ruchottes-Chambertin Grand Cru 2006

 

E queste le note di degustazione (in ordine sparso):

1. Mamma mia che grande vino! Di quelli eccitanti, capaci di rapirti per sempre dopo un minuto. Un rosso ovviamente capace di proseguire con successo il suo percorso di crescita in bottiglia ma già godibilissimo ora. I profumi offrono un ventaglio floreale di impareggiabile finezza, dominati da suggestioni di rosa, impreziositi da puntelli aromatici speziati e minerali che fanno da corredo, mai da comprimari. La bocca è vibrante e setosa, puntellata dalle tipiche sensazioni di lamponi dolci e spezie fini. Infinito.

2. Sarà ricordata come una delle grandi annate della zona, al pari dei più celebrati millesimi del passato, tendenzialmente caldi e maturi, capaci di stupire nel tempo e regale emozioni purissime a distanza di molti anni? Chissà, forse è ancora presto per dirlo anche se i più “anziani” paiono sostanzialmente d’accordo nel dire che andrà così. Certo il vino è magnifico, appagante, scandito dal consueto ritmo e da una timbrica che non ammette discussioni. Rispetto ad annate più fresche, mostra forse un tratto aromatico più scuro, leggermente meno sfumato, e un sorso pieno, gustoso, di fantastica maturità di frutto, incanalato in forme più armoniose e morbide. Non un limite, almeno in una lettura classica del potenziale di invecchiamento della zona, ma certo al momento sceglieremmo altre annate.

3. Assaggiato qualche anno fa, appena uscito, aveva mostrato un volto incomprensibile, fatto allo stesso tempo di maturità e durezze, linee verticali e percorsi orizzontali incapaci di trovare una sintesi. Ora è il vino giusto al momento giusto, perfettamente capace di raccontare chi è e quanto è grande. Il tempo di sbarazzarsi di un timido accenno riduttivo (quella nota di buccia di pomodoro, peraltro a noi non sgradita, in quanto spesso viatico di godimento) e il festival può cominciare. Il naso è in effetti un tripudio di dettagli, di richiami e rimandi che trovano nel gioco di squadra la loro forza assoluta. Chiaro esempio in cui “il tutto vale più della somma delle singole parti”, si diverte a mostrare profumi delicati e coinvolgenti che si rincorrono. I piccoli, delicati e maturi frutti rossi sono contornati da una trama speziata raffinata, leggera, magistralmente accompagnata da accenni terrosi, di humus e sentori coloniali. Molto coerente il palato, setoso ma affatto blando, anzi capace di una silhouette che è pane per i denti chi mal digerisce i percorsi prevedibili, le strade battute e confortanti. Non mancano le durezze, insomma, condite da un finale quasi mediterraneo di radici, erbe officinali ed elicrisio che, anziché penalizzarlo, ne allungano il passo con un delizioso tocco amaricante.

4. Ci sono bottiglie che non danno risposte ma solo delusioni. Nessun sentore di tappo evidente, niente difetti conclamati, strane evoluzioni o ossidazioni precoci. Solo la chiara constatazione di qualcosa che non va, senza sapere bene il perché e il percome, se sia da imputare al singolo campione (una bottiglia tenuta male, un tappo subdolo?) o peggio all’annata. Fatto sta che le ragionevoli aspettative sul vino sono state del tutto disattese. Ne esce un rosso incerto, banale, con morbidezze e ammaccature assortite unite a tratti amarognoli e incertezze sul profilo tannico. Così com’è, insomma, difficile da giudicare.

5. I profumi danzano, a tratti anche in maniera scomposta, di certo non annoiano mai. Partono cupi e si schiariscono nel bicchiere, fino a trovare tratti terrosi e speziati, di resina e acciuga salata (!), che abbracciano il ribes nero in maniera decisa. La bocca è densa ma non grassa, articolata e allo stesso tempo verticale. Si alleggerisce progressivamente, fino a diventare leggiadra nel finale (non cruda però) dove tira fuori una timbrica ematica, ferrosa, con piccante chiosa di pepe bianco.

6. Arriva dopo un pari grado (più o meno) di svariati anni più vecchio e forse anche per questo appare di una gioventù disarmante. Un vino grandissimo, esuberante e delizioso sul piano fruttato, con accenni animali e pirici in embrione, appena accennati, supportati da una componente speziata in divenire ma ancora incapace di garantire la necessaria complessità. Troppo presto per apprezzarlo appieno, non c’è ombra di dubbio. La massa, densa, carnosa, di grande impatto fisico, è ancora maledettamente monolitica. Le sfumature arriveranno col tempo, le palpitazioni pure. “Telefona tra vent’anni, io adesso non so cosa dirti…”.

