San Polo a Montalcino | Avvicinamento alla biodinamica con biglietto di ritorno

di Andrea Gori

Questa è una storia che farà arrabbiare molti e non solo i nemici storici di una certa imprenditoria vinicola italiana. Prendete una cantina innovativa, senza refrigerazione a impatto quasi zero con un ingegnoso sistema di coibentazione e ricircolo di aria e umidità, un vigneto in regime biodinamico stretto e una zona come Montalcino: che cosa ne fareste? Quando la famiglia Allegrini scopre questa tenuta nel 2006 intravede le potenzialità di una grande vino ma i vigneti sono in abbandono, barriques e vasche di cemento inutilizzate e non mancano elementi inutili come porte satinate e rifinite in legno da Pininfarina. Cantina con alcune bottiglie a marchio Tenuta Montluc (dal nome di Biagio di Montluc, comandante delle milizie francesi, assediato per tre anni a Montalcino nel 1553, che usava colorirsi il viso di “vino vermiglio” per non mostrare i segni della fame della stanchezza degli assediati) di Silvia Fertonani.

Affidare la conduzione a Nicola Biasi, giovane enologo nativo di Cormons, è stata una scelta coerente per scoprire cosa fare con i vigneti in seno all’azienda, in posizione invidiabile sul versante vicino a Fattoria dei Barbi, Podere Salicutti e confinante con le biostar Campi di Fonterenza e San Polino. Siamo a 4-500 sul versante sud est di Montalcino, ci sono buona escursione termica che favorisce un’ottimale maturazione del sangiovese, galestro ben drenato calcareo, tessitura limo sabbiosa, una parte argillosa con resti fossili, poche piogge e temperature sopra la media ma non torride come più a sud verso Castelnuovo Dell’Abate, la zona più bassa e calda, con i suoi vini scuri corposi e strutturati.

La zona intorno all’azienda si chiama Podernovi e conta 16 ettari esposti a sud-est e sud-ovest: 10 vigneti vinificati separati cui vengono aggiunte uve provenienti da Cerretalto (nord est) in affitto per compensare eccessi di caldo. Il vigneto storico di San Polo è di 4,5 ha su terreno poverissimo ricco di galestro. Il vigneto del 2007, impostato in biodinamica (doveva dare il Brunello Montluc mai entrato in commercio), è di 11,5 ha con 7.000 ceppi per ettaro, limo e argilla maggiore, trattiene meglio l’acqua specie durante la stagione calda. L’idea orginale della cantina prevedeva cemento per fermentazione e assemblaggio quindi affinamento in barriques. Oggi si effettuano la fermentazione in nuovi tini tronco conici di acciaio, assemblaggio e riposo in cemento e infine affinamento in tonneaux da 500 l, lieviti autoctoni ma controllati e selezionati, le barriques sono state abbandonate quasi subito dopo una prima prova.

I vigneti oggi sono in studio di fattibilità per la conversione al biologico, resa teoricamente possibile dalle condizioni di grande ventosità e scarse precipitazioni della posizione, ma sarà una strada da intraprendere solo se veramente sostenibile, ambientalmente ed economicamente e non per partito preso o marketing. Le condizioni per la cantina sono molto particolari con un sistema di regolazione umidità che usa il tufo e delle aperture richiudibili alla bisogna, un sistema di raffreddamento al soffitto con serpentine, uno spettacolare scannafosso con areazione con la terra viva tenuta a freno da reti di contenimento. Assaggiamo a tavola un percorso complesso che dal futuro (2010 appena “nato”) corre indietro fino alle ultime due magnum disponibili della gloriosa annata 1999.

Brunello di Montalcino 2010 da tre vigneti, tre campioni che saranno assemblati in futuro: per ora molto più carico il primo (dal vecchio vigneto San Polo di 4,5 ha) ma ha note troppo fumé e cupe, mentre il secondo ha più frutta ed equilibrio (nuovi ettari dal 2000), il terzo con una bella acidità nordica (dai vigneti in affitto a nord est Torrenieri). Non sarà facile effetturare l’assemblaggio ma la materia è molto interessante, soprattutto bel tannino e ottima maturazione del frutto.
Brunello di Montalcino 2009
Polpa e frutto notevoli, nota speziata importante, pesca e fragola, bocca snella, ben equilibrato, annata calda siccitosa, gran vino in potenza.
Brunello di Montalcino 2008
Meno profumi e dolcezza, polvere da sparo, bocca meno pronta ancora da maturare, più struttura ma anche eleganza, molto diverso dal 2009 e 2010 ma non è detto che si riveli a suo modo interessante.
Brunello di Montalcino 2007
Dal cemento dove ha appena finito l’assemblaggio e riposo, esce un pó bastonato ma ha piglio fresco niente male, elegante nonostante il caldo dell’annata.
Brunello di Montalcino 2006 (presentato a Benvenuto Brunello 2011)
Filo di austerità, bel floreale allegro, bocca bella equilibrata, finale tra mandorla e ribes rosso, sapido ad un passo dall’eccellenza. 89
Brunello di Montalcino 2005
Mora e ribes nero, pepe e lieve fumé, impressione dark, amarena in bocca e finale incalzante. 83
Brunello di Montalcino 2004
Leggermente cotto, bocca corta alla confettura di fragola. 78
Brunello di Montalcino 2004 Riserva
Snello, un pó esile, leggermente amarognolo, legno leggero, finale di bosco e pepe rosa. 80
Brunello di Montalcino 2003
Nota leggermete ridotta, nota speziata calda, alloro e macchia, bocca leggermente verde 75
Brunello di Montalcino 2001
Dolce e intenso, un pó caramellato, glicine, bocca evoluta ma ancora vivace. 80
Brunello di Montalcino 2000 (magnum)
Balsamico, mughetto, note eteree e floreali, bocca meno vitale ma niente male pure se a fine evoluzione. 78
Brunello di Montalcino 1999 (magnum)
Appena mentolato, nota dolce di sottobosco, leggermente amarognolo ma molto giovane, fresco. Bella bevuta ancora. 93

