Champagne | La guerra dei Rosé

di Francesco Fabbretti

ciliegiAlla fine è stato un pareggio ai punti, 94/100 ma tutti da raccontare. Non capita spesso di poter assaggiare in parallelo due bottiglie di Champagne così significative. Due Rosé firmati nell’ottimo millesimo 2002 e accomunati da uno spasmodico lavoro di selezione delle uve in vigna. Al cospetto del Rosé Grand Cru di André Beaufort e dell’omonimo Rosé Grand Cru di Egly-Ouriet, anche i più scettici nei confronti dei metodo classico rosati dovrebbero inchinarsi. La composizione dei due vini non è identica: Egly-Ouriet è composto al 60% da pinot nero di Ambonnay e per il 40% da chardonnay di Bouzy, Beaufort utilizza invece pinot nero di Ambonnay in purezza.

All’occhio, Beaufort fissa l’asticella del colore appena sotto il rosa cerasuolo, con un perlage accennato quasi a voler dare l’idea di un vino d’annata. Egly-Ouriet sfodera un rosé da manuale, dal perlage raffinato e persistente. Beaufort apre al naso con toni molto curiosi e timidi, calamitati da cipolla rossa di Tropea in splendido smalto a fare da supporto all’immancabile ciliegia in punta di frutto. Egly-Ouriet risponde con una sciabordata di note di burro fuso danese, albume, richiami calcarei, note di cognac (derivanti dalle botti di affinamento di parte del vino base) e la ciliegia Ravenna. Il primo lascia perplessi, il secondo è un carro armato che si muove con l’eleganza di un pattinatore artistico. Dopo 20 minuti Egly-Ouriet è ancora graniticamente immobile, con perlage inarrestabile e sensazioni di tostatura che lasciano spazio a note di rosa tea, mango cotto e the nero. Beaufort ha quasi dimenticato il perlage e inizia ad emergere di prepotenza il vino, schiudendosi ad uno spettro di profumi ampio e coinvolgente, dal frutto rosso a note maderizzate, intarsiato con accenni di scalogno, salvia e richiami ematico-ferrosi.
Il palato è godimento puro in entrambi i vini. Egly-Ouriet entusiasma per coerenza gusto-olfattiva, l’equilibrio è calcolato al bilancino seppur giocato su toni estremamente intensi e non immediati. L’acidità sorregge il corpo e un finale con persistenza da manuale, in cui i muscoli rivelano un volto gentile e aggraziato. Beaufort ha un palato interminabile, lo terresti in bocca senza deglutirlo per coglierne fino all’ultima sfumatura. Un vino di rara ampiezza, adatto come pochi altri ad una caccia “all’ultimo descrittore”.

Ricapitoliamo il difficile match. Per i primi venti minuti Egly-Ouriet vince 6-0 6-0, sul finale la scena si ribalta. Beaufort cresce a dismisura, con naso e palato che ti tirano in un vortice ammaliante, mentre il competitor rimane piantato sulla soglia dell’eccellenza.  Più Champagne il primo, più vino il secondo. Al ristorante, 110 euro per Egly-Ouriet, 70 per Beaufort. Un purista preferirebbe Ouriet, io chiuderei volentieri gli occhi pescando a caso. E voi?

7 Commenti

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Kapakkio

circa 12 anni fa - Link

E di grazia, quanto costano le sullodate bottiglie?

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Alessandro Morichetti

circa 12 anni fa - Link

Era saltata un riga, ora ci sono anche i prezzi

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Kapakkio

circa 12 anni fa - Link

tuttosomato prezzi umani per due champagne 94/100

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Francesco Fabbretti

circa 12 anni fa - Link

Ciò che mi entusiasma di questi assaggi (finchè il portafoglio tiene botta) è cercare in ogni bottiglia un suo "mondo" complesso e irripetibile che mi spinge a superare l'idea del punteggio tecnico per entrare in quella del coinvolgimento emotivo. Non mi vergogno a dire che talvolte mi vengono LETTERALMENTE le lacrime agli occhi

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Kapakkio

circa 12 anni fa - Link

::-(

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Francesco Fabbretti

circa 12 anni fa - Link

mi stai a prendere per il c..o???? ;-)

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Luca Cravanzola

circa 12 anni fa - Link

Egly- tutta la vita!!

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