Trucchi | 3 piccole cose da sapere prima di acquistare una bottiglia di vino

di Antonio Tomacelli

“Fatto l’inganno, trovata la legge”. Ribaltato come un calzino il proverbio italiota, procediamo oltre e indaghiamo oggi su alcune pratiche diciamo così, sgradevoli, in uso nel rutilante mondo del vino. Si tratta di piccole furbizie borderline, lecite solo perchè sfruttano i buchi nella rete normativa. Lo spunto ce lo offre una bella mostra in corso di svolgimento al MOMA di San Francisco. Alcune foto dell’installazione hanno colpito la mia fantasia malata e una in particolare rappresenta bene il primo argomento che andremo ad affrontare: i trucioli nel vino.

Chips, chips, duddu-dudù, cibum cibumbù. (cit.)
Una fila di bottiglie di vino bianco. Dentro le bottiglie si intravedono dei pezzi di legno (in gergo chip) che progressivamente aumentano colorando il vino. L’ultima bottiglia, quella ricolma di legno, ha quel bel colore ambrato che fa tanto “analisi delle…” beh, ci siamo capiti. A cosa servono quei cubi di legno nel vino? Ovvio, a risparmiare un mucchio di soldi spesi in barrique o botti grandi. Invece di mettere il vino nel legno (600 euro di spesa min.) metti il legno nel vino per dargli quel nonsochè che eccita gli entry level.

Il legno-nel-vino è disponibile in diverse tostature, legni e macinature. Si va dai cubetti fino alla segatura che in più, pulisce il vino da particelle indesiderate. I principali utilizzatori finali (cit.) dei chip sono gli Australiani ma da qualche mese sono legali anche in Europa, grazie al piagnisteo delle grandi aziende che lamentavano la concorrenza sleale degli Aussie. Qualche esempio di vino chippato? Andate sul facile e, senza spendere troppo, stappate un brik di Tavernello: per un euro e cinquanta al litro non pretenderete mica una barrique di rovere francese, dai!

Data di nascita, pliz
L’annata di imbottigliamento dovrebbe essere  marchiata a fuoco sul tappo di sughero. Dovrebbe, in a perfect world. Nella cruda realtà pochissimi lo fanno e c’è un motivo. Facciamo conto che io sia un produttore e che il mio vino sia pronto per l’imbottigliamento. Accendo la macchina e il nastro trasportatore comincia a trascinare le bottiglie, portandole prima sotto la riempitrice e poi alla tappatrice. A quel punto mi fermo, saltando la fase dell’etichettatura dove, normalmente, c’è scritto il numero di lotto e la data della vendemmia (diciamo 2009). Registro il tutto sul libro di cantina (obbligatorio per legge) e lascio le mie bottiglie a riposare in cantina.

Ne ho confezionate diecimila e man mano che mi arrivano gli ordini provvedo all’etichettatura. Quest’anno però c’è un po’ di crisi e mi rimangono sul groppo un tremila bottiglie abbondanti. Nel frattempo è arrivata l’annata 2010 e i clienti non vogliono saperne di annate vecchie: che si fa? Semplice, si prendono le tremila bottiglie del 2009, le si etichettano come “annata 2010” e il gioco è fatto. Sul tappo l’anno di produzione non c’è e voi vi bevete quello che passa il convento, cioè io me medesimo. Chiaro?

Il vino di carta
A che serve una denominazione di origine controllata? A determinare la provenienza di un vino, ovvio. Con la garanzia della doc, so per certo che quel vino è stato prodotto, ad esempio, in Puglia nella zona di Salice Salentino. Alcuni disciplinari (i regolamenti delle doc) sono però più comodi di altri e permettono che l’ultima fase, ovvero l’imbottigliamento, la si possa effettuare fuori regione. Succede così che un vino nato e cresciuto in Puglia venga confezionato in provincia di Pordenone, il che non è bellissimo a vedersi ma la scappatoia legale per evitare troppe domande c’è. La legge, infatti, permette l’omissione dell’indirizzo in retroetichetta, sostituibile con il cosiddetto codice ICRF. Ogni imbottigliatore ha il suo ed identifica anche la provincia di appartenenza. Esempio: un codice ICRF RE/21 identificherà il produttore n.21 della provincia di Reggio Emilia in maniera univoca.

Per inciso, i codici li assegna la Repressione Frodi e devono essere riportati anche sulla capsula. Perchè questo capitolo si intitola “il vino di carta”? Perchè può succedere che a viaggiare siano solo i certificati di provenienza e che al posto del Primitivo DOC in bottiglia ci finisca un vino da tavola qualunque. In questo caso però, non siamo più ai limiti della legalità ma proprio nel codice penale. Di vini che terminano il loro viaggio a migliaia di chilometri di distanza sono pieni i supermercati e i discount, ma non sempre il prezzo basso è indicativo di pratiche borderline. Occhio dunque alle sorprese nella retroetichetta.

