In cima a “La Montagna” | Vinudilice 2007 I Vigneri

di Mauro Mattei

Quando Salvo Foti – enologo e deus ex machina del progetto I Vigneri – con aria austera si vantava di mostrarci la vigna sul tetto d’Europa, quasi gli ridevamo in faccia. “La Montagna” è l’Etna e a quanto pare andrà aggiornata la manualistica Ais alla voce “vigne estreme”. Il più alto vulcano attivo del continente ormai va di moda e vi assicuro che  salire dal versante nord, tra Randazzo e l’agro di Bronte ha un fascino quasi primordiale. Curva dopo curva l’ascesa è impietosa, tant’è che sbucati fuori da un boschetto di querce non credevamo ai nostri occhi. Cinta da ferraglia e rete per galline, a mò di artigianale “clos”, spiccava – in mezzo alla neve – una vigna irregolare e fitta, con ceppi grossi così. Qui è nato il nostro Vinudilice 2007.

“Siamo a 1300 m” gongolava Foti, sradicando le nostre certezze copia-incolla. Per lui l’incontro con questa vigna antica è stato casuale come la miscellanea di varietà tradizionali che compongono l’assetto di questi 10.000 ceppi/ettaro. “C’è di tutto, dal carricante alla minnella, dalla coda di volpe all’alicante”. Insomma, una vigna mista, con uve bianche e rosse su ceppi a piede franco per tracciare l’identità dei quali non basterebbe l’esame del dna. Altro che vini estremi, qui siamo alla follia enologica: escursioni termiche da deserto del Gobi, maturazione delle uve tardiva e disomogenea, lavoro in vigna ai limiti della manualità supportato da un mulo. Qui si vinifica tutto insieme in maniera ipertradizionale e il risultato è un rosato da capogiro. L’altissima acidità malica permette di evitare o limitare drasticamente l’uso della solforosa.

Poche le bottiglie prodotte ma faremmo lo stretto di Messina a nuoto per accaparrarcene un paio. Nel bicchiere è rosa antico con un’unghia appena ramata. Lo schiaffi sotto il naso e ti conquista immediatamente. Sembra uno Champagne rosé, descrittori in abbondanza. In bocca è sottile, affusolato, con un’acidità verde che taglia in due la lingua, rafforzata com’è dal tannino presente. Un ricordo vagamente ossidativo, già percepito al naso, ritorna in bocca con estrema piacevolezza. Una nota silvestre amalgama la struttura del vino evocando il  bosco di lecci da cui prende il nome. Sarà la suggestione, chissà? Poco importa, in questi casi l’alcol non veicola sensazioni odorose ma gesti centenari. Discutere di terroir sarebbe riduttivo, forse perché è uno di quei casi in cui tanti e tali sono gli elementi distintivi che il dubbio non si pone proprio.

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

6 Commenti

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AZ

circa 9 anni fa - Link

piace!.-)

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Simone Maglioni

circa 9 anni fa - Link

grande... ;-)))

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

sarà che la prima bottiglia acuiqstata era strafallata, sarà che i prezzi di produzioni sono tutti mediamente alti, ma se devo spendere 30 euro per un vino forse qualche perplessità su questo ce l'ho. In generale trovo la proposta di mercato per questa azienda davvero troppo salata (e non è la sola...). Ma il vino naturale, quello che ha il gusto di una volta, come lo facevano i nostri nonni a me risulta costasse davvero molto meno; io comincio a sentirmi un tantino preso per i fondelli

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Mauro Erro

circa 9 anni fa - Link

Mi permetto di dissentire. Non conosco questo vino, scherzavo con Mauro su Facebook a proposito di questo, ma ho saggiato il bianco - http://www.lucianopignataro.it/a/vinujancu-2007-sicilia-igt/6044/ - ed è vino semplicemente emozionante: quanti bianchi da Carricante si trovano di livello sull'Etna, oltre il Pietramarina di Benanti e quello di Alice Bonaccorsi? Il tuo discorso lo condivido se fatto sui vini di Kornellisen che continuo a non capire, ma su questi...

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Erica Paolelli

circa 9 anni fa - Link

Se posso permettermi anch'io non concordo con te, Francesco. Ho degustato Vinudilice 2008 insieme a Sandro Sangiorgi, ad Eat-Alia. è stato, insieme ad altri 5 vini, un gioiello. Un vino estremamente emozionante, un rosato eccezionale e, credo che, come per l'annata 2007, valga quanto lo si paghi. Forse, come hai pensato, la bottiglia acquistata era stata mal conservata e quindi ha reso il vino difettato. Io, per mia esperienza personale, ti assicuro che la descrizione di Mauro rispecchia a pieno quest'ottimo prodotto della terra. Ti invito a riprovarlo!

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Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

Grandi vini fatti da grandi uomini capitanati da quel fuoriclasse Salvo Foti che l'intera sicilia enologica e non solo dovrebbe onorare, ha riscattato l'intera "eccezione per faro Palari" deludente sicilia del vino fatta di vini super pompati e legnosi che dopo pochi mesi si spengono, Sono stato per la mia professione Fotografo sull'etna circa 7 giorni due giorni ospite di Salvo Foto e Maurizio il caposquadra dei Vigneri questa semi cooperativa che coltiva viti sul tetto dell'etna coma si faceva 50 - 60 anni addietro lavorano viti di oltre 100 anni in luoghi magici ma inarivvabili, con una cura ed un amore veramente impressionante,su tutto il territorio dell'etna ora ci sono notevoli investimenti ogni spazio è buono per una vigna così vediamo cordoni speronati, guyot ecc. ma solo i vini di Salvo e Maurizio provengono da alberelli di enorme bellezza, consiglio a tutti una visita, indispensabile contattare Salvo o Maurizio altrimenti si rischia di vedere mille vigne senza vedere niente.Per i Vini sicuramente alcune delle bottiglie più emozionanti degl'ultimi tempi. Senza appellativi Biodinamici Biologici Organici NO SOLO TRADIZIONALI, Quella vera tradizione di circa 60 anni fa. Fatti da Viti vecchissime e da uomini che conoscone quei luoghi e quelle piante come i loro figli con escursioni termiche pazzesche, con tecniche arcaiche e tradizionali, Questi Vini sono Vini di Terroir ciao Lido

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