di | sab 26 set 2009 ore 12:30
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all change!

Tutti wine critics. La recensione democratizzata

Un lungo articolo pubblicato su Slate.com merita la lettura approfondita. E’ il classico pezzo che definisco da fine settimana, assumendo con ciò che i lettori dispongano, nel fine settimana, di molto tempo libero quindi possano affrontare anche articoli assai lunghi. Prendetelo come un augurio.

Wine criticsParker Vs Dr.Vino
Mike Steinberger, l’autore, trae spunto dall’annosa vicenda che ha contrapposto Robert Parker ed alcuni suoi lettori, ripresa da Dr.Vino e dal Wall Street Journal. Dissapore ne ha parlato qui. Ricordate? Alcuni collaboratori di Parker, contravvenendo alla policy editoriale, accettarono regali dai produttori, con grande scandalo dei lettori; Parker all’inizio negò dicendo che la cosa era “totalmente fasulla”, e che le affermazioni provenivano da “estremisti”. Quando il castello di carte  crollò, le critiche sfociarono in una vera a propria rivolta di molti lettori di Parker – e questa sollevazione contemplò pure asprezze verbali nel forum parkeriano.

Siamo tutti wine critics
Scene già viste dagli enofili-internauti. Per Slate questa è l’occasione per affermare – in modo assai convincente – che “ormai siamo tutti wine critics, e Internet ha democratizzato il bere”. Questo è il classico argomento che sta a cuore ad Intravino, soprattutto quando viene spiegato nei termini comprensibili e condivisibili di Slate: “le mutazioni nella dinamica critica-consumatori erano, fino a poco tempo fa, solo una questione di pronostici futuri. Ora l’imbroglio (in italiano nel testo) di Parker dimostra che il futuro è arrivato”.

La democratizzazione siamo noi
Il futuro ormai presente ha la forma dei molti partecipanti ai blog, forum, spazi sociali dedicati al vino. Questi non si limitano a svolgere una specie di funzione di “controllo” nei confronti dei mainstream wine critics, ma diventano loro stessi recensori. Esempio classico è Cellar Tracker, la raccolta online di milioni di recensioni condivise da semplici appassionati. Questo scenario mobile per Slate è democratizzazione, ha cioè una valenza positiva. Intravino è d’accordo. Senza questa forma di controllo esercitata da chi partecipa alle numerose conversazioni in rete, la vicenda Parker non sarebbe mai venuta fuori. Ecco perché queste dinamiche a volte dure, a volte polemiche, costringono il wine critic a “dover giustificare la sua presenza”. Cosa mai vista prima.

Equilibrio nel caos
Queste mutazioni nelle formule comunicative, molto ingessate, tipiche del nostro àmbito, sono largamente positive. Personalmente, avendo un approccio alquanto anarchico nei confronti di gerarchie che spesso tendono ad autogiustificarsi ed autoassolversi, concordo col famoso “grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. L’aspetto che mi sta più a cuore sottolineare, però, è che questo magma è assai meno caotico di quanto potrebbe apparire ad una lettura superficiale. Al contrario, è dotato dei famosi elementi di auto-equilibrio ed auto-correzione tipici della rete.

La libertà è partecipazione
Ora, di fronte al cambiamento profondo ed epocale, se dovessi dare un consiglio amichevole a chi osserva tutto ciò con scetticismo, o magari con spirito critico, vorrei dire: abbraccia la novità, diventa parte di questa. Anziché combattere una guerra di retroguardia, destinata a probabile sconfitta – a meno che non si decidano a chiudere la Rete, ed è un fatto che questa speranza sia nell’agenda di diversi politici – e anziché destinare le preziose energie a sforzi vani, sii tu stesso parte della conversazione.

