Due miti di Borgogna per elettrizzare la giornata: Henri Boillot e Claude Dugat

di Francesca Ciancio

Una mattinata francese a pochi chilometri da Conegliano mette di buon umore per tutta la settimana. Grazie a Cuzziol, l’azienda trevigiana che importa e distribuisce in Italia bei nomi nazionali e stranieri del vino, un martedì qualunque è stato esaltato da due autentici miti di Borgogna: il bianchista Henri Boillot e il rossista Claude  Dugat. Sornione il primo, silenzioso e timido il secondo. Si conoscono e si stimano ma scambiano poche parole. I vignaioli di Borgogna sono spesso così. Sembrano dirti: “Che senso ha spiegare un vino se puoi berlo e goderne?

Da più di quattro generazioni il domaine Jean Boillot è a Volnay e con l’arrivo di Henri Boillot, nonno dell’attuale Henri, è cresciuto fino ad avere 15 ettari di superfice vitata. Henri Boillot, attuale proprietario del domaine, ha poi dato il suo nome all’azienda. Il 65% delle vigne è a bacca rossa, ma Henri è famoso soprattutto per i bianchi. La sua ossessione è in tre parole: precisione aromatica, freschezza e mineralità.  Per questo evita maturazioni spinte in vigna, anzi, preferisce anticipare di un po’ la vendemmia; niente lunghi affinamenti in legno, nessun batonnage per evitare grassezze e morbidezze eccessive, no barrique, ma botti da 350 litri fatte costruire apposta con l’intento di marcare in maniera più personale i vini. L’annata 2009 di Boillot è speciale, come un po’ in tutta la Borgogna: meno durezze, eleganza e finezza da vendere.

Meursault village 2009 | Prodotto con uve provenienti da diverse vigne, soprattutto da zone di collina: Chevalières, Tillets e Narvaux. Le barriques sono da 350 litri, di cui il 30% nuove. Come dicono i francesi, questo è un Meursault tendu, ovvero teso, affilato, al contrario di una denominazione che spesso si caratterizza per vini morbidi e opulenti.

Puligny Montrachet Villages 2009: prodotto con uve provenienti da due vigneti: uno a nord al confine con Mersault Charmes e l’altro a sud “Les Enseignieres” sotto il famoso Bienvenues Bâtard Montrachet. Un anno di barrique con un 30% di legno nuovo. Le vigne hanno una sessantina d’anni e nel 2009 hanno visto più di una gelata primaverile. Qui il naso comincia a farsi appena grasso, con un leggero sentore di zucchero a velo e piccola pasticceria. In bocca invece hanno la meglio il citrino e un po’ di erbaceo.

Meursault 1°er Cru Les Charmes 2009 | Quello di Les Charmes è il più grande vigneto classificato 1er cru a Meursault, si distingue in due sottozone, dove la più alta dà vini più eleganti, la più bassa maggiore grassezza. Henry possiede un vigneto nella parte du dessus, di sopra.  Suona come una bestemmia, ma a me sembra il meno convincente della batteria, con una spinta anticipata sulle morbidezze. Chi conosce bene questa bottiglia assicura però una grande longevità.

Puligny Montrachet 1er cru Clos de la Mouchère Monopole 2009 | Henry non vuole fare un torto agli altri suoi vini, ma questo è il suo orgoglio, frutto di un monopole di 4 ettari, quindi interamente suo. In francese antico la mouche era l’ape e pare che ce ne fossero tante in un bosco dietro a questo vigneto che ha 75 anni. Di certo il miele di acacia si avverte al naso bilanciato da note fumé e di petrolio: bocca freschissima, persistenza infinita. Fino all’82 il nonno Henry, con 12 ristoranti a Parigi, offriva questo Puligny come vino della casa.

Bienvenues Batard Montrachet Grand Cru 2009 | Poco più di 3 ettari e mezzo divisi tra diversi produttori. Qui Henri fa il negociant e acquista uve. Il vigneto villages “Les Enseignieres” è separato dal Bienvenues Batard Montrachet da 3 metri di strada e da diverse decine di euro tra una bottiglia e l’altra (40 euro contro 150). Il naso è avvolgente e opulento senza essere pesante con note di nocciola verde; in bocca torna il pane tostato con sentori di affumicato. Il legno usato è tutto nuovo.  Questo 2009 risulta già godibilissimo. Un pregio o un difetto per un Borgogna? Mettiamola così: questo è un vino che tra 15 anni ti farà fare un figurone, ma se non si può resistere alla tentazione di berlo ora, non si commette alcun reato.

