Raccontare il vino al tempo dei blog e delle marchette

di Alessandro Morichetti

Scritto per Enogea 35 ma consegnato in ritardo, l’articolo originario dal titolo omonimo è stato integrato e sarà pubblicato a puntate. Questa è la prima.
Ho iniziato ad amare il mondo del cibo da piccolo, rubando merendine alle compagne d’asilo. Il piacere della gola ignorava le lacrime di bambine a stomaco vuoto. Venti anni dopo, tesi in sociologia dei processi culturali per la laurea in scienze della comunicazione. Titolo: “Il campo culturale della cucina. Un’analisi della ristorazione nelle Marche”. Sottotitolo: meglio un curriculum da mangiatore seriale che una vita da giovane marmotta delle pubbliche relazioni. E’ stata tutta colpa del telegiornale. Erano gli anni in cui alla fine del Tg5 dell’ora di pranzo compariva una nuova rubrica, Gusto. Parlare di ricette e ristoranti tra cronaca giudiziaria e pastone politico spiazzò tutti. Alle 13:25 di ogni giorno, irrompe nella vita di milioni di italiani un pinguino dalle movenze singolari, il sommelier moderno: afferra il bicchiere d’ordinanza, lo traguarda chirurgicamente prima di infilarci dentro il naso, sorseggia, inizia coi gargarismi e poi attacca a declamare una corona di riconoscimenti capace di stendere chiunque. Me tra i tanti. E’ fatta. Migliaia di italiani si convertono al vino di qualità e una moda in bilico tra passione e religione contamina riviste di settore e non, disquisizioni para-filosofiche nei salotti buoni e cene a lume di candela. I corsi per sommelier esplodono, l’attenzione cresce. Tutti ne parlano e il piccolo enomondo guadagna una riconoscibilità pubblica inattesa. Qualcosa è cambiato. Il vino è compagno storico della tavola italiana, sfuso del contadino o brick reclamizzato tra grassi sorrisi romagnoli. Altri tempi, altre necessità. Il vino-alimento muove tuttora i grandi numeri del mercato ma oggi i prodotti di qualità guadagnano credito nell’immaginario collettivo. La distanza tra consumo di massa e consumo edonistico rimane ma si accorcia. Prende forma un soggetto nuovo, l’enostrippato: un appassionato simpaticamente vicino al fanatismo, uno che manda a memoria i cru di Serralunga d’Alba e occupa ogni spazio vitale con bottiglie, riviste, mappe e guide di qualsiasi lingua, prezzo, consistenza e autorevolezza. Il breve excursus sulla comunicazione enoica dei tempi moderni prende le mosse da due domande: chi ama in qualche misura il vino, dove si informa? Come condivide la sua passione?

Luigi Veronelli e gli albori
Partiamo dall’inizio e a farci da Cicerone tra i padri fondatori del genere è Daniele Cernilli. L’ex direttore del Gambero Rosso inizia il racconto più o meno così: In principio fu Luigi Veronelli, Gino per gli amici. Dice Doctor Wine:

(Veronelli, ndr) ha inventato la critica enologica in Italia perché è stato il primo a parlare dei vini in modo non solo letterario, come avevano fatto Mario Soldati, Paolo Monelli e Piero Accolti prima di lui. Gino assaggiava e valutava in concreto, dando i punteggi ad ogni singola etichetta, e non parlando di vino in generale. Ha anche inventato un linguaggio, che molti hanno poi imitato con minore efficacia. “Vino da meditazione” è un suo neologismo, oggi entrato nel modo di parlare e di scrivere di vino di tanti.

Veronelli è il primo a intuire che il prodotto della vite è a tutti gli effetti cultura materiale e storia di un popolo. Inizia a scriverne come nessuno aveva fatto prima:

Le Guide all’Italia Piacevole di Garzanti del 1968, il Catalogo Bolaffi dei vini italiani, che ebbe diverse edizioni, dal ‘72 ai primi degli anni Ottanta, e che poi continuò per un paio di edizioni con la Giorgio Mondadori, sono state in assoluto le opere più complete ed innovative della sua epoca. Quando Gino scriveva, non c’era nulla prima di lui.

Pur non atteggiandosi a “maestro”, Veronelli suggestiona e ispira tanti che ne continueranno il percorso. Cernilli tra questi e la prima guida ai vini Gambero Rosso-Slow Food raccoglie un’eredità importante:

Noi, anche il Gambero, abbiamo trovato la parte più dura del percorso già fatta. Ricordo che quando uscì la guida dei vini nel novembre del 1987 lui mi disse che era un bel lavoro ma che si sarebbe aspettato più novità, visto che non c’era una sola azienda della quale lui non avesse già scritto. Aveva ragione.