Io per oggi avrei finito, ma se siete a conoscenza di altre pratiche simili, fate pure: la sezione commenti è lì apposta.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

28 Commenti

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

-dei chips non mi pare il caso di aggiungere nulla, tranne il fatto che sono vietati per le DOC/DOCG e che devono essere dichiarati per gli usi ammessi (IGT/VdT) - sui tappi l'annata deve essere riportata per legge? Ma sei sicuro? In ogni caso, quello che tu dici, ovvero cambiare l'annata di un vino "in corsa", non e' una pratica "borderline", ma una truffa in commercio. Per dire le cose come stanno, fare una cosa come quella che dici tu abbisogna di molto di piu' che cambiare l'etichetta, ma richiede la falsificazione dei registri di commercializzazione (vidimati da repressione frodi) e dei documenti di vendita. E' infatti ovvio che se io ho un vino in carico come 2009 e poi lo metto in fattura come 2010, non lo posso scaricare dall'annata 2009. Se invece io metto l'annata 2009 in fattura, lo scarico dal 2009 ma il documento di vendita non sara' veritiero perche' le bottiglie riporteranno in etichetta 2010. Questo mi provochera' problemi con il cliente che allo scarico vede la fattura con l'annata precedente e quindi rifiuta la merce direttamente al corriere e l'intervento possibile della repressione frodi di fronte a qualsiasi controllo durante il trasporto da parte degli organi di polizia. -imbottigliamento fuori zona. Non e' una pratica ammessa dai disciplinari, ma semmai una pratica non proibita, nel senso che il disciplinare di produzione deve riportare esplicitamente l'obbligo di imbottigliamento in zona di origine. Il problema e' che la legge non consente di proibire l'imbottigliamento fuori zona di origine alle ditte che lo hanno fatto per almeno 2 anni consecuitivi negli ultimi 5 anni precedenti alla modifica del disciplinare, per motivi di "concorrenza sleale" o di diritti pregressi (non mi puoi limitare "a posteriori" la possibilita' di fare impresa). Sono stati fatti numerosi ricorsi a TAR in tutta Italia, tutti persi. Puoi limitare questa pratica solo per il futuro. E' un problema grosso, anche nel Morellino dove ci sono state forze contrarie all'accoglimento di questa resitrizione nel disciplinare, che e' poi avvenuta nel 2007, quando i buoi erano ormai scappati. C'e' da dire pero' che come tu stesso dici, questa pratica non ammette certo comportamenti illegali, come quello di scambiare un vino con un altro. Cose che del resto possono avvenire anche dove la limitazione sussiste per la verita'.

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Non ho detto che l'annata sui tappi è obbligatoria per legge, ma che sarebbe carino metterla, ecco.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

e' una cosa poco pratica, perche' lo stesso tappo puoi usarlo per vini diversi di annate diverse, ecc. Non e' una garanzia in piu' per il consumatore, visto che gia' esistono lotto, registri, etichette, ecc.

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

Gianpaolo, la sapevi questa? Modifica dei disciplinari di produzione dei vini DOCG e DOC relativa all'inserimento dell'obbligo dell'indicazione in etichetta dell'annata di produzione delle uve, ad esclusione delle categorie di vini liquorosi, spumanti e frizzanti. (10A12305) (GU n. 249 del 23-10-2010 ) Articolo unico 1. Conformemente ai disposti di cui ai comma 10 e 11 dell'art. 6 del decreto legislativo n. 61/2010, ad esclusione delle tipologie relative alle categorie dei vini liquorosi, spumanti e frizzanti, fatta altresì eccezione per i disciplinari di produzione che già contemplano l'obbligo dell'indicazione in etichetta dell'annata di produzione delle uve, i disciplinari di produzione dei vini DOCG e DOC finora approvati e modificati con i relativi decreti, sono modificati con l'inserimento, nell'apposito articolo concernente l'etichettatura, del seguente comma: "E' fatto obbligo di indicare in etichetta l'annata di produzione delle uve". 2. Ad esclusione delle tipologie relative alle categorie dei vini liquorosi, spumanti e frizzanti e fatte salve le disposizioni più restrittive stabilite dagli specifici disciplinari DOCG e DOC, le partite di vino provenienti dalla vendemmia 2009 e precedenti possono essere etichettate senza l'indicazione dell'annata e smaltite fino ad esaurimento delle scorte. Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 5 ottobre 2010 Il capo Dipartimento: Rasi Caldogno

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

gia' commentato nell'altro post. Ma almeno questa e' una norma correttiva di una lacuna che inspiegabilemente esisteva da sempre.

