Vinitaly 2010 | Cos’è questo botto?

di Fiorenzo Sartore

Da qualche anno sono passato a Linux. L’uso di un sistema operativo un po’ più complesso rispetto a mamma Microsoft, che mi ha allevato, mi ha insegnato che quando qualcosa non funziona si ricorre alla vasta comunità in rete, che condivide la competenza e le soluzioni ai problemi. E’ facile: non capisco una roba, cerco su Google, applico la soluzione. Raramente càpita di rilevare un problema che non trova alcun riscontro di conversazione: come se solo io mi fossi arenato su quello scoglio, e nessun altro. Così ho imparato che la totale assenza di discussioni su un argomento non significa che il problema sia snobbato, o irrisolvibile. Significa, semplicemente, che la soluzione è alla portata della MIA capacità, e solo per pigrizia o distrazione mi sono arenato. Se la cosa non è discussa, significa che è irrilevante e comunque  auto-risolta, perché ci arrivi da solo. La comunità nel frattempo è occupata a far altro, e verosimilmente a risolvere altri problemi.

Quando a Vinitaly si è tenuto il convegno “Vino web eccetera”, c’ero anch’io. Del resto l’avevo anticipato qui. Successivamente Antonio ha detto la sua (che è pure la mia). Quindi quello che aggiungo ora è marginale. Parte dal fatto che la sala, quel giorno, era alquanto vuota – il convegno era stato pochissimo reclamizzato in rete, questo è pure vero, ma la partecipazione era davvero bassa. Mentre ero in quella sala scarsamente popolata ho avuto una sensazione di déjà vu, come se l’atmosfera fosse familiare. Ebbene, avrete capito, ero nella stessa meccanica della ricerca della soluzione di un problema già risolto: non genera alcuna conversazione, né interesse. Mi sono ritrovato nella condizione di chi cerca di risolvere un problema, ma la soluzione è talmente a portata di mano che nessuno partecipa a parlarne; la comunità è oltre, più avanti, occupata a risolvere gli altri problemi di cui sopra. Che probabilmente sono pure più interessanti.

I problemi generati dalla dicotomia blog/informazione mainstream sono stati affrontati e in buona misura risolti all’inizio del decennio. Tuttavia l’informazione mainstream del settore food-and-wine rappresenta un raro esempio di dinosauro sopravvissuto all’impatto del meteorite. Basta vedere cosa sia oggi certo giornalismo enologico che ha anche i suoi indigeribili portali in rete, fatti incollando comunicati stampa aziendali (li conosco bene, sono quelli che popolano la mia casella di spam). Intendo quel giornalismo che pubblica robe tipo “nella splendida cornice di Villa Ciccillo la Contessa Papalla ha presentato la sua Cuvée 36 mesi in barrique nuove”. Questi non si limitano a separare le notizie dalle opinioni, separano proprio le notizie dai fatti interessanti. Si crucciano del potere crescente dell’informazione dal basso, sollevando problemi abbondantemente risolti. E generando conversazioni prive di interesse. Insomma, mentre l’enoinformazione ascolta Elene Amadini (l’accesso alla fiera solo per gli iscritti all’ordine dei giornalisti è un “senso di garanzia”), il resto del mondo discute Luca De Biase (“abbiamo bisogno di un sistema di informazioni che racconti la realtà”). I dinosauri del giornalismo wine-and-food si stanno ancora interrogando con domande tipo “ehi, cos’è stato quel botto?” – e non c’è nessuna conversazione che spieghi loro gli effetti del meteorite. Siamo tutti altrove.

[Il keynote di Luca De Biase è notevolmente lungo, ma altrettanto significativo. Vi consiglio caldamente di prendervi il tempo necessario per seguirlo con l’attenzione che merita].

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

3 Commenti

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Jacopo Cossater

circa 10 anni fa - Link

Impeccabile ed interamente condivisibile. Applausi. (La dicotomia tra offline ed online sembra cosa che interessa più quelli che tu chiami i dinosauri che i protagonisti attivi della rete. Riprendo qui una frase che per molti appare scontata, ma forse no, detta da Ryan Opaz al recente festival del giornalismo durante Media 140 food&wine: "Non ci sono differenze tra blogger e giornalisti. C'è differenza tra bravi e meno bravi.")

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Fabio Ingrosso

circa 10 anni fa - Link

La cosa che mi dispiace è che ancora non si vogliano comprendere le nuove dinamiche della comunicazione. E penso che questo, da parte di un'entità come Vinitaly sia abbastanza grave: la fiera del vino dovrebbe precedere essa stessa le aziende vinicole nella comprensione dei cambiamenti, fare propri nuovi strumenti di relazione con i clienti, nuove metodologie di vendita, ... Altrimenti, io il suo ruolo proprio non lo capisco!

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Fabio Italiano

circa 10 anni fa - Link

Mi dispiace doverti contraddire Fiorenzo, ma io ci andrei molto cauto nel definire i portali del vino indigeribili, e veri esempi di dinosauri sopravvissuti all’impatto del meteorite. E non perchè io sia il titolare di uno di quei portali (www.bereilvino.it) che copiano e incollano giornalmente i tanti comunicati stampa ricevuti, ma perchè dopo otto anni di presenza on-line conosco perfettamente quello che vogliono le migliaia di persone che girano sulla rete alla ricerca di informazioni sul vino. Ti assicuro che i portali del vino sono tanto importanti quanto i blog del settore. Il mio portale per esempio con ben 100.000 (centomila) visitatori unici all'anno può essere considerato un interessante punto di partenza per tutti, anche per quelli con problemi di digestione. Dopotutto anche le cantine devono fare comunicazione (quella che tu definisci spam) per vendere i loro prodotti! Un tot di notizie all'anno sono di vitale importanza per le aziende vinicole, e l'unico posto che hanno per pubblicarle sono i portali. Purtroppo le tante agenzie di comunicazione che se ne occupano, non ne capiscono nulla di comunicazione e di article marketing, e finiscono per fare spam, mandando lo stesso comunicato stampa a decine e decine di persone. Con il risultato che lo stesso comunicato stampa lo ritroviamo pubblicato su qualsiasi tipo di portale, anche non del settore. Saluti, Fabio

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