La mia generazione non ha letto il primo Veronelli né respirato l’aria di un settore emergente della comunicazione. Ci siamo appassionati comprando il Gambero Rosso o una guida ai vini, girando con amici al Vinitaly o per cene varie. Parlare di come venga raccontato il vino al tempo di Internet – da cui World Wine Web – necessita un brevissimo spiegone. C’era una volta l’interazione faccia a faccia, e solo quella: bidirezionale, ricca di indizi simbolici (gesti, intonazioni, ammiccamenti) che aiutano ad interpretare il messaggio. Poi vennero Gutenberg, la stampa e qualcosa di più impegnativo. Un giornale o la tv implicano una “quasi interazione mediata” in cui la relazione sociale è unidirezionale e separa i contesti di produzione e fruizione. Emittenti e riceventi hanno ruoli separati, qualcuno produce forme simboliche fruite da persone non fisicamente presenti e che non possono rispondere. La storia cambia e non poco. Insomma, i tuoi wine guru puoi leggerli, meditarli in silenzio o al più parlarne con un amico enostrippato, stop-e-fine. Poi sono arrivati Internet, il Web 2.0 e la socialità diffusa che scalzano siti statici e poco partecipativi. Siamo ai giorni nostri, e questa è una storia parecchio appassionante da raccontare.

[Immagine: La storia del Vino, affresco, collezione privata Luigi Rossetto]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

10 Commenti

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Fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

Odio i post a puntate... soprattutto quando e' evidente che la parte più interessante sara' la seconda......

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Tommaso

circa 8 anni fa - Link

E quando la prima non è nemmeno l'intro alla premessa.

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Vinogodi

circa 8 anni fa - Link

... e le marchette?...[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/cool/12.gif[/img]...

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

caro Morichetti, sante parole, sopratutto quando dici che la nostra generazione si è costruita un sapere enoico sui "riflessi", aggiungerei un po' sbiaditi di un grande come Gino Veronelli. Senza nulla togliere al Gambero. Altra cosa è quando dai una importanza per me eccessiva alla componente partecipativa che dovrebbe essere intrinseca ai blog. Qui sono meno d'accordo, perchè credo che voi su Intravino abusiate un po' del concetto di "sferzata partecipativa" e miriate (spesso) più che ai contenuti, alla querelle che ne diparte e spesso questa querelle tende alla sterile contrapposizione fra punti di vista irriducibili. Il dibattito ha senso se conduce a lidi diversi da quelli di partenza e se i temi trattati sono esaustivi e ricchi di contenuti. Abbaiare tutti in coro riporta all'informazione unilaterale e alla sua incapacità di mediare e inglobare i pensieri altri. La democraticità dell'informazione sul web è la sua quantità (con qualche problema di ridondanza)e la possibilità di non ascoltare le voci lontane dal nostro sentire con un semplice clic. Con tutto ciò vi leggo con piacere e avidamente. Luigi

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kenray

circa 8 anni fa - Link

dopo un po' leggere e basta annoia. bisogna sperimentare. io oggi sono andato a pranzo con alcuni pusher di vino. abbiamo fatto una mega degustazione e un ottimo pranzo consolatore. tecnicamente è stato uno emoscambio enologico mai scelta della compagnia fu più azzeccata. voi intanto scrivete pure. noi beviamo

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Hahahahah CONSEGNATO IN RITARDO!!

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ludovica

circa 8 anni fa - Link

perchè alle bambine?

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Bersagli facili ;-)

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Marossi

circa 8 anni fa - Link

Visto che devono ancora pubblicarlo, suggerisco un po' di editing prima che sia tardi. 'Brevissimo spiegone' non so se sia un ossimoro, ma fa un po' schifo. E pure l'abuso di termini come 'fruizione' e 'fruire' rimanda a una sociologia spiccia ancien régime. Segnalo poi un buco lungo moltissimi secoli, nel tuo rapido excursus storico che parte da Gutenberg, sulla comunicazione scritta: ti dicono nulla le parole Omero, Erodoto, Bibbia, Tabulae, Cicerone, lapidi, benedettini, amanuensi?

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ludovica

circa 8 anni fa - Link

anche io ho iniziato da piccola, saccheggiando l'armadio delle provviste (e degli avanzi) della nonna. poi è diventata una cosa seria circa 12 anni fa. mangiavo in latteria (san marco) e spesso finivo a tavola con un giornalista appassionato di cibo e viaggi, ho cominciato a lavorare in quel settore e nel 2004 creato winelove. ora mi sento alla fine di quel mondo e all'inizio di un nuovo modo di lavorare per vino e cibo che però non ho ancora capito bene quale sia. sono esasperata dai comunicati spam scritti da analfabeti, cerco concretezza, semplicità, ma forse per me che ho cominciato con la macchina da scrivere, un telefono solo e il primo pc l'ho comprato nel 1995 a 31 anni, è più difficile. mi trovo bene in rete e sto cercando le aziende a investire qui, perchè è qui che si costruisce la propria reputazione senza dire bugie, è semplice ma per la maggior parte di loro terrorizzante. parlando di winelove mi piacerebbe trasformarlo in una cosa che anzichè durare 3 giorni ne duri 300, trasformarlo in in un posto insomma, che conservi la sua filosofia: pochi ma buoni, buonissimi e che costino non più di 10 euro, e poi tutto accanto tutto quello che il vino ispira e si porta dietro. i produttori selezionati ogni anno sono partner e non fornitori. consigli? suggerimenti? sconsigli?

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