7. Che fosse presto per stapparlo lo sapevamo ma, tant’è, l’abbiamo fatto lo stesso. Lui ci accoglie con un clamoroso cesto di frutti rossi e neri, ben dolci e maturi, non senza un timido accenno di confettura, contornati da una cornice balsamica che si farà strada. In bocca è monumentale, di grandissimo impatto materico anche se, ovviamente, non ancora rilassato né risoluto dal punto di vista tannico.

8. Al di là di quanto sia buono in assoluto e dei punteggi, un vino che diverte da matti. Ha un profilo tutto in sottrazione e in certi casi pare voler rinunciare anche al frutto. Le note agrumate e di fiori secchi si impossessano ben presto del naso e proseguono in una bocca verticale, pungente, decisamente ossuta. Una vera delizia, per gli amanti del genere…

Chi vuole avventurarsi nell’associare lettere (i vini) e numeri (le note di degutazione) ha tutta la mia stima ma l’amore sarà solo per chi mi aiuta a trovare Rousseau, Engel, Roumier, Margaux e Mouton, perché confondere Bordeaux e Borgogna alla cieca non è proprio cosa buona e giusta.

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

17 Commenti

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Paolo De Cristofaro

circa 9 anni fa - Link

Ci provo. 1) Ruchottes '06 - Roumier 2) Chambertin '03 - Rousseau 3) Echezaux '02 - Engel 4) Beaumonts '99 - Rouget 5) Vega Sicilia '95 6) Margauzx '02 7) Mouton '96 8) Tondonia '94

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Alessandro Morichetti

circa 9 anni fa - Link

Ti sei avvicinato molto moltissimo ma c'è un errore cui puoi ovviare con una sostituzione. A meno che non mi sia incasinato da solo, che potrebbe anche essere. Ma non credo. Dai, try again!

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Riccardo Campinoti

circa 9 anni fa - Link

Mi sai che le hai prese tutte

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Armando Castagno

circa 9 anni fa - Link

Io avrei/avevo scritto le stesse otto selezioni nell'identico ordine. Vado a postare e...

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Alessandro Morichetti

circa 9 anni fa - Link

Daiiiiiiii, impegnati e scova l'errore! 1) Basta una sostituzione 2) Presto per stapparlo?

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Antonio Boco

circa 9 anni fa - Link

...lo smanettone pelato aveva già alzato la manina...

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pico "m" coombe

circa 9 anni fa - Link

il solito secchione...

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Flachi10

circa 9 anni fa - Link

Sostituzione 3 al posto di 7... eazy.

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Alessandro Morichetti

circa 9 anni fa - Link

Nein. Rimane ancora un errore ma qui i conigli si sono volatilizzati??? :-)

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rebus

circa 9 anni fa - Link

nella foto c'è anche un Clos Rougeard "Le Bourg" 2008" che non compare nelle note....why???? troppo giovane??? dimenticanza ?

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Armando Castagno

circa 9 anni fa - Link

Morix, ma il Saumur-Champigny Le Bourg 08 della foto dov'è finito? Mah. Comunque, scambiamo 6 e 7, cioè una Margot per un montone.

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Alessandro Morichetti

circa 9 anni fa - Link

Non avendolo trovato negli appunti lo do per tappato o lavandinato. Non era al "nostro" tavolo. La foto è solo indicativa della qualità del prodotto ;-). Quanto alla sostituzione, ci sei andato mooooolto vicino, manca proprio un passettino ma non è quella. Ma mooooolto vicino!

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Paolo De Cristofaro

circa 9 anni fa - Link

allora proviamo a scambiare il 5 col 7: Mouton al posto del Vega, e vice-versa. Sì, soprattutto versane ancora...

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Alessandro Morichetti

circa 9 anni fa - Link

Esatto! Uffa, che palle, con voi non si può giocare. In pratica, lettere e numeri sono praticamente sovrapponobili, bastava solo invertire A e H.

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Faro I.

circa 9 anni fa - Link

"Sovrapponobili": vale a dire che sono nobili sovrapposti.

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Paolo De Cristofaro

circa 9 anni fa - Link

forse allora sono note che notano: se li hai bevuti questi vini, non è così difficili ritrovarli in questi appunti. Tra l'altro anche la mano scrivente mi sembra di riconoscerla... :-)

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