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Annalisa

circa 9 anni fa - Link

Stavo per scrivere la stessa cosa di Gianpaolo. Anche a me il punto n.2 non mi risulta: non c'è nessuna legge che dica di mettere la data d'imbottigliamento sul tappo. In ogni caso ci sono altri sistemi di tracciabilità delle bottiglie e la pratica indicata è una frode grave. Il fatto di non etichettare subito dopo l'imbottigliamento è una cosa normale, soprattutto per quei vini che si sottopongono a periodi più o meno lunghi di affinamento in vetro prima della vendita (dopo l'imbottigliamento comunque qualsiasi vino dovrebbe "riposare" almeno un po' in bottiglia). La spiegazione è banale: bottiglie che restano accatastate (e prendono polvere)per mesi uscirebbero con etichette e capsule rovinate.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 9 anni fa - Link

anche a me non risultava il fatto della data sul tappo, però concordo che sarebbe carino metterla. una domanda provocatoria la foglio fare io:la mia produzione è rappresentata per i due terzi da vini da tavola, anzi vini generici, questo per vari motivi. io in etichetta riporto l'annata, cosa che si vdt non si potrebbe fare, almeno così mi dicono le mie fonti, a voi sembra una cosa corretta? non sarebbe meglio lasciare la facoltà di scelta? idem per quanto riguarda i vitigni utilizzati! "l'etichetta di un vino da tavola (che quindi non è un D.O.C., un D.O.C.G., un I.G.T., ecc.) non può fare in nessun caso menzione sull'etichetta di un vitigno o di una zona geografica, né può recare marchi, disegni o parti di parole che contengano il nome di un V.Q.P.R.D. (vini di qualità prodotti in regioni determinate), né può contenere indicazioni concernenti un'origine geografica, una varietà di vite, un'annata di raccolta o riferimenti a qualità superiori."

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Luciano Ciolfi

circa 9 anni fa - Link

nell'ultima bottiglia della foto i trucioli si sono già bevuti un bel bicchiere di vino :-)) Comunque Antonio, come fa notare Giampaolo, ci sono registri, denunce di uve e giacenze, fascette di stato, controlli della repressione frodi etc ma gli onesti restano tali, faticando a stare dietro a tutta la burocrazia e i disonesti sguazzano fra le crepe di questo sistema. Garantire i consumatori è una priorità!! magari con leggi chiare e pene certe?

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Luciano Ciolfi

circa 9 anni fa - Link

dimenticavo, informare, come state facendo voi e altri è sicuramente un buon sistema per aiutare i consumatori

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

si Luciano, ma per informare si dovrebbe prima informarsi :)

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Giampaolo, questo non è il "manuale del piccolo contadino onesto che rispetta tutte le leggi" nè io sto parlando di ciò che la legge prescrive. Ovvio, tu sei onesto e certe cose neanche te le sogni, ma io devo informare anche i restanti 3499 lettori che ogni giorno capitano da queste parti. Un abbondante terzo passa di qui per caso e magari sa poco del nostro dorato mondo: vogliamo informarli? Oh sia chiaro, l'informazione parte anche dai commentatori, eh! :-)

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Però 3499 lettori e chi l'avrebbe mai detto! A saperlo avrei limitato certi eccessi che pensavo sarebbero rimasti fra i 4 gatti sempre quelli! Ora faccio la seria, tanto stasera ci sono le partite e i 3499 sono ridotti a molti meno. L'argomento del post é strepitoso e non sto scherzando, Antonio puoi averlo proposto dal punto di vista del cronista, ma l'hai fatto nel modo giusto e le risposte fino ad ora ricevute, di produttori che rettificano, spiegano e danno spazio ad un soggetto così spigoloso ci dicono quanto ci sia ancora di ambiguo nella legislazione italiana. Non solo, ci sono molte differenze fra come viene percepito il vino dal consumatore e su come viene vissuto dal produttore. Trovo che Gianpaolo (e in questo caso anche Annalisa e Lorenzo) abbia sempre una posizione con i piedi per terra, in un mondo perfetto ci vorrebbero bottiglie che riportino in etichetta pure il colore dei calzini del cantiniere e il suo gruppo sanguigno per rassicurare chi beve il vino che non sarà contaminato da puzze di piedi o malattie veneree.Ma quanto costa cambiare le etichette? Già per tanti mercati stranieri ce ne vogliono di tipo differente e ogni anno cambia qualcosa. Per un produttore medio-piccolo é una bella salassata. In un mondo perfetto ci sarebbero corsi gratuiti dalle elementari per aiutarti a capire cosa cresce dove e come apprezzarla. Corsi per avere fiducia che nessuno ti frega. Invece viviamo nella totale imperfezione e il sospetto che quello che bevo non é quello che mi viene raccontato dalla confezione e dalle scritte porta a richiedere sempre più informazioni e a volte quelle che mi vengono date mi insospettiscono ancora di più. In Italia ci sono più produttori onesti che disonesti, gente che fa i salti mortali non solo per tirare fuori il meglio dalla propria vigna e dalla cantina, ma anche per barcamenarsi fra la burocrazia sempre più complicata, creata in teoria per punire i furbacchioni e che invece alla fine complica solo la vita a chi vuole fare il suo vino al meglio e onestamente.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

