Umbria | C’è anche un’anima bianchista
Ne sono certo. Se vi dovessi chiedere di che colore sia l’Umbria, almeno nella vostra testa, credo non avreste dubbi: rossa. E si, ci mancherebbe, al di là di ogni riferimento politico da anni non si fa che parlare del fenomeno del Sagrantino di Montefalco. Poche altre denominazioni in Italia, almeno nell’ultimo decennio, hanno visto una crescita in termini di investimenti e di attenzione come quella vicino Foligno. Per non parlare di un’altra zona resa mitica da un cru, il Vigna Monticchio, sangiovese e canaiolo a Torgiano, vicino Perugia.
Però, attenzione, negli ultimi tempi sta emergendo un’anima tutta bianchista grazie a produttori che vendemmia dopo vendemmia stanno riuscendo a dimostrare tutto il valore di uve normalmente meno celebri. Prendiamo Orvieto, per esempio. Zona un tempo conosciuta più per la grande capacità di sfornare enormi quantità di bottiglie a prezzi piuttosto bassi oggi vede sempre più etichette affacciarsi tra le migliori espressioni di bianchi del centro Italia. I vitigni sono grechetto, malvasia, procanico, tra gli altri. Su tutte forse il celebre Campo del Guardiano, la cantina è quella di Palazzone. Anche i cosiddetti base però sanno regalare uno stupendo rapporto spesa/felicità. Barberani, per dire. E poi in zona c’è il famoso Cervaro della Sala di Antinori, grande coniugazione di numeri, contemporaneità, qualità.
Più povero, ma non necessariamente meno buono il Grechetto, praticamente base della stragrande maggioranza dei bianchi dell’Umbria. Moltissime cantine riescono a tenere prezzi davvero interessanti, in particolare nella zona dei Colli Martani, quindi Montefalco. Se però cercate espressioni più importanti, magari meno beverine, negli ultimi tempi alcune cantine, a Todi, stanno lavorando una particolare varietà di Grechetto più strutturata, con una spalla acida di una certa rilevanza accompagnata da maggiore struttura. E’ il Grechetto di Todi. La cantina di riferimento è Roccafiore, l’enologo è Hartmann Donà.
E poi il Trebbiano Spoletino. Riscoperto da poco, sa regalare vini straordinariamente interessanti. Vini vivi, snelli, di grande bevibilità e struttura. Anche da tenere in cantina, le versioni più vecchie pare siano emozionanti, a dire poco. Tra le migliori espressioni quelle di Paolo Bea, di Collecapretta, di Antonelli, di Tabarrini.
E va bene che il sindaco di Perugia si chiama Vladimiro ed il presidente della regione Catiuscia, ma vi assicuro c’è anche un altro colore che vale la pena di scoprire in Umbria, è il bianco. Politica a parte.
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Pesi leggeri | Due rosè sotto i 3 euro (possibile?) |










Sono d’accordo nel dire che l’ Umbria non deve essere menzionata solo per i vini rossi. Il vino “Campo del Guardiano” è davvero un’ottima espressione di bianco del centro italia. Consigliato!
Grazie Jacopo per il bell’articolo! Invitiamo tutti i lettori a visitarci in azienda per assaggiare con noi i Bianchi dell’Umbria.
B
Quoto al 100% Campo del Guardiano, se avete la possibilità di trovare qualche bottiglia più vecchia non esitate. Ho bevuto un ‘90 recentemente, impressionante!
Comunque anche l’Orvieto Classico Terre Vineate ha un rapporto qualità/prezzo super.
Vero, il Terre Vineate è un Orvieto straordinario, da avere, bere (ribere) e tenere in cantina (anche).
E c’e’ anche un’anima dolce e suadente
Ciao!
B
Straquoto la tua analisi e rilancio: mai come quest’anno batte forte l’anima bianchista della regione. In fondo, se escludiamo i fatti recenti, l’Umbria era nota soprattutto per questi vini, che poi erano anche (e sono) quelli più bevuti e popolari (almeno prima delle pippe sul resveratrolo e le dritte del mercato)
E visto che siamo in vena di esagerazioni, metto il trebbiano spoletino (prima di ridere assaggiatelo) tra le grandi varietà autoctone italiane, sulla scia di greco, fiano, garganega, verdicchio e compagni
Trebbiano Spoletino uber alles!
Bravo Antonio!
Più bevuti, i bianchi, ancora lo sono, visto che il Sig. Orvieto, da solo, rappresenta c.a. l’85% del vino umbro prodotto…
Per il discorso popolarità c’e’ da fare un bel discrimine tra Italia (Sagrantino rosso) ed Estero (Orvieto bianco).
E ben venga il trebbiano spoletino!!! Quale mi consigliate di assaggiare? GRAZIE
B
Quelli citati nel post, per dire. Interpretazioni magari diverse tra di loro ma tutte in grado di emozionare.
grazie per la stringata citazione, vorrei aggiungere anche Adanti tra i bianchisti che val la pena scoprire, o riscoprire, secondo le idee…
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[...] (Toscana certo, ma anche Umbria e Corsica), poi mi è venuto in mente un post che avevo scritto su Intravino a proposito di quella parte bianca dell’Umbria capace di regalare bottiglie di grandissimo [...]