Sull’anonimato
Le conversazioni in rete contengono elementi positivi perfino nelle sue parti più criticate. Pensiamo per esempio all’anonimato in rete, ed all’uso che alcuni fanno dell’anonimato per veicolare commenti aspri, magari duri o talvolta pure gratuiti. Ebbene, io sono perfettamente favorevole all’anonimato. Io trovo che chiunque desideri esprimersi senza “metterci la faccia” abbia pieno titolo per farlo. Quello che dovrebbe essere evidente, sempre, è che sono le parole che diciamo, a qualificarci. Un commento aspro, magari demenziale, espresso in modo anonimo, parte fatalmente azzoppato. E sbaglia chi crede che queste caratterizzazioni finiscano per compromettere la qualità delle conversazioni. Al contrario, segnalano in modo ancor più chiaro quali aspetti del dibattito siano rilevanti.

Conclusioni
Per concludere, però, userò proprio la chiusura dell’articolo di Slate.
“Ci stiamo spostando dal monologo al dialogo; e questo riflette una verità fondamentale circa il vino: è una questione di gusti, e il gusto è diverso da una persona all’altra. C’è ancora bisogno dell’opinione di un esperto, ma l’autorità dovrà essere praticata con maggior leggerezza, e non dovrà richiedere deferenza, come una volta”.

[Immagine tratta da Slate.com]


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17 commenti a Tutti wine critics. La recensione democratizzata

  1. concordo quasi in tutto tranne che sull’anonimato.chiunque esprima un giudizio deve esserne responsabile,a tutti i liuvelli.la quantità geologica di post demenziali volgari calunniosiè un danno x il lettore.

    • per dare un giudizio non importano le generalita’, per offendere magari si’. Se uno viene sul mio sito, e io ho una sezione apposta per questo, e dice che un mio vino non gli piace, non vado certo a intimargli di dirmi chi e’ o chi non e’. Se invece comincia ad offendere o ad insinuare cose calunniose allora il discorso cambia.
      Ecco, penso che la cosa possa funzionare semplicemente cosi’.

    • avatar il fantasma dell'Opera all'opera

      chiunque esprima un giudizio deve esserne responsabile a tutti i livelli

      giriamo la medaglia e consideriamo l’altra faccia:
      c’è anche chi desidera che, in Rete come nella vita, le proprie generalità dicano niente a nessuno. Personalmente ho smesso persino di usare un nick univoco, affinché la ripetitività dello stesso non acquisti un significato incrementale* che alla lunga possa influenzarmi / di cui alla lunga possa importarmi… è l’utopia 4.0: i contenuti migliori che si può, senza cercare meriti o accumulare importanza.

      [*] cfr. pur non avendo alcun valore artistico i telefilm raggiungono l’eternità dell’arte semplicemente grazie alla ripetitività, e acquistano un significato incrementale anche solo come storia sociale

      :-)
      Ciò non esclude che
      nel momento in cui mi fossero mosse contestazioni legali, o provocatorie o volgari, circa i contenuti di un mio commento o la mia scelta di stretto riserbo, nome e cognome li posseggo anch’io.

      • avatar il fantasma all'opera (messo in pratica)

        ho smesso persino di usare un nick univoco

        :roll:
        ossia lo cambio a ogni nuovo commento, usandolo a mo’ di titolo o preambolo

  2. A proposito di sfide, Internet, vino e dintorni, la grande Jancis die ce la sua qui: http://www.youtube.com/watch?v=q6hW83d3n40

    Ciò premesso, la parola “autorità” quando si parla di wine critics mi stona parecchio. Se la sostituissimo con “autorevolezza”?

    L.

  3. Qualche appunto.
    1 Questa linea editoriale non porta dritti a prodotti tipo “Il mio vino”?
    2 Lo sdoganamento della critica enogastronomica verso il basso (che voi chiamate democratizzata, e non condivido il termine) è già avvenuto in Italia, e da un pezzo pure. Slow Food ha sdoganato il ragionier Filini da un pezzo. E con risultati nefasti.
    3 Cosa più importante. E il diritto degli appassionati meno esperti ad essere informati da persone competenti dove lo mettiamo? O intendi che tutti gli scienziati della comunicazione sono venditori di fumo?