Le sensazioni che ci arrivano dagli assaggi sono quelle di un progetto impostato sul medio lungo termine senza particolare fretta di stupire il mondo. Il secondo aspetto positivo è la preparazione di Nicola che umilmente si è messo a studiare e cercare di capire il terroir ilcinese senza paraocchi e preclusioni mentali. Altro punto a favore sono le buone prove dei vini nella verticale e soprattutto il cambio di direzione dal 2006 in poi (la prima annata affinata e cresciuta dagli attuali proprietari). Uno stile che ricorda le ultime prove di aziende come Mastrojanni o Marroneto, tradizionale come impostazione ma moderno nei mezzi e nelle idee.

Resta da capire, ma non lo sapremo mai, cosa ne sarebbe stato dei 1o ettari se condotti a biodinamica. I risultati di San Polino (il podere limitrofo) sono molto incoraggianti in tal senso ma le dimensioni maggiori e la vastità del progetto hanno fatto ripiegare su pratiche più convenzionali, seppur con il biologico ad un passo.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Bel post Andrea, peccato che appaia il sabato pomeriggio. Auguri alla famiglia Allegrini, confrontando i vini di San Polo con le altre loro produzioni, soprattutto quelle principali del veronese, si nota una certa differenza di impostazione, a beneficio del Brunello (per me). Questa azienda é passata di mano un paio di volte e pur avendo le vigne in una zona vocata, nel passato anche recente ha mostrato un'attitudine ondivaga (aspetto che si legge anche nelle tue note), vediamo cosa sarà capace di proporre nei prossimi anni. Mi sembra un po' eccessivo l'accostamento al Marroneto, posso essere d'accordo con lo stile Mastrojanni. Comunque le due aziende che tu citi come simili nell'approccio hanno una "location" completamente diversa e mi auguro che in futuro non siano così vicine nei loro vini, perché vorrà dire il lavoro in cantina avrà prevalso sull'espressione dei vigneti.

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

intendevo Mastrojanni e Marroneto come risultati, non nel senso di stile ma di eccellenza, viste le prove all'ultima anteprima. E quel non so che di fresco e vitale che si è sentito in pochi Brunello purtroppo. Come stile su San Polo mi pare che l'idea sia di lavorare di assemblaggio più che di "cru" quindi ci sta che finisca per non essere un classico sud-ovest ilcinese, ma cmq un ottimo Brunello!

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MAurizio

circa 10 anni fa - Link

""Resta da capire, ma non lo sapremo mai, cosa ne sarebbe stato dei 1o ettari se condotti a biodinamica"" E' una considerazione in negativo o in positivo ? In italiano, il prodotto finale sarebbe stato migliore o peggiore ? Sul tema agricoltura biodinamica, segnalo questa recente nota: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/02/21/biodinamica%c2%ae-cominciamo-da-rudolf-steiner/

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

Hai centrato il punto Maurizio, non sono riuscito a farmi una idea se sarebbe stato migliore o peggiore... Di certo pareva un biodinamico più modaiolo che veramente convinto quindi se forse al biologico o biodinamico si arriverà, forse lo si farà meglio che in passato! Qui a Intravino passiamo per essere dei fan del biodinamico ma in realtà, almeno per quanto mi riguarda, non lo consideriamo applicabile sempre e comunque.

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MAurizio

circa 10 anni fa - Link

Beh, leggendo le note di Bassanini, l'idea che un vino possa essere "migliore" se ottenuto impiegando un corno di vacca (per fortuna che non era un caprone di sataniche memorie ..) lascia un filo perplessi. Personalmente da consumatore e da modesto produttore (a livello familiare) di vino resto un "filino" scettico su queste modalità. Se poi qualcuno vuole propormi una bottiglia da x euro a 3 volte tanto, solo in quanto "prodotta biodinamicamente" potrei suggerire un differente impiego del corno ....

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