Corton Charlemagne grand cru 2009 | È il più esteso dei grand cru, si trova a nord di Beaune, vicino alla terra dei grandi rossi.  Parliamo di ben  60 ettari a bacca bianca  che per la Borgogna è tantissimo. Il Corton Charlemagne è il vino più “masculin”, potente e rustico, con  naso di cannella e polvere da sparo. Austero e ancora in letargo, lascia presagire una vita lunghissima.

I vini di Claude Dugat sono virtuali, nel senso che trovarli equivale a una vera e propria caccia al tesoro. Per capirci: Cuzziol ha 6 bottiglie di Griottes Chambertin Grand Cru. Due sono state consumate durante la degustazione. Costano intorno ai 300 euro. Tutte le vigne di Claude sono a Gevrey, 7 ettari e nessuna voglia di espandersi. Continua il lavoro che era stato del padre e prima ancora del nonno. Segue i dettami dell’agricoltura biologica ma senza isterirsmi. Di tanto in tanto porta il suo amato cavallo ad arare nelle vigne.  Pretende vini puliti ed eleganti; diraspa tutto; nessun rimontaggio, solo qualche follatura per scongiurare l’eccessiva ossigenazione e robuste estrazioni tanniche; non filtra e non chiarifica più dal 1988.

Bourgogne rouge 2009 | Tutto da un unico appezzamento, Les Genevriéres. 14 mesi in barriques nuove per un vino che è tra i migliori della sua appellazione, degno di un Gevrey Chambertin Villages. Frutta rossa vivissima, con lamponi e fragole al naso e in bocca, finale leggermente speziato di chiodi di garofano e anice. Semplice ma godibilissimo.

Gevrey Chambertin 2009 | Saliamo di gradino. 12 mila bottiglie provenienti da 10 appezzamenti diversi. L’età media delle vigne è di 50 anni. Questo vino rimane in legno per 17 mesi, 50 per cento in  barriques  nuove e il restante in barriques di un anno. Qui c’è più concentrazione, il frutto si fa più intenso con profumi di ribes e mirtilli, tannini garbati. Da giovane si comporta bene, da adulto promette di essere spettacolare.

Gevrey Chambertin 1er cru Lavaux Saint Jacques 2009 | Questo 1er cru è in alto, poggia su base rocciosa e poca terra arabile. Nella Combe di Lavaux c’è un microclima particolare con belle escursioni termiche giorno/notte.  Tutto questo nel vino si traduce in più eleganza e mineralità. Nel bicchiere non mancano note di spezie e cuoio, la beva è persistente e avvolgente, i tannini di seta.

Griottes Chambertin Grand Cru 2009 | La classe divisa in 600 bottiglie. È il più piccolo dei grand cru di Gevrey Chambertin con 2, 50 ettari divisi tra 6 proprietari. Claude ha 1600 metri quadri. Viti ultra-cinquantenni, 17 mesi di 100% legno nuovo. È il più tannico dei vini di Dugat ed è  quindi quello che richiede più pazienza. La versione 2009 però si rivela già piena e bevibile. L’eleganza vince sulla forza. La “griotte”, nomen omen, la ritrovi al naso e in bocca. È l’amarena, succosa e un po’ più verde rispetto alla dolcezza della ciliegia. Poi, il secondo naso, con note di caffè in polvere. La bocca vibrante e al contempo austera. Il sorso mandato giù non finisce più.

5 Commenti

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Clos de la mouchere tutta la vita. La metà delle bottiglie ordinate per la mia attività le sto bevendo io (capito che affari che faccio???) :-(

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rampavia

circa 10 anni fa - Link

Francesca, accidenti, più che una degustazione, si è trattato di un infanticidio. Tutti dell'annata 2009. Secondo me (anche se tenti a più riprese di negarlo) hai commesso più di un reato punibile con l'interdizione alle pubbliche bevute. Transeat. Con molta invidia, grazie per il post.

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francesca ciancio

circa 10 anni fa - Link

osservazione corretta ma ti sfido a una verticale di questi vini che abbiano annate antecedenti: può organizzarla solo un privato secondo me o un'enoteca virtuosa( tipo fabbretti!!??). trovarli è veramente un'impresa. Quelli che ho degustato non sono neanche tutti in commercio o hanno appena iniziato a esserlo

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Per quanto riguarda Boillot, il problema è che in italia arrivano con il contagocce. Per averne 24 bottiglie mi sono messo in fila un anno fa. Il c.d.m. è fenomenale per complessità ed eleganza. Peccato sia pressocchè impossibile arrivare al suo montrachet: il 2006 è terminato da due anni e il 2007 è agli sgoccioli.

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