    Cordialmente, per carità. E sperando di non fare incazzare qualche biografo anonimo…

  4. avatar alfredo

    Per parlare di vino o di qualsiasi altro argomento bisogna averlo “masticato”.
    Quindi per parlare di vino bisogna berlo e berne tanti diversi sempre e sempre con tanta attenzione critica e la parte difficile, avere memoria!
    Non è facile per niente! Uno può innamorarsi di un’etichetta di un vino, ma non fossilizarsi su quel vino.
    Parlare in modo critico di vino è molto difficile anche dopo corsi AIS o Altro, se non si frequenta assiduamente una cantina fornita è come avere la patente di guida e guidare un Apecar solo nella proria città.
    Quindi io consiglerei di parlare di vino solo a pochissime persone, a pochi eletti. Uno su tutti che mi viene in mente: Gigi Brozzoni.
    Buone bevute “attente” a tutti.

    • non capisco perche’ uno non possa avere il diritto di parlare di vino sparando eventualmente qualche cazzata.
      Non riesco a focalizzare il problema, potrei capire se dovessi pagare la lettura di ogni blog che parla, piu’ o meno a proposito di vino, ma visto che cosi’ non e’ alla fine scelgo io chi leggere, finche’ mi piace e mi interessa. Non e’ un metodo semplice di convivere?

      • avatar alfredo

        Ma certo Gianpaolo! Ognuno può dire e scrivere quel che vuole, ma parlare con cognizione di causa è tutta un’altra storia, è come parlare di calcio al bar, tutti sono allenatori a parole. Alle volte è divertente ma può anche succedere che ti spappoli il cervello a furia di leggere stupidate.
        Comunque quando puoi bevi vini sempre diversi con metodo e memoria.
        Cin Cin.

    • avatar Simone e Zeta

      Focalizziamo guide e giornali e critici di quelche anno fa: accanto ad alcuni big sono nati tanti personaggi del sottobosco, che hanno saputo cavalcare l’onda o semplicemente trovarsi al posto giusto nel momento giusto, molte di queste persone hanno in qualche modo “guidato” l’appassionato ed il consumatore.
      Parallelamente chi non è arrivato alle luci della ribalta ha lavorato sodo ed oggi grazie alla diffusione di blog e qualt’altro on line, ha la possibilità di “dire la sua”.
      Ora che non esiste più il fortino inespugnabile, ma la critica diviene più trasversale dovremmo richiedere il patentino od il curriculum per esprimere opinioni?
      Non sarebbe più sano unoscambio trasversale di informazioni invece di godere di posizioni di privilegio?

    • Ti dirò. Mi sono accorta che berlo non basta. Anche sapere come nasce aiuta paarecchio nella professione di wine critic.
      Scusate l’interruzione, torno in cantina a vedere come procedono le fermentazioni.
      :D

      L.

  5. Pingback: Il meglio della settimana di Intravino | Intravino

  6. Condivido in pieno.
    La rete spinge i professinisti che vogliano conservare autorevolezza (giusto Lizzy) a misurarsi e ad aggiornarsi mentre prima nei comodi fortini editoriali cartacei e televisivi si stava tranquilli. Al massimo chiacchiere e qualche lettera di protesta che si cestinava cercando di far canestro.
    Per quanto mi riguarda gli ultimi due o tre anni sono stati ben più utili dei dieci-dodici precedenti.
    E stà cosa mi piace un casino, sono contento di viverla e mi stimola ogni giorno
    Unico dubbio sull’anonimato, ma la tua lettura mi costringe a ripensarci

  7. Concordo sia con Lizzy che con Luciano. Leggere (gratis) i commenti delle persone è sempre appassionante, anche se alla fine ci accorgiamo che sono caxxate. diverso è il caso in cui i commenti anonimi siano “da querela”. Ma, chiediamoci, non è che ci prendiamo troppo sul serio?

  8. avatar Simone e Zeta

    Domanda senza polemica: chi è il professionista ? (del vino)

  9. Pingback: Chi sono i foodidiots italiani? | Dissapore

  10. Pingback: VinoPR » Blog Archive » Intervista a Michael Wangbickler, Executive Director della Academy of Wine Communications

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