beh, allora non ho capito di che stai parlando, veramente. Forse sono l'unico dei 3500, ma che ci vuoi fare? Prima premetti che "Si tratta di piccole furbizie borderline, lecite solo perchè sfruttano i buchi nella rete normativa", e poi invece ci porti tre esempi, uno non e' ne' borderline ne illecito se fatto sui vini dove e' permesso, gli altri due sono cose da codice penale. Ci stai dicendo che persino il mondo del vino non e' immune dai disonesti? Oppure vuoi indurre il sospetto ai 3499 lettori di cui sopra che chi non mette l'annata sul tappo voglia fare il furbo? Oppure che se uno imbottiglia fuori zona di produzione e' potenzialmente un taroccatore ("Occhio dunque alle sorprese nella retroetichetta")? A me sembra un bella dose di qualunquismo un tanto al kilo, e di informazione ce ne vedo ben poca e confusa.

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Gregorio

circa 9 anni fa - Link

A me però non è chiaro perche un sangiovese prodotto in puglia viene imbottigliato a Rimini. E vednuto alla Coop col marchio dell'imbottigliatore invece del produttore. E hanno tutti i vitigni: sangiovese, merlot, cabernet, dolcetto, ecc... E sono questi i vini che ogni giorno. E qui piu che il lato commerciale bisognerebbe controllare il lato alimentare.

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Emanuele Coveri

circa 9 anni fa - Link

io mi aggrego a Gregorio. Alla fine noi piccoli produttori siamo comunque sempre facili da intercettare e controllare. Per quanto opinabile, ci facciamo tutto in casa e ci mettiamo la faccia, sempre. :)

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Annalisa

circa 9 anni fa - Link

perché, per assurdo, in etichetta la legge italiana vuole solo che sia indicato il "responsabile legale" di quel vino, che è chi imbottiglia.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

perche' il produtto che acquisti e' a tutti gli effetti di legge fatto dall'imbottigliatore. L'imbottigliamento puo' prevedere ad es. l'uso di vini provenienti da piu' partite, produttori, aree (dipende dalla menzione del vino) e anche annate. Ovviamente piu' si sale nella piramide della qualita', VdT, IGT, DOC, DOCG e meno e' possibile miscelare cose di provenienza diversa. E' ammesso, su base volontaria, riportare in etichetta i partecipanti alla fase produttiva, quindi anche chi il vino lo ha vinificato (ammesso che ve ne sia uno solo). Vi sono grandi aziende di imbottigliatori che producono quantita' grandi di vini di moltissime denominazioni diverse, appoggiandosi di volta in volta a produttori locali o acquistando partite di vino, che poi vengono immessi sul mercato con un marchio "ombrello". Non e' che questo avviene solo col vino, ma con quasi tutti i prodotti alimentari "a marchio" fatti in quantitativi da grande distribuzione. Di per se non c'e' nulla di illegale o di male, dipende da come opera la ditta in questione.

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Annalisa

circa 9 anni fa - Link

Sì, così risolvi la parte legale, ma non c'è una tracciabilità evidente per il consumatore. E' vero che si dovrebbe fare caso alle diciture: "imbottigliato all'origine" o "prodotto ed imbottigliato" rispetto al semplice "imbottigliato da... " Però anche questa è una formula poco chiara perché "imbottigliato da..." comprende troppe categorie, dall'imbottigliatore "puro", al piccolo contadino che compera l'uva del vicino.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

sono d'accordo, le dizioni effettivamente esistono, e credo che sarebbe importante che fosse piu' autoesplicative, pero' non e' solo con l'etichettatura si puo' spiegare tutto. Se compri abitualmente il Tavernello, 100 milioni di confezioni vendute l'anno, probabilmente ti interessano tre cose: 1) il prezzo 2) la qualita' media costante (per quanto alta o bassa sia 3) che non faccia male. E queste tre cose ci sono. Per gli altri consumatori, deve anche essere un processo di ricerca della qualita' che implica un minimo di voglia, come faccio io se invece di comprarmi il negronetto mi cerco un salame prodotto da un artigiano.

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Gregorio

circa 9 anni fa - Link

Ma una persona normale mica puo leggersi un'enciclopedia sul vino prima di mettersi a tavola! Quindi va a istinto! Oserva gli scaffali sel supermercato e si convince che è meglio acqua ... o birra. Ammettiamolo, c'è troppo casino nel vino, e pure impunito dato che siamo in Italia.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

detta cosi mi sembra un po esagerato. L'etichetta non puo' e non potra' mai essere garanzia di qualita', qualunque cosa tu ci scriva sopra, qualunque informazione. Altrimenti basterebbe classificare i vini sulla base delle etichette, e finita li'. Se uno vuol bere bene e non sa cosa bere, meglio trovare una buona enoteca e chiedere consiglio. La stessa cosa vale se vuoi comprare un buon formaggio, lo chiedi ad uno specialista. Perche' col vino dovrebbe essere diverso?

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Gregorio

circa 9 anni fa - Link

Ciao Giamparolo, lavoro proprio nel settore formaggi, e ti posso dire che se vuoi un formaggio non dico buono, ma che almeno sia solo naturale, non faccia male, da poterlo dare a bambini e anziani con spensieratezza, ecco allora lo devi chiedere al piccolo allevatre che lo fa anche per la sua famiglia, che oltre che allungare il latte con acqua, anche volendo, non sa/può fare. Per tutto il resto non c'è da fidarsi. Per esempio l'inverno scorso era sotto gli occhi di tutti, il grana a 7-8 euro al chilo. Il latte costa 0.35 e ce ne vogliono 10 litri, + lavorazione, stagionatura, trasporti vari, e guadagno di tutti gli anelli della catena. Poi abbiamo visto qualche trucco sui media, ma si è insabbiato tutto perche le aziende coprono migliaia di posti di lavoro. Ecco, non è che coltivassi molte illusioni, ma una speranziella che nel vino fosse diverso ce l'avevo :)

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bacillus

circa 9 anni fa - Link

Sì, post coraggioso, direi addirittura quasi doveroso, sostanzialmente condivisibile nello spirito (nei dettagli è un'altra cosa). Ora però aspetto quello, altrettanto introspettivo, che mette alla luce del sole, allo stesso modo, il radioso mondo del "bio". Nessuna polemica. Vorrei solo il trionfo del Bene e la sconfitta del Male... :-)

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emanuele

circa 6 anni fa - Link

Bacillus ??? Guarda guarda chi si vede ! Questo post è un po' datato forse nessuno mi risponderà, ma vorrei chiedervi una cosa. Attualmente sto facendo le pratiche necessarie per potere produrre vino. La burocrazia è una gran palla, sarei un piccolissimo produttore di circa 1000 bottiglie l'anno, e miro ad una fascia medio/alta. Lo faccio soprattutto per passione. Ora, l'autorizzazione per produrre vino, vista la piccola quantità puo' essere soggetta a deroghe, invece l'imbottigliamento no. Mi chiedo : - In etichetta posso specificare la mia azienza agricola oltre che quella dell'imbottigliatore ? - Posso vendere un vino imbottigliato da un altro ? Nel senso, se l'imbottigliatore è il responsabile legale di quel vino non dovrebbe essere lui a venderlo ? Io venderei solo la materia prima all'imbottigliatore, non è cosi' ? - Quali sono le pratiche burocratiche che potrei evitare facendo imbottigliare da un altro ? Spero in una vostra risposta. Emanuele

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Matias

circa 7 mesi fa - Link

Ciao premetto che sono ignorante nel campo del vino! Ho acquistato una bottiglia di chianti riserva DOCG 2015, aprendolo sul tappo marchiato c'è la scritta A2018 cosa significa? E la vera data di imbottigliamento è la etichetta e falsa o altro? Ripeto non me ne intendo, ma la cosa mi fa dubitare.

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Thais

circa 1 settimana fa - Link

Io la ultima arrivata al mondo dei vini... mah una grande consumatrice ....ho trovato utile l’artIcolo . Mentre cercavo di capire come mai non c’era scritta la annata, ecco !!! Il tappo. Bella discussione! Grazie signore, ho imparato un sacco di cose. 😉

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